lunedì 23 febbraio 2015

Magia polacca: La Torre della Rondine, di Andrzej Sapkowski


Vysogota di Corvo è un anziano eremita che vive nelle paludi. 
Esiliato, cacciato dall'università per idee sovversive, vive una vita tranquilla tra pesca e meditazione. Un giorno, trova una fanciulla svenuta, dalle ferite lancinanti. 
E' Ciri, la principessa delle leggende: l'ultima discendente del trono di Cintra, un incrocio più unico che raro tra profezie millenarie e sangue elfico. Mentre accudisce la giovane convalescente, la Fiamma di Cintra inizia a raccontare la sua storia...
Ranuncolo è un bardo col debole per le ragazze. 
Al tramonto, mentre siede con Geralt, Milva e Regis intorno al fuoco, scrive le sue avventure che ha già pomposamente nominato “Cinquant'anni di poesia”. E' dai frammenti di questo tubus che apprendiamo le ultime fatiche dello strigo Geralt...
Kenna Selbourne è una soldatessa di Nilfgaard. 
Svolge il ruolo di spia e ha poteri da sensitiva. E' processata da un tribunale imperiale, accusata di tradimento. Sotto lo sguardo del giudice inizia la sanguinosa testimonianza della caccia a una pericolosa banditessa di nome Falka, pseudonimo di Ciri...

Ho tentato in questa rozza sinossi di mostrarvi la principale caratteristica dell'ultima fatica della Casa editrice Nord, ovvero la traduzione della Torre della Rondine del polacco Sapkowski
Il tratto principale dell'ultimo romanzo di Sapkowski è la struttura a clessidra.
Mentre i racconti dell'autore polacco ricordano delle fiabe e ne ricalcano la struttura lineare, dove abbiamo un (anti)eroe, Geralt, alle prese con un mostro che raramente si mantiene tale, nel romanzo La Torre della Rondine la struttura appare singolarmente complessa. La testimonianza di Ciri all'eremita Vysigota apre una parentesi che si manterrà stabile per quattrocento pagine sulle cinquecento del libro. La testimonianza – scritta stavolta – del menestrello Ranuncolo occupa un intero capitolo, mentre Kenna Selbourne permette una variante giuridica di questa tecnica, permettendo uno sguardo “dall'interno” nel mondo di tagliagole e spie che insegue Ciri.
Una struttura a clessidra, perché in alcuni punti Geralt, Ciri, Ranuncolo, Kenna e molti altri finiscono per incrociare i rispettivi sentieri in un incontro/scontro piacevolmente sanguinoso.
Verso il termine del romanzo queste rispettive linee sfumano, man mano che l'azione ritorna nel presente: Ciri abbandona Vysogota, il punto di vista ritorna fisso su Geralt, s'aprono occasionali parentesi su diversi personaggi secondari utili alla trama.

Il mondo di Sapkowski non è mai stato sfaccettato, ricco di riferimenti e vivo come in quest'ultimo romanzo. Se già Ciri e Geralt sono personaggi ricchi psicologicamente, afflitti dall'introspezione filosofica e un certo nichilismo di fondo, il fantasy polacco si arricchisce di co-protagonisti credibili, moderni nel pensiero e nelle accuse che lanciano. 
Il cacciatore di taglie Bonhart, un sadico sull'orlo della pensione. 
La determinazione ben poco femminile di Yennefer, maga ormai in esilio dalle sue stesse consorelle. I compagni di Geralt: dall'arciera Milva a Ranuncolo (ovviamente!), da Angouleme al rinnegato Cahir. A ognuno, anziché relegarli nello stereotipo, Sapkowski concede largo spazio, cercando d'inserirvi nuovi tic, nuovi tratti di personalità. Aiuta, in tal senso la mole enorme di dialoghi, fedelmente rispecchiata nei videogiochi. Tutti parlano, discutono, si lanciano in monologhi e imprecazioni contro la “cattiva” natura umana. Dalla critica degli outsider di Sapkowski non sfugge nessuno: a finire accusati piombano tutti, dalla nobiltà, al clero, ai mostri, agli elfi terroristi, ai druidi persino, in una delle scene a mio parere forse tra le più intense del libro.

