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venerdì 15 maggio 2020

"Impesto anco te!" Pandemonium. Un Neo-Decameron rivisitato per il 21° secolo


Come in alto, così in basso.
Se il Pantheon è la casa di tutti gli dei, il Pandemonium è quella di tutti demoni dell'inferno; e in questi mesi di quarantena c'è chi ha vissuto la propria abitazione come un Olimpo e chi come un Pandemonio.
Il termine, coniato da Milton per il “Paradiso Perduto”, andava a designare l'high palace di Satana e nello specifico la Camera del Consiglio dei satanassi.
Ma il Pandemonium non è obbligatoriamente un termine negativo: dopotutto lo stesso Milton descrive con simpatia lo spirito di ribellione dell'angelo caduto; e col tempo il pandemonio è divenuto un raggruppamento di persone rumoroso e incontrollabile.
Un assembramento? Pandemia o Pandemonium?
Di questi tempi, considerando l'oscillare dei giornali dal definire i cittadini “angioletti” a marchiarli come “diavoli” che fanno “confusione” e “assembramenti” il termine Pandemonium è singolarmente utile.
Ma dopotutto, passando alla prospettiva di un italiano, posto a fronte delle linee Inail e dell'ennesimo decreto, sembra che il Pandemonio risieda laggiù in alto, tra le trovate infernali della burocrazia romana.
Questa mescolanza tra fantasia e realtà, tra satira e mondo reale pervade l'antologia Pandemonium. Neo Decameron: e diventa impossibile, durante la lettura, evitare il confronto con le proprie esperienze.
Una recensione a freddo richiederebbe che un'antologia quale Pandemonium sia recensita tra mesi se non anni; ma la sua natura eccezionale risiede proprio nell'essere uno spin off della realtà, una fuoriuscita narrativa prodotta dai mesi di isolamento.

mercoledì 8 agosto 2018

Recensione di "Thanatolia" (Watson Edizioni): dove i morti seppelliscono i vivi


Copertina di Vincenzo Pratticò
Un cimitero presenta, nella sua stratificazione, nella sua diversità, nei suoi differenti quartieri e abitanti, visitatori e guardiani, la cultura della sua città, villaggio o nazione che dir si voglia. 
La storia di quel luogo, quel centro urbano, viene espressa dal suo cimitero. 
I cimiteri ricordano in tal senso le carote di ghiaccio estratte in Antartide, nella misura in cui rappresentano uno spaccato della storia di quella comunità, dagli albori al presente. 
Senza nemmeno addentrarsi nell'aspetto artistico e/o architettonico, i cimiteri costituiscono una testimonianza storica fondamentale per una comunità, che sia una capitale o un paesino campagnolo. 
Le origini ottocentesche di Trieste, ad esempio, affiorano evidenti nelle tombe borghesi e con simboli massonici, mentre il cimitero ebraico di Praga rappresenterebbe già di per sé tesso un motivo sufficiente per visitare la città. 
In alcuni casi i morti assumono tale importanza da sopravanzare i vivi ed è il caso della magnifica New Orleans; in altri ancora invece vengono costretti negli impossibili spazi delle sovrappopolate metropoli dell'estremo oriente, da Tokyo a Hong Kong. Quando poi il popolo non ha né storia, né cultura, si riducono a distese di croci bianche, come in tanti centri urbani degli Stati Uniti. 

Thanatolia eleva questo concetto all'ennesima potenza, elaborando un mondo fantasy dove esistono solo due città di esseri umani, Handelbab e il porto di Tijaratur, situate ai lati opposti di un continente popolato solo da cimiteri di ogni sorta, dalle piramidi, agli ossari, ai mausolei e così via...
Thanatolia è dunque un continente e allo stesso tempo uno sterminato luogo di sepoltura. In questo posto intere civiltà sono (letteralmente) morte e sono state sepolte... con ovviamente ogni ricchezza e oggetto magico. E qui entrano in gioco i tombaroli: avventurieri, tagliagole e mercenari alla continua ricerca della tomba con cui commettere il “colpo grosso” o in alternativa dove trovare quell'anello, quell'elmo magico desiderato dal committente. 
Thanatolia pertanto è un mondo sacro, innegabile, ma nel contempo è anche un mondo dove comanda l'avidità, dove gioielli e oggetti esoterici di altre civiltà, di altre razze ora scomparse dominano gli scambi. 
Chi comanda i morti, comanda Thanatolia e non deve pertanto sorprendere come la nemesi dei tombaroli siano i negromanti, coloro in grado di riportare in vita gli scheletri sotto le sabbie. 
Temuti, invidiati, perseguitati... i negromanti sono gli autentici feudatari dei territori di Thanatolia, una minaccia tanto per i tombaroli, quanto per le carovane dei mercanti. 

