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venerdì 15 settembre 2017

Lo scrittore nerd deve sparire


Il termine “nerd” non è un concetto filosofico, non è una parola scientifica che denomina una precisa classe di oggetti, non è il prodotto di uno studio di sociologia weberiana. 
Nerd è semplicemente un appellativo che ci si lancia a vicenda, una rete acchiappa-definizioni, un pallone da spiaggia che si calcia malevoli, colpendo il malcapitato di turno. Chiunque definisce nerd chi vuole: è letteralmente impossibile dare una definizione precisa. 
Nerd può essere (era, oggigiorno?) l'appassionato di computer. O il programmatore vero e proprio. O l'appassionato di videogiochi. O il pirata informatico (esistono ancora?). Ma nerd è anche il giocatore di ruolo. Di giochi da tavolo. Di giochi di miniature. Il neckbeard che assembla modellini. 
Nerd è anche l'appassionato di cultura pop. Di fumetti. Di film di supereroi. Di film di genere. Di film horror. Di librigame. Di... certo, c'è un minimo comun denominatore, ma con lo sdoganamento e la conseguente popolarità della cultura di genere e pop(olare) il termine è più che mai volatile. 


lunedì 13 febbraio 2017

The Wall 2/6 (racconto)

(spazio lasciato libero perchè possiate inserire la vostra battuta liberale sui tempi odierni; io dopo il fuoco di fila degli ultimi mesi di improvvisati esperti di geopolitica mondiale su Facebook mi astengo)


The Wall 2/6 

venerdì 10 febbraio 2017

The Wall 1/6 (racconto)

Al momento sto ancora sbrogliando la sessione di esami invernale, che mi sta impegnando decisamente più del previsto. Non so se sia stata anche la vostra impressione, ma gennaio è sembrato durare un'eternità... quasi un anno intero compresso nel formato .rar di un mese.

Ho scritto il racconto in questione un anno fa, a febbraio/marzo 2016 e come promesso ve lo propongo dopo i risultati del concorso ;-)

The Wall 1/6


sabato 31 dicembre 2016

A tutto vapore verso il 2017!


Ancora un giorno e passeremo al 2017.
Con quest'ultimo articolo di dicembre volevo aggiornarvi sulle ultime novità, tecniche e meno, del blog. In primo luogo, effettuerò un restyling nei prossimi giorni. Cercherò di alleggerire la struttura delle Cronache, perchè sono il primo che la trova “pesante” da caricare sui browser. Non ho idea di come sia la situazione su Internet mobile, perchè non ho un cellulare di ultima generazione (lo so, sono un dinosauro). Dalle anteprime sul layout scompare la colonnina a destra, per cui aggiungerò probabilmente una pagina con tutti i link sotto il titolo. L'ho voluta a lungo evitare perchè visivamente “ingrassa” molto l'aspetto di un sito. Ho deciso di mettere in evidenza i nuclei argomentativi del blog, anziché la tipologia: piuttosto che “Libri”, “Tolkien”: quindi libri, di Tolkien, videogiochi su Tolkien, fumetti su Tolkien, saggistica su Tolkien... Mi sembra un modo coerente di procedere, dal carattere transmediale com'è sempre stato di Cronache Bizantine.

Se dobbiamo usare delle parole chiave, per il blog ci concentreremo sulle seguenti: Giappone (moderno e contemporaneo) – Asburgo (storia) – J. R. R. Tolkien – H. P. Lovecraft – Steampunk – Alan Moore – Horror e Fantascienza (uniche etichette “generali”).

Per chi gli fosse sfuggito, ho aperto una pagina Facebook del blog:


So che mi sto dando la proverbiale zappa sui piedi, ma mi rifiuto di consigliarla a caso a tutti gli amici indiscriminatamente o di chiedere di fare lo stesso a chi l'abbia già “piacciata”. Una pagina funziona se chi la frequenta è interessato ai suoi argomenti e attivamente li legge e li commenta: non me ne faccio nulla, assolutamente nulla di “mi piace” messi tanto per. E so che dopo averla aperta da qualche giorno, una ventina di mi piace sono pochi. A quanto pare le mie trecento visite giornaliere sul blog non è di gente che frequenta i social e non posso che rallegrarmene. O forse sono solo visite casuali. Chissene. Ho aperto questo blog perchè adoro scrivere, non per generare “massa” o perseguire fama. 
I blog, per chi vuole scrivere qualcosa di più di un paio di frasi polemiche sui social, gli offrono ancora uno spazio in cui non c'è attesa, tra la scrittura e il tasto “pubblicare”: scrivi – aggiungi le immagini – pubblichi. Nessun dio, nessun padrone, nessun intermediario: ci sei solo tu.

Come avevo fatto a dicembre 2014, ho recuperato questa vecchia immagine della rivista Heavy Metal per annunciarvi nel dettaglio cosa intendo scrivere:



Ok, non è andata come speravo. ^^

Il blog dovrebbe funzionare come supporto, come stampella per l'attività principale. Il pericolo, come mi è successo per questo 2016, è di concentrarsi solo sugli articoli del blog trascurando i progetti lunghi e impegnativi.

Quindi mi piacerebbe finire con il nuovo anno questi seguenti progetti:

– Un romanzo steampunk che sto scrivendo da un annetto. Di solito scrivo nei mesi in cui ho i corsi universitari, o è estate, poi con gli esami devo smettere e perdo l'esercizio. Riallacciare i diversi fili narrativi interrotti è stancante e sinceramente ne viene fuori qualcosa di discontinuo e mal scritto. Quando avrò qualcosa di concreto da mostrarvi, vi aggiornerò adeguatamente. Per il momento posso dire che si tratta di una storia che riutilizza l'ambientazione della Ruritania del Prigioniero di Zenda (recensione a breve), solo dalla prospettiva di una rivoluzione industriale attraverso gli occhi di una brigante e di un gruppo di operaie di un impianto tessile. E' qualcosa di genuinamente cattivo, roba cazzuta. Se vi ricordate Donne, dirigibili e brutti contadini, ne riprende alcuni aspetti. 
Vedremo, magari lo cestino e basta. Romanzo nel cass(on)etto.

– Una novella steampunk ambientata nella Trieste austroungarica. Ancora allo stadio di worldbuilding, più un'idea che qualcosa di effettivamente scritto. Volevo una storia con forti influenze slave e mitteleuropee, con protagonista un intellettuale della comunità ebrea (con i cattivi che sono sia antisemiti, è il periodo, fine '800, sia nazionalisti italiani).
Anche qui, cass(on)etto.


– Il saggio sul Signore degli Anelli ha la scaletta pronta e alcuni capitoli scritti. C'è una ventina di pagine buttate giù a gennaio 2016 che hanno bisogno di revisione, ma siamo sulla strada giusta. Come per i casi precedenti, mi basterebbe avere tempo e tranquillità. E' impossibile scrivere quando sei reduce da una giornata passata a studiare, o da nove ore di lavoro occasionale-non accessorio. 
Il cervello si rifiuta, letteralmente.

