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venerdì 29 dicembre 2017

Libri/Film/Fumetti in uscita nel 2018, tra Robert E. Howard e Alan Moore


Con questo articolo volevo provare a compilare una lista di libri, fumetti e film che dovrebbero uscire nel 2018
Ho eliminato di proposito ogni film blockbuster, così come i fumetti mainstream e i libri delle grandi case editrici: quello che vorrei proporvi è una selezione di nicchia.
Quel genere di fuoriclasse, di estranei, di indipendenti che non trovano spazio nemmeno alla pubblicazione, figurarsi nei listoni per l'anno nuovo. Nicchie dentro altre nicchie, produzioni via crowdfunding, prodotti troppo strani, “bizzarri” per diventare popolari.
Considerateli una Lega degli Straordinari Gentlemen.


Il riferimento non è casuale, perchè esordendo con il fumetto, a giugno 2018 dovrebbe uscire il primo volume di “The Tempest”, ultimo capitolo dell'ormai decennale saga di Alan Moore.

Nel caso della Lega è uno dei fumetti che seguo da più tempo, nelle sue diverse iterazioni e spin off, a cui sono sinceramente appassionato, tanto nei personaggi quanto negli splendidi disegni di Kevin O' Neill.

Il fumetto dovrebbe svilupparsi su tre differenti piani temporali: nei quartieri generali dell'Intelligence della Gran Bretagna, ai giorni nostri; nella perduta città di Kor della regina Ayesha, in Africa e nel mondo post apocalittico del 2996. La copertina sembra dimostrare che sono sopravvissute solo due dei membri originari della Lega, ovvero Mina Murray e l'androgino Orlando.
A questi tre differenti filoni, che Moore promette più che mai meta referenziali e citazionisti, si affiancherà uno spin off chiamato “Seven Stars”, un immaginario fumetto supereroistico del 1964, in bianco e nero (lo vedete sullo sfondo dell'abbozzata copertina).

mercoledì 15 novembre 2017

Un Orco Nero tra gli zombie: Kickstarter italiani


Il 6 giugno 1944 il mondo sprofondò nel più oscuro degli inferni. 
Nel Giorno del Giudizio i Morti iniziarono la loro caccia contro il genere umano.
Adesso è il 1954, il mondo è divenuto un ammasso di macerie, dove i pochi superstiti cercano di resistere alla fame dei Morti. Poche nazioni, rette da crudeli dittature, sono sopravvissute.
L'Italia ribattezzata Sanctum Imperium, è governata da Papa Leone XIV e dai suoi Inquisitori. 
In queste terre anacronistiche i roghi sono tornati ad ardere la carne umana.

Nessuna pietà.
Nessuna tregua.
Solo cieca ferocia.



lunedì 17 aprile 2017

The Iron Crows di Durgin e The Drowned Earth: nani fantasy e giungle tropicali


Rispetto agli anni precedenti, cominciano a trapelare i limiti di una piattaforma come Kickstarter – o meglio, i limiti del crowdfunding stesso. Risulta sempre più evidente a chi frequenta il settore, come sia necessario investire in anticipo sulla campagna, contraddicendo quello che dovrebbe essere lo scopo primario di Kickstarter: ottenere, per l'appunto, fondi con cui investire.
Teoricamente non dovresti andare su Kickstarter se già disponi dei fondi necessari per lanciare il tuo progetto; in tal caso è ovvio che risulterai avvantaggiato rispetto a coloro che stanno appena cercando di finanziare la somma iniziale.
Almeno nell'ambito che meglio conosco e di cui scrivo, cioè i tabletop games, Kickstarter sta diventando un luogo per dare risalto a un progetto, per evidenziarlo al grande pubblico: un gioco magari già affermato, già costruito e avviato da tempo, sfrutta una mini-campagna Kickstarter ottenere nuovi giocatori, per rivitalizzarsi, per espandere la propria gamma. Kickstarter come pubblicità del proprio prodotto, anziché come piattaforma per crearlo in primo luogo, quel prodotto. Ovviamente, sono il primo che finanzia progetti Kickstarter che reputo vantaggiosi, anche al di là di quanto effettivamente l'azienda avesse bisogno di usare una campagna crowdfunding. Non voglio pertanto fare il moralista. Semplicemente, si prende atto che il mercato è affollato e concorrenziale – com'è bene che sia – e che Kickstarter sta diventando un luogo dove ottenere una comoda vetrina di fronte a un palco di potenziali clienti. E durante questo 2017 sta diventando evidente, in particolare con i colossi come la Cool Mini or Not, come molte aziende stiano diventando astute, sempre più “truccando” obiettivi sbloccati e bonus in modo da mungere quanti più proventi possibili dai giocatori.
Semplici tattiche come presentare in ritardo gli stretch goals in modo da poterli ritoccare in accordo al flusso di finanziamenti, ritardandoli fino a garantirsi il massimo profitto. Ad eccezione di quella follia di Kingdom Death, le ultime “grosse” campagne si sono tutte caratterizzate per essersi “trattenute”, evitando l'inondazione di bonus gratuiti e di esclusive “forti” solitamente presenti. Di fronte a ciò reputo che tra qualche anno le campagne Kickstarter più vantaggiose saranno quelle delle nuove compagnie, non le “tradizionali” che sanno già ormai come manovrare i propri greggi di backers.

E' perciò con una certa soddisfazione che vi segnalo due diverse campagne Kickstarter, entrambe finalizzate a finanziare un gioco di miniature a schermaglie con pochi soldati dalle due parti (5/10 miniature per fazione) con altezza 28/32mm e una scala 1 miniatura 1 soldato nella vita reale.

venerdì 31 marzo 2017

Lo sventratroll, di William King - rileggendo la saga di Gotrek&Felix


Ci sono romanzi che affrontati a mente fredda si liquiderebbero come emerite idiozie, operette ingenue che al più intrattengono. La storia è convenzionale, i personaggi sono cliché appena abbozzati, i colpi di scena non li avverti nemmeno, sono una carezza intuibile da pagina uno. Sono romanzi che razionalmente verrebbe da demolire pezzo per pezzo. Eppure, alcune rarissime volte, sono talmente divertenti, talmente carismatici, talmente pieni di azione caciarona, che perdoni loro ogni difetto. Certo, questa non dev'essere una scusa per violare ogni regola della narrativa, eppure, ripeto, ogni tanto il miracolo avviene... 

