lunedì 12 giugno 2017

Il vampiro in fondo al tunnel - Lo splatterpunk di Skipp&Spector


Odio Stephen King. 
Odio i suoi romanzi chilometrici, i suoi protagonisti monocorde, le sue fotocopie biografiche di professori e scrittori nevrotici. 
Odio sopratutto i suoi finali rassicuranti, i suoi mostri borghesi, le sue violenze sempre nel giusto mezzo, nella giusta situazione, nel giusto tenore. 
Odio i brividi che regala(va) alle sue lettrici casalinghe e cinquantenni, la falsa rassicurazione di un terrore che non è mai vero terrore, di uno psicopatico contenuto, controllato, levigato quel tanto per tenere col fiato sospeso il lettore senza mozzarglielo quel fiato, mutilarlo, spingerlo in un angolino a piangere balbettando. 
Odio il suo Maine piovoso e tranquillo, le sue famigliuole benestanti intente a compiere atrocità con la stessa calma con cui pagano le tasse, portano i figli a scuola, pregano e bestemmiano. 
Odio le sue cittadine tranquille, sonnolente, dove tutti hanno un lavoro, una pensione, un'assicurazione sanitaria, una vita da felici pezzi di merda soddisfatti di vivere dentro un bozzolo di mediocre privilegio. 

Ovviamente no, non odio Stephen KingHo passato tre anni delle Superiori a leggerlo, spazzolando ogni suo libro dalla biblioteca popolare: come potrei odiarlo? 
E tuttavia, solo Satana sa quanto odio le risoluzioni borghesotte delle sue storie, la vittoria spicciola del bene sul male, senza la minima sfumatura morale, la minima sovversione, la minima sorpresa che contraddica l'ordine costituito. 
Non sono versato nella storia dell'horror a sufficienza da sapere se lo Splatterpunk di fine anni '80/inizio anni '90 fosse un urlo di rabbia verso un mondo ideale (perchè quello di King E' un mondo ideale) insidiato da una minaccia (un mostro, un alieno, un killer) esterna. Probabilmente si mirava a colpire i film horror con cui questi autori erano cresciuti tra gli anni '50 e '60, dove sporco e povertà erano ancora bene nascosti sotto il tappeto di famiglia. 
Tuttavia, mentre leggevo questo “In fondo al tunnel”, romanzo della coppia Skipp&Spector del 1986, pensavo con soddisfazione, “Fuck you, King!”. 
Questo è vero horror. 

La storia tradizionale horror prevede un nucleo, sia comunitario che famigliare, la cui integrità viene violata (discordia, rottura, violazione fisica e sessuale, morte ecc ecc) da un agente esterno, proveniente da fuori. Molto dell'horror che si propone di capovolgere questo stereotipo in realtà si limita a dissimulare il carattere “estraneo” dell'elemento introdotto dallo scrittore. Un membro della famiglia posseduto resta posseduto da un nemico “esterno”, anche se apparentemente può sembrare un'aggressione “dall'interno”. 

Lo Splatterpunk si propone una riflessione molto più sovversiva e, se volete, molto più terrorizzante
L'horror infatti non è portato da fuori, ma costituisce un elemento integrante della società in cui viviamo. Non si tratta del banale capovolgimento del secondo dopoguerra, che lentamente sostituì con ambientazioni urbane contemporanee lo sferragliare di catene dei vecchi romanzi gotici. Piuttosto nello splatterpunk si teorizza come l'horror sia una delle fondamenta di un mondo, come il nostro, malato alla radice, irrimediabilmente marcio. L'horror non “perturba” un bel niente, ma sostiene, supporta e reprime ogni minaccia a questa società. La società può essere malata, perchè l'uomo è una bestia che divora i più deboli, perchè l'economia spinge a una competizione sfrenata dove non c'è spazio per la pietà, i sentimenti, le debolezze. 