Un altro fattore positivo del romanzo è il largo spazio riservato al popolino, che da sempre presente nelle opere di Sapwkoski viene qui evidenziato dalla struttura a cornice. Maniscalchi, fabbri, contadini, raccoglitori di miele, mugnai, ciabattini e palafrenieri. L'insieme variegato di quei personaggi solitamente relegati dallo scrittore di fantasy a carne da macello, riceve qui il dono della parola. E parlano con la loro lingua, seguendo un linguaggio e una struttura sintattica volutamente disarticolata e rozza, frutto dei grugniti di un agricoltore che spinge un aratro, o di un fabbro che martella tutto il giorno. E' raro leggere un'opera dove il popolino parla come parlerebbe in un mondo medievale, e non come un teppista del Bronx. La distanza (positiva) da Martin appare qui evidente: laddove il contadino di George RR Martin usa parole come “cazzo”, “merda” accompagnandole con un gergo metropolitano, Sapkowski preferisce ricreare un linguaggio medievale, che non per questo risulta meno brutale. Senza dubbio dobbiamo esaminare il diverso lavoro di traduzione, nel caso martiniano svolto da Alan d. Altieri.
In questo passaggio, ad esempio, Sapkowski ha un'intuizione geniale, quando si tratta di gergo del popolo:
« Non menti? »
« Sulla tomba di mia madre, lo giuro! Non fatemi picchiare nobile signore! Abbiate pietà! »
« Su, su, alzati, non sbavarmi sugli stivali. Ola, Mun, voi ci capite qualcosa? Cosa c'entra l'ampio aratro... »
« Anfiteatro », disse a un tratto Boreas Mun. « Non ampio aratro, ma anfiteatro. »

In diretto collegamento con la questione linguistica, non possiamo ignorare la questione erotica. Sapkowski non ha mai fatto mistero che i suoi personaggi dovessero come ogni normale essere umano (o extraumano, in questo caso) fare sesso. 
In una vecchia intervista, faceva notare seccato come fosse solo un aspetto dei suoi personaggi e certo non il suo unico merito come scrittore. Ancora una volta, come coi dialoghi, quest'aspetto è stato efficacemente riprodotto nei videogiochi. Nell'aspetto ludico e adolescenziale nel primo Witcher e in modo più serio nel secondo, dove compare uno dei pochi tentativi nel medium di riprodurre una scena sessuale con un qual gusto artistico. Quest'aspetto dà tuttavia il suo meglio non nelle “scopate”, ma nelle scene volgari, dove la strafottenza di Geralt è particolarmente spassosa.
Si veda questo grottesco dialogo tra lo strigo e un pittore elfo:
« Affascinante. »
« Non c'è dubbio », convenne l'elfo. « I vostri eruditi battono da anni le caverne alla ricerca di tracce dell'uomo primitivo. E, ogni volta che ne trovano, sono straordinariamente affascinanti. Perchè vi scorgono la dimostrazione che non siete arrivati per caso in questo continente e in questo mondo. La dimostrazione che i vostri antenati abitavano qui da secoli, e che dunque questo mondo appartiene ai loro discendenti. Già, ogni razza ha diritto alle sue radici. Perfino la vostra, umana, le cui radici andrebbero invece ricercate in cima agli alberi. Ah, divertente calembour, non credi? Degno di un epigramma. Ti piace la poesia leggera? Che ne pensi, cos'altro potrei disegnare qui? »
« Aggiungi dei grandi falli in erezione ai cacciatori preistorici. »
« E' un'idea », disse l'elfo intingendo il pennello nel colore. « Il culto fallico era caratteristico delle civiltà primitive. Inoltre può corroborare la teoria secondo cui la razza umana è sottoposta a degenerazione fisica. Gli antenati avevano dei falli grossi come mazze, ai discendenti sono rimasti dei ridicoli cazzetti rudimentali... Grazie, strigo. »

Quest'umorismo esageratamente volgare mi ha ricordato i dialoghi di Clerks, di Kevin Smith.
E' un collegamento ovviamente assurdo; la volgarità nell'opera di Sapkowski rimane unicamente una caratteristica collaterale della narrazione. Sarebbe interessante operare un confronto tra quest'idea di sessualità umoristica e “bassa” di Sapkowski con il dramma semi-pornografico di Martin e in particolare la conseguente serie tv, che esaspera certe tendenze della saga cartacea. 
Si potrebbe affermare che ai polacchi non manca un certo umorismo leggero che nel fantasy americano è completamente assente.


