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lunedì 8 ottobre 2018

"Cassette Futurism": una rivoluzione brutalista 2/3


Lo ricordo come se fosse ieri

Ma non sembrava ieri, sembrava il domani.

Ricordo il futuro
È morto una generazione fa. 
Fede nel futuro, intendo. 
Fede nell'ingenuità umana.
Nella soluzione fornita dal successo delle tecnologie. 
Altre età hanno sacrifici umani – il sole, la ragione, il sangue di una gallina - l'Inghilterra aveva la grandezza (bigness) e la novità (newness), una novità che è ora vecchia, ma ancora capace di suscitare sprezzante meraviglia per la combinazione di prodezza tecnologica e ingenuità morale.

Capace d'indurre puro ottimismo e confidenza cieca.
Capace di suscitare ancora nostalgia per il progresso, non importa dove conduca.
Tutto è possibile.

Remember the Future (1997)

"Calendar for the Hungarian Insurance Company" (1992), di Boros-Sikszai

lunedì 2 aprile 2018

Quando Snowpiercer incontra La bussola d'oro: “Above The Timberline”, di Gregory Manchess


Quando iniziò a nevicare, continuò per millecinquecento anni
Lo spostamento dei Poli profetizzato dagli antichi climatologi finalmente avvenne e la topografia della Terra fu rivoltata come un guanto, il clima mutato per sempre. La Terra è ora ridotta a una palla di vetro con la neve dentro, un mondo dove la neve ricopre con il suo uniforme manto ogni cosa, raggiungendo in alcuni casi profondità sconosciute.

Le vecchie nazioni scomparse per sempre, la tecnologia perduta: l'uomo è sopravvissuto a stento, lentamente ricostruendo una civiltà ferma al 1920/30. Aerovascelli sorvolano distese di conifere e barriere di ghiaccio, tribù di inuit predano su carovane di automezzi blindati, aeroplani ad elica esplorano le nuove frontiere. Un nuovo mondo di scafandri per l'alta pressione, di piloti dai giubbotti di pelle, di tecno-nomadi amici con gli orsi polari.


venerdì 30 dicembre 2016

Libri/videogiochi/film in attesa per il 2017, tra fantasy e steampunk


Con quest'articolo, vorrei raccogliere qualche titolo bizzarro che aspetto di vedere nel 2017: film horror e/o fantasy, indie o finanziati via kickstarter, un videogioco polacco e tanto altro.
Considerate questo post come un cestone pieno di roba alla rinfusa, dove curiosare alla ricerca di che cosa preferite. Lì fuori è pieno di liste della spesa su cosa più ci si aspetta di vedere/leggere/giocare nel 2017, ma sono classifiche copia-incolla, di roba che già conosciamo.
Magari, perchè non commentate qui o sulla pagina facebook quale film/libro/fumetto/videogioco siete più curiosi di provare? Sono sicuro di essermi dimenticato di parecchia roba che dovrebbe uscire nel 2017, anche al di fuori del solito mainstream...

Iniziamo con i libri, dove in realtà non vi sono molte anteprime: l'unica che mi viene in mente, in riferimento ai libri di fantascienza e fantasy in uscita nel 2017, è Zona 42.

A Stranimondi avevano annunciato l'uscita di Elysium, romanzo di Jennifer Marie Brissett, con traduzione di Martina Testa (Jonathan Lethem, David Foster Wallace, Jennifer Egan).
E' un romanzo con protagonista un'intelligenza artificiale che narra una storia d'amore in un mondo post apocalittico. Il romanzo ha ricevuto una menzione al premio Philip K. Dick e un'entusiasta recensione di Paul di Filippo.

