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venerdì 29 dicembre 2017

Libri/Film/Fumetti in uscita nel 2018, tra Robert E. Howard e Alan Moore


Con questo articolo volevo provare a compilare una lista di libri, fumetti e film che dovrebbero uscire nel 2018
Ho eliminato di proposito ogni film blockbuster, così come i fumetti mainstream e i libri delle grandi case editrici: quello che vorrei proporvi è una selezione di nicchia.
Quel genere di fuoriclasse, di estranei, di indipendenti che non trovano spazio nemmeno alla pubblicazione, figurarsi nei listoni per l'anno nuovo. Nicchie dentro altre nicchie, produzioni via crowdfunding, prodotti troppo strani, “bizzarri” per diventare popolari.
Considerateli una Lega degli Straordinari Gentlemen.


Il riferimento non è casuale, perchè esordendo con il fumetto, a giugno 2018 dovrebbe uscire il primo volume di “The Tempest”, ultimo capitolo dell'ormai decennale saga di Alan Moore.

Nel caso della Lega è uno dei fumetti che seguo da più tempo, nelle sue diverse iterazioni e spin off, a cui sono sinceramente appassionato, tanto nei personaggi quanto negli splendidi disegni di Kevin O' Neill.

Il fumetto dovrebbe svilupparsi su tre differenti piani temporali: nei quartieri generali dell'Intelligence della Gran Bretagna, ai giorni nostri; nella perduta città di Kor della regina Ayesha, in Africa e nel mondo post apocalittico del 2996. La copertina sembra dimostrare che sono sopravvissute solo due dei membri originari della Lega, ovvero Mina Murray e l'androgino Orlando.
A questi tre differenti filoni, che Moore promette più che mai meta referenziali e citazionisti, si affiancherà uno spin off chiamato “Seven Stars”, un immaginario fumetto supereroistico del 1964, in bianco e nero (lo vedete sullo sfondo dell'abbozzata copertina).

mercoledì 15 novembre 2017

Un Orco Nero tra gli zombie: Kickstarter italiani


Il 6 giugno 1944 il mondo sprofondò nel più oscuro degli inferni. 
Nel Giorno del Giudizio i Morti iniziarono la loro caccia contro il genere umano.
Adesso è il 1954, il mondo è divenuto un ammasso di macerie, dove i pochi superstiti cercano di resistere alla fame dei Morti. Poche nazioni, rette da crudeli dittature, sono sopravvissute.
L'Italia ribattezzata Sanctum Imperium, è governata da Papa Leone XIV e dai suoi Inquisitori. 
In queste terre anacronistiche i roghi sono tornati ad ardere la carne umana.

Nessuna pietà.
Nessuna tregua.
Solo cieca ferocia.



lunedì 17 aprile 2017

The Iron Crows di Durgin e The Drowned Earth: nani fantasy e giungle tropicali


Rispetto agli anni precedenti, cominciano a trapelare i limiti di una piattaforma come Kickstarter – o meglio, i limiti del crowdfunding stesso. Risulta sempre più evidente a chi frequenta il settore, come sia necessario investire in anticipo sulla campagna, contraddicendo quello che dovrebbe essere lo scopo primario di Kickstarter: ottenere, per l'appunto, fondi con cui investire.
Teoricamente non dovresti andare su Kickstarter se già disponi dei fondi necessari per lanciare il tuo progetto; in tal caso è ovvio che risulterai avvantaggiato rispetto a coloro che stanno appena cercando di finanziare la somma iniziale.
Almeno nell'ambito che meglio conosco e di cui scrivo, cioè i tabletop games, Kickstarter sta diventando un luogo per dare risalto a un progetto, per evidenziarlo al grande pubblico: un gioco magari già affermato, già costruito e avviato da tempo, sfrutta una mini-campagna Kickstarter ottenere nuovi giocatori, per rivitalizzarsi, per espandere la propria gamma. Kickstarter come pubblicità del proprio prodotto, anziché come piattaforma per crearlo in primo luogo, quel prodotto. Ovviamente, sono il primo che finanzia progetti Kickstarter che reputo vantaggiosi, anche al di là di quanto effettivamente l'azienda avesse bisogno di usare una campagna crowdfunding. Non voglio pertanto fare il moralista. Semplicemente, si prende atto che il mercato è affollato e concorrenziale – com'è bene che sia – e che Kickstarter sta diventando un luogo dove ottenere una comoda vetrina di fronte a un palco di potenziali clienti. E durante questo 2017 sta diventando evidente, in particolare con i colossi come la Cool Mini or Not, come molte aziende stiano diventando astute, sempre più “truccando” obiettivi sbloccati e bonus in modo da mungere quanti più proventi possibili dai giocatori.
Semplici tattiche come presentare in ritardo gli stretch goals in modo da poterli ritoccare in accordo al flusso di finanziamenti, ritardandoli fino a garantirsi il massimo profitto. Ad eccezione di quella follia di Kingdom Death, le ultime “grosse” campagne si sono tutte caratterizzate per essersi “trattenute”, evitando l'inondazione di bonus gratuiti e di esclusive “forti” solitamente presenti. Di fronte a ciò reputo che tra qualche anno le campagne Kickstarter più vantaggiose saranno quelle delle nuove compagnie, non le “tradizionali” che sanno già ormai come manovrare i propri greggi di backers.

E' perciò con una certa soddisfazione che vi segnalo due diverse campagne Kickstarter, entrambe finalizzate a finanziare un gioco di miniature a schermaglie con pochi soldati dalle due parti (5/10 miniature per fazione) con altezza 28/32mm e una scala 1 miniatura 1 soldato nella vita reale.

venerdì 30 dicembre 2016

Libri/videogiochi/film in attesa per il 2017, tra fantasy e steampunk


Con quest'articolo, vorrei raccogliere qualche titolo bizzarro che aspetto di vedere nel 2017: film horror e/o fantasy, indie o finanziati via kickstarter, un videogioco polacco e tanto altro.
Considerate questo post come un cestone pieno di roba alla rinfusa, dove curiosare alla ricerca di che cosa preferite. Lì fuori è pieno di liste della spesa su cosa più ci si aspetta di vedere/leggere/giocare nel 2017, ma sono classifiche copia-incolla, di roba che già conosciamo.
Magari, perchè non commentate qui o sulla pagina facebook quale film/libro/fumetto/videogioco siete più curiosi di provare? Sono sicuro di essermi dimenticato di parecchia roba che dovrebbe uscire nel 2017, anche al di fuori del solito mainstream...

Iniziamo con i libri, dove in realtà non vi sono molte anteprime: l'unica che mi viene in mente, in riferimento ai libri di fantascienza e fantasy in uscita nel 2017, è Zona 42.

A Stranimondi avevano annunciato l'uscita di Elysium, romanzo di Jennifer Marie Brissett, con traduzione di Martina Testa (Jonathan Lethem, David Foster Wallace, Jennifer Egan).
E' un romanzo con protagonista un'intelligenza artificiale che narra una storia d'amore in un mondo post apocalittico. Il romanzo ha ricevuto una menzione al premio Philip K. Dick e un'entusiasta recensione di Paul di Filippo.

Se Elysium è programmato per gennaio, a primavera dovrebbe uscire Lagoon, romanzo di Nnedi Okorafor, vincitore dei premi Hugo e Nebula. Il romanzo narra dell’arrivo di una nave aliena nei pressi di Lagos, in Nigeria, e delle conseguenze drammatiche di questo primo contatto per la popolazione della città. I tre protagonisti della storia si ritroveranno coinvolti in una serie di avvenimenti che cambieranno profondamente la loro vita e la storia del mondo che li circonda.
Gli autori al di fuori dell'area europea/anglosassone finora mi hanno profondamente deluso per ingenuità e mancanza di stile, quindi spero che il nigeriano “spezzi” il trend.