La qualità de La Torre della Rondine non deve far immaginare uno stile di scrittura perfetto.
Sapkowski per certi aspetti scrive un po' da cani
Gli stati d'animo sono descritti con semplici affermazioni di stato. Es. Ciri era triste.
A voler fare le pulci potrei trovare diversi&numerosi orrori stilistici come il seguente:
« Certo », sbuffò Iskra. « Prendete esempio da Mistle e Falka, che sono a letto già da un'ora. »
La moglie del mastro di posta trasalì davanti alla pentola, sentendo giungere nuovamente dal tavolo delle risatine sommesse, maligne, inquietanti.

Tre aggettivi di fila in un'unica frase! Robaccia da far lacrimare gli occhi.
Eppure quest'innegabili difetti sono presenti da sempre nelle opere di Sapkowski. 
Il Guardiano degli Innocenti già inaugurava questo modo di fare e d'allora si sono scatenate le critiche dei recensori, tra cui pure il sottoscritto
Tuttavia, giunti al sesto libro, perchè recriminare? Se lo stile non è migliorato, occorre rassegnarsi. Certo, avrei potuto scrivere una recensione “da duro” vivisezionando il testo e bocciandolo perché scritto male. Tuttavia, al sesto libro, ciò sarebbe risultato in puro accanimento terapeutico. 
I recensori che comprano e leggono un dato libro o fumetto, solo perché lo sanno brutto e lo vogliono demolire, mi lasciano perplesso. Orfani, della Bonelli. O le cinquanta sfumature di grigio. Perfetti esempi di una critica profondamente malata.
Il coraggio della recensione negativa consiste nell'andare controcorrente. Ormai tutti hanno dato addosso a Orfani, non serve unirsi alla fila di bulli. Inoltre lo stile “da cani” di Sapkowski non è affatto uniforme. Le scene di battaglia, ad esempio, fanno il loro dovere. E non serve sottolineare la qualità rara dei dialoghi botta-risposta, così come delle inserzioni filosofiche. Il lavoro di documentazione è inoltre imponente. L'attenzione all'economia medievale è buona, mentre la precisione del numero di soldati e vettovaglie realisticamente necessari per una battaglia è qualcosa di raro, pur nella moda del low fantasy martiniano.
Si veda la descrizione del regno mercantile di Kovir:
Al Nord (Kovir n.b.) si recavano eruditi che credevano nelle proprie teorie, sebbene quelle venissero dichiarate irreali e folli. Tecnici e costruttori convinti che nonostante l'opinione generale si potessero costruire macchine e congegni inventati dagli eruditi. Maghi che non consideravano un sacrilegio erigere dei frangiflutti ricorrendo alla magia. Mercanti ai quali la prospettiva di allargare il proprio giro di affari faceva superare i limiti rigidi, immutabili e miopi del rischio. Agricoltori e allevatori persuasi che si potessero trasformare in campi fertili perfino i terreni peggiori,c he si potessero sempre trovare varietà di animali adatte a un dato clima. (…) Kovir commerciava e voleva commerciare con tutto il mondo, su scala sempre più grande.

Quale paese reale vi ricorda Kovir?
Una monarchia mercantile, fondata sul commercio e sul denaro.
Liberale, tollerante, con poca terra a disposizione. La menzione dei frangiflutti mi ha ricordato immediatamente l'Olanda. Con un salto di un secolo, possiamo avvicinare Kovir all'Amsterdam del 600'. Una politica aggressiva dei propri interessi commerciali, ma neutrale politicamente. Sapkowski teorizza perfino il mare liberum dell'europeista Grozio!
E avevano firmato un documento cui in seguito i posteri avrebbero dato il nome di Primo Trattato di Exeter. Per distinguerlo da quelli conclusi in seguito, il Primo Trattato veniva anche chiamato con le prime parole del suo preambolo: Mare Liberum Apertum.
Il mare è libero e aperto. Il commercio è libero. Il profitto è sacro. Ama il commercio e il profitto del prossimo tuo come il tuo stesso. Impedire a qualcuno di commerciare e di ottenere un profitto significa infrangere le leggi di natura. Kovir non è vassallo di nessuno. E' un regno indipendente, autonomo. E neutrale.