– A marzo/aprile, ammesso e non concesso che abbia le ore e la lucidità mentale per farlo, lancerò un blog di news sui giochi di miniature. Sarà bilingue, inglese e italiano, con una preferenza per il secondo. La piattaforma probabilmente sarà Wordpress, con il titolo “Battles with miniatures”. 
A differenza delle Cronache, verrà aggiornato con tanti articoli brevi, proprio come i siti di news. Dopo uno stage di giornalismo questo novembre, credo d'aver definitivamente afferrato come si gestisce un sito del genere. Ci saranno pubblicità e 10/20 articoli al giorno, del genere “X ha svelato quest'anteprima per Y, segue foto”. Gli appassionati, io compreso, cliccano tanto e volentieri su siti del genere, quindi credo possa diventare un buon sito per gli aficionados di miniature e wargaming in generale. Che io sappia esistono grandi siti italiani per i giochi da tavolo, ma nulla del genere per le battaglie con le miniature, tranne siti esclusivamente Gw come l'Astropate. Non mancheranno articoli Oldhammer, scoperte su John Blanche, rant contro i prezzi troppo alti ecc ecc
Qui non ci saranno vie di mezzo: se al termine del 2017 non avrà tante visite e le prime esclusive dalle piccole aziende (foto in anteprima, materiale da recensire, pubblicità per kickstarter), lo chiuderò e lo definirò un esperimento fallito.

In generale, ho i nervi a pezzi. Questi ultimi mesi sono stati massacranti e per il 2017 mi propongo di allentare un po' la corda con il blog: tanti articoli sì, ma se anche non sono perfetti nello stile o nella lunghezza, o nelle immagini... pace, sopravviverò.

Cercherò anche di evitare articoli di politica e di rilassare un minimo i toni.

Davvero il 2016 ha tirato fuori il peggio da persone insospettabili: mi è capitato di dover discutere sul “perchè” sia un male uccidere intere famiglie di innocenti nel tentativo di colpire un terrorista, o perchè istituire un Ministero della Verità sull'esempio orwelliano non sia un modo per fermare le fake news. Per non citare lo straordinario snobismo, classismo e schifiltudine di chi pur dichiarandosi “democratico” propone misure eugenetiche verso poveri e analfabeti solo perché votano partiti estremisti, invece che appoggiare i soliti noti che li hanno ignorati e danneggiati per decenni. La vostra bussola morale non punta più verso il bene, ma ruota impazzita: non mi interessa quale mumbo jumbo usate per giustificarvi, nel momento in cui fate calcoli utilitaristici siete persi, totalmente persi.  

Ecco, parentesi chiusa e amici come prima, vi auguro un buon Capodanno e  un buon anno nuovo.
Naif da dire, lo so, ma a volte ingenuità e goffaggine non sono un male, anzi. 

mercoledì 23 marzo 2016

Anatomia di un racconto


Ultimamente, in attesa delle istruzioni per un'antologia di racconti, mi sono impuntato a voler partecipare a un concorso di cui ho trovato il bando sulla bacheca della biblioteca universitaria.
Quel genere di concorsi letterari su temi di attualità, in questo caso frutto della collaborazione di enti sia italiani che sloveni, che croati.
E' chiaramente impossibile che vinca, per il semplice fatto che ho scelto di scrivere una storia di fantascienza e di solito in questo genere di concorsi vince sempre l'opera mainstream che parla di “cose vere”. Tuttavia, mai lamentarsi: il premio è consistente, l'argomento piuttosto libero, la partecipazione gratuita. Magari ne leggessi più spesso negli avvisi dell'Università!

Inoltre, il processo di scrittura del racconto stavolta è stato anche più fluido del solito e ne sono rimasto molto soddisfatto. Non del contenuto, o della qualità del racconto inviato, ma del modo con cui l'ho redatto, rispettando le scadenze da me imposte. Il processo ha seguito delle tappe talmente scandite da sembrare un orologio svizzero. Le riporto nel caso vi possano interessare, o nel caso ne possiate trarre consigli utili. Ci tengo a puntualizzare che ho scritto l'intero racconto controvoglia, odiandone ogni passaggio e senza la benché minima scintilla di ispirazione; eppure se confronto un passaggio di questo racconto con un altro in cui mi sentivo divinamente ispirato ne io, ne il mio paio di lettori beta riusciamo a spiegarvi la differenza. Traetene le conseguenze che volete...



martedì 4 agosto 2015

1939 (racconto)


In questo periodo sto cercando di scrivere duemila parole al giorno per completare alcuni racconti lunghi, e mettendo a posto l'hard disk sono incappato in questo racconto trash/pulp scritto un annetto fa.
L'avevo mandato a un concorso in cui se ricordo bene occorreva ambientare l'intera vicenda nella stanza di un albergo, senza sfociare le 5000 parole o giù di lì. Il titolo del racconto doveva anche essere il nome della stanza. Un'idea originale, peccato sia stata abbandonata a sé stessa...
Nel mio caso, ho barato facendo sì che il numero della stanza corrispondesse all'anno in cui la vicenda è ambientata. Mi verrebbe da definirlo un racconto pulp (nazisti, donne naziste, Brasile, magia, donne naziste...) ma questo giudizio lo lascio a voi commentatori :-D

1939


Artista Earl Norem.

Kora colse con un'occhiata la forma della stanza, un ovale foderato con lunghe, bianche strisce di legno di acero invecchiato. Il colore chiarissimo ricordava una pelle invecchiata, lasciava aperti ampi squarci di intonaco rosso.
Il garzone, ragazzo esile dal torace scosso da spasmi di tisi, rovesciò sul letto l'ampia valigia di pelle. Accennò un inchino, protrasse infine la mano per una mancia.
Kora gli chiuse la porta in faccia, girò la chiave senza guardarlo.
Si stiracchiò le braccia intirizzite dalla pioggia lì fuori, poi afferrò la valigia e la sistemò sul letto. Con due giri di chiave, fece scattare la serratura. Velluto e colletto di tre camicie, cappellino, gonna lunga, gonna corta. Spazzolino, una capsula di cianuro. Passaporto timbrato dall'Asse. Una Luger oliata, che svolse dal panno rosso. Una cassetta in piombo, venti centimetri per venti, sigillata. Infilò la chiave che teneva appesa al collo. All'interno, un'ampolla di cristallo tanto minuscola da stare nel palmo di una mano. Girò l'interruttore, accese l'abat jour. Sottili filamenti di coriandoli dorati avvolgevano un nucleo pulsante di nero ossidiana. Bollicine salivano dal basso dell'ampolla assediando il tappo fuso nella ceralacca.
“Perché no? Perché a lui? Un goccio, nient'altro.”
Imballò nuovamente l'ampolla, seppellì la valigetta metallica sotto il materasso. Controllò che la pistola fosse carica, prima d'infilarla nel secondo cassetto del comodino. Strapazzò la brochure dell'Hotel poggiata sul letto.
“Accidenti. Gestori tedeschi. Dall'Austria. Dei miei compatrioti, insomma. Emigrati in questo buco del culo chiamato Brasile.”
Masticò qualche biscotto secco preso dalla borsa.
“Per una volta, potrei rischiare un pasto pubblico. Quei due segugi stelle e strisce si saranno stancati, con questa pioggia...”
Lenzuola pulite, cuscino morbido. Sulla radio, solo cicalecci confusi.
Si addormentò alla terza sigaretta.

