
Teoricamente non dovresti
andare su Kickstarter se già disponi dei fondi necessari per
lanciare il tuo progetto; in tal caso è ovvio che risulterai
avvantaggiato rispetto a coloro che stanno appena cercando di
finanziare la somma iniziale.
Almeno nell'ambito che
meglio conosco e di cui scrivo, cioè i tabletop games, Kickstarter
sta diventando un luogo per dare risalto a un progetto, per
evidenziarlo al grande pubblico: un gioco magari già affermato, già
costruito e avviato da tempo, sfrutta una mini-campagna Kickstarter
ottenere nuovi giocatori, per rivitalizzarsi, per espandere la
propria gamma. Kickstarter come pubblicità del proprio prodotto,
anziché come piattaforma per crearlo in primo luogo, quel prodotto.
Ovviamente, sono il primo che finanzia progetti Kickstarter che
reputo vantaggiosi, anche al di là di quanto effettivamente
l'azienda avesse bisogno di usare una campagna crowdfunding. Non
voglio pertanto fare il moralista. Semplicemente, si prende atto che
il mercato è affollato e concorrenziale – com'è bene che sia –
e che Kickstarter sta diventando un luogo dove ottenere una comoda
vetrina di fronte a un palco di potenziali clienti. E durante questo
2017 sta diventando evidente, in particolare con i colossi come la
Cool Mini or Not, come molte aziende stiano diventando astute, sempre
più “truccando” obiettivi sbloccati e bonus in modo da mungere
quanti più proventi possibili dai giocatori.
Semplici tattiche come
presentare in ritardo gli stretch goals in modo da poterli ritoccare
in accordo al flusso di finanziamenti, ritardandoli fino a garantirsi
il massimo profitto. Ad eccezione di quella follia di Kingdom Death,
le ultime “grosse” campagne si sono tutte caratterizzate per
essersi “trattenute”, evitando l'inondazione di bonus gratuiti e
di esclusive “forti” solitamente presenti. Di fronte a ciò
reputo che tra qualche anno le campagne Kickstarter più vantaggiose
saranno quelle delle nuove compagnie, non le “tradizionali” che
sanno già ormai come manovrare i propri greggi di backers.
E' perciò con una certa
soddisfazione che vi segnalo due diverse campagne Kickstarter,
entrambe finalizzate a finanziare un gioco di miniature a schermaglie
con pochi soldati dalle due parti (5/10 miniature per fazione) con
altezza 28/32mm e una scala 1 miniatura 1 soldato nella vita reale.
Il primo, che mira a
finanziare un vasto range di miniature di nani, è il Kickstarter The
Iron Crows of Kazhuk Izril and other dwarf miniatures, della ditta
Durgin Paint Forge.
Il livello di
approfondimento, di dettaglio di questi nani in resina è
semplicemente straordinario. Ogni singolo modello è dolorosamente,
incontrovertibilmente, accuratamente creato per riflettere una
singola, personalissima visione: sono nani con un loro carattere, un
loro background, una loro storia. La piega dei vestiti, l'imballaggio
degli zaini, le impugnature delle asce, le punte delle barbe, le
pietre delle basette... non c'è minuto particolare che per quanto
piccolo, per quanto insignificante non sia curato con ore e ore di
ricerca e collaborazione tra Durgin, il titolare, gli artisti e i
modellisti con cui ha collaborato. Contemplando alcuni bozzetti e
riguardando poi la miniatura completa si viene colti dalla vertigine
di fronte a tanta meticolosità.
E' maniacale, è stupendo,
è incredibile.
![]() |
"This is how I dwarf" |
Considerando che la
fortuna non (!) arride agli audaci, il Kickstarter di Durgin è stato
seriamente ostacolato da una serie di campagne crowdfunding sui nani
assai simili; nessuna di queste però arrivava a toccare nemmeno
l'unghia del mignolo di questi “Iron Crows”. Patetici
tapperonzoli con una barba degna dei peli di un'ascella rachitica,
globi di resina informe dove non si distinguono gambe o ginocchia,
pezzi di metallo vagamente sagomati a sembrare “nani” in armatura
pesante. (n)ani che mi sorprende e addolora qualcuno abbia osato
sostenere.
