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lunedì 4 dicembre 2017

No, Blade Runner 2049 non è un film sessista (e non lo è nemmeno The Witcher)


La mia prima visione di Blade Runner 2049, a pochi giorni dall'uscita nelle sale, fu un'esperienza estetica ai limiti del doloroso. 
Non sono uno storico dell'arte, non è il mio campo, ma ho avuto modo in passato di restare ore a soffermarmi sui dettagli di un quadro. 
La visione di Blade Runner 2049 rientra per me in questo genere d'esperienze. 
Se il film è in primo luogo una catena d'immagini e compito del regista è organizzare queste immagini per darne un senso tanto artistico quanto narrativo, Blade Runner 2049, come Mad Max: Fury Road, sono entrambe opere di cinema nel senso più classico del termine.

martedì 31 ottobre 2017

"La strada senza ritorno": Sapkowski in salsa horror, tra gatti e maledizioni


Andrzej Sapkowski è un autentico paradosso. 
No, let me explain: Sapkowski è di per sé un normale scrittore dell'Europa dell'Est, più a suo agio con la narrativa breve che con la forma del “romanzo”, il cui successo in madrepatria dal 1990 è stato reso possibile dalla fortunata sequenza di diverse storie, dal protagonista lo strigo Geralt, in un'ambientazione tardo medievale grimdark e satirica verso i canoni del fantasy classico. 
Sapkowski non è certo un genio, ma è uno scrittore talentuoso, che sebbene disprezzi il carattere “letterario” dei suoi romanzi, gioca con le parole, usa citazioni raffinate, non esita a rivolgersi (anche) a un pubblico colto. Tuttavia, il successo dello strigo/witcher in Polonia appare collocabile negli anni tra il 1995 e gli inizi del '2000. In altre parole, Sapkowski era a suo agio con il genere fantasy (quasi) vent'anni fa e da quel momento in poi si è mosso in altre direzioni letterarie: il romanzo sulla guerra russo-afghana, “Viper” (2009) e la trilogia Hussita, “Narrenturm” (2002). Oltre a ciò, almeno stando alle Wiki italiane, inglesi e polacche, si è dedicato nuovamente alla forma breve, con l'eccezione commerciale del romanzo “La Stagione delle Tempeste” (2013), che devo ancora recuperare.

mercoledì 23 novembre 2016

No, Sapkowski non odia i videogiochi


La polemica contro Sapkowski come ingrato hater dei videogiochi non è nuova. Già qualche anno fa, Sapkowski veniva assalito da diversi giornalisti per il suo tono condiscendente verso i videogiochi tratti dalla saga dello witcher. In effetti, gran parte delle sue interviste tendono a devalutare sia quanto scrive, che lo stesso mestiere di scrittore fantasy. Una certa umiltà e un certo trollaggio verso alcune domande l'hanno reso inviso a chi vorrebbe avere l'ennesimo bellimbusto pronto a cavalcare l'onda di un successo inaspettato:
Chiariamo una cosa: non condanno niente o nessuno.
Sono uno scrittore, non un predicatore o un commentatore sociale.
(Intervista SugarPulp)

Sapkowski ha sempre dichiarato di scrivere per divertimento e passione personale, di aver scelto di dare una sessualità ai suoi personaggi non perchè pruriginoso, ma per aumentare il realismo, e di non usare assolutamente alcun sottotesto. Scrive quello che scrive: non c'è da cercare altro. Affermazioni esagerate, ma certamente preferibili all'attuale moda di chi vorrebbe fare lo scrittore senza scrivere, volendo del “mestiere” avere solo l'atteggiamento esteriore.
Che consigli daresti a un aspirante autore di romanzi fantasy?Fai qualcosa di utile... qualcosa come il meccanico. Cambia professione!
(Intervista MangiaLibri)

A ottobre e di recente nuovamente su Orgoglio Nerd, la polemica è rispuntata: Sapkowski, stando alle disinformate e orribilmente tradotte dichiarazioni dei giornali, avrebbe addirittura insultato gli sceneggiatori dello Witcher 3, spargendo letame su tutti, developer e giocatori.