L'elemento soprannaturale, quando compare, è un'emanazione di quella stessa società che lo disprezza, è perfettamente inserito dentro un sistema che l'ha partorito, cresciuto, vezzeggiato in primo luogo. I mostri dello splatterpunk si muovono completamente a loro agio dentro un sistema crudele e inumano – che è il nostro. Ne sono anzi i più accaniti difensori

Come il -punk dello steampunk dimostra il lato oscuro, le conseguenze negative, i “travolti” dal progresso della fantascienza vittoriana, così il -punk dello splatterpunk svela la faccia sordida, demente, mostruosa del mondo dove viviamo. Il mostro dello splatterpunk non deve più fingere, può finalmente gettare la maschera e svelare tutta la sua perversione. E ovviamente, accanto a questo elemento, si affianca una descrizione e un'azione volutamente sanguigna, che non risparmia particolare per quanto agghiacciante, che metodicamente colpisce il lettore con la delicatezza di un martello pneumatico, di uno schiacciasassi lanciato a mille lungo un pendio. Ovviamente lo “splatter” è stato da subito la caratteristica meglio cooptata dal mainstream, facilmente assimilata dal mercato. C'è un limite, superato il quale, il semplice uso del gore è cattivo gusto, o peggio, una banalità tra le tante. Oggigiorno, su quel filone, c'è poco da imparare. 

In fondo al tunnel” è un'opera seminale dello Splatterpunk, dove il binomio -splatter e -punk è chiaramente leggibile nel testo senza bisogno di particolari occhiali. Lo si vede, è facilmente distinguibile tra una descrizione ricca di gore da un lato e una descrizione sociale dei disagi di New York dall'altro. 

Prima metà anni '80, New York reaganiana. Povertà, inquinamento, tensioni da guerra fredda, cultura spazzatura, Wall Street unregulated, famiglie borghesi all'assalto, yuppies all'assalto, nerd all'assalto, sub culture all'assalto. Gang dominano la notte, sbandati e reduci il giorno. Pazienti degli ospedali psichiatrici liberate dal libero mercato che taglia le cure mediche affollano le strade. I punk degli anni '70 muoiono nelle metropolitane, punk wanna-be coi soldi di papà si fanno belli con qualche graffito e qualche canzone oscena. Rudy Pasko è uno di loro, un insopportabile artista punk che oggi definiremmo “edgy”, che si fa mantenere dall'amico aspirante scrittore, Stephen. 
Una notte, in una corsa in metropolitana, Rudy è vittima di un attacco di un vampiro, Nosferatu stesso, in trasferta turistica nella città coloniale. Il giovane punk viene morso e diventa un vampiro – una creatura succhiasangue che vaga per la metropolitana, a malapena conscio dei suoi istinti, dei suoi poteri, di cos'è diventato. Un vampiro capriccioso, una sorta di goth ante litteram che si strugge per il dramma di essere diventato un vampiro, uccidendo e mutilando nel frattempo qualunque sventurato gli capiti a tiro. La polizia lo ignora, non indaga: immerso in un ambiente a lui famigliare come la metropolitana sudicia e graffitara di metà anni '80, Rudy è il re della notte dei pezzenti. 
A fronte del disinteresse totale delle forze dell'ordine, che giungono a ignorare uno degli zombie/vampiri di Rudy, che brucia alla luce del sole, si forma una rag-tag di scribacchini, geek e semplici lavoratori, che presto trasformano il loro interesse per le uccisioni alla metropolitana in una vera e propria caccia al vampiro.

Skipp e Spector sfruttano la struttura a più personaggi, multidimensionale, resa popolare in quegli anni da Peter Straub e Stephen King. A disposizione del lettore, oltre a Rudy e alla voce incorporea di Dracula, troviamo Joseph Hunter, principale protagonista, Stephen Parrish, l'ex amico di Rudy, Josalyn Home, l'ex ragazza di Rudy, Harmond Hacdorian, un sopravvissuto dell'Olocausto che immediatamente intuisce cosa sia successo a Rudy, e tanti altri, comparse occasionali che non hanno granché tempo per svilupparsi psicologicamente prima di venire azzannate a sangue. 