E' questo il genere di riferimenti satirici che rende Sapkowski tanto interessante.
Lo stile in definitiva è brutto, ma il contenuto è bello. In effetti giunti al quinto libro talmente bello che ignoro volentieri alcuni difettucci che ripeto, se siete giunti a questo punto della saga, avrete già assimilato.

La Fiamma di Cintra
Di solito le citazioni di Spakowski a inizio capitolo vengono tratte dalle opere di Ranucolo, o da tomi magici consultati da Triss, o Yennefer. In questo caso invece compare una citazione da Tolkien. Sapkowski pesca uno dei passaggi migliori del professore con la pipa.
« Molti tra i vivi meritano la morte. E parecchi che sono morti avrebbero meritato la vita. Sei forse tu in grado di dargliela? E allora non essere troppo generoso nel distribuire la morte nei tuoi giudizi: sappi che nemmeno i più saggi possono vedere tutte le conseguenze.».

Non sono tra gli artistoidi che cercano specifiche correlazioni tra citazioni e testo. Considero le citazioni a inizio dei capitoli una soundtrack dello stesso, un consiglio sullo stato d'animo con cui leggerlo. Tuttavia, ho sempre considerato Tolkien un autore che Sapkowski punzecchia spesso e volentieri. In questo caso, nonostante la citazione si applichi benissimo alle scelte morali della saga, la si deve piuttosto riferire alle creature fantastiche.
Dal mio punto di vista è chiarissimo come la distinzione umano= buono, mostro= cattivo venga continuamente rovesciata, facendo il contropelo ai fantasy pseudotolkieniani dove chi è bello è l'eroe e chi è il brutto è l'antagonista. Questa divisione netta è totalmente assente.
Nella frazione del romanzo dove Geralt incontra i druidi, compaiono due creature fantastiche.
La prima è il battiroccia, un coboldo che vive in miniera.
La seconda è un albero vivente, una quercia che cammina: insomma, un uomoalbero!
Ora, chi tra i due è il mostro? Tolkien avrebbe senza esitazione additato il coboldo, un ubriacone selvaggio. Mentre l'albero parlante, al servizio dei druidi sarebbe apparso benefico, un'incarnazione della natura. Sapkowski rovescia invece l'equazione. La quercia diventa un mostro telecomandato dai druidi, mentre il battiroccia è uno spirito libero, che sceglie di aiutare Geralt solo per intercessione di un amico.

Nelle opere di Sapkowski la chiave del successo è sempre stata l'equilibrio tra l'intrigo politico e la caccia al mostro fantasy. Laddove predominava il primo aspetto il ruolo di Geralt risultava sminuito. Tuttavia, un'esagerata attenzione all'aspetto fantasy ha sempre danneggiato dialoghi e personaggi. Non a caso Sapkowski è un maestro assoluto della narrativa breve, dove tutti questi aspetti sono indissolubilmente mescolati.
Nel caso dei romanzi il focus ha sempre prediletto battaglie&cospirazioni. Ma nella Torre della Rondine il fantasy riprende ad acquistare importanza. Sarebbe bello se il romanzo successivo, pubblicato a dicembre 2015, mantenga l'acceleratore sulla magia.
Dopotutto con un titolo come “La Signora del Lago” dovremmo aspettarci grandi cose...

Fonti:
Esiste un'ottima fonte per chiunque voglia restare aggiornato sul mondo dello Witcher, ed è il Gruppo Facebook dedicato. Gli amministratori sono autentici appassionati e pubblicano spesso aggiornamenti italianizzando in particolare le notizie della CdProjectRed. Un mi piace è d'obbligo.
La Torre della Rondine è pubblicato dalla Casa Editrice Nord. La traduzione è di Raffaella Belletti.
In previsione dell'uscita a maggio 2015 del terzo capitolo della saga videoludica, la traduzione è stata accelerata. Uscirà infatti già in dicembre il seguito della Torre della Rondine, La Signora del Lago. E' l'ultimo libro della serie, finora tradotto solo in spagnolo. 
La Fan Art di Geralt proviene da Deviant Art, dall'utente Titos2k.