Se Elysium è programmato per gennaio, a primavera dovrebbe uscire Lagoon, romanzo di Nnedi Okorafor, vincitore dei premi Hugo e Nebula. Il romanzo narra dell’arrivo di una nave aliena nei pressi di Lagos, in Nigeria, e delle conseguenze drammatiche di questo primo contatto per la popolazione della città. I tre protagonisti della storia si ritroveranno coinvolti in una serie di avvenimenti che cambieranno profondamente la loro vita e la storia del mondo che li circonda.
Gli autori al di fuori dell'area europea/anglosassone finora mi hanno profondamente deluso per ingenuità e mancanza di stile, quindi spero che il nigeriano “spezzi” il trend.

Sempre con firma Zona 42, dovrebbe uscire un'antologia curata da Giorgio Majer Gatti, l'ex della rivista Parallaxis. Nell'ambito dei progetti minori, Jacopo Berti dovrebbe curare per Zona 42 un testo di fantascienza ottocentesca triestino, che andrebbe recuperato e riproposto come scientific romance. Non ho idea di cosa si tratti, ma essendo anch'io di Trieste, sono moderatamente curioso. Sembra che il progetto Vekkiume di Vaporteppa generi imitatori...

venerdì 17 luglio 2015

Nemo: Fiume di Spettri - Annotazioni di Jess Nevins e traduzioni dal tedesco


Se in maggio vi stavate chiedendo dove fosse la traduzione delle note di Jess Nevins relative a Nemo: Fiume di Spettri, sappiate che non le stavo scrivendo per una semplicissima ragione: non sapevo fosse già uscito nella traduzione italiana! I due precedenti volumetti erano entrambi scivolati a luglio inoltrato, e davo dunque per scontato che anche questo Nemo: Fiume di Spettri avesse incontrato uguale fine. Tanto di cappello (a tuba) alla Bao Publishing per esser riuscita a mantenersi nelle scadenze. Certo, qualche pubblicità in più sull'uscita del volume non avrebbe guastato: di rado ho visto un'opera di Alan Moore maggiormente bistrattata dalle librerie e dai forum di fumetti.

Qui su Cronache Bizantine da sempre abbiamo un debole per le opere più incomprese e bistrattate del Bardo di Northampton, da Promethea alla Ballata di Halo Jones, e dunque non potevamo certo fare un'eccezione per questo magnifico Nemo: Fiume di Spettri.

Nemo: Cuore di Ghiaccio resta senza dubbio il capitolo migliore della trilogia. L'avventura tra i ghiacci di Janni e della sua ciurma regala pagina dopo pagina visioni tanto orrifiche quanto magnifiche. La mescolanza di Verne, Poe e H.P. Lovecraft fa accapponare la pelle (e non solo per il freddo...) Se confrontiamo Nemo: Cuore di Ghiaccio con Le Rose di Berlino e con Fiume di Spettri, la netta sensazione è che Cuore di Ghiaccio possedesse sostanza narrativa, oltre che visuale. C'erano romanzi, documentazione, idee che nei due volumetti che sono seguiti mancano (quasi) totalmente.

Nemo: Le Rose di Berlino proseguiva la tradizione Mooriana, inoculando in un sostrato di citazioni e idee molto ricco ulteriori livelli di complessità, sia meta-narrativi, che strutturali, che storici. Non si può dire che Nemo: Le Rose di Berlino fosse inferiore al primo volume. Le annotazioni di Jess Nevins a tratti strabordano, azzardano ipotesi, battono vie finora inesplorate. Vi ho apprezzato personaggi carismatici, come Hynkel e Maria, di Metropolis, così come alcune soluzioni visive notevoli (l'attacco aereo al cuore della Berlino “tomaniana”, nelle ultime pagine).
Tuttavia, Le Rose di Berlino prometteva d'affrontare l'argomento nazista. E non lo fa. E' questa la sua grave pecca. Hynkel e i Tomaniani agiscono nelle vignette come automi a orologeria – o a ipnosi, nel nostro caso – senza tuttavia dare mai profondità al fumetto. Un'occasione del genere nel mondo della Lega avrebbe permesso una riflessione di grande respiro sugli orrori nazifascisti, sul fascino perverso della svastica (via, della doppia x...). Al contrario, Moore sceglie uno stile che è un po' comico, un po' action, perdendo così preziose opportunità.