Skipp e Spector mescolano due potenti archetipi da sempre presenti nel mondo dei vampiri: da un lato, lo scontro/inseguimento tra il vampiro e la banda di cacciatori del male; dall'altro il tema del vampiro “tagliatodalle sue origini europee, costretto a vivere per suo conto in una terra straniera, disperatamente alla ricerca di una nuova casa da infestare da buon parassita. 
Compaiono pertanto sia Scott che Anne Rice, ma a differenza di Dracula e Intervista col vampiro, non ritroviamo qui nessuna simpatia o fascino per Rudy, la cui ristrettezza mentale, il cui spirito infantile e vendicativo trovano un potente amplificatore nella trasformazione da vampiro. Ci troviamo di fronte in questo caso alla terrificante prospettiva di un artista viziato e frustrato che all'improvviso ha conquistato immortalità e potere di vita e di morte ben al di là di quanto lui stesso comprenda. Skipp e Spector sono in tal senso maestri nell'offrire un antagonista autenticamente antipatico, una nemesi che è un artista da strapazzo, un fricchettone arrogante e violento. 

Skipp&Spector erano piuttosto auto-ironici...
Joseph Hunter, l'eroe del romanzo, è un “buono” della storia, borderline con il fanatico: nelle prime pagine del romanzo la madre muore dopo una lunga agonia, paralizzata a letto dopo essere stata bastonata da una gang. Hunter, il cui lavoro come spedizioniere (un Bartoli degli anni '80) lo porta in giro per tutta Manhattan, vuole disperatamente combattere un male che vede pervasivo nella Grande Mela. Skipp e Spector sono particolarmente bravi a descrivere un ambiente urbano degenerato e deprimente, un chiaro terreno di coltura per la nascita del vampiro Rudy. 
I commenti freddi e puritani di Joseph ricordano in tal senso le annotazioni del diario di Rorshack, di Watchmen (pubblicato in quegli stessi anni, per altro...)

Per la strada...Joseph Hunter, torvo davanti alla desolazione. Adolescenti, che offrono droghe pesanti e pompini, punteggiano i marciapiedi come sacchi della spazzatura in gruppi di tre, quattro, cinque. Nonne rannicchiate dietro finestre chiuse. Sfavillio di taxi e di insegne di bettole. Di tanto in tanto il balenio dell'acciaio. 

Skipp e Spector sanno come caratterizzare un personaggio, descrivendolo con quei tic che lo rendono autentico e caro al lettore; “In fondo al tunnel” deve la sua meritata fama a un cast di comprimari  e semplici comparse con i loro difetti e la loro umanità. Va anche però osservato come Skipp e Spector non sappiano quando fermarsi, al momento di descrivere la psicologia di un protagonista. La seguente descrizione di Joseph Hunter ne è un ottimo esempio: 

«Oddio, maledizione!» grugnì Joseph, affrettandosi a tacitarlo. Odiava quell'affare, il suo stupido bip bip, come odiava la sveglia, il telefono, le campanelle della scuola della sua adolescenza: la voce stridula, perennemente lamentosa della civiltà. Odiava il modo in cui gli si conficcava nel fianco, appeso alla sua cintura come un parassita gonfio di sangue, fastidioso come una pulce. 

Abbiamo qui una descrizione esasperata, che da un lato risulta efficace nella metafora cercapersone/ zecca, dall'altro si trascina per quattro righe, con espressioni magniloquenti tranquillamente evitabili, da “perennemente lamentosa” a “stridettero con terrore”, un paio di righe prima. 

Lo stile di scrittura della coppia nel 1986 era ancora acerbo e alterna momento di grande narrazione ad abissi di stupidità. La corrente Splatterpunk cercava di riprodurre su carta la sensazione del cinema, i sobbalzi di uno slasher; compaiono pertanto frasi ad effetto, eccesso di esclamativi, rigurgiti di corsivi e peggio di tutto passaggi di frasi mozze e corte, a volte soltanto un verbo, o una parola, o un diluvio di puntini di sospensione. Fortunatamente la gran parte del romanzo è scritta bene, con uso dovuto del mostrato e solo occasionalmente qualche informazione gettata lì dal narratore: tuttavia occorre segnalare alcuni momenti per l'appunto lirici assolutamente imbarazzanti.