Freddo gelo in testa. Aprì gli occhi. Il buco nero di una rivoltella puntato alla fronte. Impugnato dal braccio nervoso di un trench imperlato di pioggia. Un odore acre di sudore, tabacco e cuoio bagnato aleggiava nell'aria.

- Che vuoi? – Domandò la donna, tentando di voltare la testa verso l'abat jour spento. Verso il comodino e il secondo cassetto.

“Una distrazione, nient'altro. E li secco in due secondi.”

- Che vogliamo piuttosto, signorina! -

Un secondo trench uscì dall'ombra, giocherellando con la fiamma di un accendino. L'uomo poggiò il cappello in feltro sul comodino, prima di sedersi sull'unica sedia dell'appartamento. Pescò un mozzicone di sigaretta dalla tasca, cominciò a masticarlo spento, prima di risputarne i resti sulla faccia di Kora.

- Agenti Pinkerton, suppongo – Sospirò la donna. - Cagnolini di pallemoscie Franklin Roosevelt -

- Supponi bene, donna. Dicci dov'è la fiala -

- La fiala di cianuro? Nella mia borsa. Con tutto il resto -

- Non quella fiala, piccola fanatica. Intendo il tesoro che avete rivenuto, l'acqua magica -

- Sei pazzo. Era una spedizione geografica, con scopi naturalistici. Nient'altro -

- Il Fuhrer ti ha mandato, stronzetta. - L'uomo estrasse una cartellina di fogli, li passò in rassegna, puntando l'indice verso continue file di cifre, di annotazioni, di timbri del Brasile.

- Avete assoldato una guida locale, venti servitori, tende e munizioni sufficienti per conquistare un impero azteco. Al ritorno, avete eliminato uno dopo l'altro guida e servitori. Li abbiamo trovati in fosse comuni scavate alla meglio, un proiettile a testa –

- Fatalità, americano. Bruti senza cervello. Muscoli al soldo. – La donna scrollò le spalle – Abbiamo sprecato un bel po' di munizioni, questo sì, che è uno spreco -

- Ma non li avete eliminati tutti, dì la verità. Non è così, forse? Ne abbiamo trovato ancora uno, delirante ma vivo -

Kora digrignò i denti e l'agente con la pistola puntata oscillò da un piede all'altro, nervoso.

- Delirante, ti ricordo. Delirante! - Soffiò la donna in un sussurro.

L'uomo si accese un secondo mozzicone, che stavolta consumò sovrappensiero.
– Ma non al punto da dimenticare quanto aveva passato – La faccia dell'agente s'illuminò di meraviglia – La fontana della giovinezza, non è così? Avete trovato la mitica fontana che tanto narrano le leggende dei conquistadores! Disseccata, ma ancora con un tenue flusso di goccioline. Che avete prontamente raccolto, fino a estinguere la sorgente alla foce. –

- Il Fuhrer desidera la vita eterna e noi assecondiamo il suo desiderio – acconsentì la donna – A ogni modo – Guardò verso l'armadio, spalancato. File di appendini erano state distrutte, calpestate. Avevano sventrato la valigia dalla manopola al fondo, insozzando il pavimento di biancheria e dentifricio. "Possibile che non abbiano ancora frugato nel materasso?" - Non avete ancora menzionato il sacerdote -

- Non... Stai mentendo, puttanella! -

- Il sacerdote azteco. Forse quell'indios subumano che avete interrogato è spirato prima che potesse raccontarvelo -

L'agente Pinkerton sollevò plateale un sopracciglio.

- Stai mentendo per salvarti la vita, non è così? -

Kora rise secca, la pistola ondeggiò sulla sua fronte bianca.

- Andiamo; pensate davvero che gli aztechi avrebbero mai lasciato qualcosa di così sacro, di così meraviglioso, incustodito? C'era un guardiano, ovviamente. Un vecchio sacerdote demente, l'ultima biascicante eredità di generazioni su generazioni corrotte nel sangue. Gli sparai in testa e il suo sangue nerastro mi sporcò le mani, scese gocciolando nella fontana. -

- Stai dicendo che in quella fiala c'è acqua e sangue? Che... –

- Sto dicendo che dovremmo prima testarla. Se come progettano i nostri scienziati agisce sulle singole cellule, è possibile che sangue vecchio e malato possa avere effetti... ecco... Indesiderati –

- Una montatura. Ci vuoi semplicemente dissuadere dal nostro obiettivo. –

- Se lo dici tu, bello. Il rischio è tutto vostro... –

L'uomo calpestò al suolo un terzo mozzicone, poi annuì all'agente silenzioso.

- D'accordo, non vuole dirci dov'è. Stupidamente prevedibile. John per favore, convinci la signorina con mezzi più... Più diretti, ecco –

L'agente silenzioso assentì, litigò goffamente con la cintura dei pantaloni continuando a tenere sotto grilletto Kora.

- Io vi ammazzo. Non so quando né come, ma siete carne morta -

- Bastano poche parole, Kora. Questione di scelta. -

Bussarono alla porta. Un mormorio soffocato, un tossicchiare convulso. Il garzone che trascinava le lenzuola. Pietrificato per un istante, l'agente chiacchierone si azzittì. Il bruto invece voltò la testa, puntò la pistola verso la porta. “Una sola parola, e se ne andrebbe immediatamente...” Kora strinse i denti, raccolse le forze per scattare come una molla sotto torsione. Non pronunciò parola.
La chiave girò nella serratura, il garzone entrò. Pistola nel cuscino, lo sparo risuonò come un educato colpo di tosse. Il garzone si fermò, fissando attonito l'inchiostro rosso che lentamente allagava lo sparato bianco della camicia. Kora rotolò come un gatto giù dal letto, afferrò dal comodino la Luger. Rimbombò uno sparo, uno sbuffo di fumo. L'omone della Pinkerton singhiozzò di dolore, la mano spappolata. Cartilagine insanguinata bagnava la moquette. La pistola dell'uomo rimbalzò a terra, scattò il grilletto nell'impatto. Il proiettile si conficcò nella spalla di Kora, che spostò la mira di qualche tacca e gli sparò una seconda volta, in testa.

- Fine della corsa, piccola – Ansimò l'agente della Pinkerton sopravvissuto. Si fronteggiarono con le pistole puntate l'uno alla testa dell'altro. Kora sentiva il proiettile nella spalla mordere la carne, mentre un lento flusso di sangue arrossava il grigio del vestito. Tremò, prima di cedere in ginocchio. Con un tonfo, le sfuggì la Luger dalle mani sempre più deboli.