Nella ricezione critica, Nemo: Fiume di Spettri doveva uscire col botto, e invece è uscito col freno a mano tirato. Perchè? Non hanno certo aiutato alcune recensioni negative, che per quanto mi ritrovino d'accordo su alcune questioni, mancano sia di acume critico che di necessaria documentazione. Mi pare che l'esempio più lampante sia la critica mossa da “Evil Monkey” su Fumettologica.
Non è vero che Nemo: Fiume di Spettri è un lavoro marginale, perchè Moore cercava il fantomatico milione di parole del suo romanzo Jerusalem.” La Bibbia Mooriana è stata conclusa da un pezzo; lo confermano alcune letture, così come numerose dichiarazioni. E non è nemmeno vero che Nemo: Fiume di Spettri è stato accantonato a favore di Providence: la nuova serie lovecraftiana – di cui a proposito dovrò fare di mio pugno un sistema di annotazioni – è in lavorazione da moltissimo tempo, e non potrebbe essere altrimenti visto l'insano livello di verosimiglianza che Moore ci sta gettando dentro.
E' falso, e basterebbe leggere mezza paginetta di annotazioni di Nevins per rendersene conto, che in Nemo: Fiume di Spettri Moore lavori “di evidenziatore”. Al contrario, Nemo: Fiume di Spettri dell'intera trilogia è l'opera più chiusa e misteriosa: Nevins per la prima volta individua riferimenti a cui non sa dare spiegazione! Molte delle strizzate d'occhio Mooriane vedono addirittura spiegazioni multiple da più commentatori diversi, senza che nessuna di queste risulti determinante.
A pagina 24, nella vignetta grande, nascosto nell'angolo in alto a destra, c'è un dinosauro cavalcato da un essere umano stilizzato.
A pagina 21, nella prima vignetta c'è il Tranqilax nascosto nell'angolo in basso a destra.
A Pagina 19, quinta vignetta, l'Ecco Fatto è una citazione da Desperate Dan, fumetto inglese del 1937.
Se questo per voi è “lavorare d'evidenziatore”, allora siete o dei genii, o dei lettori superficiali. Purtroppo, considerando anche la brevità della recensione, la seconda ipotesi è quella giusta.


I nazisti/tomaniani di Nemo: Fiume di Spettri non sono gli stessi di Nemo: Le Rose di Berlino. Questo punto a molti è sfuggito. Nella Berlino di tenebra del secondo capitolo, si teme per la vita di Janni. E' un luogo pericoloso, ricco d'enigmi e passaggi segreti. I soldati di Adenoid Hynkel sono nemici reali. In Nemo: Fiume di Spettri i nazisti sono pure caricature. Sono tritacarne, bambole (termine che non sto usando a caso) da distruggere. Se gli elementi fantastici del mondo della Lega appaiono sempre inseriti in un mondo vivo e “realistico”, i nazisti sudamericani sono la prima invenzione Mooriana a sembrare “fuori posto”. Quest'effetto non è una conseguenza di una narrazione mediocre, come vorrebbero i suoi detrattori. Al contrario, rappresenta l'esplicita volontà di mostrare un'ideologia reazionaria e grottesca, che rivive solo per un artificio della tecnica: la clonazione e la robotica. Himmler e Goldfoot rappresentano un Male già vecchio in partenza, un tumore calcificato che solo attraverso una blasfema fusione d'interessi americani&tecnologia poteva sopravvivere.
Si capisce pertanto il fanatismo di riflesso di Janni Dakkar, esacerbato dall'età della protagonista:
Questo luogo rappresenta una dottrina ritenuta estinta per trent'anni. Dev'essere sterilizzato.