La saga di Gotrek e Felix di William King non appartiene certo alla categoria delle opere qui sopra, non è certo tanto pessima: bisogna però riconoscere che accumula di stereotipo in stereotipo, procedendo alcune volte con tanta rozzezza da far sembrare scribacchini come Terry Brooks il Dante del fantasy. Mentre autori come Dan Abnett, pur popolando metà della Black Library, sono diventati scrittori al cento per cento, autori che meriterebbero molta più attenzione dai “letterati”, dall'altro William King tra gli anni '80 e '90 confezionava storie scritte molto alla buona, dove il materiale di base si sente parecchio. Non siamo ai livelli di un tie-in, di una trasposizione diretta, com'è ad esempio per la narrativa di Shirley tratta dai videogiochi, ma ci si avvicina pericolosamente. 
Eppure... quant'è divertente la saga di Gotrek?

sabato 31 dicembre 2016

A tutto vapore verso il 2017!


Ancora un giorno e passeremo al 2017.
Con quest'ultimo articolo di dicembre volevo aggiornarvi sulle ultime novità, tecniche e meno, del blog. In primo luogo, effettuerò un restyling nei prossimi giorni. Cercherò di alleggerire la struttura delle Cronache, perchè sono il primo che la trova “pesante” da caricare sui browser. Non ho idea di come sia la situazione su Internet mobile, perchè non ho un cellulare di ultima generazione (lo so, sono un dinosauro). Dalle anteprime sul layout scompare la colonnina a destra, per cui aggiungerò probabilmente una pagina con tutti i link sotto il titolo. L'ho voluta a lungo evitare perchè visivamente “ingrassa” molto l'aspetto di un sito. Ho deciso di mettere in evidenza i nuclei argomentativi del blog, anziché la tipologia: piuttosto che “Libri”, “Tolkien”: quindi libri, di Tolkien, videogiochi su Tolkien, fumetti su Tolkien, saggistica su Tolkien... Mi sembra un modo coerente di procedere, dal carattere transmediale com'è sempre stato di Cronache Bizantine.

Se dobbiamo usare delle parole chiave, per il blog ci concentreremo sulle seguenti: Giappone (moderno e contemporaneo) – Asburgo (storia) – J. R. R. TolkienH. P. LovecraftSteampunkAlan Moore – Horror e Fantascienza (uniche etichette “generali”).

Per chi gli fosse sfuggito, ho aperto una pagina Facebook del blog:


So che mi sto dando la proverbiale zappa sui piedi, ma mi rifiuto di consigliarla a caso a tutti gli amici indiscriminatamente o di chiedere di fare lo stesso a chi l'abbia già “piacciata”. Una pagina funziona se chi la frequenta è interessato ai suoi argomenti e attivamente li legge e li commenta: non me ne faccio nulla, assolutamente nulla di “mi piace” messi tanto per. E so che dopo averla aperta da qualche giorno, una ventina di mi piace sono pochi. A quanto pare le mie trecento visite giornaliere sul blog non è di gente che frequenta i social e non posso che rallegrarmene. O forse sono solo visite casuali. Chissene. Ho aperto questo blog perchè adoro scrivere, non per generare “massa” o perseguire fama. 
I blog, per chi vuole scrivere qualcosa di più di un paio di frasi polemiche sui social, gli offrono ancora uno spazio in cui non c'è attesa, tra la scrittura e il tasto “pubblicare”: scrivi – aggiungi le immagini – pubblichi. Nessun dio, nessun padrone, nessun intermediario: ci sei solo tu.

Come avevo fatto a dicembre 2014, ho recuperato questa vecchia immagine della rivista Heavy Metal per annunciarvi nel dettaglio cosa intendo scrivere:



Ok, non è andata come speravo. ^^

Il blog dovrebbe funzionare come supporto, come stampella per l'attività principale. Il pericolo, come mi è successo per questo 2016, è di concentrarsi solo sugli articoli del blog trascurando i progetti lunghi e impegnativi.

Quindi mi piacerebbe finire con il nuovo anno questi seguenti progetti:

– Un romanzo steampunk che sto scrivendo da un annetto. Di solito scrivo nei mesi in cui ho i corsi universitari, o è estate, poi con gli esami devo smettere e perdo l'esercizio. Riallacciare i diversi fili narrativi interrotti è stancante e sinceramente ne viene fuori qualcosa di discontinuo e mal scritto. Quando avrò qualcosa di concreto da mostrarvi, vi aggiornerò adeguatamente. Per il momento posso dire che si tratta di una storia che riutilizza l'ambientazione della Ruritania del Prigioniero di Zenda (recensione a breve), solo dalla prospettiva di una rivoluzione industriale attraverso gli occhi di una brigante e di un gruppo di operaie di un impianto tessile. E' qualcosa di genuinamente cattivo, roba cazzuta. Se vi ricordate Donne, dirigibili e brutti contadini, ne riprende alcuni aspetti. 
Vedremo, magari lo cestino e basta. Romanzo nel cass(on)etto.

– Una novella steampunk ambientata nella Trieste austroungarica. Ancora allo stadio di worldbuilding, più un'idea che qualcosa di effettivamente scritto. Volevo una storia con forti influenze slave e mitteleuropee, con protagonista un intellettuale della comunità ebrea (con i cattivi che sono sia antisemiti, è il periodo, fine '800, sia nazionalisti italiani).
Anche qui, cass(on)etto.


– Il saggio sul Signore degli Anelli ha la scaletta pronta e alcuni capitoli scritti. C'è una ventina di pagine buttate giù a gennaio 2016 che hanno bisogno di revisione, ma siamo sulla strada giusta. Come per i casi precedenti, mi basterebbe avere tempo e tranquillità. E' impossibile scrivere quando sei reduce da una giornata passata a studiare, o da nove ore di lavoro occasionale-non accessorio. 
Il cervello si rifiuta, letteralmente.

– A marzo/aprile, ammesso e non concesso che abbia le ore e la lucidità mentale per farlo, lancerò un blog di news sui giochi di miniature. Sarà bilingue, inglese e italiano, con una preferenza per il secondo. La piattaforma probabilmente sarà Wordpress, con il titolo “Battles with miniatures”. 
A differenza delle Cronache, verrà aggiornato con tanti articoli brevi, proprio come i siti di news. Dopo uno stage di giornalismo questo novembre, credo d'aver definitivamente afferrato come si gestisce un sito del genere. Ci saranno pubblicità e 10/20 articoli al giorno, del genere “X ha svelato quest'anteprima per Y, segue foto”. Gli appassionati, io compreso, cliccano tanto e volentieri su siti del genere, quindi credo possa diventare un buon sito per gli aficionados di miniature e wargaming in generale. Che io sappia esistono grandi siti italiani per i giochi da tavolo, ma nulla del genere per le battaglie con le miniature, tranne siti esclusivamente Gw come l'Astropate. Non mancheranno articoli Oldhammer, scoperte su John Blanche, rant contro i prezzi troppo alti ecc ecc
Qui non ci saranno vie di mezzo: se al termine del 2017 non avrà tante visite e le prime esclusive dalle piccole aziende (foto in anteprima, materiale da recensire, pubblicità per kickstarter), lo chiuderò e lo definirò un esperimento fallito.