Sempre con firma Zona 42, dovrebbe uscire un'antologia curata da Giorgio Majer Gatti, l'ex della rivista Parallaxis. Nell'ambito dei progetti minori, Jacopo Berti dovrebbe curare per Zona 42 un testo di fantascienza ottocentesca triestino, che andrebbe recuperato e riproposto come scientific romance. Non ho idea di cosa si tratti, ma essendo anch'io di Trieste, sono moderatamente curioso. Sembra che il progetto Vekkiume di Vaporteppa generi imitatori...

lunedì 22 febbraio 2016

Comprare libri di autori morti


La libreria come negozio non mi interessa da tanto tempo. Come con l'automobile e le annesse rivendite e officine, trovo che siano luoghi anacronistici: non ho, nella maggior parte delle volte, alcun stimolo a comprare. Questo non impedisce alle librerie di essere vive&vegete: solo, razionalmente discutendo, non trovo alcun vantaggio nella libreria tradizionale.
Se la libreria come negozio non mi interessa, non è nemmeno per colpa degli ebook. Se valuto di tanto in tanto i miei (radi) acquisti mi accorgo di comprare ancora libri cartacei al 50% coi libri elettronici. Soltanto, i primi provengono d'altri fonti. Innanzitutto, considerando che la saggistica esiste solo via cartacea (tranne che per le aborrite copie pirata) devo ordinarla via Ibs, o Amazon, perchè se la cerco in libreria si rifiutano di ordinarla additando scuse pietose, o mi arriva dopo mesi e mesi (davvero, non capisco perchè: a casa non aspetto più di due settimane, di solito).
Per tutto il resto, le rigatterie forniscono gli stessi testi delle librerie, ma al decimo del prezzo. Mi ha davvero impressionato, negli ultimi cinque anni, quanto si sia decuplicato il commercio in quel settore. Togliendo anche le eredità libresche dei defunti, di cui i figli preferiscono sbarazzarsi, rimane comunque un'incredibile massa di romanzi. Finalmente le persone sembrano aver abbandonato ogni remora nel confronto dell'oggetto-libro, che è “brutto” vendere, buttar via, riciclare ecc ecc
Al contrario, constato giorno dopo giorno un via vai di cittadini ansiosi di fare finalmente spazio in casa, sbarazzandosi di quanto fino a dieci anni fa erano considerate preziose “reliquie”.
Senza accorgermene sto anche omettendo le biblioteche, che continuano a fornirmi la maggior parte dei testi, specie relativi all'università e alla saggistica storica. Una grande vergogna che feccia come il sottoscritto osi leggere libri gratuitamente in biblioteca, me ne rendo ben conto: probabilmente, per la mentalità dei talebani capitalisti, volersi istruire senza avere alle spalle lo spazio e i soldi per comprare ogni singolo libro che si voglia leggere è un abominio... una distanza incommensurabile dall'atteggiamento anglosassone (o del resto dell'Europa, in effetti) dove le biblioteche formano i lettori, li creano ex novo e dove sono gli scrittori in primis a offrire i loro romanzi alle biblioteche, consci che un lettore che ha letto gratis i tuoi testi in biblioteca ti andrà a cercare in libreria all'uscita dei tuoi prossimi romanzi/saggi/fumetti...


Tornando alla libreria, la visito spesso come luogo, più che come negozio. Le grandi catene sono ottime in casi del genere, il senso di spaesamento e i grandi scaffali che tanto inorridiscono i clienti affezionati mettono a proprio agio. Dipende immagino dal punto di vista, c'è chi vuole farsi notare e chi no e nel mio caso preferisco starmene in pace a sfogliare qualche libro, piuttosto che sentire il fiato del commesso sul collo. In tal senso, le grandi librerie (ad esempio a più piani, o all'ultimo piano di un centro commerciale periferico) sono perfette.

martedì 3 novembre 2015

Segnalazioni via crowdfunding: Zeroi, Durgin Forge, Panzerfauste.


Sono passati diversi mesi dagli ultimi consigli su progetti di crowdfunding e volevo davvero tornare a proporre qualche titolo interessante nei due campi che già altre volte abbiamo trattato: fumetti&modellismo.

Dopo la distribuzione a Lucca Comics, Prussiani vs Alieni inizierà finalmente a spedire il suo sospirato fumetto e sul piano dei giochi di miniature si avvicina la data di consegna dell'incredibile gioco da tavolo di Conan. Progetti finanziati un anno, un anno e mezzo fa (sono già passati così tanti mesi? Incredibile...) che finalmente fanno capolino. Un'ideologia di vendita – finanzia il progetto che vuoi, solitamente piccolo e indipendente e aspetta un sacco, davvero un sacco di tempo prima di vederlo alla luce – completamente antitetico ai prodotti in serie dell'Amazon, consegnati due giorni dopo, un giorno dopo, ventiquattrore dal pagamento... Ad ognuno il suo, per carità. Dopo aver scoperto i maltrattamenti di Amazon sui suoi dipendenti addetti al suo servizio pronta consegna, non riesco a usare il sito, mi ripugna... ma alla maggior parte della gente non sembra fregargliene granché.

Zeroi - Indiegogo


Il primo progetto è il fumetto Zeroi, dell'etichetta Radium.
Se la parola non vi risuona alcuna campanella d'allarme è perchè Radium è la nuova denominazione dell'etichetta Atomico, che è stata cambiata per motivi di copyright. La campagna su Indiegogo per finanziare la serie di fantascienza “Rim City” è stata forse tra le più avvincenti e incredibili a cui abbia assistito quest'anno. E' una boccata d'aria che una raccolta fondi italiana riesca finalmente a conquistare il suo obiettivo, per altro molto alto anche per gli standard di finanziamento dei fumetti internazionali. A “Rim City” è seguito l'altrettanto coraggioso “Quebrada – Seconda Caduta” e considerando che non c'è due senza tre, ecco arrivare Zeroi.

venerdì 25 settembre 2015

Il Lovecraft byroniano di Craig Engler


Ci sono kickstarter che seguo dai primi abbozzi di sketch in uno sparuto gruppo facebook fino all'ultimo update dell'ultimo aggiornamento sulla spedizione degli ultimi item completati.
E dall'altro, ci sono raccolte fondi via kickstarter a cui partecipo di sfuggita, e che per pochi spiccioli non si fanno sentire per mesi fino a scivolare lentamente nell'oblio.

Una pericolosa abitudine mentale, considerando che avete donato fondi a un progetto che, in cambio dovrebbe retribuirvi con quanto promesso: se non altro la soddisfazione di sapere che il libro/fumetto/coso è stato realizzato con pieno successo dal generoso popolo dell'Internet.

E' stato quindi con non poca sorpresa che l'altro ieri mi sono accorto che Lovecraft, di Craig Engler, aveva finalmente completato il suo primo numero, gentilmente inviato in formato pdf sulla soglia di casa. 
Mi ero completamente dimenticato d'aver partecipato!
A mia difesa, non c'erano stati frequenti updates...

Il progetto prevedeva di finanziare il primo numero di una serie di fumetti intitolata semplicemente “Lovecraft”. Lo sceneggiatore e finanziatore è Craig Engler, autore di Z Nation (1), mentre ai disegni troviamo Daniel Govar, ai colori Mat Lopes e alle (splendide!) copertine Lewis LaRosa.

Il tratto di Govar supera a malapena la sufficienza, ma i colori hanno di tanto in tanto un tratto di acquerello che dà loro un qualcosina di originale. Non guastano le tinte cupissime, che trasmettono un che' di viscido. Gli obiettivi di volta in volta sbloccati dalla raccolta fondi hanno permesso di raccogliere nel volume schizzi di preparazione, la sceneggiatura con relative correzioni e sopratutto un'impressionante sequela di copertine alternative, l'una più bella dell'altra.
Tra queste è superfluo premiare la pin up “lovecraftiana” di Richard Luong, meglio conosciuto per Cthulhu Wars, sulla cui arte aveva già discorso La Tana dello Sciamano.

lunedì 17 agosto 2015

I Stranimondi di Dagon (Kickstarter)