Ovviamente, la notizia era falsa. E lo ripeto, nel caso vi sia sfuggito: la notizia è falsa. Non è
Sapkowski ACCETTA le opinioni di tutti^^
imprecisa, o esagerata, è inventata a tavolino. Chiunque la citi e la condivida come vera, come ha fatto Orgoglio Nerd, sta mentendo ai suoi lettori. Non un bel comportamento, che spero un semplice errore senza malafede. La pagina Facebook di Witcher Italia ha riportato la notizia con maggiore professionalità, linkando invece una fonte affidabile, ovvero la traduzione dall'originale polacco di cosa davvero avesse detto Sapkowski. Considerando che nessun'altro l'ha fatto, ho deciso di tradurla dall'inglese all'italiano, sperando così di dimostrarvi che no, Sapkowski non odia i videogiochi, semplicemente non gli interessano. E quanto al suo disprezzo verso i tie-in dai videogiochi, mi dispiace dirlo, ha perfettamente ragione: si tratta, molto banalmente, di una questione di reputazione professionale.

Si può criticare Sapkowski per molte cose, dalla scrittura legnosa, all'atteggiamento scontroso, a un modo di fare all'antica. Certamente però non è una persona che sputi nel piatto in cui mangia, ecco. Per altro era un autore famoso nell'Europa dell'Est già prima dell'avvento dei videogiochi, per tutti gli anni '90. In molte interviste racconta di come l'avvicinamento (momentaneo) della Polonia alla Russia abbia permesso di vendere le sue opere in russo, rendendolo oltremodo conosciuto, ben prima di The Witcher 1. E in barba chi vorrebbe essere famoso a diciassette anni, è diventato uno scrittore affermato a quaranta: una delle vere bellezze del saper scrivere è come sia trans generazionale, senza limitarsi ai “giovani”, nonostante gli strenui sforzi dell'editoria “chic” degli ultimi anni, qui e oltreoceano.

lunedì 4 gennaio 2016

La Signora del Lago di Andrzej Sapkowski, o come il Fantasy nell'Est Europa lo sanno scrivere


La Torre della Rondine si concludeva con l'autentica protagonista della saga, Ciri, la Fiamma di Cintra, in fuga dal cacciatore Leo Bonhart attraverso il portale di Tor Zirael. Un elfo intento a suonare un'allegra melodia accoglieva infatti una stranita Ciri all'arrivo, ingannando il lettore con la speranza che la sfortunata striga avesse incontrato un amico.
Se fossimo nel mondo di Tolkien, sarebbe probabilmente così, ma vivendo nel mondo di Sapkowski, Ciri scopre presto che la società di elfi che vive al di là del portale desidera solo tenerla prigioniera per avere da lei un figlio e permettere a questa razza di salvarsi dal non-luogo in cui sono esiliati. Più simili ad alieni che agli elfi tolkeniani, chiamano Ciri La Signora del Lago, e lasciano a intendere che non se ne andrà mai via di lì, se non incinta. Un suo figlio magico è l'unico lasciapassare permesso. Ma grazie alla magia instabile del mondo in cui è arrivata, Ciri progetta presto una fuga per suo conto...

Con l'arciera Milva, la prosperosa Angouleme, il rinnegato Cahir e il vampiro Regis, Geralt ormai dispone di una vera Compagnia Brancaleone, che nell'accompagnarlo alla ricerca di Ciri giunge al regno di Toussaint. Tanto piccolo quanto ignorato da tutti, Toussaint ricorda una provincia francese stereotipata, dove cavalieri erranti cacciano mostri tra filari di vigneti e dove ogni parola sembra richiedere perifrasi e cerimoniale normalmente sufficiente per un'incoronazione.
Stanco, malato e bloccato sia dall'inverno che dall'indecisione, Geralt decide di restare per un po' a Toussaint, ma come con La Signora del Lago di Ciri, è in realtà una prigionia dorata...

Intanto, la guerra espansionistica di Nilfgaard raggiunge il suo parossismo, mentre ogni genere di uomo, nano, elfo, mezzuomo e mercenario si getta nella mischia. 
Temeria e Redania adunano le loro forze, L'Imperatore si prepara allo scontro decisivo: per il popolino stesso questa sarà la guerra che terminerà tutte le guerre. Illusione sia storica che fantasy...

