venerdì 13 giugno 2014

Atomic Dream (racconto)


Era da un bel po' che non postavo nessun racconto, così ho pensato di rimediare.
Questo è un esperimento onirico tentato qualche settimana fa. Non so sinceramente quanto sia riuscito. C'è una spiegazione per le "stranezze" mascherata da dialogo nel finale, e il tentativo di tradurre in parole una certa sensazione onirica. Magari commentate che vi pare, se riuscite a leggervelo tutto. ^__^
Una mentina ammuffita per ogni volenteroso!

Atomic Dream 

Sempre la stessa faccenda.
Guido la mia Toyota lungo la Statale, costeggiando una bianca fila di pale eoliche. Marianna giocherella con la fede nuziale, guardando dal finestrino sporco di polvere distese di campi color cenerognolo. Nei sedili posteriori, Tommaso, Pietro e Luigi litigano sull'ultimo episodio del loro ultimo cartone animato preferito. Action toys picchiati a viva forza contro mostriciattoli di gomma. Gridolini. Onomatopee di cannoni laser e ruggiti primordiali.
Pigio un pulsante dell'autoradio, scelgo l'ennesimo canale di musica classica. Bach riempie la Toyota come un airbag di pura sonorità. Fischietto allegro, poi il sole comincia a picchiare sulla lamiera dell'auto, accuso i primi colpi di stanchezza. Parlotto con Marianna, decidiamo che alla prossima piazzetta inizieremo un picnic. 
Lunch Time!
Il tavolino sorge in una radura dirimpetto la Statale. I tavoli sono forme squadrate, sagomate con colpi di accetta. Lunghe panche consunte dalle chiappe di tanti altri turisti in ferie. Trangugio un toast, mi bagno le labbra con qualche sorso di vino rosso subito nascosto da quella puritana di Marianna. I bambini giocano con dei rami, accompagnando ogni fendente con rumorini che vorrebbero imitare delle spade laser. Ho poco appetito. Vado a passeggiare. Dalla radura dirimpetto l'auto, un sentiero per boscaioli s'inerpica sulla collina. Sulla sommità, le macchie di aguzze conifere si diradano per lasciar spazio a un cocuzzolo circolare, dove cresce un orticello smagrito. Una vacca pascola mugolando sommessa. Indossa una lunga, serpentina maschera antigas che giunge fino al terreno dove sugge nell'acqua di un abbeveratoio. Vicino all'orticello sorge una casupola di lamiere, carta stagnola e plastica raccogliticcia che sembra mantenersi in piedi per miracolo. Mi avvicino alla vacca. La maschera antigas l'hanno sagomata su misura, le corna spuntano tranquille.
La porta della baracca si apre. Esce un ometto curvo negli anni, dalle mani intarsiate dalle rughe. Indossa anche lui una maschera antigas, un vecchio modello della guerra del Golfo. Mi punta sul petto un forcone arrugginito. Muggisce qualcosa dietro la maschera. Nel riflesso del vetro, l'occhio è affogato in capillari sanguigni. Scappo via. Mi scarpina dietro, il forcone infilza il tronco di un albero a poca distanza dalla mia nuca.
Marianna e i bambini sono già in auto. Salgo, giro la chiave di accensione. Le ruote girano impazzite, ma a quel punto...