In generale, ho i nervi a pezzi. Questi ultimi mesi sono stati massacranti e per il 2017 mi propongo di allentare un po' la corda con il blog: tanti articoli sì, ma se anche non sono perfetti nello stile o nella lunghezza, o nelle immagini... pace, sopravviverò.

Cercherò anche di evitare articoli di politica e di rilassare un minimo i toni.

Davvero il 2016 ha tirato fuori il peggio da persone insospettabili: mi è capitato di dover discutere sul “perchè” sia un male uccidere intere famiglie di innocenti nel tentativo di colpire un terrorista, o perchè istituire un Ministero della Verità sull'esempio orwelliano non sia un modo per fermare le fake news. Per non citare lo straordinario snobismo, classismo e schifiltudine di chi pur dichiarandosi “democratico” propone misure eugenetiche verso poveri e analfabeti solo perché votano partiti estremisti, invece che appoggiare i soliti noti che li hanno ignorati e danneggiati per decenni. La vostra bussola morale non punta più verso il bene, ma ruota impazzita: non mi interessa quale mumbo jumbo usate per giustificarvi, nel momento in cui fate calcoli utilitaristici siete persi, totalmente persi.  

Ecco, parentesi chiusa e amici come prima, vi auguro un buon Capodanno e  un buon anno nuovo.
Naif da dire, lo so, ma a volte ingenuità e goffaggine non sono un male, anzi. 

venerdì 12 agosto 2016

Gencon 2016, tra Kickstarter, giochi di miniature e annunci di boardgaming


Il mese di agosto è sempre un buon mese per il fare punto sul wargaming.
Il traffico web è comunque scarso e non corro il rischio di rubare spazio ad articoli più importati.
Inoltre c'è stata di recente la Gencon, con l'annuncio di diversi progetti finora rimasti semplici “rumors”. Siamo anche nel periodo perfetto per tirare il fiato prima della tempesta di novità, campagne crowdfunding, progetti Kickstarter che arrivano tra settembre e ottobre.
Con questo rapido elenco di boardgame e giochi di miniature ho scelto i progetti che trovavo non più famosi, ma più curiosi e interessanti. Non saranno quelli di cui tutti parlano, ma sicuramente incontrano i gusti dei lettori di questo blog: abbiamo steampunk, weird, sacchi di miniature di bassa qualità, giochi davvero di nicchia e giochi davvero di massa.
A quale progetto guardate per quest'anno scolastico (settembre 2016, giugno 2017)?
Quale ritenete che sarà una moda passeggera e quale invece un gioco decente?
(e quale una truffa?)

Iniziamo dal piccolo con Purgatory.
Si tratta di un gioco di schermaglie, con dadi (D6) e carte, con bande che si scontrano per pochi pezzi (10 miniature per parte, in media). Le miniature sono sui 28-30mm eroici, in resina e il Kickstarter è previsto per il mese di ottobre. 
Hanno una pagina facebook (con shop annesso) e una newsletter molto curata.


Tra le decine ormai di Kickstarter, Purgatory è l'unico con un'ambientazione finalmente originale. L'Apocalisse è infatti arrivata, la Terra è al centro di una lotta tra fazioni di angeli e demoni in guerra eterna. Il tempo si è fermato e le anime degli uomini vagano tra tempo e spazio, concretizzandosi in ogni genere di mito e reincarnazione storica. Il background, straordinariamente complesso per un gioco, è anche più complicato di così, partendo dai faraoni e svolgendosi fino al presente congelato dall'intervento divino. La mescolanza di magia, tecnologia e mitologia crea un mondo davvero bizzarro, pop, multicolore, dove non ci sono “umani” nel senso da noi intenso, ma archetipi e personificazioni di Vizi&Virtù. Nel mondo di Purgatory, gli uomini sono come gli orchetti e i goblin dei mondi fantasy, irrilevanti per le fazioni che giochiamo, niente più che carne da cannone.

Ho sempre evitato di citare la Cool Mini or Not, perchè ho un rapporto amore/odio con questa casa di produzione: hanno chiaramente le finanze per produrre per proprio conto i loro giochi, ma scelgono d'investire su Kickstarter in modo massiccio, quel che è peggio sia in quantità che qualità estremamente elevati. E non mi interessano le stupide polemiche dei giocatori da tavolo che non vogliono le miniature, perchè “inquinano” la purezza dei loro giochi, come non mi interessano le polemiche su Eric Lang, che sembra un tipo simpatico.
Tuttavia, ogni volta che esce un Kickstarter della Cool Mini or Not, gli altri kickstarter di boardgame nel settore perdono terreno, se non proprio falliscono. Le piccole aziende e gli appassionati non possono, se non indebitandosi a morte, offrire “freebies” e prezzi competitivi come la Cool Mini, che per il 2016 ha allocato la bellezza di 5 milioni di dollari solo per fare Kickstarter. 
E' una competizione schiacciante.

martedì 3 novembre 2015

Segnalazioni via crowdfunding: Zeroi, Durgin Forge, Panzerfauste.


Sono passati diversi mesi dagli ultimi consigli su progetti di crowdfunding e volevo davvero tornare a proporre qualche titolo interessante nei due campi che già altre volte abbiamo trattato: fumetti&modellismo.

Dopo la distribuzione a Lucca Comics, Prussiani vs Alieni inizierà finalmente a spedire il suo sospirato fumetto e sul piano dei giochi di miniature si avvicina la data di consegna dell'incredibile gioco da tavolo di Conan. Progetti finanziati un anno, un anno e mezzo fa (sono già passati così tanti mesi? Incredibile...) che finalmente fanno capolino. Un'ideologia di vendita – finanzia il progetto che vuoi, solitamente piccolo e indipendente e aspetta un sacco, davvero un sacco di tempo prima di vederlo alla luce – completamente antitetico ai prodotti in serie dell'Amazon, consegnati due giorni dopo, un giorno dopo, ventiquattrore dal pagamento... Ad ognuno il suo, per carità. Dopo aver scoperto i maltrattamenti di Amazon sui suoi dipendenti addetti al suo servizio pronta consegna, non riesco a usare il sito, mi ripugna... ma alla maggior parte della gente non sembra fregargliene granché.

Zeroi - Indiegogo


Il primo progetto è il fumetto Zeroi, dell'etichetta Radium.
Se la parola non vi risuona alcuna campanella d'allarme è perchè Radium è la nuova denominazione dell'etichetta Atomico, che è stata cambiata per motivi di copyright. La campagna su Indiegogo per finanziare la serie di fantascienza “Rim City” è stata forse tra le più avvincenti e incredibili a cui abbia assistito quest'anno. E' una boccata d'aria che una raccolta fondi italiana riesca finalmente a conquistare il suo obiettivo, per altro molto alto anche per gli standard di finanziamento dei fumetti internazionali. A “Rim City” è seguito l'altrettanto coraggioso “Quebrada – Seconda Caduta” e considerando che non c'è due senza tre, ecco arrivare Zeroi.

venerdì 30 ottobre 2015

Un inglese alla corte di Lucca Comics... nel 1996!