Sull'aspetto -splatter della scrittura di Skipp e Spector, va riconosciuto come in Italia risulti ancora un elemento di novità per una massa di lettori che alterna spazzatura sentimentalista e religiosa. Mentre la scena horror anglo-americana riconosce il gore di questi romanzi come ormai sorpassato, in Italia il romanzo medio è talmente mogio, talmente pauroso del lettore (una sorta d'inversione dell'horror, dove dovrebbe essere lo scrittore a spaventare il lettore, non viceversa), che “In fondo al tunnel” conserva ancora la sua forza primordiale. Lo so, lo so, ho letto autori horror italiani, so che non hanno nulla da invidiare al resto del mondo: nessuno di loro però viene pubblicato o ha un parco lettori paragonabile alle grandi case editrici. E' semplicemente impossibile per un lettore che vada in libreria leggere un Vergnani, o un Marolla

Gli anni '80 del romanzo costituiscono un'arma a doppio taglio, a seconda dell'atteggiamento del lettore nei confronti del periodo: non sono nostalgico (ehi, sono nato nel '92!), ma non credo che gli aspetti -retrò del setting danneggino la lettura. “In fondo al tunnel” è una capsula del periodo, fedele alla bassa Manhattan del tempo: nessun dettaglio che sia spiacevole o grottesco viene trascurato. Alcune lunghe descrizioni possono risultare indigeste: 

E indifferente rimase davanti ai ragazzetti che violavano la legge facendo baccano nella fontana; ai poliziotti che dovettero cacciarli via, sebbene anche loro stessero arrostendo; al trio che suonava jazz in un angolo, con il chitarrista che maneggiava selvaggiamente la sua chitarra; all'attore circondato da un pubblico chiassoso e isterico; agli artisti mendicanti, agli omosessuali in abiti attillati che correvano sugli skateboard e ai presunti intellettuali di ogni genere e specie. 

Il romanzo però mantiene valore come documento storico del periodo, oltre a testimoniare quella dissoluzione -punk e quel nichilismo descritti nell'introduzione. 

E' interessante come aspetti oggigiorno dati per scontati siano difficoltà insormontabili per il 1986: l'uso per coordinare la caccia di cercapersone e telefoni a gettone, perchè i walkie talkie costerebbero troppo. Molti riferimenti pop sono per altro del tutto sconosciuti: non ho idea di chi siano gran parte delle band nominate, così come non so cosa siano i “magie maker” (pennarelli indelebili?). 
Vi sono alcune scene chiaramente debitrici dell'horror di punta del periodo, come il seguente attacco di Rudy a un barbone in metropolitana: 

Ne fu sedotto. Ormai il portafogli era così vicino che riusciva quasi a sentire l'odore della pelle. Superò vacillando la riga gialla, cadde sulle ginocchia e allungò lentamente una mano tremante. «Ragazzi» ripeté. E allora la mano saettò dal basso: così fredda, così veloce che Fred ebbe appena il tempo di sussultare prima che lo afferrasse per il polso e lo trascinasse, a testa in giù, verso i binari...

La scena, visivamente, è identica a It (1986), di Stephen King: al posto del bambino, il mendicante, al posto del pagliaccio un vampiro e al posto del palloncino un portafoglio. L'attacco improvviso è rapido e inaspettato come nel film/romanzo omonimo. 

Abraham Setrakian/Harmond Hacdorian
Sempre nell'ambito di riferimenti incrociati e possibili influenze, è possibile che Guillermo del Toro abbia letto “In fondo al tunnel”, che all'epoca divenne un bestseller largamente diffuso e tradotto. La serie vampirica “The Strain”, infatti, presenta un vecchio cacciatore di vampiri, Abraham Setrakian. Abraham è di origine armena, mentre Harmond Hacdorian è romeno. Abraham è un reduce dai campi di concentramento, esattamente come Harmond: entrambi hanno vissuto orrori tali da rendere i vampiri un passatempo trascurabile. Particolare tuttavia notevole, Harmond non s'interessa minimamente di trovare un collegamento tra i nazisti e i vampiri: Rudy Pasko è solo una creatura abbietta, un vampiro odioso perchè viziato&crudele. Per chi è reduce dai totalitarismi novecenteschi, un punk assetato di sangue è robetta da poco. 
Tuttavia, c'è una certa somiglianza

Armond Hacdorian era un tranquillo, dignitoso, pacifico vecchio gentiluomo di origine romena. Con l'abito fatto su misura e il bastone da passeggio intagliato, assomigliava parecchio a Sir Lawrence Olivier in I ragazzi del Brasile: lo stesso aspetto fragile e gradevole, non tanto avvizzito quanto segnato e logorato dal tempo. 
(...) 
Ma se c'era un orrore che Armond Hacdorian non era disposto a sopportare, era quello di trovarsi seduto a fianco di un giovane neandertaliano con una radio grande il doppio della sua testa...