Janni Nemo è ormai anziana. Dai recensori, questo punto non è nemmeno stato argomentato. Abbiamo qui, circostanza a dir poco rara, una protagonista femminile che è contemporaneamente un'ottuagenaria, una guerriera, e una leader. Se mi sapete citare un altro fumetto dove la protagonista è un'anziana combattente, sarei lieto di leggerlo. Ma è piuttosto difficile da trovare. 
L'età di Janni comporta alcune conseguenze piuttosto ovvie: un cancro in divenire, smemoratezza e rigidità mentale. Ma comporta anche la saggezza di saper evitare lo scontro quando necessario, o d'evitare, grazie all'esperienza, la trappola del duello d'onore. È interessante on passant, che Ayesha (la donna bianca per eccellenza) non possa invecchiare. Il suo potere è legato al corpo, e all'aspetto giovanile. Superato l'involucro, tuttavia, non c'è più nulla: come nelle donne-robot che i tomaniani stanno costruendo.


Si potrebbe discutere se il cuore di Nemo: Fiume di Spettri siano le scene d'azione verso il termine, o le vignette grandi che mostrano i panorami fantastici del Sud America.
Sarebbero entrambe assunzioni sbagliate: il vero nocciolo del Fiume degli Spettri sono i discorsi tra Coghlan e Janni Dakkar, alla sera, tra nostalgie e contemplazioni della natura. Sono gli ultimi, significativi, addii di una guerriera che sente la Morte vicina, ma non la teme.

Le note che seguono sono tradotte dalla pagina di Jess Nevins. Se masticate l'inglese, la versione originale è ovviamente da preferire. Ho aggiunto qua e là mie considerazioni, e quando possibile, ho linkato la versione italiana del film/romanzo/personaggio storico in questione. Se vi è stata utile, considerate l'idea di linkarla a chi interessato, in modo che tutti ne possano usufruire.


lunedì 28 luglio 2014

Nemo - Le Rose di Berlino: traduzioni dal tedesco e annotazioni di Jess Nevins


Chi mi segue, sa che rispetto Alan Moore.
Non ne sono un fan, piuttosto un ammiratore
Il fan abbraccia con fervore fondamentalista ogni più piccolo prodotto del suo Dio, verso cui prova una prostrazione ai limiti del masochismo. L'ammiratore, invece ne ammira le qualità, senza tuttavia disumanizzare il suo mentore.
Io ammiro l'anarchia di Moore, la sua abilità di forgiare immagini dalle parole, la sua immensa cultura sia alta che bassa, spesso intrecciata senza soluzione di continuità. Ne ammiro perfino l'aspetto, uno dei pochi che tenta un'apparenza e un abbigliamento che si stacchino dalla comune massa di sceneggiatori e disegnatori in maniche di camicia, t-shirt e pantaloncini di bambinetti invecchiati.
Per dirvi, fino a che punto in qualità di ammiratore, si spinge per l'appunto la mia ammirazione: di Alan Moore apprezzo perfino il vestiario! Quell'aura di artista pazzo che tutti ritenevano smarrita nelle nebbie della Londra di fine 800.
Non a caso, è comparso
nel Movimento Chap!

Tuttavia, proprio perché ammiratore e non fan, non mi faccio problemi ad ammettere che alcune sue opere sono peggiori di altre. Nemo: le rose di Berlino è un albo sottotono, rispetto alle sue opere maggiori. Sembra più di guardare il tuo musicista preferito che tira una schitarrata per farti contento, ma senza reale convinzione. Non c'è nemmeno quella rabbia opprimente dell'ultimo capitolo della Lega, “2009”. Nemo: le rose di Berlino rimane comunque un'opera incastonata in una sceneggiatura ferrea, da promuovere e comprare senza riserve; tuttavia la lode giunge a sorpresa per merito dell'artista, Kevin o Neill, che ritrae con pazienza certosina il miglior omaggio fumettistico alla Metropolis di Lang mai disegnato.

