venerdì 5 febbraio 2016

Apologia della guerra di trincea


La prima guerra mondiale è stato l'unico conflitto dove la fanteria ha combattuto nelle trincee. Dal momento della nascita del carro armato, la fata turchina degli armamenti ha deciso che le trincee non sarebbero mai state più usate e che la guerra sarebbe diventata mobile. La seconda guerra mondiale è infatti caratterizzata dall'assenza delle trincee. La guerra di trincea sul fronte orientale, il Vallo Atlantico, la linea Sigfrido, la guerra di trincea nelle città sotto assedio, dalla Francia, al Belgio, alla Germania. La corsa alla capitale, Berlino. Sebastopoli. Stalingrado. Varsavia. In ciascuna di queste occasioni, così come in Africa e sul fronte giapponese a Iwo Jima, le trincee e la guerra di logoramento hanno svolto un ruolo tutt'altro che “marginale”.
Le trincee non sono nemmeno nate con la Prima Guerra Mondiale.
Negli assedi dal XVII al XVIII secolo, così come nelle battaglie campali dove gli elementi naturali lo permettevano, trincerarsi era la tattica tradizionale. Nell'epoca post napoleonica, l'assedio sanguinoso e interminabile a Sebastopoli (1) è stata senza alcun dubbio guerra di trincea. La guerra di Crimea risulta, per l'uso delle tecnologie e per l'attrito evidente tra tattiche tradizionali e nuove tecnologie, una chiara antesignana della prima guerra mondiale.
La guerra civile americana è una successione di assedii e battaglie campali dove sia i nordisti che i sudisti si trincerano. L'artiglieria ha talmente progredito dall'era napoleonica che assaltare in massa risulta una tattica suicida.
La guerra russo-giapponese del 1905, l'ennesimo esempio di guerra di trincea. La dottrina occidentale dell'elan, applicata dai giapponesi, si infrange sul filo spinato, sulle mitragliatrici e sulle trincee russe di Port Arthur.

(1914)


La Grande guerra stessa è stata tutt'altro che guerra di trincea. Il fronte della Russia zarista è rimasto in movimento, così come i Balcani e la Mesopotamia contesa tra le forze inglesi e ottomane.
Se l'incompetenza tra i generali francesi e italiani era altissima, così come il classismo tra ufficiali e fanteria working class inglese queste non sono però ragioni sufficienti per giustificare la guerra di trincea sul fronte occidentale. Se tra il 1914 e il 1918 l'avanzata tedesca (così, all'opposto, quella francese) si blocca, è perché non c'erano letteralmente i mezzi per rompere le reciproche difese avversarie. In seguito al conflitto del 1914, il 1915 vede in Inghilterra il crollo del governo e dell'economia per l'insufficiente fornitura di munizioni all'esercito (con la nascita del “Ministro delle Munizioni”). L'artiglieria del 1914 non era l'artiglieria del 1890, così come l'artiglieria del 1916 è già radicalmente diversa dalle precedenti. Non si considera mai che, se la fanteria tentava di superare le trincee avversarie, l'artiglieria continuava ad ingigantirsi di anno in anno, nel corso del conflitto stesso.
Nel 1918, la guerra si conclude per due semplici ragioni. In primo luogo, l'enorme disponibilità di materiali, uomini e armamenti forniti dalle colonie assoggettate degli Alleati dissanguano la Germania. In secondo luogo, i quadri militari formulano finalmente una nuova dottrina militare, radicalmente diversa dalle precedenti. La nuova filosofia eleva la fanteria da uomo addestrato a sparare e caricare alla baionetta, a soldato tuttofare, esperto nel maneggiare bombe, mitragliatrici e fucile, capace anche dai gradi più infimi dell'esercito di agire autonomamente sul campo di battaglia. Competenze, come quelle dei granatieri, riservati all'elité diventano competenza di tutta la fanteria, senza distinzioni. Negli anni tra il 1917 e il 1918 sia i “trench raiders” inglesi che gli sturmtruppen di Ernst Junger escogitano tattiche basate sull'infiltrazione, i piccoli gruppi, la perfetta coordinazione tra artiglieria, supporto logistico e fanteria. Questo fante che nasce dal 1918, dalla forgia insanguinata della prima guerra mondiale, risulta poi alla base di ogni successivo conflitto. E' questa sinergia tra le diverse parti dell'esercito, così come l'abbandono di una gerarchia piramidale sul campo di battaglia a permettere di superare il blocco delle trincee.
I tank in tutto questo non svolgono alcun ruolo. Sono tinozze inutili, cisterne (tank, appunto) che quand'anche sfondano le linee nemiche non ricevono il supporto logistico sufficiente a conquistare il territorio. Si è calcolato che il 50% dei tank del 1918 cessava di funzionare per problemi al motore, ai cingoli o per avarie tecniche. L'equipaggio si fermava spesso per delle pause, perché esausto dall'ambiente angusto, il caldo, i fumi, gli occhialoni appannati dal calore. Tutto ciò senza nemmeno considerare i fucili anticarro del nemico, le bombe e la piccola e grande artiglieria (2).

