mercoledì 20 febbraio 2013

Il tempo della guerra di Sapkowski, perplessità sullo stile.


E' un'abitudine piuttosto consolidata di una casa editrice iniziare a tradurre i primi volumi di una saga per poi interrompersi, forse perchè le vendite non supportano ulteriori sforzi in questo senso, forse perchè l'editore ha tirato un d20, e il risultato non gli piaceva.



Tuttavia, esistono eccezioni meritevoli.
Per quanto lentamente, la casa editrice Nord sta infatti traducendo ormai da anni la saga polacca di Sapkowski, un libro all'anno. Di questo passo sarò laureato&disoccupato in tempo per la fine della saga, se si prosegue a simil passo di bradipo; al contempo meglio non lamentarsi, che la saga è presente nei diversi volumi solo in polacco, quel genere di lingua che temo facile quanto l'ebraico biblico, o l'aramaico antico.


Il polacco gioca un ruolo chiave in questa riflessione, perché in un certo senso è l'assicurazione, la chiave che protegge il lavoro della traduttrice. Non si può infatti negare che con qualsiasi altro libro fantasy avremmo potuto ricorrere con una certa facilità all'originale in inglese; ed essendo l'anglosassone ormai l'esperanto del mondo occidentale, non sarebbe risultato difficile verificare se la sciatteria nello stile sia mea culpa di traduttori lazzaroni, o scrittori altrettanto pigri.
Ma Sapkowski! Sapkowski rimane un mistero. Conosco una ragazza nella scuola traduttori che studia il polacco, ma mi ha confessato che per i non madrelingua può risultare ostico all'inverosimile, con punti di contatto con il russo, ma per certi versi ancora più complicato. ( E i lamenti staliniani d'altri conoscenti della scuola traduttori in questo senso non fanno sperare bene...)

E dunque, nessuna speranza di verificare artigianalmente quanto sia colpa della traduttrice o quanto sia colpa di Sapkowski. Perché sulla versione italiana non si può transigere nell'accusa: lo stile polacco è sciatto all'inverosimile. Eppure, in terra madre è considerato un modello di prosa tanto fluida quanto elegante. Che a leggere, ancora una volta vieni assalito dal dubbio: è sciatto lui o è infelice la traduzione? 
Un bel grattacapo.

Le ragioni di una simile accusa sono delle più elementari. In primis, una continua ripetizione di termini forse impercettibile per un lettore veloce, o disattento, ma comunque piuttosto irritante.
A un certo punto, nell'arco di una sola pagina, Geralt ripete per tre volte la parola sgradevole. Non è per carità un erroraccio, ma dà fastidio. Non c'è uno vero scopo per non usare qualche sinonimo, in quel punto della storia. Pigrizia, nient'altro. E questo si ripete. Più e più volte.

Secondo punto del dibattito, i salti di pov. Nella maggior parte dei casi, a venire adoperate sono terze persone maschili, o nel caso di Ciri, femminili. Sono tuttavia nel più dei casi pov ballerini, che scivolano con facilità imbarazzante nel pov onnisciente, spesso con tono da narratore ubriaco. Ancora una volta: questione di gusti.

Se per un intero capitolo mi spedisci dritto nella testa di Geralt, inserire all'improvviso la voce del Dio-Narratore spezza l'immedesimazione come un calcio nelle palle. 
E' brutto, controproducente, tronfio.

<< Non fosse stato per gli stupidi scrupoli morali dello strigo, non fosse stato per i suoi principi utopistici, molti avvenimenti successivi avrebbero avuto un corso del tutto diverso (...) E allora la storia del mondo si sarebbe svolta in maniera diversa. >>

Capite! La storia del mondo, addirittura. -.-"

<< Ma la storia del mondo si è svolta come si è svolta, e soltanto per via degli scrupoli dello strigo. Quando sul far del giorno, si svegliò e sentì un bisogno corporale, non fece ciò che avrebbe fatto chiunque: non uscì dal balconcino e non pisciò nel vaso dei nasturzi. Si faceva degli scrupoli. >>

Conseguenza ancora peggiore, un simile passaggio di pov omnisciente preannuncia un colpo di scena, che proprio perché preavvertito, non coglie di sorpresa il lettore.

