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lunedì 4 settembre 2017

Jakabok: Il demone del Libro o nel Libro? Il diavolo sta nei dettagli...


“Esperienza davvero insolita per Clive Barker. Il maestro dell'horror autore di Infernalia e de Il Gioco Dannato e regista di Hellraiser, come da prassi per molti autori, stava firmando agli acquirenti le copie del suo ultimo romanzo Cabal alla famosa Forbidden Planet di New York, quando un suo ammiratore gli si è parato davanti con un rasoio e si è tagliato il braccio chiedendo di avere un autografo con il sangue.
In una intervista pubblicata il giorno dopo dal Washington Post Book World lo scrittore di Liverpool ha detto di aver preso la cosa come uno scherzo e di imputare l'atteggiamento... impulsivo del fan al caldo e alla lunga fila.
La copia di Cabal è stata firmata comunque con il sangue, proprio come da esplicita richiesta...”


lunedì 18 agosto 2014

La casa delle vacanze, di Clive Barker


"Non volevo tornare"
Quante volte l'abbiamo sentita, questa frase?
Le vacanze ti catturano, letteralmente. 
Abbandoni con stakanovista dispiacere la tua postazione di lavoro, raccogli brontolando i tuoi sudati guadagni, stipi le valigie di beni che non ti servono... via, in vacanza. 
E se il posto è bello, il cibo buono, la compagnia piacevole, perché tornare?
Perché tornare a quel grigio mondo di affari burocratici, parenti serpenti, amichette isteriche, licenziamenti?
Perché invece non restare in vacanza, per sempre?

Febbraio, la grande bestia grigia, si era mangiato vivo Harvey Swick. E lui ora era lì, sepolto nello stomaco di quel mese opprimente, e si chiedeva se sarebbe mai riuscito a trovare una via d'uscita tra le fredde viscere che si estendevano da lì a Pasqua... 

La casa delle vacanze, copertina inglese.
All'inizio di questo romanzo per bambini scritto da Clive Barker, il protagonista Harvey questi problemi non se li pone. D'altronde, è un bambino di dieci anni e nel gustosissimo monologo dell'incipit chiaramente spiega cosa lo sta uccidendo. Non è il cancro, i bulli o la guerra: è per il bambino un male assai più oscuro e temibile: la Noia. Harvey si annoia, non sa cosa fare. 
Le giornate trascorrono lente sotto la pioggia grigia dei compiti in classe, le domande dei maestri, le camminate avanti-indietro verso quel penitenziario chiamato “scuola”.

Barker coglie molto bene la forma mentis di un fanciullo undicenne o giù di lì: sempre garbato nello stile, riesce tuttavia a trasmettere quel senso di Noia che già aggrediva Leopardi e che tutt'ora ricordo trascinava certe mie giornate da bambino. Ricordo che in terza o quarta elementare c'erano settimane dove non avevo altro da fare che ripetere gli stessi giochi, ancora e ancora fino allo sfinimento. Il tedio che può provare un bambino è terribile, perché non hai nessuna delle distrazioni di un adulto, o in mancanza di meglio, delle sue preoccupazioni. Non hai nulla, se non un vago senso di nausea.
Un esempio eccellente di un dialogo infantile e di una capacità di Clive Barker di comprendere il mondo dell'infanzia senza raddolcirlo è dato dal dialogo tra Harvey e sua madre:

«Non dovresti perdere il tuo tempo a star seduto qui,» gli disse la mamma quando lo colse a guardare le gocce che si rincorrevano sul vetro della finestra della sua cameretta.
«Non ho niente di meglio da fare,» rispose Harvey senza neppure voltarsi.
«Bene, allora potresti renderti utile,» ribatté la mamma.
Harvey alzò le spalle. Utile? Era un altro modo di dire «lavoro faticoso». Saltò in piedi sciorinando le sue scuse - non aveva fatto questo, non aveva fatto quello - ma era troppo tardi.

Quante volte abbiamo sentito scambi del genere? 
Sono piccole chicche, che certamente non definiscono un romanzo, ma denotano una finezza psicologica e una capacità di osservazione notevole. Ha mai scritto la Rowling nulla del genere? Dal dolciume marcio di Harry Potter all'insensata violenza del Seggio Vacante, la Rowling rimbalza contro il muro dell'infanzia con tutta l'ottusità degli adulti.