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lunedì 4 luglio 2016

Il mito di una nazione colpevole


Il canale della BBC, in occasione del centenario, aveva offerto un gran numero di approfondimenti sulla prima guerra mondiale, non ultime sulle cause concomitanti al conflitto.
Nonostante l'apparente onestà di mostrare sia l'opinione tradizionale che “revisionista”, l'accusa in fondo restava la stessa: era stata la Germania l'unica responsabile, l'unica miccia a innescare il conflitto, seguita a ruota dall'Austria-Ungheria.
Gli imperi centrali avevano istigato una politica aggressiva e guerrafondaia, di contro al pacifismo inglese e americano. Un'opinione “morbida” e ragionata, com'era logico aspettarsi dalla BBC, ma pur sempre un'opinione che addossava il peso del conflitto agli Stati maggiori tedeschi.
La storiografia inglese ha sempre amato ritrarsi come una nazione aggredita dal tedesco invasore, costretta suo malgrado a una lotta impari contro un nemico bestiale e incivile. Se questa bella favola la si può raccontare a proposito della Seconda guerra mondiale, la Prima è un'altra faccenda e i puri fatti storici remano contro la sola idea che Inghilterra, Francia e Russia volessero evitare il conflitto.
Vi sono certo responsabilità e atrocità da parte degli imperi centrali anche nella Prima guerra mondiale, come nella politica a tratti eccentrica del Kaiser. Volere però ascrivere il conflitto alla sola volontà di distruzione dell'Imperatore appare ridicolo e non si discosta un granché dalla propaganda tra il '10 e il '20 nel mondo anglosassone.
La prepotenza in campo coloniale dei britannici, le atrocità dei pogrom, della polizia segreta e del falso dei Protocolli di Sion nella Russia zarista, il revanscismo malato della Francia... un colpo di spugna e tutto sparisce da un orizzonte ideologico che pretende una Germania aggressiva versus un'Inghilterra inerme.
Si potrebbe in effetti argomentare come la Germania proposta dai manifesti e dalla propaganda inglese sia successivamente servita come modello positivo per il Reich di Hitler.
La storia è ricca di profezie che si auto avverano, quando un nemico “inventato” (the hun, in questo caso) diventa improvvisamente fin troppo reale.
Dopotutto, non erano i manifesti inglesi esplicite citazioni dei manifesti antisemiti di fine '800? 
Il tedesco/ebreo scimmione, la vittima ariana/bianca, il tedesco/ebreo maiale ecc ecc 
Con la Germania di Hitler è questo genere d'immaginario in origine anglosassone che ritorna all'ovile e viene sfruttato per la creazione del Reich millenario.
Con l'eccezione che a differenza del '17 e del '18, l'Inghilterra cominciava a mancare il jingoismo e la voglia di muover guerra che possedeva nel secolo precedente...
Un'altra costante storica, accanto alla profezia: la reazione sbagliata nel momento giusto e la reazione giusta nel momento sbagliato. Nel '14, quando nessuno conosceva la vastità del conflitto che si stava per scatenare, nessun stato pensò di reagire con un'attività diplomatica seria. Nel '30, quand'era chiaro che la diplomazia non sarebbe servita e che fosse necessaria un'azione di forza, Chamberlain scelse la via diplomatica prima negletta.
Un'ammirevole dimostrazione di come sbagliare tempo di bollitura e infusione, e questo da un popolo che di te e tempistica dovrebbe in teoria saperne...