- Ma guardati – Sogghignò l'agente. – Stai morendo dissanguata. Magari – Inclinò il capo – Se mi dicessi dov'è la fiala, potrei aiutarti... –

- Il materasso... –

La scatola era intatta, la fiala cullata nella paglia. Il Pinkerton la prese, guardandola da vicino, affascinato dal gioco di nero e oro del liquido nel vetro.

– Il vostro piccolo Fuhrer morirà come tutti gli esseri mortali, mia cara – proclamò trionfante.

Kora gli tirò un calcio da sotto il letto. L'uomo saltellò indietro, scivolò sulla moquette insanguinata. La fiala gli sfuggì di mano, s'infranse sul pavimento. Kora guardò perplessa l'uomo strisciare sul pavimento, lappare con la frenesia di un gatto succhia latte le poche gocce che filtravano dalla moquette. Deglutì con un gran sorriso e Kora sbottò, infastidita.

– Non eri un agente della Pinkerton, vero? –

L'uomo ridacchiò di gusto.

- Un americano, sì. Ammalato di cancro, per l'esattezza. Ma tutto il resto è vero; vi seguivo da un po'. – Si massaggiò la pancia – Sono un piccolo petroliere del sud del Texas. Secondo il mio medico non mi restava che un anno di vita. Ho fatto tutto quello che potevo, una volta giunto a sapere della vostra spedizione, Kora. Ma ora – Allargò le mani – Vivrò per sempre! –

A metà del gesto, ansimò prima di vomitare bile nerastra. Sotto l'occhio febbricitante di Kora, l'uomo tremava, si sformava come plastilina modellata da uno schizofrenico. Le guance s'incurvarono, scesero cascanti fino alle spalle prima di coprirsi di peli ispidi. Le narici del naso esplosero in un grugno di scrofa. In ginocchio, le mani s'innervarono nel muggito di sofferenza dell'uomo in un duro, resistente strato di pelle a scaglie. Dall'osso occipitale eruttò attraverso un'esplosione di visceri una lunga coda di lucertola. Gli occhi dilatati in un'espressione di orrore totale si allungarono, assunsero il colore stinto e miope delle pupille di un indios, di un sacerdote vecchio e ritardato.
“Quella fontana era inquinata!” comprese Kora “Coccodrilli, cinghiali, antilopi, indigeni: in quanti ci avranno bevuto, vomitato e pascolato?” Kora guardò quella confusa cellula di zoccoli e artigli, di scaglie verdi di coccodrilli infanti e pelle olivastra degli indigeni del luogo e per la prima volta sentì quella debolezza mortale che il Fuhrer definiva pietà.

martedì 28 aprile 2015

The Great Zoo of China, di Matthew Reilly


Mi mancava, Matthew Reilly. 
Tre, quattro anni fa lessi praticamente tutto quello che trovavo su di lui: romanzi, novelle, racconti. Divoravo ogni sua opera tradotta in italiano.
Scrittore australiano, nerd ma con classe, Reilly divenne famoso agli inizi del duemila per romanzi dalle scene d'azione indiavolate, dove i protagonisti lottano e combattono dentro trame al cardiopalmo. Da molti paragonato ai vecchi pulp – paragone più che azzeccato – Reilly è il cantastorie popolare dei tempi moderni: ogni sua storia prevede un eroe senza macchia e senza paura che pistolone alla mano combatte i nemici della sua nazione, dentro esotici scenari che spaziano dalle stazioni orbitali, alla giungla sudamericana, a Istanbul, a Parigi, all'Antartide... Le nemesi degli eroi “reillyiani” sono biechi nemici dei buoni angloamericani: francesi sadici, tedeschi neo nazi, russi alcolizzati e nel caso di China Zoo crudeli musi gialli anti-americani.
Sono stereotipi su gambe, calati dentro storie ricche di cliché. Eppure funzionano benissimo: sicuramente parte del merito è nell'utilizzo dei moduli classici dell'avventura. I romanzi di Reilly non sono come il mondo E', sono come il mondo Dovrebbe Essere. Pertanto gli eroi non perdono mai contro il cattivo, e nell'ultimo secondo disponibile dell'ultimo capitolo della storia l'esplosivo verrà sempre disinnescato, la bella nelle braccia del protagonista e la nazione salva. Per questo motivo Reilly riscuote tanto successo in Australia: perchè i lettori occasionali accolgono volentieri una storia dove ogni elemento è al suo posto, dove l'eroe si comporta come dovrebbe comportarsi un eroe ricevendo le ricompense che gli spettano. Chi legge poco o nulla difficilmente riesce a seguire un romanzo “moderno”, dove il lagrimevole scrittore cerca di mostrargli quanto è vuota e caotica l'esistenza dell'uomo. Reilly, contrariamente, vuole intrattenerlo con la massima semplicità: e come dargli biasimo se i lettori preferiscono un buon thriller all'esistenzialismo erudito? 
Una chiara soluzione sarebbe scegliere una via di mezzo tra le due: intrattenere, ma con intelligenza.
Per altro senza negare i difetti di Reilly, l'odio che puntualmente segue all'uscita di ogni suo romanzo è impressionante: sembra davvero che la critica statunitense adori distruggerlo pezzo per pezzo. Non va dimenticato che il suo primo libro lo autopubblicò cartaceo a sue spese, prima di disseminarlo su ogni scaffale di ogni libreria che trovava a Sidney. Fino a quando un editore popolare lo notò, scegliendo di pubblicarlo. Un percorso duro fin dall'inizio, dove Reilly ammette senza problemi d'aver vissuto sulla soglia della povertà. D'altronde la nomina ai Nebula e agli Hugo lo scorso anno del Trono della Luna Crescente fu l'unica cosa che salvò Saladin Ahmed dal morire (letteralmente) di fame. Lo scrittore aveva persino dovuto fare un appello ai suoi lettori, perché non aveva soldi a sufficienza per comprarsi un nuovo paio d'occhiali (!). Prima di far successo, anche Reilly passò periodi difficili. 
Draghi! ^___^
Cassandra Jane “CJ” Cameron è un'esperta di coccodrilli, con un dottorato alle spalle, una lunga esperienza lavorativa e metà faccia deturpata da un incontro ravvicinato con le fauci di uno di questi mostracci verdi. “CJ” assieme a diversi giornalisti di prestigiose riviste americane viene lautamente pagata dal governo cinese per vedere e verificare un parco di divertimenti, nello specifico uno zoo finora tenuto in gran segreto: The Great Zoo of China.
L'ascesa economica cinese maschera a stento la mancanza d'idee: per assurgere a leader mondiali, il partito ha compreso la necessità di fare quanto Hollywood ha fatto al resto del mondo, proporre ovvero idee, film e merchandising che catturino la mente della gente. 
Disneyland, l'arma segreta nella guerra culturale degli Stati Uniti. 
The Great Zoo of China, l'arma segreta nella guerra culturale della Cina.
All'arrivo, CJ scopre una verità stupefacente: grazie alla genetica, a incroci coi coccodrilli e a una scoperta fortunata, i cinesi allevano draghi. Non sputano fuoco, ma sono i draghi della tradizione. Rettili giganti, intelligenti, capaci di comunicare e volare per brevi tratti. Sarebbero l'attrazione perfetta per un parco a tema, ma si sa, gli animali più sono intelligenti, più sono pericolosi...


venerdì 13 giugno 2014

Atomic Dream (racconto)


Era da un bel po' che non postavo nessun racconto, così ho pensato di rimediare.
Questo è un esperimento onirico tentato qualche settimana fa. Non so sinceramente quanto sia riuscito. C'è una spiegazione per le "stranezze" mascherata da dialogo nel finale, e il tentativo di tradurre in parole una certa sensazione onirica. Magari commentate che vi pare, se riuscite a leggervelo tutto. ^__^
Una mentina ammuffita per ogni volenteroso!