Volevo tornare a segnalare progetti interessanti su Kickstarter, cercando in particolare d'avere un occhio di riguardo per i progetti italiani. Nel nostro caso parleremo oggi di Dagon, di Paolo Gaudio e di Stranimondi, di Zona 42.
Dal 16 giugno 2015, Kickstarter ha reso possibile presentare i propri progetti direttamente sul sito, senza il necessario intermediario di un'azienda sul suolo americano. Auspicabilmente, vedremo così finalmente sparire tanti publisher fantoccio che in tutta Europa venivano sfruttati per poter usufruire di Kickstarter (e del suo vasto bacino di utenti, nemmeno lontanamente paragonabile a quello stagno che sono Ulule, Indiegogo, Eppela, ecc). La Monolith, ad esempio, il cui Conan ha raggiunto a febbraio la sciocchezzuola di tre milioni di dollari, aveva dovuto creare un publisher statunitense finto per poter proporre il progetto e raccogliere i sudati money. Il che ha creato numerosi problemi dal punto di vista legislativo e burocratico, non ultimo per il semplice fatto che l'azienda di riferimento non era che una scatola di fogli senza veri uffici e personale!
Man mano che Kickstarter si allarga alle principali contrade europee vedremo finalmente sparire il ricorso a questi mezzucci, e contemporaneamente vedremo più progetti, più concorrenza, più offerte. Tutte cose che tradizionalmente fanno bene al mercato. A riprova della demenza dei giornalisti italiani, l'entrata di Kickstarter in Italia è stata presentata come la fine dei “piccoli” progetti che senza l'ombrello “accogliente” delle diverse piattaforme non potranno più nemmeno raccogliere quei pochi spicci che raggiungevano normalmente. Premessa, che a voler fare il darwinista sociale, progetti tanto minuscoli e tanto modesti meriterebbero sì di sparire; ma anche così si trascura che Kickstarter ha un bacino di possibili “compratori” di gran lunga maggiore di tutti i suoi concorrenti messi assieme. I progetti italiani che normalmente raccoglierebbero, mettiamo, 500 euro, ora con Kickstarter hanno la possibilità di raddoppiare quella cifra, triplicarla: molto banalmente perché il mercato cui si rivolgono non è più un mare chiuso, ma un oceano.

lunedì 16 marzo 2015

Il Rinascimento nero di Nova Aetas, il post apocalittico di The Edge e altre meraviglie soldatesche


Ero piuttosto indeciso se continuare a scrivere di modellismo e miniature qui sul blog, considerando le diverse tematiche che tratto di solito. E' vero, c'è un chiaro nesso tra molti appassionati di fantasy e fantascienza e giochi tridimensionali, ma all'opposto c'è anche una vasta maggioranza di persone che all'idea di giochi di miniature&dadi comincia a schiumare e sbraitare “immaturo!”, “rimbambito!” e altri antipatici epiteti. 
D'altronde, basta visitare un negozio di modellismo storico per sperimentare la spiacevole sensazione che per la fascia (anziana) di modellisti, non esista altro che la seconda guerra mondiale, l'età napoleonica e ovviamente i trenini. Dal lato opposto della barricata, i giocatori da tavolo considerano i giocatori di miniature collezionisti monomaniacali e non hanno nemmeno torto!
Ad ogni modo, rant a parte, penso che un articolo mensile di segnalazioni sia una bella idea. Non ingombra il fulcro del blog, ovvero libri e scrittura, ma permette una divagazione leggera. L'ultimo esperimento in tal senso è stato debitamente apprezzato: vi segnalavo il kickstarter di Conan, che mi sembrava promettente. Non mi sbagliavo affatto, perché il progetto di gioco “filologico” ha avuto un successo straordinario, ben oltre le mie aspettative quando ve ne parlavo. Hanno (abbiamo!) raccolto oltre 3 milioni di dollari! Non male per un giochino di soldatini ispirato a un'ambientazione violenta e immatura con un barbaro protagonista (cit.) Ancora una volta, al di là dell'irrealistica data di consegna, che dovete immaginare rimandata di almeno 6 mesi, vi consiglierei di nutrire basse aspettative verso le miniature in questione. E' vero, dalle foto sembrano splendide e gli sculpt sono di una maestria rara... Epperò sono solo prototipi in resina, non il prodotto finale. L'amalgama di plastica e resina che hanno deciso di utilizzare sembra buono e conterrà un buon livello di dettagli. Sarebbe tuttavia stupido aspettarsi una qualità altissima, pari alle foto mostrate. Purtroppo i progetti di Kickstarter sono pieni di questo generi di trucchetti, di detto-non detto.
E' lecito, se contenuto entro certi limiti.

Dopo un mese sonnacchioso, marzo si sta rivelando semplicemente esplosivo.
Solo nella scorsa settimana il numero di giochi di miniature lanciati è stato altissimo per gli standard del genere. Sono per lo più piccole case di produzione, ormai specializzate a usare il crowdfunding come volano pubblicitario e formidabile mezzo di marketing. Va da sé che più “ricca” è la società che ci sta dietro, più immorale è il tutto. Andrebbe giudicato caso per caso, valutando con attenzione. Non andrebbe ad esempio mai supportata un'azienda che non ha ancora consegnato il prodotto di un precedente kickstarter e ne apre invece un altro. In quel caso, tranne per le aziende più grandi come la Mantic Games, vi stanno fregando: il precedente kickstarter ha richiesto più soldi del previsto e si cerca di “rattoppare” i debiti usando i clienti di kickstarter come una banca. Della serie, “raccogliamo i soldi e si vedrà...” Sono casi rari, ma insegnano come sia sempre bene non investire grandi somme, a meno di progetti che non stiano veramente a cuore.
Io sono al verde – sai che novità – quindi mi limito a guardare e analizzare.


Il primo progetto di Kickstarter ha l'onore d'essere italiano!
Lanciato il 4 marzo a mezzanotte, è un gioco da tavolo con miniature con sistema di crescita progressivo e una sofisticata intelligenza artificiale al posto del master. Ogni giocatore controlla un eroe e la banda nel suo insieme affronta diverse avventure in una campagna appositamente scalata. E' tutto incluso nella scatola, dagli scenari alle case, persino gli alberi!

martedì 13 gennaio 2015

Il giuoco di miniature di Conan, il reboot di Warhammer Fantasy e altre meravigliose notizie


Allora, al momento sul mio tavolo c'è una lista bella grossa di articoli in fase di progettazione, di recensioni e riflessioni che prima o poi vorrei mettere su carta. Ma complice l'avvicinarsi degli esami e la perdita del mio unico (pseudo)lavoro, i tempi si sono ristretti e non ho tempo per gli articoloni a me tanto cari.

Tuttavia, potevo esimermi dal commentare le ultime news di miniature? Certo che no!
Nuovo anno, nuovi progetti. 
Nuovo anno, nuovi boardgames. 
Nuovo anno, nuovi splendidi capolavori in scala ventotto mm. 
Non posso farci nulla al riguardo: trovo che assemblare, modificare e dipingere miniature rimanga una soddisfazione unica, difficilmente descrivibile.
Alle superiori continuavo a chiedermi quando avrei perso questo “vizio” che a detta dei coetanei era un terribile -ibbile -ibbile segno d'immaturità bambinesca. Poi col tempo mi sono stancato di farmi domande inutili e ho seguito il consiglio del mio secondo baffutone preferito, Nietzsche.



Nel campo di Kickstarter, Conan by Monolith Board Game LLC, è un progetto che aspettavo da un anno intero. Gli sviluppatori sono francesi e l'attenzione ai dettagli è a dir poco sublime. Il gioco ti permette di comandare Conan e i diversi personaggi tratti dai romanzi di Robert E. Howard (Shevatas, N'Gora, Valeria, ecc ecc) in un'epica campagna tra castelli infestati di mostri lovecraftiani, agguati di selvaggi e salvataggi d'ignude donzelle da da giganteschi serpenti. L'aspetto ludico è strettamente connesso alla fedeltà narrativa: il team ha perfino assoldato un esperto delle storie pulp di Conan, Patrice Louinet. Che un gioco da tavolo con "pupazzetti" risulti più fedele a Howard dell'ultimo remake filmico è un ottimo segno di quanto stia progredendo il gioco e regredendo, all'opposto, il cinema Hollywoddiano. Ovviamente, questo non v'impedisce di ricreare gli scontri del buon Milius, ma la scelta di privilegiare la fonte scritta consegna una scelta molto più ampia di giocattoloni ludici, tra pirati, maghi e mostriciattoli. Ad esempio, i Pitti, che nell'immaginario comune sono selvaggi scarni e agili venivano invece descritti da Howard come nanerottoli palestrati. L'effetto è una boccata d'aria, in termini di design. Ah, e c'è quel geniale villain che è Thak! :-D



venerdì 2 gennaio 2015

Il futuro che vorrei


E' mia ferma convinzione che per avere un futuro migliore occorra per prima cosa immaginarlo.
L'immaginazione gioca un ruolo potente quando si tratta d'influenzare le scelte di politici e tecnici.
La gente comunemente accetta che una certa visione, una certa filosofia possa risultare causa dell'azione concreta di un individuo. E' normale per un partito politico o per un movimento attivista riferirsi a un dato pensatore, fare riferimento a un certo ideale di comunità, o di modello.
Niente Illuminismo, niente Rivoluzione francese. Niente teoria, niente pratica.
Le guerre d'idee precedono sempre i conflitti reali. Senza Rousseau, senza Voltaire, senza Diderot non avremmo avuto i giacobini, Robespierre, Napoleone e il nuovo codice civile. Un bel po' di risultati concreti, per degli “intellettuali ammuffiti”!
Le idee, o nel caso peggiore l'ideologia, precedono sempre guerre e cambiamenti.
Si veda al capitolo: guerre religiose.
Si veda al capitolo: prima guerra mondiale.
Si veda al capitolo: guerre per la pace nel mondo.

