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lunedì 19 marzo 2018

Hellraiser, di Mark Alan Miller: un dovuto Tributo


Kirsty Cotton è in fuga.
In seguito alle disavventure narrate in “Schiavi dell'inferno” e nel primo film di “Hellraiser”, Kirsty ha imparato a camuffare voce e identità, a cambiare passaporto con la facilità di un respiro, eternamente in viaggio. 
Sono infatti passati trent'anni dall'istante in cui lo sfortunato Rory ha spillato sangue nella casa di “Zio” Cotton, permettendo all'anima dannata di reincarnarsi nel mondo reale, con il soccorso mefitico dell'adultera Julia. Dal momento in cui Kirsty ha dischiuso il cubo di Lemarchand, consegnando il recidivo Frank a un insoddisfatto Pinhead, la ragazza ha sempre saputo di aver solo rimandato il suo momento, di aver solo ingannato il tempo prima che i cenobiti la incatenassero alla minaccia/desiderio propria di chi dissigilla il cubo. 
In seguito a una misteriosa lettera di un professore di teologia dove si accenna a un'Apocalisse in arrivo, connessa a Pinhead e al cubo di Lemarchand, Kirsty non ha altra scelta che affrontare il suo nemico nella sua stessa tana: l'Isola del Diavolo, dove secoli prima, il misterioso costruttore di giocattoli architettò la Configurazione dei Lamenti. 
Uno scontro rinviato trent'anni è ora inevitabile...

lunedì 8 gennaio 2018

“Cuoio Nero”: la poesia splatterpunk di David J. Schow


Quando si verifica un grande successo e un genere – in questo caso letterario – diventa popolare, è naturale che gli editori ricerchino immediatamente il suo successore. 
The next big thing.
Cosa ci sarà dopo?
Cosa avverrà dopo che quello scrittore, quella serie di libri risulterà esaurita?
I meno intraprendenti vanno alla ricerca d'imitazioni scadenti, mentre gli agenti più furbi cercano di creare un nuovo mito, un nuovo trend.
In seguito al revival tolkeniano degli inizi '2000, gli idioti sono andati alla ricerca di cineserie alla Terry Brooks, mentre gli intelligenti hanno iniziato a tenere d'occhio una serie di libri che sembrava macinare successo per suo conto: The Game of Thrones di George RR Martin, ovviamente.
Allo stesso modo, a fine anni '80, gli editori erano alla ricerca di un erede al re dell'orrore, sua maestà King e il movimento Splatterpunk, come gemello bastardo dello Cyberpunk, sembrava prestarsi allo scopo. 
L'idea ha funzionato a metà. Gli editori sono andati incontro a una gamma di scrittori che voleva portare l'etica -punk nell'horror e in questo modo si sono prodotte storie e racconti veramente interessanti, lontani da quanto pubblicato in precedenza. Tra questi ironicamente si considerava uno splatterpunker anche George RR Martin con “Meathouse Man” (1976) ripubblicato nel 1990 nell'antologia “Splattepunks: Extreme Horror”.

venerdì 29 dicembre 2017

Libri/Film/Fumetti in uscita nel 2018, tra Robert E. Howard e Alan Moore


Con questo articolo volevo provare a compilare una lista di libri, fumetti e film che dovrebbero uscire nel 2018
Ho eliminato di proposito ogni film blockbuster, così come i fumetti mainstream e i libri delle grandi case editrici: quello che vorrei proporvi è una selezione di nicchia.
Quel genere di fuoriclasse, di estranei, di indipendenti che non trovano spazio nemmeno alla pubblicazione, figurarsi nei listoni per l'anno nuovo. Nicchie dentro altre nicchie, produzioni via crowdfunding, prodotti troppo strani, “bizzarri” per diventare popolari.
Considerateli una Lega degli Straordinari Gentlemen.


Il riferimento non è casuale, perchè esordendo con il fumetto, a giugno 2018 dovrebbe uscire il primo volume di “The Tempest”, ultimo capitolo dell'ormai decennale saga di Alan Moore.

Nel caso della Lega è uno dei fumetti che seguo da più tempo, nelle sue diverse iterazioni e spin off, a cui sono sinceramente appassionato, tanto nei personaggi quanto negli splendidi disegni di Kevin O' Neill.

Il fumetto dovrebbe svilupparsi su tre differenti piani temporali: nei quartieri generali dell'Intelligence della Gran Bretagna, ai giorni nostri; nella perduta città di Kor della regina Ayesha, in Africa e nel mondo post apocalittico del 2996. La copertina sembra dimostrare che sono sopravvissute solo due dei membri originari della Lega, ovvero Mina Murray e l'androgino Orlando.
A questi tre differenti filoni, che Moore promette più che mai meta referenziali e citazionisti, si affiancherà uno spin off chiamato “Seven Stars”, un immaginario fumetto supereroistico del 1964, in bianco e nero (lo vedete sullo sfondo dell'abbozzata copertina).

lunedì 13 novembre 2017

Vangeli di Sangue, di Clive Barker: Pinhead, addio!