In occasione del Lucca Comics&Games del 2015 ho guardato molte interviste a Sapkowski, dove il baffuto polacco raccontava la genesi del suo personaggio, Geralt, dall'idea di una soluzione capitalista a come risolvere il vecchio problema delle fiabe: uccidere il mostro, orco o drago che sia. La soluzione realistica sarebbe stata, punzecchiava, pagare un professionistaCioè, uno witcher, uno strigo, un cacciatore di taglie a livello due punto zero. Geralt, appunto.
Inoltre, dopo quest'aneddoto, Sapkowski chiariva sempre come de La Signora del Lago non ricordasse assolutamente nulla. Non ricordava nulla della trama, dei personaggi, del tema. Certo, aveva ben presente il mondo di Geralt e si mostrava felice delle royalties garantite dalle vendite e dai videogiochi, ma chiariva bene come Geralt fosse una sua creazione del passato. In effetti, è innegabile: La Signora del Lago fu pubblicato appena nel 1999 e solo ora, nel 2015, possiamo leggerlo in italiano. Dopotutto, non dovremmo nemmeno lamentarci; la nostra editoria, assieme a quella spagnola è l'unica in assoluto ad aver tradotto il Maestro. Gli inglesi devono accontentarsi di una traduzione – piuttosto mediocre – delle raccolte di novelle. Possiamo andarne giustamente orgogliosi, per una volta. Probabilmente, nell'asfittico panorama delle grandi case editrici, l'epopea di Sapkowski è tra le poche davvero meritevoli di lettura, scogli di sangue e spade nel mare di Young Adult. Tuttavia, resta pur sempre il fatto che il libro che in questo momento tengo in mano fu pubblicato appena nel 1999 e bisognerebbe anche contestualizzarlo in quegli anni. In tal senso, le lamentele di già visto, o certi piagnucolii che parlano di ingenuità narrativa non dovrebbero davvero avere luogo.

lunedì 23 febbraio 2015

Magia polacca: La Torre della Rondine, di Andrzej Sapkowski


Vysogota di Corvo è un anziano eremita che vive nelle paludi. 
Esiliato, cacciato dall'università per idee sovversive, vive una vita tranquilla tra pesca e meditazione. Un giorno, trova una fanciulla svenuta, dalle ferite lancinanti. 
E' Ciri, la principessa delle leggende: l'ultima discendente del trono di Cintra, un incrocio più unico che raro tra profezie millenarie e sangue elfico. Mentre accudisce la giovane convalescente, la Fiamma di Cintra inizia a raccontare la sua storia...
Ranuncolo è un bardo col debole per le ragazze. 
Al tramonto, mentre siede con Geralt, Milva e Regis intorno al fuoco, scrive le sue avventure che ha già pomposamente nominato “Cinquant'anni di poesia”. E' dai frammenti di questo tubus che apprendiamo le ultime fatiche dello strigo Geralt...
Kenna Selbourne è una soldatessa di Nilfgaard. 
Svolge il ruolo di spia e ha poteri da sensitiva. E' processata da un tribunale imperiale, accusata di tradimento. Sotto lo sguardo del giudice inizia la sanguinosa testimonianza della caccia a una pericolosa banditessa di nome Falka, pseudonimo di Ciri...

Ho tentato in questa rozza sinossi di mostrarvi la principale caratteristica dell'ultima fatica della Casa editrice Nord, ovvero la traduzione della Torre della Rondine del polacco Sapkowski
Il tratto principale dell'ultimo romanzo di Sapkowski è la struttura a clessidra.
Mentre i racconti dell'autore polacco ricordano delle fiabe e ne ricalcano la struttura lineare, dove abbiamo un (anti)eroe, Geralt, alle prese con un mostro che raramente si mantiene tale, nel romanzo La Torre della Rondine la struttura appare singolarmente complessa. La testimonianza di Ciri all'eremita Vysigota apre una parentesi che si manterrà stabile per quattrocento pagine sulle cinquecento del libro. La testimonianza – scritta stavolta – del menestrello Ranuncolo occupa un intero capitolo, mentre Kenna Selbourne permette una variante giuridica di questa tecnica, permettendo uno sguardo “dall'interno” nel mondo di tagliagole e spie che insegue Ciri.
Una struttura a clessidra, perché in alcuni punti Geralt, Ciri, Ranuncolo, Kenna e molti altri finiscono per incrociare i rispettivi sentieri in un incontro/scontro piacevolmente sanguinoso.
Verso il termine del romanzo queste rispettive linee sfumano, man mano che l'azione ritorna nel presente: Ciri abbandona Vysogota, il punto di vista ritorna fisso su Geralt, s'aprono occasionali parentesi su diversi personaggi secondari utili alla trama.