Quest'anno, sia per motivi contingenti alla laurea che per quella triste sindrome chiamata “essere al verde” (ma senza risultare né ambientalista, né leghista....) non sono andato all'annuale edizione del Lucca Comics and Games.

Il pensiero in questi giorni in cui iniziano ad affluire le prime foto e notizie sulla fiera attualmente in svolgimento, si rivolgono agli anni passati. E a quanto la fiera è cambiata.
Ignoro se in peggio o in meglio, non mi piacciono troppo i nerd nostalgici che vorrebbero “testare” gli appassionati per vedere se sono ariani nerd al cento per cento, o che volentieri vieterebbero i cosplay perchè “si divertono” e “distraggono” e a volte sono persino “ragazze”.
Orribili, orribili crimini per chi vorrebbe in sostanza una fiera dell'usato popolato di pensionati che in assoluto, mortale silenzio cercano l'ultimo numero di qualche misconosciuta serie.

Tuttavia, frecciatine a parte, è indubbio che il Lucca Comics continua a cambiare e trasformarsi a rapidità incredibile. Io sono – relativamente – un ultimo arrivato: ho sentito della fiera tra il 2010 e il 2011, corteggiando una manga fan che vi ci recava annualmente, e vi sono andato per la prima volta nel 2012. Scorrendo le foto di quel primo pellegrinaggio e confrontandole con le foto dell'ultima edizione del 2014 si rimane annichiliti di quanto nel giro di pochi anni la scena si sia affollata. 
Ricordo che il 2012 fu comunque un anno “pieno”, dove bisognava spintonarsi e farsi forza per entrare nei padiglioni e tuttavia in strada era possibile persino il sabato di trovare un angolo per una foto o una pausa. Esistevano ancora vie di fuga dall'affollamento nel borgo medievale. 
Il 2013 risultò molto di più un trauma sotto numerosi aspetti. L'infrastruttura traballava, il personale era insufficiente e l'intero intreccio di mura e viuzze medievali drammaticamente insufficiente per fungere da frangiflutti alla marea di gente.
Il 2014 fu la rivoluzione mancata, tra visitatori delusi e una situazione sotto molti aspetti infernale: bacheche e transenne senza speranza, più che persone, bestiame che muggiva verso le entrate dei diversi padiglioni, massicce infiltrazioni di bancarelle e shop estranei alla fiera, dai volontari dei corsi di primo soccorso (?) ai militari (??), per stendere un velo pietoso sulle youtuber stars (???).
A dire il vero, forte della mia massiccia corporatura e del mio collega altrettanto imponente, ce la siamo cavata benissimo, ma era chiaro che si era a un passo al “fattaccio”, complici i visitatori che si arrampicavano sulle mura medievali e misure di sicurezza da suicidio terminale.

Con quest'ultima edizione e il polso fermo di voler introdurre un massimo di biglietti fisso acquistabile unicamente online, la situazione dovrebbe migliorare.
In effetti, se siete alla Fiera in questo momento o vi siete appena tornati, perché non commentate su come vi è sembrato?
E' cambiato qualcosa?
O è sempre la solita, magnifica bolgia?

Today Italy, Tomorrow the World! 
Proprio constatando quest'escalation nel giro di pochissimi anni, mi sono chiesto quale doveva essere l'aspetto della Fiera ai suoi esordi. Dopotutto, alcuni vecchi reportage del 2005 o del 2006 mostrano piazze tranquille, con scampoli di cosplay e fumettisti, con un'affluenza stranamente “umana”.
E se volessimo tornare ancora, ancora più indietro?
Gli anni novanta per alcuni potrebbero sembrare l'altro ieri, ma io ci sono nato – classe 1992 – e pertanto mi fa una certa impressione pensare al Lucca Comics and Games... nel 1996!

Eppure è proprio questo l'anno in cui Nigel Stillman, all'epoca uno dei principali designer della Games Workshop, si recava per conto dell'azienda e della rivista White Dwarf nell'italica fiera.

Il divertente reportage è presente nel White Dwarf del febbraio del 1997 e oltre a risultare divertente è ricco d'incoraggianti lodi verso gli hobbisti italiani, ritenuti raffinati, evoluti e insomma “rinascimentali”.

martedì 27 ottobre 2015

I miei due cent su Disney, Star Wars e il risveglio del merchandising


Qualche giorno fa, mi accorgevo distratto che i tovagliolini della colazione avevano una bizzarra macchia al centro. Mezz'ora dopo, riportato a nuova vita da quell'incredibile bevanda altrimenti nota come caffè, osservavo distratto che era uno dei servitori di un recente film d'animazione, Minions.
Non a caso, al di sotto di quello sgorbio color giallo verso cui avrei dovuto provare qualche simpatia, c'era una scritta a caratteri cubitali:

One in a Minions.

Ah. Ah. Ah.
Quante risate. In a Minions/Millions, capite? Come siamo originali, come siamo divertenti.

Era riflettevo qualche ora più tardi, in una pausa dallo studio e col secondo caffè in mano, solo la minuscola parte di una gigantesca macchina pubblicitaria che in occasione del film si era messa in moto. 
Preparando il terreno. 
Infiltrando la mente di grandi e piccini (adulti ormai rimbambiti e bambini ormai adulti). 
Lanciando sui social campagne, meme, cross over, scritte, immagini, merchandising... 
Estendendosi persino ai tovaglioli con cui mi ero pulito il mio barbuto muso quella mattina.

Ovviamente, perchè sorprendersi. Minions non è comunque un film della Disney - è prodotto da una casa di più piccole dimensioni, e non ho nulla da obiettare che si facciano pubblicità - semplicemente, stavano usando gli stessi, identici metodi che usano i fratelloni più grandi, dai film "ufficiali" della Disney alla patina hipster della Pixar. Bombardamento pubblicitario a tappeto.
Il che ci porta al vero argomento di questo rant e cioè la malefica Multinazionale di Topolino... 

La Disney è la Disney – una Multinazionale che non sarebbe una Multinazionale se il suo scopo fosse altro che il profitto. Un utile realizzato in una grottesca area grigia di prodotti in apparenza destinati ai bambini, ma in realtà ampiamente riservati agli adulti. Per alcuni un'area meravigliosa, generosa, piena di nobili ideali; per altri, me compreso, molto più banalmente la Disney fa quanto fa la Apple. Vende sentimenti sotto forma di oggetti. O nel nostro caso di film. Ci si illude di comprare un sentimento, si compra il film. Nulla di nuovo.