Atomic Dream 

Sempre la stessa faccenda.
Guido la mia Toyota lungo la Statale, costeggiando una bianca fila di pale eoliche. Marianna giocherella con la fede nuziale, guardando dal finestrino sporco di polvere distese di campi color cenerognolo. Nei sedili posteriori, Tommaso, Pietro e Luigi litigano sull'ultimo episodio del loro ultimo cartone animato preferito. Action toys picchiati a viva forza contro mostriciattoli di gomma. Gridolini. Onomatopee di cannoni laser e ruggiti primordiali.
Pigio un pulsante dell'autoradio, scelgo l'ennesimo canale di musica classica. Bach riempie la Toyota come un airbag di pura sonorità. Fischietto allegro, poi il sole comincia a picchiare sulla lamiera dell'auto, accuso i primi colpi di stanchezza. Parlotto con Marianna, decidiamo che alla prossima piazzetta inizieremo un picnic. 
Lunch Time!
Il tavolino sorge in una radura dirimpetto la Statale. I tavoli sono forme squadrate, sagomate con colpi di accetta. Lunghe panche consunte dalle chiappe di tanti altri turisti in ferie. Trangugio un toast, mi bagno le labbra con qualche sorso di vino rosso subito nascosto da quella puritana di Marianna. I bambini giocano con dei rami, accompagnando ogni fendente con rumorini che vorrebbero imitare delle spade laser. Ho poco appetito. Vado a passeggiare. Dalla radura dirimpetto l'auto, un sentiero per boscaioli s'inerpica sulla collina. Sulla sommità, le macchie di aguzze conifere si diradano per lasciar spazio a un cocuzzolo circolare, dove cresce un orticello smagrito. Una vacca pascola mugolando sommessa. Indossa una lunga, serpentina maschera antigas che giunge fino al terreno dove sugge nell'acqua di un abbeveratoio. Vicino all'orticello sorge una casupola di lamiere, carta stagnola e plastica raccogliticcia che sembra mantenersi in piedi per miracolo. Mi avvicino alla vacca. La maschera antigas l'hanno sagomata su misura, le corna spuntano tranquille.
La porta della baracca si apre. Esce un ometto curvo negli anni, dalle mani intarsiate dalle rughe. Indossa anche lui una maschera antigas, un vecchio modello della guerra del Golfo. Mi punta sul petto un forcone arrugginito. Muggisce qualcosa dietro la maschera. Nel riflesso del vetro, l'occhio è affogato in capillari sanguigni. Scappo via. Mi scarpina dietro, il forcone infilza il tronco di un albero a poca distanza dalla mia nuca.
Marianna e i bambini sono già in auto. Salgo, giro la chiave di accensione. Le ruote girano impazzite, ma a quel punto...

- A quel punto il sogno termina – Interviene lo psicanalista. Si strucca uno dei tanti bubboni sul viso con una penna biro. Il bubbone sotto la spinta concentrata della punta della penna si deforma, diventa bianco. Poi esplode. Un lento rivolo di pus giallo cola sulla guancia barbuta dello specialista. – Il suo è un caso tipico – Sorride. – L'uomo dalla maschera rappresenta il suo lato oscuro. Le sue fobie. I suoi desideri. La vacca la sua passività. –Blatera avanti. Cazzate, as usual. Ottengo finalmente quanto cercavo con quell'appuntamento: una prescrizione per una massiccia dose di sonniferi che non elargiscono in farmacia. Annuisco, intasco il foglio. Vittoria.
Marianna aspetta nella Toyota. Ci scambiamo un rapido bacio, la mia proboscide che s'infila nella sua. Ci scambiamo diversi ettolitri di saliva. Cerco la chiave di accensione, spingo il pedale. Discutiamo ridendo dell'interpretazione in chiave freudiana offerta dallo specialista. Con quella pelle lì, tutta butterata e con più corna che capelli, vivere non dev'essere facile. Guido verso casa. Marianna mi racconta gli ultimi progressi di Tommaso. Se la cavicchia nelle materie scientifiche, ma rischia il debito in latino. Maluccio. Dovrò fargli una ramanzina. Nelle materie sportive invece eccellono. Per forza, con quegli zoccoli di capra con cui sono nati, un'autentica fortuna...
Salgo a casa. Il giardinetto nel cortile è più rigoglioso che mai. Con l'avvento della primavera, la ruggine ha divorato gli ultimi lembi di terra, mentre la quercia esibisce una nuova escrescenza carnosa, color verdolino marcio. I cespugli di rose carnivore strisciano su e giù sulla ruggine, strascicando i tentacoli artigliati, in cerca del pasto pomeridiano. Dopo dovrò passare in drogheria per acquistare un paio di sacchi di ratti da laboratorio, perché mangino il meglio.
Entro in casa. Tommaso corre ad abbracciarmi, sbircia deluso nel sacchetto di medicine aspettandosi qualche giocattolo. Spiace deluderlo, ma il regalo stavolta sarà una casa tranquilla. C'è anche il suo amico di prima superiore, Marco. Abbassa la sua chela in un rispettoso inchino. Controllo che il cassonetto della spazzatura non abbia accumulato troppe radiazioni. Il filtro dell'aria comincia a essere intasato, talmente tanti pollini finiscono dispersi nell'aria. Il doppio cono della vicina centrale nucleare sarà letteralmente sovraccarico di alghe mangia radiazioni. D'altra parte, basta camminare in strada per sentire come ogni essere vivente, perfino la più minima cellula senta il desiderio di figliare, riprodursi.
A cena, il coleottero gigante abbattuto alla periferia di Milano ha un sapore classico. Chitinoso tra i molari, ma dalla polpa deliziosa, con vago sapore marinaresco. Discutiamo sulle ultime tasse. Sembrano mirate ai giardini, e ci costringeranno con tutta probabilità a vendere quel piccolo fazzoletto di terra. Ero affezionato all'erba-ruggine, sebbene cominciassi a stancarmi della voracità dei cespugli di rose carnivore.
A letto, stento ad addormentarmi. Il terrore di ripiombare in quel dannato sogno vacanziero, con quell'orrida figura su due gambe coperta dalla maschera, è più forte che mai. I sonniferi stanno cominciando a fare effetto, ma per il momento l'impulso a tenere spalancate le palpebre impera.
Marianna, la cara Marianna, azzarda una teoria.