I nani di Iron Crows al
contrario sono anatomicamente corretti, equilibrati e classici: alla
visione tradizionale del nano old school si affianca una spruzzata di
orientalismo giappo-mongolo e una robusta influenza da quella scuola
d'arte (perchè tale era, non un'azienda) che fu la Rackam francese
di Confrontation.
E lo vogliamo dire che
siamo stufi, nauseati, di vedere persino quelle poche miniature di
nani femmina che riusciamo a trovare sessualizzate come se fossero
freaks di un circo nerd?
La Durgin Forge è la
prima ditta che offra finalmente una serie di miniature di nane
credibili e gradevoli, che non ricordino una pin up mostruosa
scolpita da un demente.
La nana avventuriera è tra i più bei
bozzetti fantasy che abbia visto negli ultimi anni, un autentico
classico fantasy.
La guaritrice di Tallya,
un nano femmina su capra (+2D6 colpi d'impatto contro Sgarbi), è un
altro modello d'incredibile raffinatezza: la posa degli zoccoli sulla
pietra, come se fosse in discesa, il cappellaccio funghesco, le punte
segmentate del corpetto. Sia il viso che il generale aspetto
rimandano a un fantasy che pensavo seppellito purtroppo per sempre, a
quel genere favolistico di folletti, gnomi e piccole creature tra i
boschi, come possiamo trovare tra i cd prog anni '70 o nei dipinti di
Rodney Matthews.
Con una spesa superiore ai
35 euro si sbloccano le seguenti miniature bonus:
- basette sceniche (4 basette, 32mm)
- corvi imperiali (3 corvi, 32mm, per portare il malaugurio al vostro avversario)
- Accessori scenici (un baule decorato, un pupazzo e una statuina, delle pietre runiche, 32mm)
- Un bulldog veterano di troppi combattimenti (una miniatura di bulldog, 32mm)
- Un totem dei nani (cinque pezzi, con due bracieri componibili come con i lego, 32mm)
- L'aiutante e la torretta (due piccoli automi dei nani, il primo che porta la birra ai combattenti, il secondo armato di due armi da fuoco, 32mm)
Non è poco, se
considerate che la maggior parte dei Kickstarter di nicchia, come
questo, donano se è tanto una miniature o due, facendo costare
persino le basette. Questi bonus si accordano particolarmente bene se
scegliete il “Veteran Bundle” (65 euro) che include tutti i nani
“combattenti” della gamma.
Salendo al “Golden
Bundle” (170 euro) ritroviamo, oltre a tutti i nani sbloccati dalla
campagna, come miniature bonus degli stretch goals:
- Il nano femmina fabbro (una miniatura con martello e roccia, 32mm)
- Il gran maestro Godric (una miniatura di un nano affarista con un sigaro! 32mm)
- Il nano femmina inventore (una miniatura vagamente steampunk, eppure intelligente! Quale miracolo... 32mm)
- Il Gran Maestro Yro (la miniatura di un nano guerriero buddista corazzato da capo a piedi, il carisma fatto persona, 32mm)
- La nana avventuriera (la miniatura del nano con lo zaino più grosso che abbia mai visto, 32mm)
Le miei uniche perplessità
relative alla campagna, al di fuori del prezzo davvero eccessivo (pur
comprendendo che una piccola attività come la Durgin Forge non può
fare altrimenti), sono relative all'inclusione dell'Erdraz, che per
quanto si preannunci un bellissimo modello, lo trovo “slegato”
dal tema “nanico”. Non avrebbe avuto più senso qualcosa di
grosso per i nani, come una macchina da guerra o un alleato (un ogre,
ad esempio), invece che un altro drago?
Temevo anche che
l'umorismo di Durgin suonasse “bizzarro” alle orecchie
anglosassoni, ma dai commenti sembrano divertirsi ed è una boccata
d'aria seguire una campagna che non assomigli a una riunione
aziendale.
