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martedì 31 ottobre 2017

"La strada senza ritorno": Sapkowski in salsa horror, tra gatti e maledizioni


Andrzej Sapkowski è un autentico paradosso. 
No, let me explain: Sapkowski è di per sé un normale scrittore dell'Europa dell'Est, più a suo agio con la narrativa breve che con la forma del “romanzo”, il cui successo in madrepatria dal 1990 è stato reso possibile dalla fortunata sequenza di diverse storie, dal protagonista lo strigo Geralt, in un'ambientazione tardo medievale grimdark e satirica verso i canoni del fantasy classico. 
Sapkowski non è certo un genio, ma è uno scrittore talentuoso, che sebbene disprezzi il carattere “letterario” dei suoi romanzi, gioca con le parole, usa citazioni raffinate, non esita a rivolgersi (anche) a un pubblico colto. Tuttavia, il successo dello strigo/witcher in Polonia appare collocabile negli anni tra il 1995 e gli inizi del '2000. In altre parole, Sapkowski era a suo agio con il genere fantasy (quasi) vent'anni fa e da quel momento in poi si è mosso in altre direzioni letterarie: il romanzo sulla guerra russo-afghana, “Viper” (2009) e la trilogia Hussita, “Narrenturm” (2002). Oltre a ciò, almeno stando alle Wiki italiane, inglesi e polacche, si è dedicato nuovamente alla forma breve, con l'eccezione commerciale del romanzo “La Stagione delle Tempeste” (2013), che devo ancora recuperare.

lunedì 4 gennaio 2016

La Signora del Lago di Andrzej Sapkowski, o come il Fantasy nell'Est Europa lo sanno scrivere


La Torre della Rondine si concludeva con l'autentica protagonista della saga, Ciri, la Fiamma di Cintra, in fuga dal cacciatore Leo Bonhart attraverso il portale di Tor Zirael. Un elfo intento a suonare un'allegra melodia accoglieva infatti una stranita Ciri all'arrivo, ingannando il lettore con la speranza che la sfortunata striga avesse incontrato un amico.
Se fossimo nel mondo di Tolkien, sarebbe probabilmente così, ma vivendo nel mondo di Sapkowski, Ciri scopre presto che la società di elfi che vive al di là del portale desidera solo tenerla prigioniera per avere da lei un figlio e permettere a questa razza di salvarsi dal non-luogo in cui sono esiliati. Più simili ad alieni che agli elfi tolkeniani, chiamano Ciri La Signora del Lago, e lasciano a intendere che non se ne andrà mai via di lì, se non incinta. Un suo figlio magico è l'unico lasciapassare permesso. Ma grazie alla magia instabile del mondo in cui è arrivata, Ciri progetta presto una fuga per suo conto...

Con l'arciera Milva, la prosperosa Angouleme, il rinnegato Cahir e il vampiro Regis, Geralt ormai dispone di una vera Compagnia Brancaleone, che nell'accompagnarlo alla ricerca di Ciri giunge al regno di Toussaint. Tanto piccolo quanto ignorato da tutti, Toussaint ricorda una provincia francese stereotipata, dove cavalieri erranti cacciano mostri tra filari di vigneti e dove ogni parola sembra richiedere perifrasi e cerimoniale normalmente sufficiente per un'incoronazione.
Stanco, malato e bloccato sia dall'inverno che dall'indecisione, Geralt decide di restare per un po' a Toussaint, ma come con La Signora del Lago di Ciri, è in realtà una prigionia dorata...

Intanto, la guerra espansionistica di Nilfgaard raggiunge il suo parossismo, mentre ogni genere di uomo, nano, elfo, mezzuomo e mercenario si getta nella mischia. 
Temeria e Redania adunano le loro forze, L'Imperatore si prepara allo scontro decisivo: per il popolino stesso questa sarà la guerra che terminerà tutte le guerre. Illusione sia storica che fantasy...

In occasione del Lucca Comics&Games del 2015 ho guardato molte interviste a Sapkowski, dove il baffuto polacco raccontava la genesi del suo personaggio, Geralt, dall'idea di una soluzione capitalista a come risolvere il vecchio problema delle fiabe: uccidere il mostro, orco o drago che sia. La soluzione realistica sarebbe stata, punzecchiava, pagare un professionistaCioè, uno witcher, uno strigo, un cacciatore di taglie a livello due punto zero. Geralt, appunto.
Inoltre, dopo quest'aneddoto, Sapkowski chiariva sempre come de La Signora del Lago non ricordasse assolutamente nulla. Non ricordava nulla della trama, dei personaggi, del tema. Certo, aveva ben presente il mondo di Geralt e si mostrava felice delle royalties garantite dalle vendite e dai videogiochi, ma chiariva bene come Geralt fosse una sua creazione del passato. In effetti, è innegabile: La Signora del Lago fu pubblicato appena nel 1999 e solo ora, nel 2015, possiamo leggerlo in italiano. Dopotutto, non dovremmo nemmeno lamentarci; la nostra editoria, assieme a quella spagnola è l'unica in assoluto ad aver tradotto il Maestro. Gli inglesi devono accontentarsi di una traduzione – piuttosto mediocre – delle raccolte di novelle. Possiamo andarne giustamente orgogliosi, per una volta. Probabilmente, nell'asfittico panorama delle grandi case editrici, l'epopea di Sapkowski è tra le poche davvero meritevoli di lettura, scogli di sangue e spade nel mare di Young Adult. Tuttavia, resta pur sempre il fatto che il libro che in questo momento tengo in mano fu pubblicato appena nel 1999 e bisognerebbe anche contestualizzarlo in quegli anni. In tal senso, le lamentele di già visto, o certi piagnucolii che parlano di ingenuità narrativa non dovrebbero davvero avere luogo.