La fantascienza plasma il nostro futuro
Se ammettete che la saggistica, e sì anche la letteratura possano influenzare il Reale (per il semplice motivo che gli uomini reali si rapportano alla realtà inventata di romanzi e saggi per agire) dovete anche ammettere l'importanza della fantascienza.
Lungi dall'essere solo “fuga”, il fantastico influenza il reale.
Immaginando mondi migliori, otterremo mondi migliori.
Criticando distopie in divenire, le bloccheremo sul nascere.
Criticando tecnologie sempre più vacue e schizofreniche, spingeremo verso nuovi, inediti utilizzi.


Sono convinto che molti, se non tutti dei difetti dell'attuale Web 2.0 siano dovuti all'afflosciarsi del movimento cyberpunk. Scomparse le idee, scomparsa l'audacia anarco-aristocratica di voler immaginare qualcosa di più che l'ennesimo parco giochi capitalista, Internet è decaduta rapidamente. Vogliamo davvero parlare dell'esplorazione spaziale? Scomparso il pungolo delle astronavi e del brivido della scoperta, la Nasa è marcita in progetti sempre più inconcludenti, dilaniata dall'assenza di fondi.
Non dobbiamo disperare. Gli esempi positivi continuano a superare gli esempi negativi. Cory Doctorow, sia pure nel suo insopportabile buonismo1, è uno scrittore che ha fatto molto per la Rete. Leggere X alle attuali generazioni sarebbe d'obbligo per maturare un uso della tecnologia se non consapevole, quantomeno più fruttuoso dell'attuale zapping tra Facebook e Youtuber d'accatto.
Senza trascurare i tanti, tantissimi modi in cui s'immaginava la realtà virtuale negli anni novanta, o quale gigantesco debito di riconoscenza abbiamo verso gli schermi sottili, minimalisti di buona parte della fantascienza dagli anni sessanta, 2001: Odissea nello spazio in poi. Il touch screen non è fondamentale. Come non lo sono molti degli accessori, dei giocattoli con cui ci gingilliamo nella vita di ogni giorno. Star Trek ci ha messo lo zampino, ammettiamolo.2

Nell'ultimo decennio tuttavia, il meccanismo s'è incartato. Le distopie incutono orrore più per l'incapacità degli scrittori che per lo scenario distopico raffigurato, mentre la fantascienza “ottimista” ormai si risolve nello Young adult supereroistico. Non basta vestire la gente di grigio, mostrare qualche poliziotto antisommossa e un paio di uniformi militari, per poter dire “è distopico”. 3 Bisognerebbe al contrario sentire l'aura di disperazione del setting, mostrare (non raccontare!) torture e fucilazioni di massa, diabolici aggeggi di surveillance e polizie segrete.
Inoltre il continuo richiamo a 1984 risulta ormai superato. Il mondo contemporaneo è molto più vicino a Il mondo nuovo, di Huxley, piuttosto che alla dittatura ipertrofica e burocratica di Orwell. Il sovraccarico dell'informazione, l'apatia delle masse erano pericoli chiaramente immaginati da Huxley.



Kevin Kelly è stato il cofondatore della rivista Wired, oltre a scrittore attualmente di grande successo. In italiano è uscito tradotto il suo ultimo libro, Quello che vuole la tecnologia (2010).
Non conosco il personaggio a sufficienza per giudicarlo. Non ho letto i suoi libri, ma leggo il suo blog, che sebbene aggiornato raramente contiene spunti interessanti. Non condivido il suo ottimismo verso la tecnologia di qualunque genere, specie nei confronti dei progressi dell'ultimo decennio. A questo proposito, risulta illuminante citare Sterling:
Nel settore della musica, della letteratura, dell’arte, dell’intrattenimento, della cultura in generale, nell’editoria, nel settore militare, nel giornalismo, nella politica, nel settore produttivo... Sostanzialmente, in tutti i contesti possibili ed immaginabili... Ad eccezione della finanza, della sanità, della legge, del business delle carceri e di alcuni settori militari... Il che spiega perché pochi privilegiati sono pieni di soldi mentre la maggior parte degli esseri umani, quelli che secondo la leggenda metropolitana avrebbero beneficiato della rivoluzione digitale, faticano a sbarcare il lunario. Confermo: le nuove tecnologie sono dirompenti: non fanno prigionieri. (...) Nessuno si rende conto di quello che abbiamo perso. I vantaggi sono minimi se consideriamo tutto quello che ci siamo bruciati negli ultimi anni. La situazione cambia rapidamente... Il passato prossimo viene immediatamente ignorato perché... passato, vecchio, andato. Tutti sbavano per la nuova frontiera elettronica. Nessuno si preoccupa della foresta che abbiamo raso al suolo con le seghe elettriche e gettato nei fiumi per fare spazio al nuovo. E l’idea che il “nuovo” sia sempre “meglio” è una favola pericolosa. Quando m’imbatto in gente che dice “usiamo la tecnologia per migliorare il mondo” specie in posti come SXSW, li guardo con compatimento. Non tanto perché sono ipocriti, ma perché la loro ingenuità infantile mi fa quasi tenerezza. Questa gente non comprende che il mondo presenta aspetti tragici, non capisce che la tecnologia non è la soluzione. In molti casi, è parte del problema. Le cose non migliorano. Il mondo è pieno di deserti. Dopo la mezza età, il declino metabolico degli individui accelera. E’ dal 2008 che la situazione va peggiorando e la tecnologia, per certi versi, ha accelerato la crisi. Le strategie dell’austerity hanno miseramente fallito. E’ persino peggio del panico! Oggi, nel 2013, ogni aspetto delle nostre esistenze è deteriorato: il livello della cultura è peggiorato. I governi sono peggiorati. Le infrastrutture sono in evidente declino. Il business è peggiorato. Nella Silicon Valley, un mucchio di gente vive per le strade. Anche per quanto concerne la moda, la situazione è grama. Se non altro, abbiamo tutti perso qualche chilo... Sono tempi difficili.