- E se in qualche modo, fosse la memoria di un tuo antenato, maritino mio? -

- Sembra in effetti un mondo diverso. Molto più brutto. - Aggiungo – Pensa – Le pizzico il culo squamoso – Nel sogno sei tutta rosa e liscia! E il tuo volto è piatto, con solo due piccoli fori dove adesso sta la tua proboscide! -

- Ma è terribile – Appare sgomenta. Si strofina la proboscide, inspirando l'aria. - E quel pover'uomo, anche lui tutto rosa? -

- Sì. Ma indossa una maschera antigas e una tuta protettiva. Come se temesse di venire contaminato. Bizzarro, no? -

- Sai... -
Sospiro, soffoco con estremo sforzo di volontà uno sbadiglio

- Avanti, Marianna. Spara la tua cazzata -

- Sai... Secondo una mia collega, in origine eravamo tutti così, come c'immagini nel sogno. Rosa, lisci, anonimi. Poi – Marianna alza le mani, per sottolineare che è solo opinione di una collega, una voce superstiziosa – L'inquinamento, l'effetto serra ci ha trasformato e adattato. Peggiorato. Abbiamo avvelenato a tal punto il suolo da costringerci a una repentina trasformazione. –

- Minchiate. Roba da vegani rott'in culo – sbotto. Il sonno sta arrivando, dolce riposo di un Morfeo strafatto di medicinali. – Le centrali atomiche fanno bene. C'è scritto chiaro e tondo in ogni pubblicazione scientifica, Marianna. Solo uno stolto penserebbe il contrario. Lo dice la scienza. Altrimenti perché ogni ospedale è stato edificato per decreto legge in prossimità di una Centrale Nucleare. Perché le radiazioni sono positive. Ci rafforzano e garantiscono vita duratura. Più mutazioni crescono, meglio viviamo. - Gonfio i polmoni, soddisfatto della tirata. Sento che quello stupido sogno non mi disturberà, oggi.

- Ma... –
Apre, chiude la bocca come un pesce giraffa che abbia appena abboccato un'esca elettrica.

- Che ne pensi di una nuova lavatrice? – Afferro al volo il tono risentito, petulante. – Quella nuova marca che pubblicizzano alla televisione! Il marito della mia collega gliel'ha regalata così, come sorpresa, di ritorno dal lavoro! –

- D'accordo. Domani andiamo in supermarket e te la prendo –
Soddisfatta per la richiesta, giriamo la schiena, corpo avvolto nelle lenzuola. La mia proboscide vibra al ritmo di quella di Marianna. Chiudo gli occhi.

Guido la mia Toyota lungo la Statale 26, costeggiando una lunga bianca fila di pale eoliche... Non di nuovo, dannazione! Dovrò tornare dallo psicologo con le corna... 


lunedì 31 marzo 2014

Chiedo tanto?


Qualche anno fa, quando leggevo di dungeon master disperati perché non trovavano un luogo adatto per le sessioni di ruolo con i giocatori fellow, ridevo. Nel senso: trovavo che fosse un'esagerazione, che non si trovasse un luogo tranquillo dove giocare. Insomma, una città di medie dimensioni dovrebbe avere per forza un cazzo di luogo tranquillo dove starsene a leggere, scrivere o chiacchierare.

Devo invece ammettere che non è così. Io non sono un dungeon master, ma ultimamente quando devo trovare un luogo tranquillo dove scribacchiare in santa pace, sono sempre più in crisi (e non solo economica).

Andiamo con ordine.

Tutt'ora, scrivo a casa. Il mio portatile non è portatile affatto, se non “con grande dispendio di forze ed energia”. Di scrivere a mano non se ne parla: ritrascrivendo tutto sul computer stravolgo sempre come minimo l'ottanta per cento di quanto avevo già scritto a mano, impiegando come minimo il triplo di quanto normalmente starei a comporre. Uno spreco totale.
Il problema è che... A scrivere a casa, fra Parentame vario trovare la giusta concentrazione è praticamente impossibile. Non si può. Questo brutto articolo lo sto scrivendo in una pausa in cui (Alleluja!) si son levati tutti dai coglioni, e stranamente la casa è silenziosa. 
Ma normalmente c'è più chiasso qui che al mercato di Costantinopoli.



Passiamo al piano B: Biblioteche.
Scrivevo nella biblioteca popolare e tutto andava bene. Fino a qualche mese fa; quando cambiata gestione, scomparse le vecchie bibliotecarie che conoscevo le hanno rimpiazzate con grassone indolenti e inutili (tanto più che il prestito è ormai elettronico, ordunque hanno decisamente esaurito la loro già magra funzione). 
La fila di computeroni anni novanta style sono stati etichettati, catalogati, muniti di connessione Internet: per cui al momento è possibile accedervi solo dopo trafila burocratica che prevede registrazione, password, nuova registrazione e altre cazzate varie. Puoi restarci solo un ora, o giù di lì (una miseria, per chi scrive) e teoricamente puoi usarli solo per navigare su Internet. In alternativa, cinque computer sono stati riconvertiti per guardare film... E nient'altro. Ne ho acceso uno, ed ero lì che pacificamente correggevo un capitolo sanguinosissismo di Katherina quando una quarantenne obesa mi ha fatto segno che no, lì non potevo stare assolutamente perché sono computer solo per visione di video, e nient'altro. Faccio notare che altri tre computer erano liberi, ma la pervicacia teutonica di servire la legge evidentemente scorreva forte in lei.
Ah, per la cronaca: doveva guardare Twilight (sic).

Ho lo stesso carattere di un Nano fantasy di basso livello, compreso amore per l'oro e rancori che perdurano secoli e secoli per cui ho depennato la biblioteca dalla lista. Non ci andrò mai più.

Che resta?

venerdì 28 febbraio 2014

Ferma chi ti vuole fermare!


Rielaborazione del titolo originario, che recita “Say No to the Naysayers”.
Questo è uno dei cento consigli di scrittura Canadesi. A tradurlo mi è sembrato più banale del solito, dunque ho deciso d'aggiungerne un secondo, eminentemente pratico.

Matthew J. Trafford:

" Sedersi a scrivere è un atto di coraggio. Ma ci sono sempre troppe persone desiderose di spiegarti quanto tu sia un folle, anche solo per averci provato. Ti diranno che sei uno con la testa fra le nuvole, che non guadagnerai mai, e cercheranno di convincerti con diverse lusinghe a “mettere la testa a posto” e unirti a loro “nel mondo reale” per un boccone o una pinta o una riunione fra amici. Non ascoltarli.

Gli Haters possono diventare perfino più rumorosi se quanto scrivi osa andare al di là delle catene del Reale. Ti diranno che la fantascienza e il fantasy non sono obiettivi letterari seri da perseguire, ti chiameranno adolescente, o geek, o nel caso migliore si complimenteranno con la tua “immaginazione” in realtà schernendoti- spesso perché sono loro a non averne, d'immaginazione.