- A quel punto il sogno termina – Interviene lo psicanalista. Si strucca uno dei tanti bubboni sul viso con una penna biro. Il bubbone sotto la spinta concentrata della punta della penna si deforma, diventa bianco. Poi esplode. Un lento rivolo di pus giallo cola sulla guancia barbuta dello specialista. – Il suo è un caso tipico – Sorride. – L'uomo dalla maschera rappresenta il suo lato oscuro. Le sue fobie. I suoi desideri. La vacca la sua passività. –Blatera avanti. Cazzate, as usual. Ottengo finalmente quanto cercavo con quell'appuntamento: una prescrizione per una massiccia dose di sonniferi che non elargiscono in farmacia. Annuisco, intasco il foglio. Vittoria.
Marianna aspetta nella Toyota. Ci scambiamo un rapido bacio, la mia proboscide che s'infila nella sua. Ci scambiamo diversi ettolitri di saliva. Cerco la chiave di accensione, spingo il pedale. Discutiamo ridendo dell'interpretazione in chiave freudiana offerta dallo specialista. Con quella pelle lì, tutta butterata e con più corna che capelli, vivere non dev'essere facile. Guido verso casa. Marianna mi racconta gli ultimi progressi di Tommaso. Se la cavicchia nelle materie scientifiche, ma rischia il debito in latino. Maluccio. Dovrò fargli una ramanzina. Nelle materie sportive invece eccellono. Per forza, con quegli zoccoli di capra con cui sono nati, un'autentica fortuna...
Salgo a casa. Il giardinetto nel cortile è più rigoglioso che mai. Con l'avvento della primavera, la ruggine ha divorato gli ultimi lembi di terra, mentre la quercia esibisce una nuova escrescenza carnosa, color verdolino marcio. I cespugli di rose carnivore strisciano su e giù sulla ruggine, strascicando i tentacoli artigliati, in cerca del pasto pomeridiano. Dopo dovrò passare in drogheria per acquistare un paio di sacchi di ratti da laboratorio, perché mangino il meglio.
Entro in casa. Tommaso corre ad abbracciarmi, sbircia deluso nel sacchetto di medicine aspettandosi qualche giocattolo. Spiace deluderlo, ma il regalo stavolta sarà una casa tranquilla. C'è anche il suo amico di prima superiore, Marco. Abbassa la sua chela in un rispettoso inchino. Controllo che il cassonetto della spazzatura non abbia accumulato troppe radiazioni. Il filtro dell'aria comincia a essere intasato, talmente tanti pollini finiscono dispersi nell'aria. Il doppio cono della vicina centrale nucleare sarà letteralmente sovraccarico di alghe mangia radiazioni. D'altra parte, basta camminare in strada per sentire come ogni essere vivente, perfino la più minima cellula senta il desiderio di figliare, riprodursi.
A cena, il coleottero gigante abbattuto alla periferia di Milano ha un sapore classico. Chitinoso tra i molari, ma dalla polpa deliziosa, con vago sapore marinaresco. Discutiamo sulle ultime tasse. Sembrano mirate ai giardini, e ci costringeranno con tutta probabilità a vendere quel piccolo fazzoletto di terra. Ero affezionato all'erba-ruggine, sebbene cominciassi a stancarmi della voracità dei cespugli di rose carnivore.
A letto, stento ad addormentarmi. Il terrore di ripiombare in quel dannato sogno vacanziero, con quell'orrida figura su due gambe coperta dalla maschera, è più forte che mai. I sonniferi stanno cominciando a fare effetto, ma per il momento l'impulso a tenere spalancate le palpebre impera.
Marianna, la cara Marianna, azzarda una teoria.

- E se in qualche modo, fosse la memoria di un tuo antenato, maritino mio? -

- Sembra in effetti un mondo diverso. Molto più brutto. - Aggiungo – Pensa – Le pizzico il culo squamoso – Nel sogno sei tutta rosa e liscia! E il tuo volto è piatto, con solo due piccoli fori dove adesso sta la tua proboscide! -

- Ma è terribile – Appare sgomenta. Si strofina la proboscide, inspirando l'aria. - E quel pover'uomo, anche lui tutto rosa? -

- Sì. Ma indossa una maschera antigas e una tuta protettiva. Come se temesse di venire contaminato. Bizzarro, no? -