Sono d'accordo con Sterling che abbiamo perso più di quanto guadagnato. 
Forse col tempo la situazione tornerà a riequilibrarsi, ma per il momento resta fosca. E' inoltre profondamente irrazionale aspettarsi che magicamente i problemi causati dalla tecnologia vengano risolti dalla tecnologia stessa. 4

Kevin Kelly, a ogni modo, fedele all'idea che la fantascienza influenzi le invenzioni dell'uomo, e l'agire degli scienziati, ha voluto lanciare un appello: cento parole per descrivere un futuro che vorreste tra cent'anni. Il futuro doveva obbligatoriamente essere:
  • Positivo, senza risultare utopico. Un futuro possibile, per quanto sia difficile crederlo. Kevin Kelly infatti si definisce “a protopian” (bellissimo termine, per altro!)
  • A favore del progresso: il futuro da voi desiderato non deve consistere nel tornare “indietro”. Al contrario, il progresso tecnologico deve continuare a piccoli passi, con i suoi difetti, ma anche con i suoi vantaggi. Va da sé che per Kevin Kelly i vantaggi superano sempre i difetti, asserzione di fede sulla quale non sarò mai, mai d'accordo!
  • Un futuro credibile, senza balzi fantasy troppo arditi (niente stronzate hippie come “vivremo per sempre nell'armonia e nella beatitudine dell'era dell'acquario”, grazie!)
Al vincitore di queste cento parole per descrivere il nostro futuro sarebbero andati cento dollaroni!
Piccola parentesi: è triste che persino in questi piccoli concorsi in America si premi il vincitore, invece che farlo lavorare gratis qual'è la moda in Europa. Un concorso col premio di novanta euro sarebbe un'autentica utopia in Italia! (O piuttosto un futuro desiderabile...)
La sfida è comunque dura, durissima d'affrontare. Posti sulla carta, facciamo davvero fatica a immaginare un futuro che non consista in qualche rinuncia al life style del secondo dopoguerra.
Il ritorno all'antico è una tentazione fortissima sul piano teorico, sebbene difficilmente attuabile nella realtà. Per esercizio teorico, io ho buttato giù questo schizzo:

2115. Frammentazione dello stato-nazione in realtà regionali autogestite, in continua cooperazione/competizione. Scomparsa dei mezzi di trasporto individuali. Sfruttamento dell'energia solare. Scomparsa dell'aereo a favore di ferrovie transoceaniche. Sovrappopolazione rediretta verso gigantesche colonie fluttuanti nello spazio. Scomparsa del concetto di proprietà individuale rimpiazzato dall'idea dell'accesso. Esempio: il giardino di casa non è tuo, ma io comunque non ci cammino sopra perché non ne ho l'accesso. L'accesso è regolato dal “dono” e dalla consuetudine. Grazie alla mia “cortesia” e a doni che presuppongono altri “doni” in risposta, ricevo l'accesso al tuo giardino. Conseguente scomparsa sia del denaro, che del suo “accumulo”.
Un'economia basata sull'agire cortese.

Se volete, perché non mi commentate quale futuro vorreste?
Cercando se possibile di evitare sia la barzelletta, che l'utopia assolut(ist)a.
Ricordate: cento parole per un futuro tra cent'anni.
Ovviamente l'appello di Kevin Kelly è terminato da un pezzo, ma sarebbe interessante sentire cosa proponete. Non preoccupatevi di suonare troppo ridicoli, temo che già la mai idea di futuro faccia ridere da qui all'eternità, specie i miei arcigni colleghi che studiano economia all'università...
Una volta che avrete commentato, inserirò man mano le vostre risposte sotto questo spazio.
Aggiungerò anche Blog/pagina Facebook/Sito, se siete tra gli affamati di Seo e visite :-D

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"Da quel poco che vedo e leggo, e da questo tuo post, direi che stiamo vivendo nell'era del "far fare". Abbiamo per tanto tempo ambito a quel futuro che ci era stato promesso nel quale le macchine avrebbero fatto il nostro lavoro a tal punto che oggi diamo in pasto a qualsiasi cosa contenga un microprocessore ogni aspetto della nostra vita.Abbiamo qualcun'altro che fa le cose giuste, qualcun'altro che sbaglia, stiamo dando corpo e anima al bisogno di trovare un colpevole, un elemento esterno, che viva al nostro posto. Google cerca per noi, il gps viaggia per noi, il tablet accumula per noi cose che non leggeremo mai, abbiamo trovato chi fa "il lavoro duro" in modo che noi si possa fare altro.Peccato che abbiamo dato via proprio la nostra vita, tenendoci il tempo per rimirare il vuoto che rimane quando ciò che conta, e che richiede sempre uno sforzo, lo fa la macchina che abbiamo pagato." Matteo Poropat - Blog - La tana dello sciamano. 
Di seguito ho tradotto alcune delle proposte elencate sul blog di Kevin Kelly.

Nuove fonti d'energia 

Energia solare e da fusione hanno eliminato l'energia dalle considerazioni pratiche. Grazie all'automazione, solo il 20% della popolazione è occupata, principalmente in lavori creativi. Il PIL mondiale è cresciuto esponenzialmente, rendendo praticabile per i governi fornire una vita confortevole senza la necessità di lavorare. Vasti progetti stanno riparando il danno ecologico. Africa e il Medio Oriente si stanno rapidamente sviluppando agli standard del resto del mondo. L'educazione è stata riprogettata per aiutare le persone a raggiungere soddisfazione nella vita e ad apprezzare la gioia dell'imparare. Scoperte nella natura della motivazione hanno permesso di sviluppare intelligenze artificiali che abbiano una vita ricca per tutti come obiettivo primario.
– Douglas Summers-Stay

2030: L'ultimo edificio costruito su energie non rinnovabili e politica fiscale crolla all'emergere di una nuova intelligenza globale. Abbiamo il vento nelle nostre vele. Bilioni di persone muovono rapidamente dall'essere schiavi del salario a partecipare in un'economia decentralizzata, sostenibile, opt-in che fornisce loro il tempo d'innovare e sostenere dal basso uno tsunami di soluzioni. 2060: la biodiversità fiorisce. La coscienza è sotto il nostro pieno controllo. Puoi fisicamente vivere su Marte, Antartide, Nuova Atlantide o la cintura degli asteroidi. Molti scelgono una vita nella mente dei server distribuiti e vivono secoli in una settimana. 2090: annoiarsi è impensabile. Popolazione conscia: 10^20. Bioma restaurato. 2114: inizia la Seconda Terra. – Luke Cockerham.

L'alba dell'intelligenza artificiale

Mi preoccupavo non sarei mai stato benestante quanto i miei genitori. Non mi aspettavo questo. La chiamiamo "L'Età dell'Euforia". E' sopra ogni limite, ma è una buona descrizione di cosa succede quando sostituisci il giudizio umano con l'ottimizzazione algoritmica. Ci volle un po' ai sistemi per auto-aggiustarsi. Andai nel panico quando il mio dottore venne rimpiazzato da un'app. Il denaro divenne presto scarso. Ma c'era sempre abbastanza da mangiare, tuttavia. L'aria divenne più pulita; Internet e il servizio di trasporto (via Amazon) divennero ancora più veloci. Abbiamo smesso di preoccuparci di cosa fare. E abbiamo iniziato a guardare in che modo vivere la nostra vita. Insieme. – Andy Hickl.

L'immortalità ha spostato l'attenzione dagli obiettivi a breve termine, a obiettivi a lungo termine. Una nuova era di responsabilità è sorta. Modificazioni del corpo e ringiovanimenti erano solo a un passo di distanza (nuove opzioni esotiche erano disponibili sul mercato) e tante persone iniziarono a cambiare aspetto settimanalmente, per stare al passo con le ultime mode. Ciò ha reso nulle le abitudini passate di giudicare a seconda di razza e sesso; ora distinguiamo le persone solo dall'abilità e dall'esperienza. Da quando i robot coltivano il cibo di cui abbiamo bisogno e costruiscono le nostre case, ci siamo riuniti in gruppi tribali di nostra scelta con forme di governo indipendenti scelte da noi. Gli umani erano liberi d'immaginare e creare mondi utopici con più arte e ricerca che mai prima d'ora. – Jean Rintoul

Il cibo è lo stesso, ma non è costruito geneticamente. Viaggiare in aereo è diventato estremamente costoso. Le Compagnie fanno soldi dallo squilibrio nell'informazione al vendere segreti. I consumatori pagano per preservare le loro esperienze e condividere dati sulla loro vita segretamente e in privato, e pagano per gadget che permettano loro di processare più dati contemporaneamente (o in altre parole di essere un super uomo). Un'incubatrice per start up diventa l'università numero 1 nel mondo. I guidatori devono abilitare il pilota automatico sull'autostrada. Una compagnia di gadget intelligenti possiede il 50% del traffico dati nel mondo. Senza faccia-a-faccia o voce, è difficile dire se la persona con la quale stai interagendo è un robot o un umano. – Jackie Lee