lunedì 26 marzo 2018

The Great White Space, di Basil Copper: il meglio dell'omaggio lovecraftiano



Inghilterra, 1930
In seguito all'ubriacatura dei Roaring Twenties, nuvole di guerra si addensano nell'Europa continentale, mentre l'Impero Britannico consolida inquieto il suo dominio coloniale, dall'Africa, all'India, ai più remoti avamposti dell'Asia.

Frederick Plowright è un fotografo professionista, che si è fatto un nome partecipando a diverse missioni esplorative di scienziati e antropologi in tutto il mondo. 
Un uomo rigoroso, preciso, totalmente devoto alla sua arte; eppure incline, suo malgrado, a fantasticherie e visioni febbrili. 
Giovane, ma insoddisfatto, Frederick accetta un'offerta di lavoro peculiare: una missione di ricerca di un anziano professore, Clark Ashton Scarsdale, che dichiara di voler esplorare il grande nord. Forse l'Antartide, dove nello stesso periodo, un'altra spedizione della Miskatonic University è andata perduta...

Introdotto nella villa di Scarsdale, Frederick scopre come la destinazione sia tutt'altra, occlusa per segretezza: una sconosciuta contrada nel profondo oriente, tra la Mongolia, Burma e la Cina al confine occidentale, oltre il deserto dei Gobi.
Scarsdale, dopo decenni di ricerca nei più svariati campi scientifici e pseudoscientifici, ritiene di aver scoperto quanto definisce “The Great White Space”. Si tratta di un portale extra dimensionale, descritto nel testo di occultismo “The Ethics of Ygor”, come “Un Grande Spazio Bianco”.
Un varco di accesso, dove le leggi scientifiche vengono distorte e sovvertite, attraverso il quale aliene e superiori entità chiamate gli “Old Ones” entrano in contatto con la Terra. Scarsdale desidera trovare il Portale, studiarne la composizione ed eventualmente essere il primo ambasciatore della razza umana a entrare in contatto con gli Antichi.
La spedizione è bene equipaggiata, con cinque semicingolati dell'esercito, ampie provviste e contatti sul posto: tuttavia Frederick rimane turbato quando scopre tra le provvigioni una mitragliatrice, bombe a mano e addirittura fucili per la caccia agli elefanti.
Il riserbo di Scarsdale sull'effettiva natura del viaggio non può mascherare quanto sembra essere più un mostruoso safari che una spedizione scientifica...

lunedì 12 marzo 2018

Monsters, di Clive Barker: un mostro di bravura


Emergenza sangue nella nazione dell'horror, regione splatterpunk, provincia Clive Barker, comune “Books of Blood”: termina ufficialmente con questa sesta antologia di racconti la rilettura barkeriana. 
E quale magnifica, folle, cavalcata: dai territori intrisi di gore degli esordi, a una vasta pletora di futuri adattamenti fumettistici e cinematografici, alle premonizioni weird e dark fantasy delle opere successive. 
I “Libri di Sangue” si possono leggere nell'ordine e nelle preferenze che più aggradano, come dimostrano le riedizioni e le antologie successive, tuttavia danno il loro meglio quando si procede nell'ordine originario, in modo da constatare la graduale evoluzione di Barker, sia nel senso dell'utilizzo di strumenti narrativi e stilistici sempre più raffinati, sia nella padronanza delle diverse idee, spesso compresse nell'arco di poche pagine.

Il tempo sarebbe un ottimo maestro, se non fosse che uccide tutti i suoi alunni.
La relativa immortalità della letteratura le permette tuttavia di sfuggire questo fastidioso inconveniente, solitamente dando giustizia allo scrittore quando ormai è nella tomba, morto di fame, povertà o cure mediche che non poteva permettersi. 
Il che implica, tra parentesi, un ovvio imperativo: sostenete gli scrittori quando sono in vita e lasciate le commemorazioni a rari casi.
Il ragionamento vale per Edgar Allan Poe e si è visto riconfermato con HP Lovecraft.
Clive Barker è fortunatamente vivo e famoso, ma persino nel suo caso il tempo gli sta finalmente dando giustizia, regalando all'oblio le assurdità e le banalizzazioni con il quale era stato propagandato negli anni ottanta.