Il passaggio offre inoltre un nuovo spunto di riflessione, legato all'uso della parola "nasturzi", e all'insistito riferimento ai bisogni corporali dei personaggi. Una caratteristica che mi è infatti sembrata accentuata in quest'ultimo libro della saga è il continuo "abbassarsi" delle azioni dei protagonisti. 
Nani, umani, elfi: ruttano, scoreggiano, cagano, pisciano. 
Sapkowski pone in atto una macchina di de-sacralizzazione dei tradizionali eroi dell'olimpo tolkieniano. Che tolta ogni patina di sacralità si comportano come la logica umana prescrive, e laddove agisce un essere soprannaturale il cervello resta umano, ma con tratti deformati all'eccesso. Cos'è un elfo nella letteratura di Sapkowski se non un uomo particolarmente agile, e arrogante e con memoria straordinaria. Ma incline agli uguali errori, a eguali fallimenti.
In questo risiede senza dubbio l'originalità del fantasy polacco, che nell'ambientazione dipinge alla fine un autunno del Medioevo venato di fantasy, con inattesi, paradossali slanci alla modernità. L'importanza più volte sottolineata delle banche, il ruolo fondamentale svolto dall'ambiente urbano; continue frecciatine, continue punzecchiature al 1990 in cui la saga veniva scritta.

Ritorniamo ai nasturzi. Voi sapete cosa sono?

Bella, vivace e robustissima, questa piantina, detta anche “capuccina”, se coltivata in zone temperate, diventa perenne, rinnovandosi di anno in anno. (...) Ha fiori a imbuto in tutte le gamme del giallo e dell’arancio e foglie rotonde brillanti e carnose. (Cit. Sito di botanica).

Umh, affascinatissimi gli nasturzi, non trovate? -.-"

Lo stile di Sapkowski continua in questa oscillazione per tutto il libro, passando dalle azioni corporali, dalle scene di sesso, a cascate di retorica aulica, a inaspettate esclamazioni a cascata. Per questo e per altri motivi, la prosa dello witcher è preferibile quando si esprime nei dialoghi, fortunatamente più che abbondanti.

<< A te nulla >> disse il mezzuomo in tono cupo. << Perchè non fai che strimpellare il liuto e bere. Guardi il mondo che ti circonda e non vedi che rime e note. A noi, invece, solo nell'ultima settimana degli uomini a cavallo hanno calpestato per ben due volte i cavoli e le rape. L'esercito dà la caccia agli Scoiattoli, gli Scoiattoli fanno le loro sortite e scappano, e la strada degli uni e degli altri passa sui nostri cavoli... >>

Accennando alle scene di sesso, Sapkowski non scivola nel pornografico come Martin, e tuttavia le imprese di Rocco Siffredi Geralt con le maghe abbondano; se trovarle stucchevoli è un atto dovuto, considerando che venivano pubblicate negli anni 90, un riconoscimento che all'epoca poteva apparire audaci (?) è lecito. Nei capitoli finali in questo senso ci si discosta dal pov di Geralt e la situazione migliora sul fronte dell'originalità, e dei colpi di scena.

le romance di geralt descritte in breve. No dai, scherzo ^^
Sul fronte della trama, si procede spediti; viene finalmente fatta conoscenza dell'imperatore nilfgaardiano, villain di tutto rispetto, mentre numerosi sono i personaggi secondari, maghi perlopiù, tutti piuttosto ben delineati, e rapidamente distrutti alle esigenze della trama. C'è azione, ci sono colpi di scena; insomma rispetto al "Sangue degli elfi", questo " Tempo della guerra" (poteva esistere titolo più banale?) funziona come un autentico romanzo, e non come il brodo allungato di un racconto.

Pollice in giù sul fronte del fantasy, con la comparsa di un unicorno che mal si adatta all'immaginario del fantasy slavo, e per Ciri, sempre più Mary Sue tanto improbabile quanto fastidiosa.
Ma ripeto: nell'insieme l'impianto funziona. Considerando le alternative, e nonostante continui a divorarmi il tarlo della traduzione, Geralt continua ad avvincere.

Nilfgaardiani: we come in peace! (cit).

Specie nell'attesa del terzo mastodontico capitolo su pc! ^___^

3 commenti:

Daniele Tredici ha detto...

Non so perché ma mi hai quasi fatto passare la voglia di cominciare a leggere questa saga!!

Coscienza ha detto...

E invece merita parecchio u.u
Solo che ha qualche piccolo difetto, che forse ho evidenziato con eccessiva enfasi. Diciamo che nel panorama non proprio entusiasmante- e vitale- del fantasy attuale, spicca abbastanza, in fatto di qualità.

Daniele Tredici ha detto...

Sicuramente leggero il primo volume per testare la qualità, poi vedremo =)