Internet e graffiti

Quando avremo “l'Internet delle cose” e sensori onnipresenti, ecco un piccolo uso che potrebbe riscaldare il mio cuore: anti-vandalismo. Considera i graffiti: prima di tutto, gli spray non funzioneranno su una superficie, se non hai il permesso del possessore di quella superficie. Se qualche giovane punk in qualche modo riesce a tracciare un paio di graffiti, la sua identità è catturata, e sente, per nome, che è stato multato. A un secondo tentativo, non solo la sua multa si moltiplica, ma uno sciame di droni spara-vernice traccia graffiti sui suoi capelli, sul suo corpo, sui suoi vestiti, sulla sua borsa, e sulla sua moto. - Rodney Offman

Dormo di solito con il mio impianto addosso. Permette che i miei sogni si mescolino con quelli dei miei amici, diluendo l'ansia, aumentando la creatività. Mi sveglio naturalmente, pieno di energia, eccitato dall'idea d'iniziare la mia giornata. Il mio impianto si chiude automaticamente per la mia toilet mattutina. Cucino la colazione alla solita, vecchia maniera. Bollire un uovo, spremere del succo fresco. Il pane che ho fatto ieri possiede ancora una magnifica crosta croccante. Apro il mio impianto, ascoltando quello che i miei amici stanno creando, di che cos'hanno bisogno e aggiungendo un paio delle mie personali aspirazioni. Quindi prendo i miei strumenti e ci mettiamo tutti al lavoro. – Steve Hoefer.

Una nuova umanità

I sopravvissuti al cambio climatico, dal cuore spezzato per la massiccia morte di massa, sono il pool genetico per la nuova fase evolutiva dell'uomo. Nell'adattarsi a un ambiente ostile, l'inclinazione latente alla compassione e alla generosità diventano tratti ereditari. Sistemi, cultura, commercio, e governo hanno lo scopo esplicito di fornire un bene comune per tutti. Condividere la propria conoscenza è riverita come la più celebrata propensione umana. Questo risulta in una corteccia cerebrale consapevole di sè stessa: l'umanità funzionante come neuroni, reti di un sistema nervoso. Gli scienziati imparano a programmare la conoscenza umana su fluttuazioni quantiche che possono sopravvivere il calore mortale dell'universo, nonostante per quale fine rimanga un enigma. – Alan Chamberlain.

La visione di Kevin Kelly

2121. Popolazione 4 bilioni: 85% urbano. Boom delle città, le periferie si svuotano e lottano per non scomparire. Acri di agricoltura ridotti con l'uso degli Ogm. La natura è monitorata quantitativamente: le aree verdi aumentano con l'ingegneria genetica. Energia solare, nucleare, piccole centrali generano energia a basso costo. Adattamento al cambio climatico. La nuova maggioranza è borghesia media, in grado di viaggiare globalmente. Piloti computerizzati rendono il viaggio per tutto il globo comune internazionalmente. Turismo ecologico e storico sono la fonte primaria per i più poveri. I robot prendono possesso degli ultimi lavori di fatica in Asia e Africa. Internet di tutto prosegue fisicamente. Biblioteche universali ed educazione accessibile a ogni età gratis per tutti. Tutti gli esseri umani sulla rete sempre. Interfacce per il cervello, indossabili. Monitoraggio onnipresente. Quantificazione per la medicina personalizzata. Tecno-alfabetizzazione (gestione) delle competenze obbligatoria. – Kevin Kelly

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Ho scelto questi esempi perché li trovavo i più interessanti.
Kevin Kelly ci azzecca abbastanza, per quanto l'idea di una borghesia creativa in eterno movimento affiancata dalle classi basse che lavorano col turismo sia una visione deprimente. Abbiamo la divertente nonchalance con cui Chamberlain affronta l'idea di una morte di massa, come parte necessaria di un futuro piacevole (!!!). La chiesa Pro-Facebook (o pro-Twitter) colpisce ancora, con un futuro con impianti che ti mettano in diretto contatto con le sensazioni dei tuoi “amici”. Brr.
Offman ha chiaramente visto Demolition Man troppe volte e altrettanto chiaramente deve avere qualche risentimento verso i punk, che per inciso non tracciano i graffiti, quelli sono i graffitari!
Jackie Lee traccia un futuro abbastanza credibile, tanto di cappello. Anche Rintoul traccia un futuro tecno-primitivo molto piacevole, che tutto sommato non mi dispiacerebbe. Per altro il tribalismo è già un fenomeno diffuso d'almeno un decennio, che piaccia o meno.
Andy Hickl invece fa affidamento sulla matematica e sull'imparzialità delle macchine. Impossibile giudicare una fiducia così religiosa nella tecnica.
Luke Cockerham infine gioca (quasi) sull'onirico, ma la fiducia nel crowdfunding è bene riposta, a mio parere. Inoltre la suddivisione per date trasmette un'efficace visione del futuro per gradi, lasciando come ogni buon narratore il meglio all'immaginazione del lettore.
E voi? Quali sono i vostri preferiti?

Fonti:
The Technium – Il sito di Kevin Kelly.
Nel futuro di Kevin Kelly non so come tradurre il termine co-veillent. Qualche idea?
Un'intervista in italiano trovata per caso – Kelly dovrebbe farsi una bella chiacchierata con un certo Foucault. Imparerebbe che è in ultima analisi il potere dominante a detenere le redini della tecnologia, anche di quella “rivoluzionaria”.

1. Se non mi credete provate a seguire Cory Doctorow via Twitter. Vi si cariano i denti dopo due giorni, se non meno...

2. Un testo che sembra interessante a questo proposito sembra essere “Make It So: Interaction Design Lessons from Science Fiction”. Prima o poi dovrò leggerlo.

3. Un certo coff coff (tossicchiare imbarazzato) … Hunger Games … coff coff

4. Vedasi i menefreghisti sull'ambiente. – Sì, la situazione dell'ambiente è disperata, ma la scienza ci aiuterà, basta aspettare... La clonazione per le specie minacciate... Quando arriverà... Basta aspettare... Sì, la crisi economica è grave, ma vedrai i social network ci salveranno, Internet aprirà nuove meravigliose opportunità... – Il bello brutto è che in quest'ultimo caso i social&compagnia sono arrivati, ma non hanno portato assolutamente nulla. Anzi, hanno aggravato inutilmente un divario già ampio. Un ottimo esempio di eterogenesi dei fini!

venerdì 21 novembre 2014

Crowdfunding italiano tra Prussiani e Fantasy rinascimentale


Viviamo un momento di stanchezza nelle produzioni internazionali di Kickstarter, e in generale nel crowdfunding. Ho sempre seguito le produzioni di videogiochi e wargames, quindi mi limito a giudicare quell'area di solito fruttuosa. A partire dalla primavera del 2014, il numero di backers e la generale qualità dell'offerta si è abbassata drasticamente. I clienti sono più diffidenti, le donazioni faraoniche (500, 1000 euro...) raramente sono prese in considerazione.
E' un bene? In realtà sì. I progetti di uno, due anni fa sono ancora in progressione e considerando i lunghi tempi di fabbricazione, gli aficionados di Kickstarter preferiscono prendersi un periodo di pausa. Dal controverso, ma oggettivamente bellissimo Kingdom Death alle miniature punk della Raging Heroes e di tanti, tanti altri le soglie di completamento si sono allungate e i clienti hanno maturato una certa diffidenza verso promesse vaghe e fumose.
Viviamo la fase Post Kickstarter, dove si preferiscono progetti piccoli e ridotti, e dove gli stretch goals cominciano a venire articolati con soglie piuttosto frequenti, spesso collegate – ed è una tattica che consiglio molto – al numero di likes su Facebook o alla raggiunta di un certo numero di condivisioni.