Quest'impressione s'è accentuata rileggendo per la terza volta il volume, onde compilare questa lunga lista di Note prese dalla versione inglese di Jess Nevins. I piccoli dettagli che sono emersi erano tutti visivi, nessuno relativo a sorprese nell'ambito dei dialoghi.
Jess Nevins, esperto di cultura pulp e retrofantascienza, è un autentico luminare delle opere di Moore.
Le sue guide, disponibili gratuitamente in inglese, esaminano ogni singola tavola, ogni singola vignetta delle opere di Moore, scandagliando a fondo i riferimenti alla cultura alta e bassa, al pulp, alla letteratura vittoriana, alle curiosità e agli easter egg dispersi tra le righe. Non c'è da vergognarsi che, specie nel caso della trilogia di Nemo, questa gustosa “seconda lettura” sia fondamentale, per realmente apprezzare il lavoro di Moore. I riferimenti sono sempre più astrusi, i personaggi noti a malapena: una guida è indispensabile.

Come se non bastasse, in Nemo: rose di Berlino, un terzo dei dialoghi sono in tedesco.
Non qualche riga, qualche esclamazione: intere vignette, balloon su balloon. Non avendo amici teutonici, ho tradotto dall'inglese di Nevins, con tutti i problemi che ve ne possono derivare. Il mio livello d'inglese è artigianale e in questo caso abbiamo dialoghi dal tedesco tradotti in inglese e infine ritradotti in italiano.
Non so quanto l'operazione abbia funzionato. Ad ogni modo, adesso avete una sorta di traduzione dal tedesco di Nemo: rose di Berlino.

Per sicurezza, per ogni informazione, non solo il tedesco, fate riferimento alla versione originale in lingua inglese di Nevins. La mia è la traduzione di un appassionato, con qualche nota aggiunta; gli errori sicuramente possono incorrere. Ora, aprite il vostro volumetto della Bao a pagina 1, accendetevi la pipa, versatevi un bicchiere di cognac e vediamo d'iniziare...


Pag 1: L'immagine ricorda molto gli scheletri che si abbracciano in Watchmen.

Pag 2 (dal tedesco): "Capitano Nemo: Pirata Scienziato e Macellaio"
Poster di propaganda tedesco, che raffigura Janni Nemo mentre nei panni di una novella Scilla&Carridi affonda una Nave della Croce Rossa. L'appellativo "macellaio" viene inoltre utilizzato dalla stessa Nemo, nei confronti delle persone che tengono prigionieri Hira e Armand. Come osserva Padraig o Mealoid, è tutta una questione di prospettive.

Pag 5 Vignetta 1: La doppia "X X" è il simbolo delle forze Tomaniane di Adenoid Hynkel.
Verrà più volte ripetuto nel corso della storia.

Vignetta 2: "Heil Hynkel."

Come già scritto nella recensione, non c'è un vero e proprio Adolf Hitler nel mondo degli straordinari Gentlemen, esattamente come non ci sono Mussolini e altre importanti figure storiche. In cambio, abbiamo i loro analoghi letterari o filmici. In questo caso, Hitler è stato rimpiazzato da Adenoid Hynkel, l'alter ego di Hitler nel capolavoro Il grande dittatore di Charlie Chaplin (1940). Ambientato nello stato inventato di Tomania, il Grande Dittatore ritrae l'inarrestabile ascesa al potere di Hynkel.

(dal tedesco, Hynkel) "Sì, sì (Ja ja!). "Quando quei negri lassù si saranno stancati di bruciare
le loro mummie, penso che potremmo fare a meno delle formalità. Che cos'ha
da dire sua maestà reale, riguardo il nostro piano?"

Uno dei modi più dispendiosi per difendersi dalla freddissime notti nel deserto era di bruciare vecchie mummie per tenersi al caldo. Tessuti secolari e friabili, imbevuti di antichi oli... un'ottima esca per il fuoco!