Con la settimana che
resta, verranno sbloccati credo almeno altri due personaggi, spero
ancora di più, anche se l'evento “Salute” in Inghilterra
inevitabilmente ruberà molti sostenitori. Io non sono tra i backers,
principalmente, perché l'ente presso cui lavoro non ci sta pagando
da cinque mesi (!), ma volevo nel mio piccolo dare la massima
visibilità a questo progetto. Dopo anni che invoco un kickstarter di un gioco di miniature italiano che non sia ridicolo o una truffa, è un
bel sollievo finalmente poter dare pubblicità a una campagna così
bella.
Il secondo progetto, che
mira a finanziare una gamma di miniature e un set di regole, è il
Kickstarter The Drowned Earth Miniatures Game, di James Baldwin.
La raccolta fondi vuole
produrre due set di miniature, cinque ciascuno, per un gioco di
schermaglie basato su scenari narrativi, con un forte accento sugli
aspetti da rpg e sulle peculiarità dell'ambientazione della giungla,
con possibilità di interagire a fondo con gli elementi scenici. Le
miniature sono multi componenti di metallo, il che permette di
tagliare notevolmente i costi.
Sono rimasto affascinato
dall'ambientazione della “Terra Sommersa”. In un futuro lontano
una qualche catastrofe ha distrutto la civilizzazione: il mondo è
un'estesa giungla tropicale, un pentolone bollente di paludi,
everglandes, foreste sommerse, isolette e giungle annegate nel verde.
Ovunque emergono i relitti abbandonati della passata grandezza:
scheletri di grattacieli come dinosauri spiaggiati, antichi bunker
postatomici sigillati, supermercati invasi dalle erbacce. L'umanità
si è modificata e evoluta in nuove razze e nuove specie che hanno
poco in comune con l'attuale homo sapiens; e accanto agli “umani”
altri animali hanno percorso il rapido sentiero dell'evoluzione.
Gorilla camminano al fianco di umani con poteri telecinetici,
lottando contro uomini lucertola e altre creature ancora più
bizzarre. Nel frattempo creature stranamente simili a dinosauri
infestano questo clima tropicale così simile al caro, vecchio Pleistocene...
The Drowned Earth mi
ricorda uno dei setting di un romanzo - francamente un po' noioso -
di Ballard, il mondo sommerso (The Drowned World, 1962):
Il mondo sommerso s'apre con le convenzioni di un'opera di fantascienza tradizionale, dato che la catastrofe a causa dell'apocalisse è spiegata scientificamente: le radiazioni solari hanno portato allo scioglimento delle calotte polari (si noti che all'epoca dell'uscita del romanzo ancora non si parlava di riscaldamento globale), sommergendo le città dell'Europa e dell'America settentrionale con splendide e ossessionanti lagune tropicali.
Sono sempre alla ricerca
di un setting “alternativo” alla valanga di cloni di Warcraft
(per il fantasy) e di Warhammer 40k (per la fantascienza). E' stato
dimostrato da tempo che un set di regole efficaci e un setting
coraggioso vendono molto di più che imitare pedissequamente i
fratelli maggiori. Kingdom Death non ha assolutamente nulla in comune
con i giochi che si vendono in negozio o con il mainstream di space
marine e sigmariti, eppure su Kickstarter ha venduto come non mai, in
un periodo, quale il 2012, quando la piattaforma non era nemmeno così
conosciuta. Bisogna abbandonare l'idea di vendere dei proxy e
cominciare a elaborare idee coraggiose, audaci, innovative.
Fidelizzare una clientela che sa che troverà solo presso la tua
attività quel tipo di miniature e quel tipo di regole, è
l'assicurazione migliore per garantire un futuro al proprio gioco.
Ma no, mi raccomando.
Proponiamo l'ennesimo setting di fantascienza medievale con tizi in
armatura potenziata e insettoni giganti. Sarà un successo, proprio.