lunedì 12 febbraio 2018

Ectoplasm, di Clive Barker: surrealismo e body horror


“L'uomo illustrato” di Ray Bradbury è un'antologia di racconti che presenta come voce narrante un uomo completamente tatuato, capace all'occorrenza di animare i propri disegni col fine di raccontare una storia. I singoli racconti corrispondono ai diversi tatuaggi dell'uomo, che “illustra” così la raccolta. 
La serie dei Libri di Sangue, di Clive Barker, esibisce una versione horror di quest'artificio di Bradbury: nel primo racconto dell'antologia, Infernalia, la storia è letteralmente narrata sulla pelle del protagonista, dando così vita alla sigla introduttiva della serie, “Siamo tutti libri di sangue/in qualunque punto ci aprano/siamo rossi”.

In occasione dell'uscita a marzo del seguito di Hellraiser e della contemporanea uscita adesso a febbraio di Hellraiser: Judgement, ho pensato d'iniziare una rilettura dei Libri di Sangue di Barker, da concludersi tra tre settimane o giù di lì in coincidenza con la versione italiana della Independent Legions. La serie dei Libri di Sangue si compone di sei antologie di racconti con le quali Barker esordì nella seconda metà degli anni '80. Si tratta di un corpus unico di storie, che per quanto diverse, appaiono firmate dall'identica sensibilità splatterpunk, controcorrente e fortemente ironica. Si trattava già di un successo lusinghiero che Barker riuscisse a pubblicare e guadagnare negli anni dove più dominava nell'horror il formato del romanzo lungo di King, ma lascia a distanza di decenni stupefatti constatare quante e quali idee Barker avesse inserito in così poche pagine. Come lettore e blogger, devo ammettere che preferirei un ritorno di un formato del genere, adatto all'ebook, piuttosto della fase kinghiana della seconda metà degli anni '90, quando Barker vergava imponenti colossi indigeribili come “Galilee” e “Il Canyon delle ombre”. Costituiscono per un fan opere imperdibili e ancora un volta dalle idee originali, ma rimane innegabile una terribile dispersività di scene e personaggi nel mare magnum di capitoli su capitoli di eventi quotidiani.
Avevo già in precedenza recensito il primo libro, Infernalia, e anche se non sopporto lo stile con il quale scrivevo all'epoca, rimango d'accordo col giudizio: una buona raccolta e un buon esordio. Col senno di poi rivaluterei quel gioiellino di potenza visiva strafottente che è l'ultimo racconto, “In collina, le città”, oltre all'incipit alla Bradbury, “Il libro di sangue”, per l'appunto.
In Italia Clive Barker è famigerato per la discontinuità delle traduzioni e i prezzi su Ebay lievitano a numeri da capogiro. Il mio consiglio è come sempre di rovistare nei mercati dell'usato “reali”, dove il venditore, specie se anziano, si limita a considerare i romanzi di Barker come tascabili di scarso, se non nullo valore. Il disprezzo per il genere horror gioca a vantaggio del lettore, perchè automaticamente deprezza il valore del testo. Le edizioni più diffuse sono quelle Sonzogno, risalenti alla ristampa del '2000, ma trovate anche numerose e valide scans online, Scribd compreso.
Infernalia ed Ectoplasm sono in seguito stati ristampati e sono ancora disponibili dalla Castelvecchi editore, con gli arbitrari titoli “Le stelle della morte” e “La sfida dell'inferno”.
Il recupero e il successo delle uscite inedite della Independent Legions mi lascia tuttavia fiducioso che Barker possa finalmente venire recuperato. Nel frattempo, è doveroso supportare ogni sforzo italiano in questa direzione.

lunedì 29 gennaio 2018

"Ipnagogica", di Christian Sartirana: tra weird e horror sonnambulo


In seguito al boom della narrativa horror tra gli anni '70 e '80 e al successivo crash negli anni '90, gli anni '2000 hanno registrato un alternarsi periodico di mode, tutte più o meno intense e tutte più o meno positive nella ripresa e la rielaborazione di tradizionali figure dell'orrore.