Al terzo caffè della mattina, osservavo però inquieto che a fronte della campagna pubblicitaria e degli oggetti a essa correlati, il film era ben poca cosa. In altre parole, certo, il fine della pubblicità era vendere il film, ma era probabile che persino un'IP di nicchia come i Minions generasse maggiori introiti con pupazzi e magliette che con i biglietti sold out.
Gli spettatori e l'affluenza al cinema sarebbero stati un chiaro indice del successo o meno del film, ma era altamente improbabile che il grosso dei profitti venisse da lì. Anche così, la campagna pubblicitaria restava impressionante, e cos'è peggio invasiva al punto da impedire persino una semplice indifferenza.

Dopotutto, sapete qual'è il film dove Tim Burton ha incassato di più? 
Alice nel Paese delle Meraviglie. Esatto, proprio quel film. Quell'orrore benpensante, terribilmente lucido per essere un film di Alice, rigonfio come un bubbone molesto di effetti speciali, infedele al libro (non che a me importi, dell'esattezza della trasposizione, ma per sommare difetto a difetto...), con una protagonista insopportabile e un Johnny Depp pronto alla decapitazione per incapacità attoriale.
Eppure, tra i tanti piccoli gioielli di Tim Burton disprezzati&ignorati, la pellicola di Alice rimane la più redditizia. Perchè, vi domanderete. Perchè a finanziare l'intera operazione c'era la Disney.
E qualunque cosa tocchi la Disney nell'ultimo decennio, diventa oro puro.

venerdì 21 agosto 2015

I romanzi di Age of Sigmar


Il Caos ha trionfato, l'apocalisse si è compiuta. Il Vecchio Mondo si è consumato in un'orgia d'insensata distruzione, prima di frammentarsi in otto diversi reami, nient'altro che balocchi per i prescelti di Khorne, Nurgle e Tzeench. Le tribù imbarbarite di quanti erano un tempo fiere nazioni civilizzate fuggono dai mastini caotici, inseguiti e braccati come animali.

Sigmar, sconfitto e annichilito sceglie di voltare le spalle ai regni mortali. E' la fine dell'Era del Mito. Umani, elfi e nani vengono sottoposti a genocidio dalle potenze caotiche.
Ora, dopo secoli e secoli di oppressione, Sigmar è tornato. Dalle forge celestiali del suo mondo ha creato martelli e armature della più resistente della leghe, destinati alle più coraggiose anime che si sono battute nel suo nome. Questa armata di reincarnati, questi Sigmariti celestiali, saranno lo strumento della vendetta e della liberazione degli otto mondi che una volta dominava.

L'Era dei Miti è finita. L'Era di Sigmar è iniziata.

Un tempo, Vandus Hammerhand era un umano, nel Vecchio Mondo. Prima di morire combattendo. Prima di vedere la sua intera tribù trucidata dai servitori dell'Oscurità. La sua anima venne richiamata da Sigmar, e riforgiata nel fuoco dei suoi mondi. Dopo secoli di attesa, finalmente guida il primo esercito di Sigmariti che abbia messo piede sui mondi mortali. Deve riaprire i Cancelli di Azyr, permettendo una breccia extratemporale che permetta alle forze di Sigmar di fare ritorno.

Khorgos Khul era il prescelto di Khorne. Dopo secoli di combattimenti, regna sul suo mondo come un re annoiato dall'alto del suo trono. Chiunque gli si opponesse è stato sconfitto, e sulle piane distese di cenere ha eretto una colossale piramide di teschi nel nome di Khorne. Gli manca un solo teschio per terminare la raccolta, e così ascendere al rango di Principe Demone. Il teschio di un guerriero valoroso... ma non ce ne sono più. Vaga con il suo esercito alla ricerca di combattimenti onorevoli, quando incontra dei strani cancelli, e un'altrettanto strana armata...

Lo scontro ha inizio.

Martelli! Martelli ovunque!

lunedì 1 giugno 2015

Stampanti 3D e giochi di miniature in scala 1/1: Home Raiders, Panzerfauste


Siamo ancora agli albori di quanto si potrebbe fare con le stampanti 3D.
Prendiamo solo i giochi di miniature – tabletop wargaming, per usare l'espressione inglese, che risulta più azzeccata, più settoriale. Al momento si usano le stampanti per tagliare i costi di produzione, proporre miniature su “ordinazione” e permettere alle aziende di medie dimensioni di produrre miniature al doppio della normale velocità. Ma al di fuori d'occasionali tentativi di offrire direttamente ai giocatori i mezzi per creare le loro miniature, il processo resta molto tradizionale: si producono giochi fantasy, che imitano il colosso Warhammer, o scelgono la strada del fantasy “generico”; oppure si producono giochi sci fi, che imitano il futuro di tute potenziate e alien(i) tracciato da Heinlein&Warhammer 40000. Occasionalmente, si tentano strade diverse, ma pur sempre nell'alveo di prodotti convenzionali: lo sci fi ultra stilistico d'Infinity, il mash-up di Malifaux, il cyberpunk di Hint, e di tanti altri. Ma sopratutto si continua a fare l'occhiolino alle grandi produzioni, come a sottolineare al giocatore continuamente, che sì, non c'è problema, abbiamo il nostro sistema di regole, ma l'importante è che puoi usare questo generico soldato-spaziale-con fucilone per il tuo gioco “grande”, che sia l'ennesimo imperatore sul trono, o il jedi di turno, o l'agente cyberpunk della Corporation...
Al di fuori della Wyrd Entertainment, chi cerca davvero d'offrire giochi con una loro anima, una loro identità, slegati dai soliti setting... Sono piuttosto rari.
Quanto sarebbe bello un gioco da tavolo ambientato ai giorni nostri, magari con un piglio horror che rubacchi dalla body horror del primo Cronenberg, con bande di derelitti dalla carne fusa con televisori&co in lotta contro sette barkeriane? O quanto sarebbe bello un gioco che riproduca con scala 6mm una moderna riot, incorporando gli ultimi studi sul comportamento delle folle e il loro controllo (con magari due giocatori, l'uno che protesta, l'altro che argina la massa?). Certo, giochi difficili. Da realizzare e tradurre in meccaniche convincenti. Tuttavia, sperimentare con scale e modelli diversi è ora possibile, rischiando infinitamente meno rispetto al passato. Sono convinto che più andremo avanti, più vedremo modelli e prototipi decisamente distanti dagli schemi convenzionali.

