Visualizzazione post con etichetta Dungeons&Dragons. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Dungeons&Dragons. Mostra tutti i post

martedì 24 aprile 2018

Dungeons & Dragons non è mai esistito


Quando andavo alla scuola media, rimasi affascinato, nella sezione adulti della biblioteca popolare di Trieste, da una lunga fila di manuali riccamente illustrati e rilegati, ciascuno del peso di un dizionario di latino: si trattava dell'edizione del '2000 di Dungeons&Dragons 3.5, Wizards of the Coast
Una serie di titoli enigmatici: Manuale del Giocatore, Manuale dei Mostri, Guida del Dungeon Master.
Mi sono spesso chiesto quale utente della biblioteca abbia approfittato del sistema di richiesta dei libri per ordinare questi giochi di ruolo, oltre a D&D, un'estesa linea di volumi di vampiri e licantropi della White Wolf, “Mondo di tenebra”. 
Li presi a prestito – nonostante la disapprovazione della bibliotecaria – e ci trascorsi un interessante fine settimana. 
Avevo forse dodici? Tredici anni?
L'odore della carta, le illustrazioni, il layout con la pergamena in trasparenza... una quantità di particolari al limite dell'autismo, che tuttavia non detraeva dall'incomprensibilità delle regole.
Letteralmente non capivo come si giocava. 
Avevo afferrato il concetto: master come arbitro, manuale per i giocatori, mostri da cui attingere per i dungeon. Le meccaniche tuttavia erano confuse, si saltava da un argomento all'altro, non si capiva da dove iniziare. Dal semplice manuale non c'era una guida passo per passo, ma una sorta di confusa enciclopedia. Nello stesso periodo giocavo a Warhammer Fantasy VI edizione, ero abituato a tabelle, schemi, liste, punteggi... eppure questi manuali mi suonavano astrusi quanto il peggiore problema di matematica. 
Anni dopo, alle Superiori, giocai a D&D, anche se non sono mai stato un “vero” giocatore di ruolo, preferendo sempre i wargames con miniature, sebbene abbia sempre conservato del ruolo il nocciolo della storia e del background. 

martedì 31 ottobre 2017

"La strada senza ritorno": Sapkowski in salsa horror, tra gatti e maledizioni


Andrzej Sapkowski è un autentico paradosso. 
No, let me explain: Sapkowski è di per sé un normale scrittore dell'Europa dell'Est, più a suo agio con la narrativa breve che con la forma del “romanzo”, il cui successo in madrepatria dal 1990 è stato reso possibile dalla fortunata sequenza di diverse storie, dal protagonista lo strigo Geralt, in un'ambientazione tardo medievale grimdark e satirica verso i canoni del fantasy classico. 
Sapkowski non è certo un genio, ma è uno scrittore talentuoso, che sebbene disprezzi il carattere “letterario” dei suoi romanzi, gioca con le parole, usa citazioni raffinate, non esita a rivolgersi (anche) a un pubblico colto. Tuttavia, il successo dello strigo/witcher in Polonia appare collocabile negli anni tra il 1995 e gli inizi del '2000. In altre parole, Sapkowski era a suo agio con il genere fantasy (quasi) vent'anni fa e da quel momento in poi si è mosso in altre direzioni letterarie: il romanzo sulla guerra russo-afghana, “Viper” (2009) e la trilogia Hussita, “Narrenturm” (2002). Oltre a ciò, almeno stando alle Wiki italiane, inglesi e polacche, si è dedicato nuovamente alla forma breve, con l'eccezione commerciale del romanzo “La Stagione delle Tempeste” (2013), che devo ancora recuperare.

venerdì 13 novembre 2015

Satanismo e Dungeons&Dragons negli anni Ottanta


Mi piace pensare che, come nel mondo “reale” (espressione che odio) esistono le rigatterie, in modo speculare nel mondo “digitale” (espressione che odio) esistano negozietti e blog che svolgono un'identica funzione: raccogliere ciarpame e paccottiglia, infiocchettarla e metterla in bella mostra.
E come dalle mie parti c'è un variegato insieme di turisti sperduti, cultori di anticaglie e barboni, così su Internet c'è un vasto seguito di gente a cui piace leggere e sfogliare vecchie pubblicità, vecchi reportage, vecchie cose di vecchi tempi.

2 Warps from Neptune è un buon esempio di questo genere di rigatterie virtuali. 
Il blogger concentra le sue collezioni sul trovare ritagli di giornale, vecchie pubblicità e anticaglie plasticose dagli anni settanta in poi, esplorando nel particolare i primordi dei giochi di ruolo e dei giochi da tavolo “moderni”. Vera archeologia nerd.

Qualche settimana fa ha postato uno dei suoi “ritagli” migliori, a mio parere: ovvero un articolo sul fenomeno del gioco di ruolo Dungeons&Dragons e del suo nefasto, satanico e pernicioso influsso sulla prode gioventù. L'isterismo verso D&d negli anni ottanta è documentato da numerosi studi e articoli, basta che svolgiate un paio di ricerche su Google e molti, sia appassionati che professionisti hanno analizzato il fenomeno. Negli anni ottanta le prediche degli evangelici, alcuni servizi(etti) televisivi e la generale demenza della borghesia reaganiana avevano convinto ampie fette della popolazione che esisteva un sottobosco di sette sataniche che predavano i bambini e li convertivano ad adorare il capro dai mille cuccioli attraverso subdoli intrattenimenti come la musica metal, i giochi da tavolo, i (primi) giochi di miniature, i cabinati, D&d, le università laiche, l'uscire la sera, l'uscire il pomeriggio, l'uscire il mattino, D&d, D&d, D&d... Ho già nominato D&d?
Se non altro quest'autentica mania collettiva ha generato alcuni studi di psicologia molto interessanti e ha raffinato parzialmente alcune tecniche di interrogatorio e investigazione, nello specifico il plagio e il ricordo di eventi passati (e la modifica degli stessi dietro pressioni esterne: per cui una banale sessione di gioco di ruolo diventa qualcosa di molto più sinistro se ti ritrovi a doverla ricordare davanti a un paravento di giudici, poliziotti e inquisitori vari...)
La crisi della gioventù cui si accenna nell'articolo e che trova un comodo capro (demonico?) espiatorio in D&d in realtà era riconducibile a molte cause, da problemi famigliari, all'assoluto vuoto sia di valori che storia che ideali degli Stati Uniti degli anni ottanta, all'opprimente fanatismo religioso di molte famiglie, alla banale presenza di armi da fuoco disperse per la casa come croccantini del gatto (aspetto che nell'analisi non è minimamente considerato, va da sé...)

An introduction to Tolkien - or an invitation to sacrilege? LOL!