“Twilight” ha concesso quella popolarità alla figura del vampiro tale da garantire vendite e spazio anche a libri e film di nicchia, altrimenti impossibili da piazzare sul mercato.
“The Walking Dead” ha garantito quel rilancio dello zombie che a fine anni '90 si riteneva impossibile, mummificato nell'imprevedibile successo della trilogia romeriana a inizio anni '80.
Nonostante i fan dell'horror amino sempre lamentarsi di quanto male vadano le cose, è un buon periodo per l'horror. C'è stata meno di una pausa dagli anni '2000 e siano i non-morti o i dracula dai canini appuntiti, è sempre un periodo rosso. Produzioni alte e basse, erudite e caciarone, saggistica e youtuber... al di fuori dell'Italia l'horror vive felice.
La domanda ovviamente che ci si continua a porre, dal successo della serie della Meyer in poi, è la seguente: cosa succederà “dopo”?
Quale sarà la nuova fissazione – architettata a tavolino o meno – dei mercati librai e delle sale cinematografiche?

venerdì 7 luglio 2017

Providence 09. Outsiders, di Alan Moore. Annotazioni, analisi e traduzioni.


Volevo approfittare dell'introduzione a questo nuovo articolo di annotazioni sul terzo volume di Providence per fare il punto sul percorso di Moore dentro l'universo di Lovecraft. Può non sembrare, ma con la traduzione della Panini Comics siamo finalmente arrivati alle ultime puntate della saga: dallo Yellow Sign del febbraio 2016, è stata una lunga strada costellata di annotazioni.

Robert Black, un tempo giornalista per il New Herald, si è allontanato dalla metropoli di New York, si è sperduto tra Massachussets e New England, è stato soggetto e oggetto di atti inenarrabili, di segreti inconfessabili, di cose che dovrebbero essere morte, ma che attendono per eoni e eoni che la morte stessa muoia...



lunedì 29 maggio 2017

Ritorno a Red Hook: La Ballata di Black Tom, di Victor LaValle


Charles Thomas Tester è uno squattrinato abitante di Harlem, il cui padre ex muratore passa il suo tempo a casa, il corpo distrutto dopo decenni di lavoro, mentre il figlio si arrangia con lavoretti più o meno loschi, nascosti dalla sagoma malandata di una vecchia chitarra

Tester si guadagna infatti da vivere con speciali commissioni nel campo dell'occulto, procurando e vendendo libri e oggettistica legati a pratiche settarie; per la sua ultima commissione in un ricco quartiere bianco, Tester strappa l'ultima pagina del grimorio che andava trafugando nel corpo della chitarra. E' una pagina del Nuovo Alfabeto, parole di potere con cui manipolare la realtà. 

Sulla via del ritorno per casa, il giovane afroamericano incontra un ossuto aristocratico di nome Robert Suydam: l'uomo gli domanda di getto se vorrebbe suonare a casa sua, in occasione di una speciale festa tra amici. Ha infatti intravisto, nelle scordate note di “Tommy”, un'affinità per la magia, il marchio dei prescelti. Per il giovane nero si tratta di un'offerta bizzarra, sospetta, ma sapendo che è difficile comprendere le imperscrutabili ragioni dei vecchi bianchi immediatamente accetta. 
Uno sgradevole incontro con due poliziotti, che subito “sequestrano” l'anticipo della paga di Robert Suydam, lo avverte che si sta cacciando dentro un bel guaio: un ispettore di origini irlandesi, un gigante gentile dal nome di Malone, gli raccomanda che Suydam è una persona sospetta, pedinato da tempo. Ma per un povero del ghetto, i soldi sono soldi e un'offerta come quella di Suydam non si può rifiutare...

lunedì 8 maggio 2017

Xpo Ferens. All'arrembaggio degli oceani Weird di Alessandro Forlani


XV secolo, al largo dei mari di sua maestà di Spagna. Cristoforo Colombo e suo fratello, Bartolomeo, sono di ritorno da una navigazione tanto difficile quanto infruttuosa. La notte non porta consiglio, ma l'attacco di pirati saraceni: la nave affonda, i marinai vengono trucidati e la coppia prigioniera è presentata al capitano, un arabo rinsecchito e tatuato, lo sguardo folle: è Abdul Alhazred, autore del lovecraftiano Necronomicon

Cristoforo e Bartolomeo sfuggono – a stento – naufragando sulle spiagge di un'isola sconosciuta, non segnata sulle carte. Qui le distanze si contorcono e mutano, il tempo non segue le leggi naturali: l'isola nasconde infatti un vascello alieno, una caravella che oggi definiremmo astronave. A bordo, un attonito Cristoforo vi scopre i portolani ingialliti per navigare al di là dell'oceano, verso una Tierra all'intersezione tra i mondi, un non-luogo di cosmica intensità. 
Pasticciando con i comandi, i due vengono teletrasportati in Spagna e per poco non vengono accoppati dall'Inquisizione: è solo l'intervento provvidenziale di Abdul a salvarli, offrendo loro come condizione di fuga proprio la navigazione verso quei lidi maledetti al di là dell'Atlantico che i due hanno appena scoperto. E' l'inizio di un allucinante viaggio per mare... 

