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venerdì 21 marzo 2014

Il battesimo del fuoco, di Andrzej Sapkowski - Finalmente il seguito!


In Italia, il nome di Sapkowski è indissolubilmente legato al successo del primo videogioco polacco di ruolo, The Witcher, che riprendeva e approfondiva una delle tante storie di questo cacciatore di mostri, il Witcher, appunto, Geralt di Rivia. La traduzione dal polacco è partita con il Guardiano degli Innocenti nell'ormai lontano 2010, proseguendo con la Spada del Destino, che raccoglieva forse i suoi migliori racconti per inaugurare poi una serie di lungo respiro, che inserisce Geralt di Rivia in un contesto socio-politico che porta a domandarsi se il mostro sia il Drago o il Politico.
La risposa è ovviamente scontata.

Il battesimo del fuoco
Ne Il tempo della Guerra, Geralt aveva fallito: Ciri, ragazzina dai grandi poteri magici cardine di una profezia elfica e ultima erede del trono di Cintra è scomparsa, dispersa a Nilfgaard, mentre l'imperatore di questo regno del male usa una bambina fantoccio per affermare la supremazia.
Geralt, profondamente mutilato dallo scontro sanguinoso a Thanedd, guarisce le sue ferite nel bosco delle driadi, Brokilon. Continui incubi che attentano alla vita di Ciri gli impediscono di darsi pace, fino a quando, zoppicante e aiutato da Milva, un'arciera umana allevata dalle driadi, Dandelion Ranuncolo e altri pittoreschi personaggi, decide che è tempo di una missione di salvataggio.

Sotto molti aspetti Il battesimo del fuoco è un balzo in avanti, rispetto al Tempo della Guerra, che nonostante fosse una piacevole lettura, decisamente in alcuni tratti arrancava. 
In primo luogo, Nilfgaard, potenza che Sapkowski stesso ha definito nazistoide, muove all'assalto dei divisi regni del nord. Il viaggio di Geralt verso Ciri diventa pertanto un'avventura in una terra di nessuno flagellata da eserciti in conflitto.
Il clima di fragilità, violenza e disordine è reso efficacemente, anzi; domina la storia. Scorribande, conflitti occasionali e saccheggi sono un'utile trovata narrativa che mantengono il romanzo sempre sul filo del rasoio. Non c'è svolgimento lineare e dietro ogni angolo, ogni voltare di pagina c'è l'ombra di un combattimento. 
Il tasso di azione, di eventi casuali, aumenta.

"Erano diretti a est, tra il fuoco e il fumo, tra la pioggerella e la nebbia, e davanti ai loro occhi si dispiegava l'arazzo della guerra. Quadri.
Il quadro dell'asta di un pozzo che sporgeva come un grosso frego nero tra le rovine di un villaggio incendiato. All'asta era appeso un cadavere nudo. A testa in giù. Il sangue uscito dall'inguine e dal ventre massacrati gli era colato sul petto e sul viso, e ormai rappreso, gli pendeva dai capelli come tanti ghiaccioli. Sulla schiena del cadavere si vedeva la runa ard. Tracciata con un coltello.
<< Un an'givare >>, disse Milva allontanando i capelli bagnati dalla nuca. << Gli Scoiattoli sono passati di qui. >>
<< Che cosa significa an'givare? >>
<< Delatore. >> "