Videodrome, artbook.


lunedì 11 maggio 2015

La Gallipoli di Peter Jackson



Come ho già sostenuto più volte, non sono d'accordo con chi definisce la Grande Guerra un'inutile strage. Quell'aggettivo “inutile” vanifica di colpo il coraggio e l'eroismo di migliaia su migliaia di soldati, coprendo ogni discussione col rumore del piagnisteo ipocrita dell'ennesimo ignorante.
L'anniversario 1914 – 2014 aveva tutte le potenzialità per essere un'occasione di riscoperta e rivalutazione di un conflitto troppo spesso relegato a stereotipi&cliché: ma con la notevole eccezione della Gran Bretagna, le “vecchie” potenze sono rimaste indifferenti.
Ad esempio, invece d'infognarsi nel cliché della trincea piena di fango e inabitabile, sarebbe risultato interessante analizzare e spiegare altri luoghi del conflitto, di solito bistrattati dai libri di storia: l'oriente, l'Africa, le battaglie navali. O nel caso di quest'articolo, Gallipoli.

Nel 1915 l'Intesa decise di aprire un nuovo fronte, cercando di spezzare la guerra di posizione sul continente, che già si mostrava ferma su posizioni stabili, specie sul fronte occidentale.
Come la guerra di trincea con mitragliatrici e artiglieria costituiva un'esperienza radicalmente diversa dalle guerre ottocentesche, ugualmente l'invasione anfibia di Gallipoli fu una mossa tattica nuova e avventata. Come succederà nel corso di tutta la Grande Guerra, l'attaccante sottovalutò sia il nemico che il suo livello tecnologico, compiendo errori tattici sulla pelle di migliaia di soldati. Il senso d'impellenza dal governo inglese sommato al disprezzo verso i turchi spinsero gli ufficiali a mosse insensate, con errori che sì, possiamo una buona volta giudicare “un'inutile strage”.
Gallipoli è la guerra che i pacifisti adorano: sporca e crudele, con soldati giovani e inesperti spediti al macello da una gerarchia militare del tutto incompetente.

La spedizione alleata comprendeva per lo più reggimenti di leva dall'Australia e dalla Nuova Zelanda, nuovi alle armi. Il massiccio rinforzo dell'artiglieria navale lasciava sperare che la penisola di Gallipoli cadesse dopo pochi giorni, liberando i Dardanelli e l'accesso al Mar Nero. Sarebbe così stato possibile conquistare Costantinopoli in breve tempo e portare velocemente rifornimenti alla Russia zarista.
Otto mesi dopo, gli australiani continuavano a morire a dozzine sulla spiaggia, Gallipoli era saldamente nelle mani di Mustafa Kemal (Ataturk, per gli amici) e le “deboli” difese turche venivano rinforzate da esperti ufficiali tedeschi... La battaglia di Gallipoli era persa, e con lei le vite di 8709 australiani e 2721 neozelandesi.

La notizia dello sbarco il 25 aprile, i vuoti in famiglie che finora non erano state toccate dalla guerra perché in continenti lontani: tutto questo colpì profondamente la mente di australiani e neozelandesi, che dichiararono dal 1915 il 25 aprile giorno di commemorazione nazionale. Nel corso della storia, l'Anzac Day (com'era stato soprannominato) è diventato un simbolo di orgoglio nazionale, e si sono moltiplicate le iniziative al riguardo.
In occasione dell'anniversario, il direttore del museo “Te Papa” della Nuova Zelanda, si è accordato col regista Peter Jackson e con l'azienda Weta degli effetti speciali del Signore degli Anelli per offrire una mostra sulle trincee della Grande Guerra. Sir Peter Jackson – ricordiamolo, è stato nominato cavaliere! – è un appassionato di modellismo da quand'era bambino, e vanta una formidabile collezione di aerei della grande guerra. Sir Richard Taylor, a capo della Weta, è un autentico veterano di plastici e di cari, vecchi effetti speciali fatti in casa.
Raramente nominati nelle news internazionali ma altrettanto importanti, hanno collaborato a progetto i gemelli Perry, che chi mastica Warhammer sicuramente conoscerà. Sono abili scultori che nel duemila scolpirono l'intera vecchia gamma del gioco di miniature del Signore degli Anelli, mentre ancor prima misero mano a bretoniani e mercenari. Attualmente si dilettano nel campo del modellismo storico, con eccellenti risultati.

La mostra include ogni genere di diorama, sia in scala reale che 1/32. Consiglio vivamente di spulciarsi al riguardo la pagina Facebook del Museo. Per chi ha intenzione di visitare la Nuova Zelanda, l'esposizione resterà disponibile al pubblico fino al 2018.

Il piatto forte del museo, tuttavia, è il diorama della battaglia del Çunukbahir.
Gli organizzatori hanno scelto l'area di Chunuk Bair nella zona di Gallipoli, riproducendola in scala con tecnologia al laser, identica fino all'ultimo dettaglio. Nello specifico le trincee scelte – The Quinn's Post – furono tra le più combattute e mortifere dell'intera campagna.
Questa non è una vetrina polverosa di un modellista borioso: è il lavoro di un'intera equipe, impegnata per mesi in una costruzione gargantuesca, con oltre dieci metri di lunghezza!

Un rozzo riparo/centro di comando del generale di brigata Johnston. E' la miniatura seduta al tavolo, con la testa fra le mani. Stando infatti alle fonti storiche, la mattina della battaglia aveva un forte mal di testa post sbornia...

venerdì 17 aprile 2015

Di ritorno da Praga


Scusate se negli ultimi giorni sono stato piuttosto assente sul fronte internettiano, ma ho avuto l'opportunità più unica che rara di lavorare a Praga per cinque giorni. Ero parte di un gruppo di scambio culturale Trieste-Praga, imperniato sul mio precedente volontariato alla Centrale Idrodinamica e a diversi concerti di musica classica tra il conservatorio triestino e la scena musicale praghese. Nella pratica, il sottoscritto era tra gli aiutanti/facchini/cammelli porta-roba (cit. Domani) incaricati di spostare pannelli, allestire la mostra e dare una mano quando serviva.
Com'è andata? Piuttosto bene, tutto sommato. 
Non ero mai andato fuori dall'Italia (1) dal viaggetto a Londra post-maturità e visitare luoghi nuovi rappresenta sempre una boccata d'aria per cervelli pantofolai come il mio. Ovviamente nei preparativi dei giorni prima avevo immediatamente preventivato una lunga lista di disastri, dal pullman dirottato, alla mafia russa, a truffe e agguati di ogni genere. E' lo svantaggio di avere un cervello fantasioso: l'immaginazione si fonde con l'ansia della partenza, generando improbabili scenari di distruzione.
Mi scuso qui se non ho risposto a eventuali email/messaggi e se ho messo i commenti in moderazione; ma non potendo accedere a reti internet al di là della cortina di ferro non avrei avuto modo di controllare i commenti, e l'ultima cosa che volevo ritrovare al ritorno era una lunga discussione incontrollata. Solo il povero Madeddu è finito in moderazione, quindi non devo aver fatto troppi danni! ;-) Adesso potete di nuovo commentare come vi pare, non che solitamente vi affolliate per farlo...