Le ambientazioni tra '400 e '500 sono ancora poco sfruttate. Le imprese marittime dei portoghesi nel '400 meritano una storia a sé, tanto sono avventurose e sanguinose: non a caso nel XV secolo la “letteratura di naufragi” diventava un vero e proprio genere a sé stante, a significare l'estrema pericolosità dei viaggi dell'epoca. La scoperta dell'America, le avventure dei conquistadores, i perigli del mare aperto, le fantasticherie mostruose di dotti e profani dell'epoca: è ancora, gioco di parole inevitabile, terra inesplorata. Hic sunt dracones

lunedì 9 gennaio 2017

Caitilìn R. Kiernan sulla fantascienza: "Sono troppo impegnata col meraviglioso."


Qualcuno si ricorda delle citazioni, prima del web? 
Cioè – meglio – prima che si diffondessero i social
Non sono sicuro fossero così diffuse. Certo, si sottolineavano i testi, magari si annotavano le espressioni più interessanti, come non poteva mai mancare lo studente di classico che citava il detto latino per dimostrare una sua (inesistente) superiorità. Non c'era però quella mania di citare e strafare che ora si ritrova nelle bacheche di un amico su due. Tutti citano tutto, e non c'è nulla di male nel farlo. Capita spesso che quanto si voglia esprimere sia già stato detto con termini e argomentazione di gran lunga migliore; tanto vale prendere la scorciatoia e citarlo direttamente. 

Detto ciò, anche nell'arte della citazione esistono diversi gradi. C'è chi cita banalità, chi cita oscure frasi criptiche, chi condivide citazioni altrui, chi condivide citazioni inesistenti – Einstein e Pertini, un classico. Le citazioni andrebbero affiancate agli aforismi, alle barzellette e alla saggezza popolare: tutte presenti in larghe quantità sui social, a dimostrare che si trattano di luoghi “popolari”, un po' come la piazza di mercato di una cittadina medievale. Volerle considerare luogo letterario, o elevato, o segno di chissà quale decadenza della civiltà è assurdo. 

Ultimamente, facendo alcune ricerche su Caitlin Kiernan, ho trovato una bella intervista sul Nightmare Magazine, dove l'autrice, pubblicizzando il suo nuovo romanzo, Blood Oranges, coglie l'occasione per lanciare violente frecciatine verso i colleghi e i lettori di genere. 

E' deprimente quanti autori, compresa la Kiernan, che scrive con uno pseudonimo, si siano dati allo Young Adult per portare a casa la pagnotta. Senza dubbio è una nicchia che vende e che non è la fine del mondo, perchè molti Youg Adult sono anche decenti, roba godibile senza dover perdere neuroni. Se lo Young Adult vende così tanto, vuol dire anche che viene letto così tanto: un segnale incoraggiante! Piaccia o no, lo Young Adult è qui per restare. 

Tuttavia, è incredibile che autori affermati dagli anni '90, con un lungo curriculum alle spalle e con un fedele gruppo di lettori, debbano comunque ricorrere a pubblicare contenuti annacquati, per ragazzi, solo per tirare avanti. 
Eppure, non doveva la Rete dare più libertà agli scrittori? 
Non doveva permettere contenuti audaci, forme innovative, narrazioni anti-convenzionali? 
Non dovevano gli ebook “liberare” dalla necessità di piacere a tutti, permettendo di trovare i “proprilettori? Non doveva Amazon e l'autopubblicazione... Mi fermo per pietà. 
Ovviamente è successo l'esatto opposto e oggigiorno se si guardano le classifiche degli ebook primeggiano i titoli più banali: se la copertina o il titolo ricordano un film o una serie tv di successo, la gente lo compra. Se già si capisce qual'è l'argomento, la storia, il finale, la gente lo compra. Bisogna avere coraggio per leggere qualcosa di diverso, vederselo imporre sugli scaffali, venire un minimo “spinto”: attualmente, per come funzionano le statistiche e gli algoritmi, ognuno vuole restare nella sua stupida nicchia. Il fantasy con il fantasy, lo Young Adult con lo Young Adult.