Al contempo, un bel po' di progetti italian made stanno finalmente entrando nella mischia. 
Come avevo già sottolineato un mese addietro, non c'è alcuna ragione perché in Italia il crowdfunding “non funzioni”. L'idea di una presunta, maggiore generosità del popolo americano contrapposto alla tirchieria italiana è tanto ridicolo che si squalifica da sé. 
Gli italiani vogliono donare, lo fanno anzi! Ma spesso l'ostacolo vero è qui, non dispongono dei mezzi materiali per farlo. Sia perchè, non fa male ricordarlo, non siamo negli anni di crescita economica del 60' sia per una martellante, continua campagna negativa della televisione. 
Il messaggio che viene trasmesso ogni giorno, ogni singolo momento da oltre un decennio a questa parte recita che acquistare online è pericoloso, che possedere una carta di credito è difficile, che navigare su Internet espone a innominabili pericoli. L'unico, certificato utilizzo della Rete sembra consistere proprio in una Internet rigida e televisiva, dove la visione passiva di canali Youtube si sovrappone senza continuità alla Rai e dove i recinti dei Social network sostituiscono il baretto sotto casa, in tutti i suoi aspetti negativi: gioco d'azzardo, sessismo e lamentevoli piagnucolii. 
Intanto quelle che sono le reali potenzialità di Internet vengono tacitate, messe sotto banco: lasciate ammuffire nell'andito.
In realtà, sia per Kickstarter che Indiegogo, gli unici noiosi procedimenti che vi si richiedono consistono nell'iscrizione e nella registrazione di una carta di credito che nel novanta per cento delle volte consisterà nella vecchia Postepay. Nonostante le Poste mettano a dura prova la pazienza dell'uomo più paziente del mondo, possedere una Postepay non richiede un gran numero d'incartamenti e difficilmente vi verrà hackerata. 
A meno che non rientrate nei folli che alle Poste ricaricano la Postepay di mille euro e oltre, vi limiterete a inserirci quanto basta per gli acquisti prefissati, senza eccedere. Dovesse succedere anche il peggio e la vostra carta venisse hackerata perderete, boh? Dieci euro? Cinque? 
E siete forse tanto preziosi, i vostri dati tanto importanti? 
La miglior difesa dalla privacy è la constatazione sconsolata che le vostre informazioni biografiche non interessano a nessuno, se non agli spammer. Non siamo Obama, non siamo né presidenti, né ministri, né militari. 
Siamo solo backers, cittadini-clienti che difficilmente interessiamo a qualcuno.



martedì 4 novembre 2014

Una magnifica bolgia. Lucca Comics 2014


E' la terza volta che mi reco al Lucca Comics and Games, e per la terza volta constato la mia disorganizzazione. Lo scorso anno riuscii ad azzeccare l'albergo, un B&b che per quanto lontano dalla stazione offriva una colazione continentale piuttosto sostanziosa. Il treno di ritorno tuttavia, tra cancellazioni e ritardi, diventò un incubo su rotaia che stento a dimenticare.
Quest'anno, sia il viaggio di andata che di ritorno, è filato liscio e tranquillo, ma è stato il B&b a fregarmi. Col senno di poi io e il mio pard avremmo dovuto controllare con maggiore attenzione, ma eravamo a inizio settembre, i tempi stringevano e avevamo controllato già altri 5 B&b a Pisa con l'usuale risposta: “tutto prenotato”. L'alternativa sarebbe stata il Victoria Hotel, una magnificenza per rampanti inglesi colonialisti che tuttavia a 500 euro a notte era piuttosto lontano dal mio budget di (pseudo)guida turistica... E infatti il B&b scelto si è rivelato un totale bidone; dalla colazione magicamente trasformata in buoni pasto all'osteria di fronte, allo scaldabagno difettoso, al giardino in realtà garage e “locale pompe”. 
Se non altro il calore (umano e letterale) della gente del luogo ha evitato brutte ripercussioni.
Ho verificato amaramente ancora una volta la differenza di modi e atteggiamenti che passa tra Pisa-Lucca e Trieste. Molti non hanno coraggio di dirlo, ma la verità è che non c'è confronto tra un barista triestino e un toscano. Il primo ti accoglierà in malo modo urlando un “Coss'ha lavvoll!!” nel momento stesso in cui lo saluti, il secondo ti accoglierà con una gentilezza di modi che ti pare sospetta, fino a quando non realizzi che è la normale cortesia del mondo di fuori.
E' per questo non sono sinceramente riuscito ad arrabbiarmi col gestore dell'albergo per il trattamento ricevuto: alla fine quant'ho lo perso in comodità l'ho recuperato in educazione.

Il vostro magnifico blogger a destra, presso una delle sue località di villeggiatura preferite.
Ma passiamo al Lucca Comics.
Quest'edizione – 2014 quasi 21 anni! – è trascorsa magnificamente. 
Il tempo era perfetto, caldo senza risultare lezioso, l'organizzazione buona.
Non ha funzionato molto bene l'impianto delle biglietterie, che per quanto allargate non hanno visto reali miglioramenti dall'altro anno. Decisamente superlativo invece il sistema del Japan Town – il 31 era visitabile in piena tranquillità e gli stand erano (quasi) vivibili. Abbattere il vecchio Japan Palace è stata una decisione rinviata con troppo ritardo; quel luogo per quanto affascinante era ormai diventato ingestibile. La nuova area del parco, fatta eccezione per il blasfemo padiglione San Francesco Japan, mi sembrava contenere bene i visitatori e offrire un'ottima cornice di verde e fontane. Di una tranquillità zen nonostante la folla, è stato un momento di respiro più che benvenuto.

Degli stand che ho visitato, l'accoglienza presso la Bookmaker Comics è stata particolarmente calorosa. Tra una chiacchierata e l'altra sono rimasto stupito dalla qualità dei disegni dell'ottima mano di Stefano Cardoselli, che silenzioso e vagamente minaccioso ha firmato i miei due albi mentre chiacchieravo col responsabile sul futuro del mitico Heavy Metal Magazine. I due fumetti che ho preso – Silence of God e Who Will save the World? – meritano senza dubbio una recensione perché volutamente, caparbiamente lontani dal minimalismo indie che piace tanto alla Bao Publishing.
Sono invece disegni sanguigni e violenti, dai tratti esagerati e schizzati. Roba per donnuomini duri.

Presso lo stand della Comma 22 ho afferrato una copia di Alice In Sunderland, di Bryan Talbot, edizione tradotta. 
Di solito odio le cascate di aggettivi ma lasciatemelo esclamare: stupendo, stupendo, stupendo! L'intreccio di Alice, Sunderland e storia vittoriana confluisce in una sceneggiatura volutamente anarchica, dove alla bellezza delle tavole non viene disgiunta la bellezza delle parole. Talbot si autoritrae, l'intero volume può venir letto come un'opera teatrale trasposta in fumetto e ci sono tanti di quei capovolgimenti e arricciamenti nella struttura narrativa che viene il mal di testa.
Meta-fumetto pantagruelico e ambizioso. Talbot non delude mai!
Piccola delusione che lo stand della Comma 22 fosse letteralmente circondato dalla marea bovina dei webcomics e sopratutto della Bao Publishing, che ovviamente arraffava ogni possibile cliente.
Continuerò tenacemente a supportarli, e al diavolo invece Drizzit, ormai interminabile via di mezzo tra Telenovelas, fan fiction e strizzate d'occhio a nerd porcelli (l'offesa è voluta).

Dei grandi rimpianti annovero sopratutto i segnalibri di Vaporteppa, che già il 31 erano attorniati da folle di clienti. Avrei volentieri comprato “Che Vita di Mecha” visto il blurb del Duca di Baionette, ma ho preferito non spintonare. Un'altra perdita ingente è stata mancare Kingsport Festival, l'ottimo gioco da tavolo di cui avevo scritto diverse riflessioni prima della sua uscita. Sabato il padiglione dei giochi era sul filo dell'ingestibile, nonostante la gentilezza di tutti, clienti e negozianti.

Il Commissario Politico! :D
Spostandoci ai giochi da tavolo, un'affannata (e a tratti frenetica) spiegazione di Dungeon Storming mi hanno condotto a comprare le due scatole del gioco. E' un dungeone volutamente vecchio stile, dalle meccaniche stupide ma divertenti. Usi miniature in 15 mm deliziose, che ricordano gli albori della Games Workshop a fine anni 70'. Mi ha ricordato Diablo perché essenzialmente per levellare devi raccogliere un sacco di Loot, uscire dal labirinto, potenziarti e tornare nel dungeon, dove i mostri saranno tornati a respawnare. Ne riparleremo, perché sembra approderà sul crowdfunding, dopo il positivissimo risultato a Lucca...

lunedì 6 ottobre 2014

Prussiani Vs Alieni (e qualche riflessione sul crowdfunding)


La raccolta fondi via Kickstarter è ormai una prassi bene consolidata per alcune realtà e alcuni mercati: nel mondo anglosassone, finanziare un gioco da tavolo, di miniature, di carte collezionabili tramite una raccolta fondi è una mossa naturale, che fallirà difficilmente. 
Sebbene nell'ultimo anno si cominci ad avvertire un certo senso di “stanchezza” nell'ambiente, il crowdfunding continua imperterrito.