Il mondo di Sapkowski non è mai stato sfaccettato, ricco di riferimenti e vivo come in quest'ultimo romanzo. Se già Ciri e Geralt sono personaggi ricchi psicologicamente, afflitti dall'introspezione filosofica e un certo nichilismo di fondo, il fantasy polacco si arricchisce di co-protagonisti credibili, moderni nel pensiero e nelle accuse che lanciano. 
Il cacciatore di taglie Bonhart, un sadico sull'orlo della pensione. 
La determinazione ben poco femminile di Yennefer, maga ormai in esilio dalle sue stesse consorelle. I compagni di Geralt: dall'arciera Milva a Ranuncolo (ovviamente!), da Angouleme al rinnegato Cahir. A ognuno, anziché relegarli nello stereotipo, Sapkowski concede largo spazio, cercando d'inserirvi nuovi tic, nuovi tratti di personalità. Aiuta, in tal senso la mole enorme di dialoghi, fedelmente rispecchiata nei videogiochi. Tutti parlano, discutono, si lanciano in monologhi e imprecazioni contro la “cattiva” natura umana. Dalla critica degli outsider di Sapkowski non sfugge nessuno: a finire accusati piombano tutti, dalla nobiltà, al clero, ai mostri, agli elfi terroristi, ai druidi persino, in una delle scene a mio parere forse tra le più intense del libro.

venerdì 21 marzo 2014

Il battesimo del fuoco, di Andrzej Sapkowski - Finalmente il seguito!


In Italia, il nome di Sapkowski è indissolubilmente legato al successo del primo videogioco polacco di ruolo, The Witcher, che riprendeva e approfondiva una delle tante storie di questo cacciatore di mostri, il Witcher, appunto, Geralt di Rivia. La traduzione dal polacco è partita con il Guardiano degli Innocenti nell'ormai lontano 2010, proseguendo con la Spada del Destino, che raccoglieva forse i suoi migliori racconti per inaugurare poi una serie di lungo respiro, che inserisce Geralt di Rivia in un contesto socio-politico che porta a domandarsi se il mostro sia il Drago o il Politico.
La risposa è ovviamente scontata.

Il battesimo del fuoco
Ne Il tempo della Guerra, Geralt aveva fallito: Ciri, ragazzina dai grandi poteri magici cardine di una profezia elfica e ultima erede del trono di Cintra è scomparsa, dispersa a Nilfgaard, mentre l'imperatore di questo regno del male usa una bambina fantoccio per affermare la supremazia.
Geralt, profondamente mutilato dallo scontro sanguinoso a Thanedd, guarisce le sue ferite nel bosco delle driadi, Brokilon. Continui incubi che attentano alla vita di Ciri gli impediscono di darsi pace, fino a quando, zoppicante e aiutato da Milva, un'arciera umana allevata dalle driadi, Dandelion Ranuncolo e altri pittoreschi personaggi, decide che è tempo di una missione di salvataggio.

Sotto molti aspetti Il battesimo del fuoco è un balzo in avanti, rispetto al Tempo della Guerra, che nonostante fosse una piacevole lettura, decisamente in alcuni tratti arrancava. 
In primo luogo, Nilfgaard, potenza che Sapkowski stesso ha definito nazistoide, muove all'assalto dei divisi regni del nord. Il viaggio di Geralt verso Ciri diventa pertanto un'avventura in una terra di nessuno flagellata da eserciti in conflitto.
Il clima di fragilità, violenza e disordine è reso efficacemente, anzi; domina la storia. Scorribande, conflitti occasionali e saccheggi sono un'utile trovata narrativa che mantengono il romanzo sempre sul filo del rasoio. Non c'è svolgimento lineare e dietro ogni angolo, ogni voltare di pagina c'è l'ombra di un combattimento. 
Il tasso di azione, di eventi casuali, aumenta.