lunedì 7 marzo 2016

J. R. R. Tolkien: Autore del secolo, di Tom Shippey.


Difendere Tolkien vuol spesso significare difendere il Medioevo: i critici favorevoli all'autore anglosassone se non percorrono il viottolo spicciolo dell'interpretazione cattolica, preferiscono il rurale, la campagna, quel medioevo certo così violento, eppure così incontaminato.
In realtà, è Tolkien stesso a specificare nel Signore degli Anelli il suo amore per gli oggetti creati dall'uomo, per le invenzioni belle, ma ingegnose, per l'artigianato così come per l'industria.
Gli anelli magici, che siano elfici, dei nani o degli uomini sono in primo luogo tecnologie, manufatti di artigianato che vengono creati e forgiati grazie all'abilità di un artista inventore, quale Celebrimbor.
In occasione del compleanno di Bilbo, i giocattoli dei nani sono considerati “meravigliosi”, al punto che i giovani hobbit “scordavano di mangiare”, perché sono oggetti di natura meccanica. Come chiaramente spiega il narratore onnisciente, la grande capacità ingegneristica dei nani permette giocattoli semoventi, parzialmente automatizzati.
Saruman, in tal senso, non è cattivo perchè usa la tecnologia; al contrario, perchè la usa eccessivamente, sfruttandola all'esagerazione, pervertendola allo solo scopo militarista.
E' l'(ab)uso della tecnica, l'incriminato per Tolkien.
Tom Shippey, in J. R. R. Tolkien autore del secolo (XX, si intende...) argomenta in modo magistrale questo punto:
La prima interpretazione è sicuramente l'ingegnosità meccanica, un artigianato che si trasforma in abilità ingegneristica. Barbalbero dice di Saruman che ha “un cervello fatto di metallo e ingranaggi”: i suoi orchi impiegano una specie di polvere da sparo al Fosso di Helm; e in seguito usa contro gli Ent qualcosa di molto simile al napalm, forse (secondo le memorie belliche di Tolkien) un Flammenwerfer. Dal punto di vista etico tutto questo potrebbe rimanere neutro, e Tolkien ha sempre avuto nella sua vita una forte simpatia per i comportamenti creativi (si pensi alla forgiatura dei Silmaril e “l'amore per le cose belle costruite dalla mano e dall'ingegnosità e dalla magia”, il “desiderio dei cuori dei nani” che Bilbo comprende per un istante ne Lo Hobbit).

venerdì 5 febbraio 2016

Apologia della guerra di trincea


La prima guerra mondiale è stato l'unico conflitto dove la fanteria ha combattuto nelle trincee. Dal momento della nascita del carro armato, la fata turchina degli armamenti ha deciso che le trincee non sarebbero mai state più usate e che la guerra sarebbe diventata mobile. La seconda guerra mondiale è infatti caratterizzata dall'assenza delle trincee. La guerra di trincea sul fronte orientale, il Vallo Atlantico, la linea Sigfrido, la guerra di trincea nelle città sotto assedio, dalla Francia, al Belgio, alla Germania. La corsa alla capitale, Berlino. Sebastopoli. Stalingrado. Varsavia. In ciascuna di queste occasioni, così come in Africa e sul fronte giapponese a Iwo Jima, le trincee e la guerra di logoramento hanno svolto un ruolo tutt'altro che “marginale”.
Le trincee non sono nemmeno nate con la Prima Guerra Mondiale.
Negli assedi dal XVII al XVIII secolo, così come nelle battaglie campali dove gli elementi naturali lo permettevano, trincerarsi era la tattica tradizionale. Nell'epoca post napoleonica, l'assedio sanguinoso e interminabile a Sebastopoli (1) è stata senza alcun dubbio guerra di trincea. La guerra di Crimea risulta, per l'uso delle tecnologie e per l'attrito evidente tra tattiche tradizionali e nuove tecnologie, una chiara antesignana della prima guerra mondiale.
La guerra civile americana è una successione di assedii e battaglie campali dove sia i nordisti che i sudisti si trincerano. L'artiglieria ha talmente progredito dall'era napoleonica che assaltare in massa risulta una tattica suicida.
La guerra russo-giapponese del 1905, l'ennesimo esempio di guerra di trincea. La dottrina occidentale dell'elan, applicata dai giapponesi, si infrange sul filo spinato, sulle mitragliatrici e sulle trincee russe di Port Arthur.

(1914)