La caccia a Rudy Pasko, oltre al dislivello tencologico, si distingue da altre cacce di questo genere per il basso livello dei suoi "cacciatori": tutti indistintamente poveri, mal equipaggiati, alle prese con problemi mentali e fisici di ogni genere. Rudy è un vampiro tradizionale nel senso che reagisce all'acqua santa e alle croci, ma possiede una capacità di rigenerazione degna di un horror moderno. Skipp e Spector ci regalano spesso descrizioni dettagliate del vampiro squagliato dall'acqua santa, bruciato dalla croce, innaffiato nel sangue di una povera vittima. 
Joseph, come tutta la sua posse fuma sigarette come se non ci fosse un domani, mentre i più giovani del gruppo fumano canne e giocano a D&d. A tratti mi sono chiesto se Skipp&Spector fossero pagati dalla lobby degli alcolici, perchè non c'è protagonista che non tracanni due birrette prima di andare a caccia di Rudy. Tra morti improvvise, incidenti, lacrime e ubriacature i nostri eroi fanno fatica a star dietro a Rudy, cadono continuamente in trappole, incespicano sugli errori più comuni. 
E' tuttavia notevole che per la prima volta Rudy sia riconosciuto un vampiro dai film e dalla letteratura: Skipp e Spector esplicitamente sputano in faccia alla Anne Rice e non c'è geek nella storia non si riferisca alla moda dei vampiri che all'epoca imperversava. 

Purtroppo un'altra critica dovuta a un romanzo corale costantemente sull'acceleratore è quanto poco i personaggi si evolvano con il progredire della storia. Joseph non è un uomo, è un monumento, un iceberg, un blocco di granito inamovibile; Stephen non è solo codardo, è un pauroso nervoso scribacchino incapace di prendere una singola decisione corretta per tutto il romanzo. E purtroppo Skipp e Spector trascurano la metà femminile, sostanzialmente priva di qualsiasi caratterizzazione, poco più che un trastullo per Rudy. Letteralmente per Josalyn l'unica risoluzione è trovare un nuovo fidanzato, annullandosi in esso. Non proprio il massimo, per una corrente come lo Splatterpunk che si definiva all'avanguardia

Pur quindi con queste perplessità relative alle sbavature nello stile di scrittura e a un'eccessiva dispersione di personaggi secondari, “In fondo al tunnel” è un grande romanzo, perfettamente posto all'intersezione tra il vampiro di Stoker e/o Anne Rice e il vampiro come alieno/virus dei tempi recenti (in particolare, come detto, in riferimento a Guillermo). 

Fonti: 
In fondo al tunnel, di John Skipp, Craig Spector, Fanucci Editore (Ibs)
In fondo al tunnel, di John Skipp, Craig Spector, formato kindle (Amazon)
Nel formato ebook, “In fondo al tunnel” viene spesso offerto a 1.99 dalla Fanucci.


Per le copertine delle prime edizioni negli anni '80 presenti nell'articolo: 

lunedì 5 giugno 2017

Steampunk in salsa Osprey, tra storia e scienza


Nel 1862 una gigantesca meteora ha colpito l'emisfero occidentale. La cascata di frammenti stellati ha tempestato Europa, Russia e America con un nuovo minerale: l'hephaestium
Di facile combustione, simile al carbone naturale, l'hephaestium brucia molto più a lungo, con una resa calorica dieci, cento, mille volte superiore. Può facilmente venire combinato con altri elementi, miscelato, assunto come farmaco, droga o stimolante: potenzia con un solo granello intere corazzate. E' il combustibile del futuro, arrivato nell'epoca sbagliata: nel pieno dell'età vittoriana




venerdì 2 giugno 2017

Lo sventragiganti, di William King - rileggendo la saga di Gotrek&Felix


Sperduti nell'Impero dopo le vicissitudini vampiriche del precedente volume, Gotrek e Felix, Snorri e Max, incontrano un gruppo di uominibestia capitanato da un nerboruto guerriero di Khorne, ansioso di reclamare la testa del nano come trofeo al suo dio. 