"Erano diretti a est, tra il fuoco e il fumo, tra la pioggerella e la nebbia, e davanti ai loro occhi si dispiegava l'arazzo della guerra. Quadri.
Il quadro dell'asta di un pozzo che sporgeva come un grosso frego nero tra le rovine di un villaggio incendiato. All'asta era appeso un cadavere nudo. A testa in giù. Il sangue uscito dall'inguine e dal ventre massacrati gli era colato sul petto e sul viso, e ormai rappreso, gli pendeva dai capelli come tanti ghiaccioli. Sulla schiena del cadavere si vedeva la runa ard. Tracciata con un coltello.
<< Un an'givare >>, disse Milva allontanando i capelli bagnati dalla nuca. << Gli Scoiattoli sono passati di qui. >>
<< Che cosa significa an'givare? >>
<< Delatore. >> "


lunedì 24 giugno 2013

Considerazioni Post E3: The witcher

The Witcher 3 (Pc- Xbox One- Ps4)


The Witcher 3- Wild Hunt - Trailer Gameplay E3

Nella sequenza di gameplay finora esibita, il nuovo titolo si presenta ruggente e pronto, una mostruosità Open World, che gli sviluppatori affermano più grande dell'ultimo Skyrim, e con una profondità di scelte e dialoghi che farebbero invidia alla Bioware.

Nella presentazione a porte chiuse, le redazioni che seguono riportano l'investigazione dello strigo in un pacifico villaggio di contadini. Pacifico per modo di dire, perchè ovviamente i contadini hanno parecchio da lamentare: una nuova mostruosità della foresta tormenta i brutti paesani, che raccolti cospicui risparmi, incaricano lo strigo di eliminare la minaccia. Non è che una delle tantissime sidequest senz'influsso sulla trama principale, opzionale, dunque; ma dai resoconti offerti c'è davvero tanta roba.

venerdì 7 giugno 2013

L'E3 e la barba di Geralt

Si avvicina l'E3.

Ogni volta, mi chiedo: sarà l'E3 giusto?
Finalmente avremo una svolta paragonabile al'alba d'oro del pc gaming, finalmente verrà presentato Il videogioco, che rivoluzionerà i canoni, che spingerà l'asticella della qualità di chilometri avanti, che porterà il videogioco a diventare mezzo maturo come il cinema... E invece puntualmente l'attesa viene smentita, si gioca  (sic) sul sicuro, sui sequel, su un'offerta tanto prevedibile quanto antiquata, povera e anoressica come le minestrine che offrono i frati nella mia zona...

Non si vuole rischiare. E' comprensibile. Ma io ci spero comunque.

mercoledì 20 febbraio 2013

Il tempo della guerra di Sapkowski, perplessità sullo stile.


E' un'abitudine piuttosto consolidata di una casa editrice iniziare a tradurre i primi volumi di una saga per poi interrompersi, forse perchè le vendite non supportano ulteriori sforzi in questo senso, forse perchè l'editore ha tirato un d20, e il risultato non gli piaceva.



Tuttavia, esistono eccezioni meritevoli.
Per quanto lentamente, la casa editrice Nord sta infatti traducendo ormai da anni la saga polacca di Sapkowski, un libro all'anno. Di questo passo sarò laureato&disoccupato in tempo per la fine della saga, se si prosegue a simil passo di bradipo; al contempo meglio non lamentarsi, che la saga è presente nei diversi volumi solo in polacco, quel genere di lingua che temo facile quanto l'ebraico biblico, o l'aramaico antico.


Il polacco gioca un ruolo chiave in questa riflessione, perché in un certo senso è l'assicurazione, la chiave che protegge il lavoro della traduttrice. Non si può infatti negare che con qualsiasi altro libro fantasy avremmo potuto ricorrere con una certa facilità all'originale in inglese; ed essendo l'anglosassone ormai l'esperanto del mondo occidentale, non sarebbe risultato difficile verificare se la sciatteria nello stile sia mea culpa di traduttori lazzaroni, o scrittori altrettanto pigri.
Ma Sapkowski! Sapkowski rimane un mistero. Conosco una ragazza nella scuola traduttori che studia il polacco, ma mi ha confessato che per i non madrelingua può risultare ostico all'inverosimile, con punti di contatto con il russo, ma per certi versi ancora più complicato. ( E i lamenti staliniani d'altri conoscenti della scuola traduttori in questo senso non fanno sperare bene...)

E dunque, nessuna speranza di verificare artigianalmente quanto sia colpa della traduttrice o quanto sia colpa di Sapkowski. Perché sulla versione italiana non si può transigere nell'accusa: lo stile polacco è sciatto all'inverosimile. Eppure, in terra madre è considerato un modello di prosa tanto fluida quanto elegante. Che a leggere, ancora una volta vieni assalito dal dubbio: è sciatto lui o è infelice la traduzione? 
Un bel grattacapo.