La prima fazione di The
Drowned Earth sono gli “Artifacters”, una sorta di Indiana
Jones/archeologi dilettanti, che esplorano la giungla alla ricerca di
tesori delle ere passate.
La seconda fazione sono i
Firm, gang e pirati dell'underground della giungla. Al meglio,
mercenari prezzolati. Al peggio, coloro che rubano il tesoro appena
scoperto dagli Artifacters.
La terza fazione è la
Militia, un gruppo stavolta (quasi) completamente umano di vigilantes
e poliziotti, che mantengono l'ordine e vigilano sulle malefatte dei
Firm e quegli scavezzacollo degli Artifacters. Hanno un look
militaristico che adoro: sembrano che qualcuno abbia voluto dare una
tinta “fantasy” al gruppo di militari macho di Predator. Cioè,
guardate Forek! Con quel taglio di capelli sembra Sly Marbo, o Kurt
Russell da Stargate!
La quarta (e per il
momento) ultima fazione sono i Bondsmen, una tribù che fa
dell'assassinio a pagamento il proprio mestiere. Vaghe influenze
selvagge combinate con lo stile “barbaro” tipico dei
postapocalittici. Come con le bande precedenti, il modello del
gorilla all'attacco è straordinario.
La cosa che apprezzo di
più è come ogni fazione sia composta da un gruppo multirazziale di
umani, mutanti e gorilla: mentre di solito in questo genere di idee
abbiamo gruppi omogenei, qui si è scelto di diversificare in base
alla “professione” della “banda”. Alcune pose sono forzate,
chiaramente alla ricerca di un dinamismo superfluo, ma l'insieme è
gradevole.
Probabilmente finirà nel
cestone dei giochi di schermaglie conosciuti da dieci persone in
tutto il mondo, così com'è successo con ¾ dei giochi su
Kickstarter. Ad ogni modo lo seguirò
con interesse sperando che riesca a creare una community, com'è
successo con qualche caso fortunato (Guildball!).
Fonti:
The Iron Crows of Kazhuk Izril and other dwarf miniatures (pagina Kickstarter)
Durgin Paint Forge (sito e
negozio)
Durgin Paint Forge (pagina
Facebook)
The Drowned Earth Miniatures Game (pagina Kickstarter)
The Drowned Earth (sito)
The Drowned Earth (pagina
Facebook)
4 commenti:
La miseria, sono miniature stupende!
Quasi quasi gli do un'occhiata al crowfounding
@Marco Grande Arbitro
Entrambe le campagne di crowdfunding sono terminate, ma ci si può aggregare sui social e vedere se permettono di aggiungersi al pledge manager, come fanno un po' tutti, ormai...
Ciao, sono il titolare di Durgin Paint Forge.
Ho scoperto quasi per caso questa pagina (lo ammetto, cercavo su google i miei nani per vedere un po' i risultati XD) e mi è apparso questo articolo.
Ti ringrazio per le bellissime parole, l'approfondimento che hai dedicato al nostro progetto e al supporto che ci hai dato condividendolo con tutti i tuoi utenti!
Sono un po' emozionato, lo ammetto (ho cominciato questo lavoro da poco, quindi per me è tutto nuovo XD)
A presto!
Matteo
@Durgin Forge
Benvenuto sul blog, Durgin!
Seguo la tua pagina da tempo e anni prima ti seguivo su Forum Gw Tilea, per cui sono stato più che contento di darti quel poco di pubblicità che avevo per la campagna Kickstarter (e sono contento che sia andata bene; infatti aspetto un seguito con la fazione degli umani!).
Quando Kickstarter ha tolto l'assurdo vincolo della sede legale in America, ho sempre cercato di sostenere le campagne di crowdfunding italiane a tema miniature&wargames, anche se al di là del tentativo coraggioso di Orco Nero e del successo di Ludus Magnus Studio non si è smosso molto (al confronto col continuo fermento creativo di Spagna e Francia, ad esempio).
Grazie della donazione! Sei il primo, dovrò metterti in qualche lista d'onore degli annali delle Cronache ;-)
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