E' la terza volta che mi
reco al Lucca Comics and Games, e per la terza volta constato la mia
disorganizzazione. Lo scorso anno riuscii ad azzeccare l'albergo, un
B&b che per quanto lontano dalla stazione offriva una colazione
continentale piuttosto sostanziosa. Il treno di ritorno tuttavia, tra
cancellazioni e ritardi, diventò un incubo su rotaia che stento a
dimenticare.
Quest'anno, sia il viaggio
di andata che di ritorno, è filato liscio e tranquillo, ma è stato
il B&b a fregarmi. Col senno di poi io e il mio pard
avremmo dovuto controllare con maggiore attenzione, ma eravamo a
inizio settembre, i tempi stringevano e avevamo controllato già
altri 5 B&b a Pisa con l'usuale risposta: “tutto prenotato”. L'alternativa sarebbe stata il Victoria Hotel, una magnificenza per
rampanti inglesi colonialisti che tuttavia a 500 euro a notte era
piuttosto lontano dal mio budget di (pseudo)guida turistica... E
infatti il B&b scelto si è rivelato un totale bidone; dalla
colazione magicamente trasformata in buoni pasto all'osteria di
fronte, allo scaldabagno difettoso, al giardino in realtà garage e
“locale pompe”.
Se non altro il calore (umano e letterale)
della gente del luogo ha evitato brutte ripercussioni.
Ho verificato amaramente ancora una volta la differenza di modi e atteggiamenti che
passa tra Pisa-Lucca e Trieste. Molti non hanno coraggio di dirlo, ma
la verità è che non c'è confronto tra un barista triestino e un
toscano. Il primo ti accoglierà in malo modo urlando un “Coss'ha
lavvoll!!” nel momento stesso in cui lo saluti, il secondo ti
accoglierà con una gentilezza di modi che ti pare sospetta, fino a
quando non realizzi che è la normale cortesia del mondo di fuori.
E'
per questo non sono sinceramente riuscito ad arrabbiarmi col gestore
dell'albergo per il trattamento ricevuto: alla fine quant'ho lo perso
in comodità l'ho recuperato in educazione.
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| Il vostro magnifico blogger a destra, presso una delle sue località di villeggiatura preferite. |
Ma passiamo al Lucca
Comics.
Quest'edizione – 2014
quasi 21 anni! – è trascorsa magnificamente.
Il tempo era
perfetto, caldo senza risultare lezioso, l'organizzazione buona.
Non
ha funzionato molto bene l'impianto delle biglietterie, che per
quanto allargate non hanno visto reali miglioramenti dall'altro anno.
Decisamente superlativo invece il sistema del Japan Town – il 31
era visitabile in piena tranquillità e gli stand erano (quasi)
vivibili. Abbattere il vecchio Japan Palace è stata una decisione
rinviata con troppo ritardo; quel luogo per quanto affascinante era
ormai diventato ingestibile. La nuova area del parco, fatta eccezione
per il blasfemo padiglione San Francesco Japan, mi sembrava
contenere bene i visitatori e offrire un'ottima cornice di verde e
fontane. Di una tranquillità zen nonostante la folla, è stato un
momento di respiro più che benvenuto.
Degli stand che ho
visitato, l'accoglienza presso la
Bookmaker Comics è stata
particolarmente calorosa. Tra una chiacchierata e l'altra sono
rimasto stupito dalla qualità dei disegni dell'ottima mano di
Stefano Cardoselli, che silenzioso e vagamente minaccioso ha
firmato i miei due albi mentre chiacchieravo col responsabile sul
futuro del mitico Heavy Metal
Magazine
. I due fumetti che ho preso –
Silence of God e
Who Will save the World? – meritano senza dubbio una recensione
perché volutamente, caparbiamente lontani dal minimalismo indie che
piace tanto alla Bao Publishing.
Sono invece
disegni sanguigni e
violenti, dai tratti esagerati e schizzati. Roba per donnuomini duri.
Presso lo stand della
Comma 22 ho afferrato una copia di Alice In Sunderland, di Bryan
Talbot, edizione tradotta.
Di solito odio le cascate di aggettivi ma
lasciatemelo esclamare: stupendo, stupendo, stupendo! L'intreccio di
Alice, Sunderland e storia vittoriana confluisce in una sceneggiatura
volutamente anarchica, dove alla bellezza delle tavole non viene
disgiunta la bellezza delle parole. Talbot si autoritrae, l'intero
volume può venir letto come un'opera teatrale trasposta in fumetto e
ci sono tanti di quei capovolgimenti e arricciamenti nella struttura
narrativa che viene il mal di testa.
Meta-fumetto pantagruelico e ambizioso. Talbot non delude mai!
Piccola delusione che lo
stand della Comma 22 fosse letteralmente circondato dalla marea
bovina dei webcomics e sopratutto della Bao Publishing, che
ovviamente arraffava ogni possibile cliente.
Continuerò tenacemente a
supportarli, e al diavolo invece Drizzit, ormai interminabile via di
mezzo tra Telenovelas, fan fiction e strizzate d'occhio a nerd
porcelli (l'offesa è voluta).
Dei grandi rimpianti
annovero sopratutto i segnalibri di
Vaporteppa, che già il 31 erano
attorniati da folle di clienti. Avrei volentieri comprato “
Che Vita di Mecha” visto il blurb del Duca di Baionette, ma ho preferito non
spintonare. Un'altra perdita ingente è stata mancare
Kingsport
Festival, l'ottimo gioco da tavolo di cui avevo scritto diverse
riflessioni prima della sua uscita. Sabato il padiglione dei giochi
era sul filo dell'ingestibile, nonostante la
gentilezza di tutti,
clienti e negozianti.
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| Il Commissario Politico! :D |
Spostandoci ai giochi da
tavolo, un'affannata (e a tratti frenetica) spiegazione di Dungeon
Storming mi hanno condotto a comprare le due scatole del gioco. E' un
dungeone volutamente vecchio stile, dalle meccaniche stupide ma
divertenti. Usi miniature in 15 mm deliziose, che ricordano gli
albori della Games Workshop a fine anni 70'. Mi ha ricordato Diablo
perché essenzialmente per levellare devi raccogliere un sacco di
Loot, uscire dal labirinto, potenziarti e tornare nel dungeon, dove i
mostri saranno tornati a respawnare. Ne riparleremo, perché sembra
approderà sul crowdfunding, dopo il positivissimo risultato a
Lucca...