- Sai... -
Sospiro, soffoco con estremo sforzo di volontà uno sbadiglio

- Avanti, Marianna. Spara la tua cazzata -

- Sai... Secondo una mia collega, in origine eravamo tutti così, come c'immagini nel sogno. Rosa, lisci, anonimi. Poi – Marianna alza le mani, per sottolineare che è solo opinione di una collega, una voce superstiziosa – L'inquinamento, l'effetto serra ci ha trasformato e adattato. Peggiorato. Abbiamo avvelenato a tal punto il suolo da costringerci a una repentina trasformazione. –

- Minchiate. Roba da vegani rott'in culo – sbotto. Il sonno sta arrivando, dolce riposo di un Morfeo strafatto di medicinali. – Le centrali atomiche fanno bene. C'è scritto chiaro e tondo in ogni pubblicazione scientifica, Marianna. Solo uno stolto penserebbe il contrario. Lo dice la scienza. Altrimenti perché ogni ospedale è stato edificato per decreto legge in prossimità di una Centrale Nucleare. Perché le radiazioni sono positive. Ci rafforzano e garantiscono vita duratura. Più mutazioni crescono, meglio viviamo. - Gonfio i polmoni, soddisfatto della tirata. Sento che quello stupido sogno non mi disturberà, oggi.

- Ma... –
Apre, chiude la bocca come un pesce giraffa che abbia appena abboccato un'esca elettrica.

- Che ne pensi di una nuova lavatrice? – Afferro al volo il tono risentito, petulante. – Quella nuova marca che pubblicizzano alla televisione! Il marito della mia collega gliel'ha regalata così, come sorpresa, di ritorno dal lavoro! –

- D'accordo. Domani andiamo in supermarket e te la prendo –
Soddisfatta per la richiesta, giriamo la schiena, corpo avvolto nelle lenzuola. La mia proboscide vibra al ritmo di quella di Marianna. Chiudo gli occhi.

Guido la mia Toyota lungo la Statale 26, costeggiando una lunga bianca fila di pale eoliche... Non di nuovo, dannazione! Dovrò tornare dallo psicologo con le corna... 


5 commenti:

CervelloBacato ha detto...

Ahaha molto bello! Curioso se non altro. Inizialmente non avevo capito che davvero avevano la proboscide ad esempio, credevo fosse un modo un po' volgare e disgustoso di descrivere la lingua, così come la natura del giardinetto. Poi sì, si fa tutto più chiaro. Un bel raccontino davvero, potrebbe sembrare uno dei miei sogni stramboni.
Mi è piaciuto parecchio comunque il fatto che ci sia qualcosa di attuale nelle critiche, come ospedali vicino a centrali (non che accada ma concettualmente è un'idea riscontrabile in ambiti simili), vegani rott'inculo, e tutti dicono che fanno bene quindi fanno bene. Bello bello :D

Coscienza ha detto...

Grazie Cervello! Non pensavo mi leggessi ancora :-)
L'idea era proprio quella evidenziata, inserire il lettore in un contesto "normale" e aggiungere dettagli sempre più "stranianti" fino a quando ci si accorge che non si parla di "umani" come l'intendiamo noi >__<

CervelloBacato ha detto...

Ha funzionato alla grande ;)

Daniele Tredici ha detto...

Piaciuto molto! Anche io ti confermo che diventa gradualmente più chiaro man mano che lo si legge e il non capire è positivo dato che la curiosità ti spinge a continuare. Andando avanti si aggiungono elementi più chiari che abbozzano un mondo distopico veramente affascinante... al che hai catturato l'attenzione del lettore, aggiungi quel passaggio nostalgico sui tempi che furono e poi tutto si conclude nel cerchio onirico di un mutante che pensa in un modo pericolosamente simili al nostro...

Coscienza ha detto...

Grazie! Ti dirò, pensavo che l'ambientazione del mutante fosse un po' un azzardo, perchè non è la classica distesa radioattiva di molti film, è più sul versante "trip da Lsd" con l'erba ruggine e le rose carnivore, nella mia idea "coloratissimo" (e proprio per questo molto più inquietante) :-D