Profondissima notte. 
Una congrega di maghi in circolo. 
Un pericoloso rituale. 
Obiettivo: richiamare dai morti Ragowski, il loro più illustre rappresentante. Come tanti altri, lo stregone è stato barbaramente ucciso, mutilato: uno a uno i signori dell'occulto stanno svanendo dal mondo, eliminati da un nemico invisibile. Il cadavere di Ragowski ha appena il tempo d'insultarli, di sottolineare come siano condannati irrimediabilmente prima che il killer di maghi compaia sulla scena: è il Cenobita più celebre, più temuto, Pinhead in persona. Senza essere richiamato dalla scatola, senza avvertimento, the Hell Priest è giunto per suo conto, animato da fini inconfessabili.
Il massacro che segue vede un unico sopravvissuto, il mago Felixson, che accetta di diventare una marionetta di carne, uno schiavo, ai servigi di Pinhead.

Intanto, a New Orleans, un invecchiato Harry D'Amour (43) accetta di aiutare una sua amica, Norma, un'anziana non vedente che può parlare coi morti. La donna ha ricevuto una richiesta di aiuto da un'anima in pena: la villa di un uomo appena defunto, che dovrebbe nascondere alcuni pericolosi oggetti e libri dell'occulto, che l'uomo sperava di eliminare prima della improvvisa morte. 
Il detective tuttavia a stento sfugge dalla morte quando la villa si rivela una trappola di Pinhead per eliminarlo: in qualche modo, il Sacerdote Infernale sa bene che Harry è un ostacolo ai suoi piani.

lunedì 4 settembre 2017

Jakabok: Il demone del Libro o nel Libro? Il diavolo sta nei dettagli...


Esperienza davvero insolita per Clive Barker. Il maestro dell'horror autore di Infernalia e de Il Gioco Dannato e regista di Hellraiser, come da prassi per molti autori, stava firmando agli acquirenti le copie del suo ultimo romanzo Cabal alla famosa Forbidden Planet di New York, quando un suo ammiratore gli si è parato davanti con un rasoio e si è tagliato il braccio chiedendo di avere un autografo con il sangue.
In una intervista pubblicata il giorno dopo dal Washington Post Book World lo scrittore di Liverpool ha detto di aver preso la cosa come uno scherzo e di imputare l'atteggiamento... impulsivo del fan al caldo e alla lunga fila.
La copia di Cabal è stata firmata comunque con il sangue, proprio come da esplicita richiesta...


venerdì 6 gennaio 2017

Il sapore d'assenzio della New Orleans di Poppy Z. Brite


Schizzo di Giampaolo Frizzi
La Independent Legions sta pubblicando un'interessante serie di libri, sia ebook che cartacei.

Il 2017 sarà infatti l'anno in cui Clive Barker torna sui nostri scaffali, dopo letteralmente un decennio di assenza: The Scarlet Gospels (con protagonista Pinhead!) e Mr. B. Gone (horror meta narrativo). Sono paradossalmente curioso più di leggere il secondo che il primo, anche se si tratta di una breve storia con la media di una stelletta e mezzo su Goodreads. 

Di recente, dopo aver apprezzato largamente Alyssa Wong, che è stata anche tanto gentile da retwittarmi, ho provato altre due uscite della casa, Danze Eretiche Volume 1 e Il Cimitero dei Vivi, raccolta di Poppy Z. Brite

Danze Eretiche riunisce tre racconti, rispettivamente “Un buon Posto Segreto”, di Richard Laymon, “Risvegli” di Poppy Z. Brite e “Carousel Raiser” di Paolo Di Orazio. 

lunedì 17 ottobre 2016

Alyssa Wong, Sirene e Figlie Fameliche


Ho un pio desiderio: leggere articoli sugli scrittori dove effettivamente si parli di cosa scrivano e non ci si limiti a postare una frase di circostanza, due paroline sulla sua vita privata e una marea di fotografie fotogeniche. Scrivo questo perchè tale è il caso di Alyssa Wong, autrice horror filippina di cui tutte le anteprime italiane si limitavano a menzionare le origini “esotiche”, sottolineate dall'altrettanto esotica apparenza (in realtà, a riprova dello stereotipo, io pensavo fosse koreana).
Siamo qui in presenza della stessa tattica adoperata per Sapkowski e gli scrittori dell'Est Europa; quanto costituisce una caratteristica personale dello scrittore, una sua virtù di persona, diventa invece attributo di un popolo intero. Sapkowski scrive in quel modo pertanto non perchè scrittore, ma perchè polacco; Alyssa Wong scrive quel tipo di horror non perchè sia originale, ma perchè filippina... e si potrebbe andare avanti a lungo, specie con gli orientali. Proprio ieri leggevo sulla bacheca facebookiana di un amico definire gli abitanti di Tokyo “tokyoites”, con una descrizione tale da rivaleggiare con gli alieni della fantascienza. Eppure le caratteristiche rimproverate a Tokyo non erano minimamente originali, si trattava di semplici attributi di ogni metropoli, come può essere New York, Parigi, Berlino. Usare però l'espressione “tokyoites” permette di isolare il soggetto, rinchiuderlo dentro un'aura esotica.