(Agosto 1918)
Eppure, aprite un libro di storia a caso sulla Grande guerra e troverete che i tedeschi avevano attaccato “perchè cattivi”, che in cinque anni di guerra tutti (ripeto: tutti) i generali erano macellai che mandavano i soldati all'assalto senza motivo e che, dulcis in fundo, le trincee del 1915 erano le trincee del 1918.
In effetti non si capisce nemmeno perché accordare alla guerra di trincea il trattamento privilegiato della “peggior guerra possibile”.
Nel XV secolo, nell'ambito della guerra delle due rose, la battaglia di Towton (1461) è violenta quanto la peggiore mischia di trincea. La guerra in Sud Africa tra l'impero britannico e i boeri olandesi vede l'uso di trinceramenti, di mitragliatrici e di filo spinato. Nell'occasione, per spezzare lo spirito dei boeri, gli inglesi rinchiudevano i civili in veri e propri campi di concentramento, il cui fine dichiarato era far morire di fame e malattie i suoi occupanti. La battaglia di Canne, nel 216 a.C. vede il quadruplo di morti della battaglia delle Somme (1 luglio 1916) nonostante sia i romani che i cartaginesi non avessero certo “macchine infernali”, ma solo spade e corazze...
I lanciafiamme e i gas, due spauracchi che compaiono nella prima guerra mondiale, vedono un uso massiccio solo nella seconda, mentre il lanciafiamme diventa davvero utile solo nell'inferno verde del Vietnam. Nel primo caso non c'era stata l'intuizione di produrre un combustibile denso e facilmente trasportabile, addensando la benzina. Nel secondo caso, il gas verrà utilizzato più dagli inglesi che dai tedeschi prima del '39, sperimentandolo per altro in Russia contro i “rossi” (e gassando un paio di villaggi di civili) mentre il “buon” Churcill proponeva allegramente di usarlo contro gli indiani in rivolta.
Non c'è nemmeno un buon motivo per preferire la guerra mobile alla guerra (im)mobile. Dalla prima guerra mondiale in poi, l'enfasi sull'evitare gli scontri fissi, sul muoversi e l'attacco preventivo ha prodotto tante vittorie, quanto sconfitte.
La guerra di Corea del '50 vede interi reparti americani resistere a soldati cinesi cinque volte superiori di numero proprio in virtù di trincee e bunker... I maoisti non disponevano infatti di tank e aviazione a sufficienza per rompere l'assedio.
La battaglia di Dien Bien Phu, dove la legione straniera effettuò la sua ultima difesa, era una guerra di trincea tout court, dove solo l'artiglieria contrabbandata ai vietnamiti scacciò le ranocchie francesi.
La battaglia di Kursk, nella seconda guerra mondiale, è un'efficiente dimostrazione delle virtù della trincea e dell'attacco in profondità: i russi attirarono i nazifascisti verso le proprie linee immobili di trincee salvo poi contrattaccare, costringendo i soldati di Hitler in un inutile tritacarne. Le trincee di Kursk, come le trincee tedesche del 1916-1917 non erano un'unica linea sottile di difesa, ma un vero e proprio territorio di casematte, riserve e trinceramenti dove il nemico veniva attirato in un letale fuoco incrociato, bombardato da ogni lato, confuso e infine annientato.
I detrattori della trincea, così come della Grande guerra, non si rendono nemmeno conto che fu proprio il tank e l'aviazione a rendere, dagli anni '20 in poi, la trincea una vitale necessità per il fante. Posto davanti alla bocca del cannone di un carro armato, o indifeso di fronte a un bombardamento, cosa può fare un essere umano armato del suo solo fucile? La risposta è intuitiva, umana. Scavare un buco in cui nascondersi. E l'evoluzione di quel buco è la trincea. Se non ci fosse nessun pericolo al di fuori della fanteria nemica, il soldato non avrebbe motivo di trincerarsi.
Nonostante il silenzio di molti manuali, le trincee non scompaiono dopo il 1918, ma si moltiplicano. Non risultano più insediamenti permanenti – quali comunque non erano nemmeno nella Grande guerra, con l'eccezione delle trincee del 1916 – ma vengono scavate spesso e volentieri. La trincea è la compagna fissa di ogni conflitto industriale, lo è tutt'ora e lo sarà probabilmente anche nel futuro, specie con la diffusione di contractors e milizie armate rispetto agli eserciti-nazione di massa dell'età napoleonica. La diffusione negli stati africani e sud est asiatici di piccole e medie armi da fuoco senza tuttavia il rinforzo di tank ed elicotteri fornito da un Potere centrale impedisce il predominio. Come nella prima guerra mondiale, il potenziale di fuoco (di potenza di arresto del fucile, o dell'artiglieria) non è controbilanciata da un addestramento di qualità e una coordinazione utile a superare l'impasse. Il risultato in questi casi è o la schermaglia, o con le grandi nazioni, la guerra di trincea.