Lo scontro fa scattare una trappola di due maghi del caos, i gemelli di Tzeench, Kelman e Lhoigor, dell'assedio di Praag del romanzo Sventrabestie
Attirati dai nemici in fuga sottoterra, Felix e Gotrek entrano in un portale del Caos, finendo catapultati nei sentieri degli Antichi, passaggi costruiti agli albori del Vecchio Mondo prima ancora della creazione della razza degli uomini. I sentieri, a metà tra effettivi tunnel e passaggi magici, collegano come una gigantesca ragnatela il mondo di Warhammer. In origine usati dagli elfi, nel mondo di King sono ormai corrotti dal Caos. 

Gotrek e Felix, spaesati e separati da Max e Snorri, vagabondano nei cunicoli uccidendo mostri e guerrieri, fino a incontrare un'anima persa quanto loro: è niente meno che l'elfo alto Teclis, arcimago dell'isola di Ulthuan
La patria degli elfi, artificialmente protetta con la magia dalle onde e da un'altrimenti inevitabile rovina tettonica – Atlantide docet – sta manifestando problemi strutturali: continui terremoti affliggono le città e tsunami minacciano le coste. Sembra che, dopo tanti secoli, l'isola sia destinata a inabissarsi nell'oceano. Nonostante la minaccia dell'ascia del nano, fin troppo memore delle offese delle orecchie a punta nella Guerra delle Barbe, Teclis è costretto ad allearsi con il duo per opporsi agli intrighi del Caos. I due maghi di Tzeench sono infatti riusciti a sovvertire i sentieri degli Antichi e minacciano non solo di distruggere Ulthuan, ma di colpire l'Impero degli umani e le stesse roccaforti naniche. 
Centro focale di questo complotto del Caos è Albione – un'isola abbandonata alle nebbie, spopolata e misteriosa, che si dice abitata da una razza di mostri molto particolare... i giganti

lunedì 29 maggio 2017

Ritorno a Red Hook: La Ballata di Black Tom, di Victor LaValle


Charles Thomas Tester è uno squattrinato abitante di Harlem, il cui padre ex muratore passa il suo tempo a casa, il corpo distrutto dopo decenni di lavoro, mentre il figlio si arrangia con lavoretti più o meno loschi, nascosti dalla sagoma malandata di una vecchia chitarra

Tester si guadagna infatti da vivere con speciali commissioni nel campo dell'occulto, procurando e vendendo libri e oggettistica legati a pratiche settarie; per la sua ultima commissione in un ricco quartiere bianco, Tester strappa l'ultima pagina del grimorio che andava trafugando nel corpo della chitarra. E' una pagina del Nuovo Alfabeto, parole di potere con cui manipolare la realtà. 

Sulla via del ritorno per casa, il giovane afroamericano incontra un ossuto aristocratico di nome Robert Suydam: l'uomo gli domanda di getto se vorrebbe suonare a casa sua, in occasione di una speciale festa tra amici. Ha infatti intravisto, nelle scordate note di “Tommy”, un'affinità per la magia, il marchio dei prescelti. Per il giovane nero si tratta di un'offerta bizzarra, sospetta, ma sapendo che è difficile comprendere le imperscrutabili ragioni dei vecchi bianchi immediatamente accetta. 
Uno sgradevole incontro con due poliziotti, che subito “sequestrano” l'anticipo della paga di Robert Suydam, lo avverte che si sta cacciando dentro un bel guaio: un ispettore di origini irlandesi, un gigante gentile dal nome di Malone, gli raccomanda che Suydam è una persona sospetta, pedinato da tempo. Ma per un povero del ghetto, i soldi sono soldi e un'offerta come quella di Suydam non si può rifiutare...

lunedì 22 maggio 2017

A ogni genere il suo sentimento, a ogni epoca il suo fantasy


Ci si lamenta spesso come online si diano per scontate troppe cose, si presumano troppi indizi, ci si abbandoni troppo volentieri a confidenze e scambi basati sulla sola fiducia.