8 commenti:

Sephira V ha detto...

Eccomi!

Ottima recensione, completa e approfondita. Penso come te che il libro sia, tra i romanzi, il migliore, mi ha tenuta incollata pagina per pagina. La struttura a clessidra è sicuramente un passo avanti rispetto ai precedenti, un miglioramento a tutti gli effetti che rende la narrativa ancora più solida. Le pagine scorrono via che è un piacere.
Come sempre il profilo psicologico dei personaggi è delineato con cura, per me sono quasi vivi, pronti ad uscire dal libro, e le esperienze precedenti costruiscono un solido background per i personaggi senza che l'autore debba specificare il perché di certe azioni: noi sappiamo il motivo.
I dialoghi per me son sempre stati la parte più forte di tutto il complesso narrativo, sin dal primo libro. I diversi registri linguistici poi arricchiscono il tutto.

Due cose su cui non sono d'accordo:
1) Lo stile di scrittura. Ho capito che ti riferisci solo ad alcuni passaggi, ("non è uniforme") ma quei difetti che ho notato anche io, poche volte, per me non lo rendono in definitiva uno stile "brutto", ma capisco, de gustibus non disputandum est, questi difetti come la sovrabbondanza di aggettivi, cui poi ci si abitua, possono dar fastidio a volte. Tuttavia appunto definirei esagerato dire che sia un brutto stile per quelle parti cui ti riferisci.

2) Sempre riferendomi al punto precedente, non sono d'accordo sul fatto che gli stati d'animo vengano definiti solo con un "Ciri è triste" per esempio. Non che non sia capitato eh, "Era arrabbiato. Molto arrabbiato." da Il Sangue degli Elfi è indimenticabile ad esempio. Per fortuna sono inciampi rari e spesso e volentieri l'autore descrive affidandosi alle "sensazioni" più che a queste frasi.
Tuttavia appunto non definirei "brutto" lo stile di scrittura sulla base di questi difetti, appunto.

Non mi dilungo oltre e dico che, escludendo questo punto, ho letto la tua recensione con molto piacere.
Ho visto anche che hai apprezzato la documentazione e i riferimenti satirici come nel capitolo 8, che io ritengo sia uno dei capitoli migliori. Davvero bello.

Un grazie enorme per aver citato la pagina italiana tra le fonti, lo apprezzo moltissimo.

Continuando il nostro discorso... Davvero ci sono persone che reputano terribili gli incipit? Illuminami. :D

Coscienza ha detto...


(rielaboro la risposta su Facebook)

Sugli incipit terribili, sono una presenza costante nelle opere di Sapkowski. Faccio fatica a ricordare un solo romanzo della serie che inizi in medias res, nel folto dell'azione. Sembra esserci sempre la necessità di un lungo preambolo, in questo caso dato dalla spiegazione della "ruota".
Per carità, soggettivamente non mi dispiacciono perchè approfondiscono un bakground già ricco di suo.

La questione degli stati d'animo è direttamente collegato all'abuso di aggettivi. Voler approfondire lo stato d'animo dei personaggi è buona cosa, accumulare file di aggettivi è un'altra xD

Ovviamente queste sono un po' piccolezze. Per me Sapkowski rimane comunque una spanna sopra gran parte della robaccia fantasy che pubblicano. Ma lo preferisco nelle "idee" piuttosto che nello stile.

Ovviamente nell'intera discussione sto dando per scontato che nella transizione polacco-italiano non si sia perso nulla del significato originale, ma credo di poter dare fiducia al lavoro di traduzione.

Grazie per tutta la positività! Speriamo che coll'arrivo di Sapkowski nelle librerie si traduca altra roba fantasy dall'Est Europa...

Andrea Caporale ha detto...