Otto Dix, dalla serie Der Krieg (la guerra), Truppe d’assalto che avanzano sotto una nube di gas, 1924, acquatinta. Queensland Art Gallery, Brisbane
Perchè poi preferire la guerra di movimento a tutti i costi? E' davvero una proposizione umana, sensata? E' la guerra di movimento una guerra cavalleresca e nobile, mentre la trincea degrada l'individuo? Certamente nella sua sporcizia, nei suoi ritmi, per il materiale stesso con cui è costruita – la nuda terra – la trincea è la guerra sporca per eccellenza, seguita dalla guerriglia nelle giungle asiatiche del '60. 
Tuttavia, l'avvocato del diavolo farebbe notare che nella trincea vivono i soldati, nella terra di nessuno tra le due trincee vivono solo i topi e che nella trincea nemica non vi sono che i soldati avversari. Nient'altro, se non i due eserciti che giocano “al più temerario dei giochi” (cit). 
La percentuale di civili che venne direttamente stravolta dal fronte avversario risultò sul fronte occidentale bassissima. I tedeschi maltrattarono – è un gentile eufemismo – i belgi occupati, mentre molti civili francesi finirono sulla linea del fronte. Tuttavia, non c'era alcuna mira esplicita a colpire i civili, da nessuno dei due eserciti in campo. Il Kaiser stesso si tormentò con diversi scrupoli di coscienza, prima di bombardare con gli zeppellin Londra. Per di più con il divieto iniziale di colpire i palazzi reali e i luoghi di valore artistico e/o culturale. Il monarca laggiù a Buckingam Palace era dopotutto suo cugino! La differenza con gli eccidi della seconda guerra è qui palpabile, nella sopravvivenza di vestigia di onore che i progressisti amano tanto ridicolizzare. Guglielmo verrà poi messo da parte già dal 1916 da Ludendorff e dalla sua cricca di militari e industriali fautori della “guerra totale”. Un uomo troppo ingenuo, troppo romantico.
Alla sua base, tuttavia, la guerra di trincea non porta la guerra da nessuna parte, ma la delimita a una porzione ristretta di territorio. E così facendo, tra il 1914 e il 1918, limita i danni ai civili. Il cancro dei soldati è cauterizzato a una ristretta fascia di terreno. La popolazione può soffrire per lo sforzo economico richiesto per supportare le truppe al fronte, ma c'è una differenza ovvia dai bombardamenti, dalle guerriglie e dal terrore della seconda guerra.
E' innegabile che una guerra basata sulla velocità e su forze mobili e flessibili si conclude in fretta, rispetto alla trincea. Non è però detto che si concluda bene, o con la fazione per cui parteggiamo vincitrice. Sia in Francia che in Polonia la guerra si concluse subito, tra il '39 e il '40, ma dubito che i parigini ne siano stati contenti. Le distanze possono risultare per di più ingannevoli: i tedeschi in Russia costituiscono un esempio notevole di una guerra di mobilità con a disposizione eccessivo territorio da percorrere, non importa quanto effettivamente “veloci” potessero essere.
Tuttavia, a che pro questo articolo? E' ovvio che per voi la Grande guerra resterà “un inutile massacro”, causato dai “malvagi prussiani-pre-nazi”, così come ogni conflitto precedente al 1914 risulta invece uno galante scontro da gentiluomini e ogni guerra successiva al 1945 un'operazione di pulizia in cui al nemico si rifiuta addirittura il titolo di nemico, preferendo “barbaro” o “canaglia”...

(1) Nel corso dell'assedio a Sebastopoli tra i soldati si diffuse il nomignolo “Lions led by Donkeys”, in riferimento alla profonda incompetenza degli ufficiali aristocratici (i “Donkeys”) contrapposti al coraggio della fanteria (i “Lions”). L'espressione tornò d'uso nella Grande guerra, cui è di solito erroneamente attribuita.

(2) Si veda a questo proposito il capitolo sui carri armati del saggio Myths and legends of the First World War, di James Hayward

Fonti:

3 commenti:

LorenzoD ha detto...

Articolo interessante, come sempre. L’equivalenza Prima Guerra Mondiale = Guerra di Trincea mi ha sempre dato fastidio, perché come da te riportato durante la Grande Guerra non se le davano solo in trincea e anche in altre guerre i soldati scavavano.

D’altra parte, i decenni passano e la prospettiva storica si appiattisce, è un fenomeno universale. Aggiungi che la gente continua a ingannarsi con l’illusione del progresso, e ottieni come risultato che la Grande Guerra è stata l’ultima di trincea, poi ci siamo evoluti, non sia mai.

Alessandro Madeddu ha detto...

Voi chi?

Coscienza ha detto...

@LorenzoD
Sarebbe anche d'aggiungere che voler ricordare i caduti e nel contempo definire il conflitto "un'inutile strage" è una bella contraddizione... non è molto simpatico nei loro confronti.
Per altro un "ricordo" con le sue solite parzialità: gli austroungarici non esistono, i russi e i turchi nemmeno, il fronte occidentale è più importante del fronte italiano ecc ecc

@AlessandroMadeddu
Voi tutti?