Non giudicare un uomo dalla sua pipa,
giudicalo dal suo tabacco
Indubbiamente, nel mio campo, se si leggono alcuni blogger per anni, articolo dopo articolo, specie tra i siti giornalieri, ci si può illudere di conoscere una persona. 
Forse è anche più facile che dal vero; tra un'immagine profilo e un articolo, tra una riflessione e una dichiarata affiliazione a un hobby, una politica, una religione, diventa possibile fraintenderne il carattere, arrogarsi il diritto di giudicare. 
Devo però ammettere, che sarà forse che non ho grandi contatti online, ma non ho riscontrato quest'arroganza tra i lettori e i colleghi blogger, almeno quei pochi che ho conosciuto. Ad esempio ho qualche contatto che commenta e che conosco da anni che raramente inquisiscono dentro questioni personali, preferendo mantenere il discorso sui reciproci interessi, pure molto seri.



venerdì 19 maggio 2017

Lo sventravampiri, di William King - rileggendo la saga di Gotrek&Felix


Arek Daemonclaw ucciso, l'orda del Caos dispersa al vento: Sventravampiri si apre con la città di  Praag trasformata in una Stalingrado medievale, un cumulo di macerie, catapecchie e civili che bruciano spazzatura per riscaldarsi nella neve dell'inverno kislevita. 

Felix Jaeger, con i podromi di una febbre in arrivo, sta tossendo tra le strade di Praag, quando scopre il cadavere di una prostituta, sorvegliato dalla guardia cittadina: nonostante i bifolchi siano convinti che la donna sia stata uccisa da un demone, il cadavere, completamente dissanguato, presenta due chiari fori in corrispondenza del collo. Impensierito, Felix si dirige verso la locanda dove Gotrek è intento alla sua seconda attività preferita dopo il combattimento: ubriacarsi

Nel frattempo, Adolphus Krieger sta bevendo un bicchiere di vino in una sudicia osteria, quando un nobiluomo e i suoi sgherri cominciano a prenderlo in giro. Una battuta attira una provocazione, una provocazione una rissa nel vicolo: presto Adolphus svela due canini da vampiro e con velocità soprannaturale sgonfia i stupidi sacchi di sangue che lo minacciavano. Il conte vampiro, giunto a Praag dopo la battaglia, è alla ricerca di un amuleto in possesso di un ricco antiquario del luogo. L'Occhio di Khemri è un artefatto magico, che se correttamente attivato potenzia oltre misura le capacità magiche del suo utilizzatore, rendendogli possibile il dominio non solo sui vivi e sui morti, ma persino sugli altri vampiri. Uno dei tanti, pericolosi, gingilli di Nagash... 
Adolphus purtroppo sta incontrando difficoltà a controllarsi nella città degli umani, sempre più preda della sete rossa: la prostituta incontrata da Felix è una delle tante vittime di Adolphus, che come i maghi umani, sente la magia grezza del Caos contaminare la città. 

lunedì 15 maggio 2017

La Maria Teresa di Paolo Mieli, a 300 anni dalla nascita


Lo scorso sabato si è svolta la conferenza “Ritratto di Maria Teresa d'Austria”, una veloce lectio del professore Paolo Mieli presso la Stazione Marittima. Quest'anno infatti ricorre il 300' dalla nascita dell'Imperatrice, un'occasione concorde con lo speciale legame degli Asburgo con Trieste

Dopo aver constatato con soddisfazione che io e miei colleghi della sezione giovani di Italia Nostra avevamo drasticamente abbassato l'età media in sala, saldamente sui settanta/ottant'anni, la conferenza è partita senza tanti preamboli, anche se la “puntualità austroungarica” rimarcata dall'introduzione era in flagrante contraddizione con il quarto d'ora di effettivo ritardo. Oh, well...