Non dimenticherò mai la volta in cui ho raccontato a una mia collega che stavo lavorando su una storia con protagonista una sirena. Mi ha guardato dritto negli occhi e ha detto: << Odio quella merda. >> 
Non l'ascoltai.

Immagina cosa sarebbe il mondo se C.S. Lewis* o J.R.R. Tolkien avessero seguito i consigli di qualcuno che diceva loro di non scrivere Fantasy? O se Kurt Vonnegut avesse mollato, perché qualcuno gli aveva spiegato che viaggi nel tempo e alieni non devono aver spazio in un romanzo sul bombardamento incendiario di Dresden? Non è un mondo in cui vorrei vivere.

La prossima volta che senti qualcosa di spregiativo sulla tua scrittura- che sia una voce esterna o una nella tua testa- Non ascoltare. Sorridi invece. Prenditi un momento e ringrazia d'avere una potente immaginazione e un cuore coraggioso, e scrivi la tua storia. Ti garantisco che ci sono persone lì fuori che non vedono l'ora di leggerla. "

* Un mondo senza metafore bibliche, personaggi scialbi, e stupidi Leoni buoni-perchè-sì? Magari, diamine! ^______^

C. C. Benison: Come superare il blocco dello scrittore

" Compra un Gallone (quattro litri N.d.T.) di colla BumGlue. 
Applica uno strato a volontà sulla sedia di fronte al computer. Siediti sopra. 
Non tentare di alzarti fino a quando non avrai avuto un'idea. Quando ti capita un'idea, annotala. 
Quindi applica a volontà uno strato di BumGlueBeGone. 
Ripetere se necessario. "

Letto? Non perdete tempo dunque; andate a incollare le vostre sedie sui vostri sederi, e giù a scrivere!


venerdì 25 ottobre 2013

3Narratori di Argonauta Xeno, qualche veloce impressione

3Narratori è un ebook auto prodotto dal blog di Argonauta Xeno, che raccoglie sei (brevi) racconti fantastici attentamente selezionati attraverso un concorso bandito un anno fa.
La raccolta è completamente gratuita, l'editing e la sistemazione digitale del prodotto a buoni livelli.
Ero distrattamente incappato nel concorso per segnalazione di Forlani, ma per pigrizia troppo studio l'ho lasciato perdere, accontentandomi di guardare come s'evolvesse.

Nell'insieme la tematica "fantastica" ha portato una buona varietà, pur mantenendosi nei canoni del Fantasy Classico, senza troppe incursioni nel Weird o nell'ucronia storico/scientifica.
Passiamo dal polveroso diario di un antropologo intrappolato nelle terre selvagge a supereroi mascherati a incursioni (in Derowen e La Locanda) nel Medievale alla Dragonlance.

La raccolta è breve (anche troppo!) e scorre piacevolmente, con qualche intoppo ogni tanto. Non sono incappato in errori di battitura o formato, sebbene sia più attento sulla carta che sul kindle.

Di seguito, qualche specifica impressione sui singoli racconti.

martedì 24 settembre 2013

Tu dici "origliare", io dico "scrivere"

In effetti, trovo piuttosto buffo che fra tutte le fonti, i possibili siti, sia giunto a tradurre consigli di scrittura addirittura dalla terra delle foreste innevate, un tempo gloriose colonie francesi.
Che poi, c'è poco da ridere sul Canada; hanno risorse naturali tanto vaste che io non starei tanto a prenderli costantemente in giro.
Ma si prestano parecchio.

Ad ogni modo, nuovo consiglio, nuovo girone.
In questo caso, un consiglio se possibile ancora più diretto, concreto del precedente.
Non sprecate il vostro tempo. Fate i guardoni, e annotate tutto e tutti. 
Scrivere è un'arte. E come ogni abilità, ha bisogno di essere costantemente affilata- sempre, se possibile. Scrivi nei piccoli spazi di tempo. Quando stai aspettando il caffè al bar, all'ufficio del dentista, mentre fate hockey (piuttosto improbabile, ndT) tirate fuori carta e penna e scrivete un veloce ritratto della persona nella stanza. Dal parrucchiere, in un bar, in un ristorante, trascrivete i frammenti di conversazione che sentite attorno a voi. Vi serviranno per darvi buoni esempi di dialoghi realistici. Salvate tutti questi pezzetti di descrizioni e dialogo, e scavateci per oro e ispirazione. Sarete sorpresi da quanto finirete per sfruttarli.  
Non sono molto convinto, a dire il vero.

Devo dire, tuttavia, che applicando questo metodo spesso ho finito per osservare che almeno in Itaglia la gente parla un linguaggio sgrammaticato, sempre frammentato e inconcludente. Alla domanda risponde la domanda, frasi vengono smozzicate, terminano nel nulla. A volte ancora, il personaggio borbotta con sè stesso. Ma credo che con un minimo di abilità e buon senso se ne possano tirar fuori buoni dialoghi, che forse non suoneranno come uno scambio di battute al cardiopalmo, ma piuttosto avranno il sapore ecco.. Dell'autenticità. Suona orribilmente zuccheroso, vero? >.<

In tal senso, ho un buon ricordo dei dialoghi di Ira Levi, i più fluidi e naturali che abbia mai letto.
E anche gli sperimentalismi in senso dialettico di Altieri, per quanto forzati e criticati non erano niente male.

C'è da lavorarci su.

venerdì 20 settembre 2013

I libri noccioline della collana Newton Compton Live

Passando in libreria, spesso si colgono strani cambiamenti.

La collana "LIVE" a un euro della Newton Compton editori, ad esempio.
Allora, vediamo.
Classici dell'umanità.
Edizioni ultraeconomiche.
Totale assenza d'introduzione, di prefazione, di un'analisi che in testi del genere sono la vera differenza che spinge a leggere e comprendere o a leggere e vantarsi.
Quindi, a chi sono mirati, questi volumetti?



Adolescenti, suppongo.

martedì 17 settembre 2013

Consigli di scrittura dalla terra degli orsi

Per la precisione, cento consigli di scrittura canadesi.
Di tutto e di più: poesia, romanzi horror, consigli troll, literary fiction al suo peggio.
Rovistando, si trova qualche spunto interessante.

Il passo in questione tradotto si caratterizza per la massima semplicità, e risponde alla domanda che mi poneva un amico; perchè non giocavo al genio solitario come tanti aspiranti (sic) scrittori italiani, e pubblicavo invece su blog e forum. D'altra parte è noto, il romanzo va tenuto nel cassetto (perché altrimenti ti rubano le idee!!!1) per poi venire mandato al macero in assurdi concorsi sul tubo catodico.

Stuart McLean. Autore di Bestseller, giornalista vincitore di numerosi premi e umorista, ospite del programma della Radio CBC The Vynil Cafè.

 << Penso che la domanda che gli scrittori più spesso sentono chiedersi dalle persone che non sono scrittori, ma pensano che gli piacerebbe esserlo, è "Dove prendi le tue idee" – che non mi faccio problemi a dire che può essere frustrante, dopo un po'. Penso che la maggior parte delle volte sia perché dietro questa domanda striscia la nozione che trovare idee sia la parte più difficile della scrittura.