Nell'ambiente italiano, i progetti via crowdfunding sono meno diffusi.
Invece che puntare il dito contro una presunta arretratezza culturale che non ha senso di esistere, il vero problema sono le troppe piattaforme e le poche infrastrutture
Kickstarter, difetto che nessuno sembra considerare, necessita di un publisher americano per funzionare. E' in altre parole strettamente legato all'area anglosassone. Il suo bacino di preferenza restano gli Stati Uniti e da backer io stesso d'un paio di progetti, constato sempre quanto noi europei siamo cittadini di serie B. Per non dire C, N, Z...
Per mettere un progetto su Kickstarter devi per forza munirti di un contatto statunitense che risolva le varie pratiche legali. Una volta sulla piattaforma Kickstarter, hai già guadagnato un terzo di probabilità in più di vederti sovvenzionato: questo perchè Kickstarter è una piattaforma abbondantemente frequentata, anche solo da internauti curiosi di conoscere nuove idee, nuovi progetti. In altre parole, Kickstarter ha una community.
Il resto dei siti&servizi di Crowdfunding questa “community” non la possiedono. Il finanziatore deve poter unicamente, esclusivamente fare affidamento sulla sua fan base. In altre parole mesi ancora prima del lancio deve far(si) marketing, conquistarsi un numero di arditi su cui contare.
La cosa più vicina a una community simile a Kickstarter la possiede Indiegogo, che tuttavia sebbene sia aperta a ogni paese è di gran lunga meno frequentata.

In questo senso i progetti crowdfunding italiani andrebbero considerati con attenzione, ma anche con un po' di pazienza. Non è possibile continuare a paragonare i progetti Kickstarter americani con i progetti italiani. Il bacino d'utenza è diverso, nel puro senso quantitativo: confrontate le dimensioni degli Stati Uniti e dell'Italia e fatevi un paio di conticini. Il puro potenziale di clienti è diametralmente diverso.

Dopo la dispersione dei siti di crowdfunding e la mancanza di una community solida (problemi comuni al resto dei paesi europei) il secondo ostacolo sono la mancanza di infrastrutture.
Con il termine infrastruttura vogliamo qui intendere un sito/pagina web che diffonda e pubblicizzi i progetti Kickstarter. Esattamente come l'infrastruttura “Ospedale” permette di curare la popolazione, ugualmente il sito web dedicato al Kickstarter permette di kickstartare il progetto. Lo mette in comunicazione con una fan base più ampia, attira i curiosi, lo fa conoscere alla grande massa
Un medico senza bisturi&ospedale è inutile, altrettanto come un progetto crowdfunding senza siti che lo pubblicizzino. Nell'ambito statunitense blog e siti dedicati a dare visibilità ai progetti kickstarter più interessanti abbondano. Nell'ambito italiano invece sono piuttosto rari.

Un ruolo guida andrebbe svolto dai blog – specie di libri&fumetti. O dai forum. Ma l'entusiasmo verso Kickstarter è flebile, se non assente. Al di fuori del gioco da tavolo, le “alte sfere” del blogging sembrano odiare il crowdfunding. Se ne parlano, è solo per denigrarlo. E già che ci siamo addossare all'inesistente “cittadino medio italiano” la colpa di ogni fallimento. L'insuccesso nel crowdfunding non è dovuto a nessuna arretratezza culturale. E' dovuto alla mancanza di infrastrutture. In effetti addossare ogni insuccesso culturale all'italiano medio è razzismo tanto quanto considerare l'Africa arretrata per colpa di una presunta "inferiorità genetica dei negri". L'utente medio è bene disposto verso il crowdfunding... se glielo lasciate conoscere!

Terminata la filippica, passiamo al progetto di cui volevo parlare.


Prussiani vs Alieni è un progetto di fumetto autoconclusivo di 100 pagine circa, che parodia la fantascienza a base di robottoni, trasportandola a fine Settecento, nel regno di Prussia. Mentre l'attenzione dei popoli si concentra sulla rivoluzione francese, gli Alieni scendono sulla terra – e con bersaglio Prussia e Berlino. L'epica battaglia dei Prussiani contro gli Alieni è uno dei tanti capitoli dimenticati dalla nostra storia – accanto all'invasione degli struzzi seleniti di Forlani, le piovre di Bismark e il ruolo chiave dei Conigli nella storia mondiale.
Sto scherzando, ovviamente.
L'idea primaria è di mostrare botte da orbi tra robottoni steampunk e alieni mostruosi, infilando una vagonata di strizzate d'occhio e citazioni meta al cinema contemporaneo. Dalle fondamenta come Atlas Ufo Robot alla merda ipercinetica di Michael Bay alla maestosità ultrabarocca di Pacific Rim. La quantità di giochini e battute che si possono tirar fuori è inarrivabile, specie se affidata all'abile sceneggiatura di Davide La Rosa (Mulholland Dave, Suore Ninja, Fumetti Disegnati Male).

Certo, siamo in campi ben lontani dal verosimile.
L'accuratezza storica è totalmente sballata: non era la Prussia ma l'Inghilterra il primo paese a industrializzarsi a fine 700; i Pickelhauben sono un' invenzione ottocentesca; la forza dell'esercito prussiano non era la cavalleria...
Uso l'etichetta steampunk per comodità, ma è chiaro che il lavoro di documentazione non è qui storico, ma pop: sono i topos e gli stereotipi legati a Mech&affini a svolgere il ruolo chiave. La Prussia raccoglie qui molte delle suggestioni internettiane, ricordando un paese fiabesco e utopico. Tutti hanno barba&baffi e dalle tavole mostrate il tono è allegramente demenziale, ricordando i tratti schizzati di un manga occidentalizzato. Temevo che l'assenza del colore ricordasse troppo i Bonelli, ma la direzione presa – coerentemente con un progetto tanto bizzarro – è molto personale.

Al momento sulla pagina Facebook si possono ammirare i 6 eroi prussiani – la task force che ci salvò dagli alieni – e visionare parecchi bozzetti. Naturalmente i miei preferiti sono il ciccione e la tettona, ma potete anche apprezzare la personalizzazione netta di ogni robot.



Se vi sentite prussiani #coibaffi potete inoltre partecipare a un virile concorso. Verso ottobre comparirà inoltre un trailerino animato, mentre quotidianamente sia sulla pagina Tumblr che sulla Pagina Facebook vengono condivise nuove curiosità. L'appoggio insomma è forte e in barba (è proprio il caso di dirlo!) alla grossa somma richiesta, il progetto può funzionare.

Quindi andate e finanziate! Ogni più piccolo contributo è utile!
Non comportatevi come certi pavidi che finanziano solo i progetti che hanno già raggiunto la soglia minima: siate audaci. Sostenete i veri progetti di nicchia, non solo quelli "più convenienti". I soldi vengono prelevati dalla carta di credito solo e soltanto quando la soglia minima viene raggiunta. Non c'è alcun fantomatico rischio che tutto si volatilizzi nel nulla. Contrariamente a quanto spergiurano i media tradizionali, davvero pochi progetti di crowdfunding falliscono: chi li organizza mette sempre tutto sé stesso nel progetto, giocando sul tavolo dei finanziamenti orgoglio professionale e carriera.

A chi inoltre piagnucola sul perché il fumetto non potesse venire pubblicato con metodi normali, vorrei far notare quale mostruosa percentuale di tasse influisca sul progetto:

Su 15000 euro quasi 5000 in sole tasse!  

Prussia 1, Italia 0.

Addenda (7/10/2014)
La vicenda delle tasse è stata chiarita nei commenti dal Coffee Tree Studio. Grazie mille!

Fonti:

Pagina del progetto su piattaforma Ulule - basta registrarsi e una qualunque carta di credito, Postapay compresa.
Sito ufficiale ( ma consiglio di aggiornarsi sulla pagina Facebook)