La conferenza, della durata di circa un'ora, un'ora e mezza se consideriamo il tempo di due domande spunte, è risultata piuttosto altalenante


venerdì 12 maggio 2017

"City of Secrets", di Nick Horth (Age of Sigmar)


Situata sulla Costa delle Zanne nel Reame delle Bestie (Ghur), Excelsis è una megalopoli fantasy-rinascimentale, costruita attorno alla sacra reliquia del Mondo-che-Era, la Lancia di Mallus
Città mercantile, snodo importante per le flotte dei duardin, della Gilda e della mafia elfica, Excelsis è un confuso aggregato di cattedrali e palazzi, stamberghe e tuguri, viuzze e ghetti. 
Una città cosmopolita rispetto alle invenzioni medievali di Warhammer Fantasy, ma piagata dalle sue stesse dimensioni: per un reame basato sul “più forte” quale Ghur, niente di meglio che una giungla urbana dove il tagliagole non è un crimine, è una professione. 

Armand Callis è un onesto caporale della milizia della Gilda, l'equivalente fantasy di un poliziotto ai primi anni di servizio, quando non ha ancora compreso che tutti in America in Age of Sigmar sono corrotti e che se non è Tzeench a prenderti, è la Cia l'Ordine di Azyr, i cacciatori di streghe. 
Visto che il suo superiore è troppo ubriaco per il giro di pattuglia, la responsabilità passa ad Armand, che conduce i suoi soldati a pattugliare le Vene, l'area più malfamata, pericolosa e corrotta di Excelsis: un sobborgo che il suo superiore era ben contento di evitare, con l'aiuto anche di una bustarella (o due). Nelle Vene, scorre il sangue: Armand scopre un traffico illecito di “glimmerings”, frammenti della Lancia di Mallus che conferiscono visioni del futuro, premonizioni altamente quotate. Questa sostanza profetica è usata dalla città come valuta pregiata, ma è controllata, come si può immaginare, con grande attenzione. Durante il combattimento, Armand si rovescia per errore addosso i “glimmerings”, ricevendo una visione del futuro di Excelsis. 
Senza far spoiler, non è una visione molto allegra... 

lunedì 8 maggio 2017

Xpo Ferens. All'arrembaggio degli oceani Weird di Alessandro Forlani


XV secolo, al largo dei mari di sua maestà di Spagna. Cristoforo Colombo e suo fratello, Bartolomeo, sono di ritorno da una navigazione tanto difficile quanto infruttuosa. La notte non porta consiglio, ma l'attacco di pirati saraceni: la nave affonda, i marinai vengono trucidati e la coppia prigioniera è presentata al capitano, un arabo rinsecchito e tatuato, lo sguardo folle: è Abdul Alhazred, autore del lovecraftiano Necronomicon

Cristoforo e Bartolomeo sfuggono – a stento – naufragando sulle spiagge di un'isola sconosciuta, non segnata sulle carte. Qui le distanze si contorcono e mutano, il tempo non segue le leggi naturali: l'isola nasconde infatti un vascello alieno, una caravella che oggi definiremmo astronave. A bordo, un attonito Cristoforo vi scopre i portolani ingialliti per navigare al di là dell'oceano, verso una Tierra all'intersezione tra i mondi, un non-luogo di cosmica intensità. 
Pasticciando con i comandi, i due vengono teletrasportati in Spagna e per poco non vengono accoppati dall'Inquisizione: è solo l'intervento provvidenziale di Abdul a salvarli, offrendo loro come condizione di fuga proprio la navigazione verso quei lidi maledetti al di là dell'Atlantico che i due hanno appena scoperto. E' l'inizio di un allucinante viaggio per mare... 

Le ambientazioni tra '400 e '500 sono ancora poco sfruttate. Le imprese marittime dei portoghesi nel '400 meritano una storia a sé, tanto sono avventurose e sanguinose: non a caso nel XV secolo la “letteratura di naufragi” diventava un vero e proprio genere a sé stante, a significare l'estrema pericolosità dei viaggi dell'epoca. La scoperta dell'America, le avventure dei conquistadores, i perigli del mare aperto, le fantasticherie mostruose di dotti e profani dell'epoca: è ancora, gioco di parole inevitabile, terra inesplorata. Hic sunt dracones