Le idee, si scopre, sono un tanto al chilo. La parte più dura della scrittura... beh, ci sono molte parti dure nella scrittura... ma senza provare a sembrare saccente, penso che la parte più dura della scrittura sia, per l'appunto, scrivere. E' questo, è il fatto di scrivere. Penso che la più grande differenza che sussista fra me e te, se sei qualcuno che non è uno scrittore e vorrebbe esserlo, è una questione di credere. Io credo di essere uno scrittore, e tu no. E questo vuol dire essere disposto a fare tutte quelle cose che devi fare per venir fuori con qualcosa che qualcuno sarà disposto a pubblicare. E per la maggior parte, questo vuol dire attenervisi.

Dovresti sapere che le mie prime bozze sono probabilmente poco migliori rispetto alle tue, di bozze, e che le mie idee non sono certamente migliori delle tue. La differenza è che non mi aspetto che la mia prima bozza sia buona. In effetti, il più delle volte mi aspetto che faccia schifo.
Che cosa mi aspetto è, che se mi attengo ad essa e scrivo una seconda stesura, e poi una terza e mostro la quarta alla mia editor Meg e includo i suoi suggerimenti nella quinta stesura, beh allora forse arrivato alla sesta o alla settima stesura quando suonerà giusta a Jeff Milton, produttore del Vnyl Cafè, allora ne siamo usciti con qualcosa... Potrebbe voler dire che è buono abbastanza.
L'idea con cui siamo partiti non è lontanamente tanto importante quanto il fatto che siamo partiti- e fattore ancora più importante, che abbiamo continuato.

La cosa più importante, allora, se vuoi essere uno scrittore, è trovare qualcuno che ti faccia andare avanti. Per me di solito funziona una scadenza precisa. Iscriviti a una lezione di scrittura, unisciti a un gruppo di scrittori, guarda nel Gruppo di Giovani Scrittori online, proponiti come volontario per il giornale locale... fai tutto quello che devi fare affinché qualcuno si aspetti che tu dia loro qualcosa. Questo ti farà continuare. Cerca di farlo al tuo meglio, poi mostralo a qualcuno, ascolta cos'ha da dire e quindi ricomincia.

Se questo ti sembra divertente, forse sei uno scrittore. Se ti sembra pazzia... se ti sembra tortura, hai ugualmente ragione. >>

martedì 10 settembre 2013

Convergenze (1)

Passo estrapolato dallo Zibaldone (1606, 2 settembre 1821).
L'anima de' partiti è l'odio. Religione, partiti politici, scolastici, letterarii, patriotismo, ordini, tutto cade, tutto langue, manca di attività, e di amore e cura di se stesso, tutto alla fine si scioglie e si distrugge, o non sopravvive se non di nome, quando non è animato dall'odio, o quando questo per qualunque ragione l'abbandona. La mancanza di nemici distrugge i partiti, e per partiti intendo pur le nazioni ec. ec.
Lo so, lo so: vi sto già annoiando. 
E' interessante osservare cosa succede se applichiamo il passo in questione ai blog e per così dire costringiamo l'analisi di Leopardi alla materia pulsante della bloggosfera. 
Di getto, credo se ne possano trarre tre considerazioni, l'una connessa all'altra. 
  1. L'anima del blog scoperta nell'odio spiega con una certa facilità il successo, specie nostrano, delle recensioni completamente negative, che mirano a squartare arto dopo arto il corpo del soggetto, che sia un videogioco, un libro, un film, un album musicale. 
    Contrariamente a quanto si potrebbe inizialmente pensare, non mi sto riferendo ai soliti triti oggetti di polemica, ma vorrei porre l'attenzione alle psicosi di gruppo che spesso investono giornalisti, pagine facebook, microgalassie di blog settoriali.  
    Il prodotto viene attaccato, spesso in maniera piuttosto velleitaria da un primo soggetto per poi venire imitato, mentre un utente dopo l'altro scopre difetti su difetti. 
    Un pestaggio di gruppo è il trattamento che sta ricevendo Lost Planet 3, che per quanto videogioco banale non meritava certo una simile accoglienza. Il soggetto preso in questione spesso non è ne indie ne ultrafamoso, di conseguenza si presta a venire attaccato.
    Mi viene da paragonarlo ai pogrom russi di fine ottocento, dove il linciaggio contro gli ebrei nascondeva la volontà degli zar di celare un sistema ormai al collasso. 
    Distogliere l'attenzione. Deviare l'incompetenza. 
    Nel caso dei Youtubers, il fenomeno appare evidentissimo, lapalissiano. 
    Osservatori obiettivi? Onda critica? Ma per favore. 
    Uno Youtuber famoso riceve i giochi in anteprima, scarta le edizioni ultralimitate, insomma è un bravo consumatore che non esita a mostrare trionfante quanto ha speso, quant' è contento d'aver speso.  Dov'è l'attenzione, in ciò? Dov'è la critica?
  1. Mi sento un po' stupido a scriverlo, ma l'ovvio passo successivo è la distruzione, la scomparsa dell'oggetto di tanto odio. Nel momento in cui si smarrisce l'argomento (per consunzione, per esaurimento, per aver grattato troppo a fondo il barile) occorre cambiare bersaglio. Il recensore, che sia un blogger, un giornalista, uno youtuber, passa dal micro al macro: allarga il reticolo, comincia a bombardare i nemici più vicini. Non ci si può più accanire su un unico bersaglio, la soluzione è guerra su larga scala. La critica si diluisce ulteriormente in un mare di banalità, mentre quanto importa è fissare dei paletti, dei punti fermi che diventeranno dogmi inamovibili. Tuttavia, questo è il fuoco di paglia che spesso prepara un brusco ridimensionamento, se non l'abbandono totale.
  1. Per riflesso, essendo mosso dall'odio, il lettore non può sopportare le recensioni positive. 
    E' un normale riflesso umano. 
    Ho ricevuto sincere parole d'odio per aver osato scrivere una recensione tanto entusiasta di Pacific Rim. Eppure, che altro potevo fare? A me quel film piace. L'ho rivisto a distanza di settimane, l'adoro. Ha un valore artistico altissimo, nella scelta dei colori, degli accostamenti, degli scenari. 
    Acido in movimento. Masturbazione visiva. E in un tale contesto, le menate nolaniane, i sensi di colpa, le psicologie arzigogolate. Per favore. Teneteli lontano. 
    Ma questo non serve! La recensione è positiva, quindi in un bizzarro boomerang l'odio proviene dai lettori. 
Uno simpatico hater in età.
Ti hanno pagato per scriverla!! Gomblotto, gomblotto!!1 Altro che blog liberi!
Quindi per esulare dalla parentesi cinematografica, un blog che tenti di essere completamente positivo soccomberà facilmente, dovrà sopportare la condanna di pochi commenti e poche condivisioni. Ma questo non vuol dire che si debba seguire l'altra strada. 
Semplicemente, mischiare entrambe le cose. 
Senza arrendersi a chi urla e condanna senza fonti, senza ricerca, senza stile.