by Matty17art, Deviant Art
Un paio di annotazioni su Praga e sul viaggio di lavoro: mi perdonerete se vi suoneranno banali, ma viaggio poco, specie fuori dall'Italia.
  • La campagna austriaca ricorda quella inglese: nei primi dieci minuti la trovi ordinata e “carina”, dopo mezz'ora “troppo” ordinata, dopo quattro ore inizi a implorare di vedere un graffito, un mucchio di letame, il rottame di un'auto... Qualunque cosa, purché infranga quello specchio di perfezione tedesca. Il passaggio dall'Austria alla Repubblica Ceca è infatti dapprima tattile: senti sotto i tuoi piedi le ruote del pullman sussultare sotto un asfalto malmesso e pieno di buche. Seguono villaggi abitati da greggi di pecore e casette raccogliticce, mentre lo sguardo inorridisce sull'invasione di pubblicità capitaliste ai bordi delle strade.
  • Sembra “far fine” sottolineare quanto sia brutta l'architettura sovietica. Va di moda in particolare prendersela con i casermoni operai ai margini delle città, giganteschi parallelepipedi con finestre piccole e strette. E, per carità, tutto vero: il marchio distintivo degli edifici popolari è sempre stata la bruttezza funzionale. Perdi più nel servizio di un vecchio National Geographic dell'85' questi appartamenti sono neri di carbone, risultando se possibile ancor più opprimenti. Quindi, nessuna nostalgia. Tuttavia, dobbiamo notare che identici edifici costellano la periferia parigina, come i quartieri operai inglesi e irlandesi o le aree di boom “urbano” del giappone degli anni sessanta. Sono, in altre parole, abbondantemente presenti nei quartieri in espansione industriale, e non sono certo prerogativa dell'ex blocco sovietico.
  • L'alloggio era una divertente via di mezzo tra un ospedale psichiatrico e un albergo degli anni sessanta. Pareti gialle attorniavano un materasso più rigido di una lastra di legno, col solo accompagnamento di una coperta dallo spessore del piombo isolante. Tubature scorticate dalla ruggine seguivano a una sgangherata maniglia pronta a cadere solo a guardarla. Io ho apprezzato cotanto realismo socialista, la mia schiena un po' meno... In cambio la colazione era eccellente.
  • Per gli addicted alle miniature, Praga offre qualche chance. Nel viale di S. Venceslao, sotto l'insegna “Rococo” troverete una galleria nello stile art nouveau, con un negozietto di giochi da tavolo. I prezzi sono convertiti dalla sterlina prima all'euro e infine alla corona ceca. Pertanto non farete grandi affari, ma il personale è molto gentile. Vi trovate anche un paio di giochi usciti via kickstarter negli ultimi due anni, in particolare sotto la supervisione del colosso Cool Mini or Not. Un'estenuante ricerca nei quartieri a sud del National Museum, tra le viuzze dei quartieri popolari dovrebbe farvi scoprire un club/ negozio di wargaming interessante. Lo trovate in via Moravska, vicino a una scuola media. Purtroppo era chiuso, e sono rimasto agonizzate a fissare le miniature in vetrina. C'era accanto alla “solita” Games Workshop, le miniature del gioco steampunk Dystopian Wars. Con una considerevole dose di culo abilità, sono anche inciampato nel negozio di modellismo statico/da collezione Pecka-Modelar. Lo trovate nella via laterale Karoliny Svetle 3 del centro storico. Il negoziante se la cava coll'inglese, ma le scale sono quelle dei collezionisti, 1/35 e 1/72. Si risparmiano dai venti ai trenta euro, rispetto all'acquisto in terra italica.
  • Spiace dirlo, ma di rado ho incontrato compagni di viaggio più snob, arroganti e insensibili degli studenti del Conservatorio. Posso comprendere che in effetti per dei diplomati che suonano, l'idea di dover viaggiare assieme a feccia come il sottoscritto, che è lì per svolgere un'attività manuale, debba disgustare. Tuttavia fare un segno con la mano, salutare o intrattenere semplicemente una conversazione di cortesia non costano nulla. E' triste dover constatare nel ventunesimo secolo, tra “giovani” fratture di classe così profonde.
  • Il sacrificio di Jan Palach contro il regime comunista fu un gesto ammirevole e coraggioso. Tuttavia sarebbe stato altrettanto ammirevole lasciare almeno quella parte della piazza che circonda il suo rogo immune dalle pubblicità e dalle multinazionali che affollano il viale.
  • A proposito delle multinazionali, è desolante osservare come intere porzioni della città siano virtualmente indistinguibili dalle città americane, o europee. L'architettura viene coperta dai cartelloni pubblicitari, il germe di Starbucks, MacDonald e delle solite marche cancella un'identità altrimenti forte. Persino la folla parla più in inglese che ceco. Si avverte chiaramente che l'anima locale viene “biancheggiata”, svuotata di significato.
  • Il museo Nazionale della Tecnica di Praga è una fermata obbligatoria per qualunque steampunk che sia tale. La ricchissima esposizione comprende all'ultimo piano un'esposizione di motocicli e velocipedi che comprendono alcuni prototipi alquanto bizzarri. Le rassegne di motociclette dai primi modelli di fine ottocento agli ultimi degli anni cinquanta possono anche interessare, ma vera gemma del museo sono le due bellissime locomotive del 1850. Ho preso un po' di appunti tecnici, osservando inoltre come la tecnologia ottocentesca sia molto più grande, chiassosa e ingombrante di come venga raffigurata negli attuali romanzi steampunk. E' un dato che occorre tener presente. La miniaturizzazione della tecnologia è un fenomeno recentissimo, che dobbiamo stare attenti a non trasporre troppo nella fantascienza ottocentesca.
  • Sempre nel museo della Tecnica è possibile ammirare la Mercedes in cui il gerarca nazista Heydrich venne assassinato nel 1941, grazie a due paracadutisti cechi addestrati a spese dell'Inghilterra. E' un bestione di metallo verniciato di nero, che dopo l'attentato venne ricostruito coi vetri antiproiettile. Guardandola dal vivo, si comprende subito perché sorgano tante leggende metropolitane sulle macchine “assassine” o demoniache, sull'esempio della novella Imperial, di Alessandro Girola.
  • E per concludere, ho scoperto che nella piazza di Mala Strana v'era nell'ottocento un monumento dedicato al conte Josef Radetzky, il generale (di nazionalità ceca!) passato alla storia per aver inflitto le due batoste di Custoza e Novara, cui deriva la ben nota Marcia.
    Davanti alla statua, sorgeva nella belle epoque il magnifico Radetzky Cafè.
    Ma erano tempi più civili: ora c'è solo uno Starbucks e con questo ho detto tutto.   
(1) Coll'eccezione della Slovenia, ovviamente... 