Quando mi trovo a leggere recensioni come questa non posso fare a meno di sentirmi inadeguato. La tua è una vera recensione del libro, la mia si può al più considerare una recensione della storia. Quando aggiungerò la mia all'indice vorrei linkare anche la tua, posso?
Grazie anche da parte mia per aver segnalato il gruppo facebook italiano. Nonostante avessi in passato indagato in giro per il mio Progetto Witcher questo mi era sfuggito.

Coscienza ha detto...


Tranquillo, abbiamo solo diversi stili di recensione. Sicuramente le tue sono meno "ambigue" e sono perfette per avere subito un giudizio sul libro.

Certo che puoi condividerlo! :-)
Ne sarei onorato. Continuo a seguire il tuo blog da un po', ma non giocando più di ruolo gran parte degli articoli sono arabo, per me xD

Salomon Xeno ha detto...

Non so se direi brutto lo stile di Sapky. Premesso che quando leggo per intrattenimento e la storia è buona bado poco ad aspetti quali l'aggettivazione, ricordo che mi colpì proprio per il suo stile. Quando lessi le prime storie nell'ebook promozionale della Nord, apprezzai il fatto che egli scrivesse diversamente da altri - penso al duello verbale con la regina, a un ricevimento. Una scelta che altrove, forse, avrei trovato brutta, ma che lì e allora mi convinse e lo rende tuttora riconoscibile, insieme naturalmente ad altre caratteristiche della sua scrittura. Quanto ai romanzi, ho solo letto il primo, che non mi ha particolarmente impressionato (forse anche perché gestito ancora come se fossero racconti interconnessi). Medito però di completare la serie, perché dopotutto è uno dei fantasy moderni più divertenti che abbia letto. Meglio di Abercrombie, in ogni caso. Forse alla pari di Lynch, però è polacco e pertanto vince!

Coscienza ha detto...


Completare la serie se si è dichiarati appassionati di fantasy è cosa buona e giusta... Anche perchè veder tradotto altro materiale di Sapkowski, anche al di fuori dello witcher, sarebbe una bellissima cosa... Ha scritto un intero ciclo sulla guerra hussita e sono sicuro che c'è parecchia roba fantasy che si potrebbe tradurre.

Sullo stile, ho dei punti fermi che transigo raramente. Io non riesco a tollerare l'iperaggettivazione. la trovo puerile, sciocca... Del tutto astratta, senza comunicare nulla di concreto al povero lettore. Certo, questo mi pone "contro" molta della letteratura mainstream ed è un'impostazione indubbiamente rigida :-P

Le inserzioni filosofiche - quale anche il duello verbale che citi - sono una delle caratteristiche che adoro del buon Sapky, assieme all'ironia che è un po' ovunque. Quanto di più lontano dalla cupezza manieristica di Abercrombie :-D

Sephira V ha detto...

Io spero proprio di leggere altro del buon Sap, dopo la conclusione della saga dedicata allo Strigo.
Come hai già citato, sarei curiosa di leggere la trilogia Hussita, e anche gli altri racconti. C'è infatti un'altra raccolta intitolata più o meno "Qualcosa finisce, qualcosa inizia", nella quale due racconti sono collegati alla saga dello Strigo, mentre i restanti sono storie indipendenti, completamente scollegate tra loro.

Insomma, vorrei leggere un po' tutto ciò che il buon polacco ha da offrire. Spero che la casa editrice ci faccia questi bei regali!

Vado ad incrociare le dita. :D

Coscienza ha detto...


Speriamo! Non conoscevo la raccolta "Qualcosa finisce, qualcosa inizia". Sembra interessante. Io non mi illudo molto - nonostante il tam-tam e la pubblicità - il volano per le vendite continua a essere l'uscita del terzo videogioco della saga.

Da quanto so Sapkowski dovrebbe avere all'attivo anche "Vyper", ambientato nella guerra russo-afghana a ridosso del crollo dell'Urss e sopratutto "Un Manoscritto trovato nella Tana del Drago", che è un finto compendio fantasy scritto da un ufficiale napoleonico (!)
Il titolo ovviamente percula il classico "Un Manoscritto Trovato a Saragozza" :-D