Gioco molto delicato, Child of Light.
Una volta dal rigattiere ho maneggiato un servizio di tè in
porcellana antica che molto probabilmente era l'unico pezzo di reale valore
del negozio, tantè che quando il mio amico ha chiesto il prezzo, ha
ricevuto uno "snort" sdegnato dal possessore che
sembrava uscito da un fumetto. Quella porcellana era terribilmente
delicata e solo un sussulto l'avrebbe infranta al suolo in tanti,
piccoli pezzi. Eppure, era delicata anche nel senso più puccioso del
termine; trasmetteva un'impressione di delicatezza (appunto!)
adorabile. Una certa uguale impressione la si riceve giocando Child
of Light, che in ogni dettaglio, dall'apertura iniziale
all'acquerellato dell'ambientazione, ai dialoghi in strofe in rima baciata manda quest'inconsueta sensazione d'un fiaba raccontata a letto.
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| Il mio personaggio preferito: un topino mercantilista |
Se l'incipit ci segue ancora impacciati
in un mondo bidimensionale denso di pericoli, procedendo l'avventura
velocemente si alleggerisce sul versante ludico. Nelle fasi iniziali
ancora non possediamo il potere del volo, che risulta fondamentale
nell'esplorazione dei fondali attentamente dipinti. Il combattimento,
invece, è nella tradizione degli Jrpg; duro all'inizio quando ancora
non si padroneggia a fondo, tende a risultare ripetitivo sul lungo
periodo. Graficamente, è stupendo: dalle animazioni che nonostante
non siano legnose mantengono un “qualcosa” delle figurine di
carta, ritagliate con carta e penna e mosse da un bambino, alla
stessa disposizione sui doppi lati dell'arena delle forze che si
fronteggiano, in un modo artefatto che ricorda molto la finzione
teatrale. Child of Light o in generale gli Jrpg come nuove Opere
teatrali? C'è sicuramente qualcosa, nello stile volutamente
enfatico. Un frammento di un'intervista a Rock Paper Shotgun
(tradotto) trasmette quest'impressione:
Una delle battaglie venne ispirata dalla scena di un'Opera – le luci, la nebbia e quel genere di cosa. L'Opera lirica era un'altra delle cose che avevamo in mente (...)
Penso che ci sia qualcosa della lirica, per me, nelle battaglie. Sono teatrali. Gli Jrpg sono teatrali, perché tutti i personaggi sono da una parte. Quando inizia una battaglia, sembra di essere su un palcoscenico. Non è come in un rpg strategico. Lì i personaggi cambiano posto, e passano da una posizione all'altro. Stavo dicendo, mi piacerebbe avere una battaglia alla Cirque de Soleil, uno scontro teatrale che si senta sia viscerale che teatrale.