lunedì 16 marzo 2015

Il Rinascimento nero di Nova Aetas, il post apocalittico di The Edge e altre meraviglie soldatesche


Ero piuttosto indeciso se continuare a scrivere di modellismo e miniature qui sul blog, considerando le diverse tematiche che tratto di solito. E' vero, c'è un chiaro nesso tra molti appassionati di fantasy e fantascienza e giochi tridimensionali, ma all'opposto c'è anche una vasta maggioranza di persone che all'idea di giochi di miniature&dadi comincia a schiumare e sbraitare “immaturo!”, “rimbambito!” e altri antipatici epiteti. 
D'altronde, basta visitare un negozio di modellismo storico per sperimentare la spiacevole sensazione che per la fascia (anziana) di modellisti, non esista altro che la seconda guerra mondiale, l'età napoleonica e ovviamente i trenini. Dal lato opposto della barricata, i giocatori da tavolo considerano i giocatori di miniature collezionisti monomaniacali e non hanno nemmeno torto!
Ad ogni modo, rant a parte, penso che un articolo mensile di segnalazioni sia una bella idea. Non ingombra il fulcro del blog, ovvero libri e scrittura, ma permette una divagazione leggera. L'ultimo esperimento in tal senso è stato debitamente apprezzato: vi segnalavo il kickstarter di Conan, che mi sembrava promettente. Non mi sbagliavo affatto, perché il progetto di gioco “filologico” ha avuto un successo straordinario, ben oltre le mie aspettative quando ve ne parlavo. Hanno (abbiamo!) raccolto oltre 3 milioni di dollari! Non male per un giochino di soldatini ispirato a un'ambientazione violenta e immatura con un barbaro protagonista (cit.) Ancora una volta, al di là dell'irrealistica data di consegna, che dovete immaginare rimandata di almeno 6 mesi, vi consiglierei di nutrire basse aspettative verso le miniature in questione. E' vero, dalle foto sembrano splendide e gli sculpt sono di una maestria rara... Epperò sono solo prototipi in resina, non il prodotto finale. L'amalgama di plastica e resina che hanno deciso di utilizzare sembra buono e conterrà un buon livello di dettagli. Sarebbe tuttavia stupido aspettarsi una qualità altissima, pari alle foto mostrate. Purtroppo i progetti di Kickstarter sono pieni di questo generi di trucchetti, di detto-non detto.
E' lecito, se contenuto entro certi limiti.

Dopo un mese sonnacchioso, marzo si sta rivelando semplicemente esplosivo.
Solo nella scorsa settimana il numero di giochi di miniature lanciati è stato altissimo per gli standard del genere. Sono per lo più piccole case di produzione, ormai specializzate a usare il crowdfunding come volano pubblicitario e formidabile mezzo di marketing. Va da sé che più “ricca” è la società che ci sta dietro, più immorale è il tutto. Andrebbe giudicato caso per caso, valutando con attenzione. Non andrebbe ad esempio mai supportata un'azienda che non ha ancora consegnato il prodotto di un precedente kickstarter e ne apre invece un altro. In quel caso, tranne per le aziende più grandi come la Mantic Games, vi stanno fregando: il precedente kickstarter ha richiesto più soldi del previsto e si cerca di “rattoppare” i debiti usando i clienti di kickstarter come una banca. Della serie, “raccogliamo i soldi e si vedrà...” Sono casi rari, ma insegnano come sia sempre bene non investire grandi somme, a meno di progetti che non stiano veramente a cuore.
Io sono al verde – sai che novità – quindi mi limito a guardare e analizzare.


Il primo progetto di Kickstarter ha l'onore d'essere italiano!
Lanciato il 4 marzo a mezzanotte, è un gioco da tavolo con miniature con sistema di crescita progressivo e una sofisticata intelligenza artificiale al posto del master. Ogni giocatore controlla un eroe e la banda nel suo insieme affronta diverse avventure in una campagna appositamente scalata. E' tutto incluso nella scatola, dagli scenari alle case, persino gli alberi!

martedì 13 gennaio 2015

Il giuoco di miniature di Conan, il reboot di Warhammer Fantasy e altre meravigliose notizie


Allora, al momento sul mio tavolo c'è una lista bella grossa di articoli in fase di progettazione, di recensioni e riflessioni che prima o poi vorrei mettere su carta. Ma complice l'avvicinarsi degli esami e la perdita del mio unico (pseudo)lavoro, i tempi si sono ristretti e non ho tempo per gli articoloni a me tanto cari.

Tuttavia, potevo esimermi dal commentare le ultime news di miniature? Certo che no!
Nuovo anno, nuovi progetti. 
Nuovo anno, nuovi boardgames. 
Nuovo anno, nuovi splendidi capolavori in scala ventotto mm. 
Non posso farci nulla al riguardo: trovo che assemblare, modificare e dipingere miniature rimanga una soddisfazione unica, difficilmente descrivibile.
Alle superiori continuavo a chiedermi quando avrei perso questo “vizio” che a detta dei coetanei era un terribile -ibbile -ibbile segno d'immaturità bambinesca. Poi col tempo mi sono stancato di farmi domande inutili e ho seguito il consiglio del mio secondo baffutone preferito, Nietzsche.



Nel campo di Kickstarter, Conan by Monolith Board Game LLC, è un progetto che aspettavo da un anno intero. Gli sviluppatori sono francesi e l'attenzione ai dettagli è a dir poco sublime. Il gioco ti permette di comandare Conan e i diversi personaggi tratti dai romanzi di Robert E. Howard (Shevatas, N'Gora, Valeria, ecc ecc) in un'epica campagna tra castelli infestati di mostri lovecraftiani, agguati di selvaggi e salvataggi d'ignude donzelle da da giganteschi serpenti. L'aspetto ludico è strettamente connesso alla fedeltà narrativa: il team ha perfino assoldato un esperto delle storie pulp di Conan, Patrice Louinet. Che un gioco da tavolo con "pupazzetti" risulti più fedele a Howard dell'ultimo remake filmico è un ottimo segno di quanto stia progredendo il gioco e regredendo, all'opposto, il cinema Hollywoddiano. Ovviamente, questo non v'impedisce di ricreare gli scontri del buon Milius, ma la scelta di privilegiare la fonte scritta consegna una scelta molto più ampia di giocattoloni ludici, tra pirati, maghi e mostriciattoli. Ad esempio, i Pitti, che nell'immaginario comune sono selvaggi scarni e agili venivano invece descritti da Howard come nanerottoli palestrati. L'effetto è una boccata d'aria, in termini di design. Ah, e c'è quel geniale villain che è Thak! :-D