lunedì 9 marzo 2015

Conan! (Fantacollana 13)


Ho letto per la prima volta Conan quando avevo tredici anni e ho passato, come con Lovecraft, il mio periodo di Conan-mania, in cui leggevo tutto quello che riuscivo a trovare sull'irsuto barbaro di R. E. Howard.

Negli ultimi tempi, in concomitanza col kickstarter del gioco da tavolo di Conan e dopo aver rivisto il film di Milius, che non assaporavo da tanti anni, ho deciso che era giunto il momento per una sana rilettura. Quando lessi Conan, lo lessi nelle edizioni della Fantacollana, comodi volumetti con aggiunte spurie del grande Sprague de Camp. Già all'epoca introvabile, si poteva tuttavia prendere a prestito in biblioteca ed è in effetti proprio quello che feci. Per questa rilettura mi son detto: perché non rifarlo? Dopotutto, non ho certo intenzione di spendere denaro su denaro per rintracciare ogni singolo racconto in ogni singola edizione in cui è attualmente dispersa la produzione di Howard. Sono baldanzosamente andato nella stessa biblioteca in cui andavo da piccolo, ho svolto una piccola ricerca e voilà, i libri erano ancora disponibili dopo tutti questi anni. E' un piccolo miracolo, detto considerato che solitamente urania&fantasy sono i primi libri a venire eliminati dal catalogo, Cthulhu solo sa perchè... (1)

Spezzetterò questa rilettura di Conan in diversi articoli man mano che, compatibilmente con altre letture e altri impegni, progredisco nelle avventure della magnifica Hyboria. Seguiremo la suddivisione della mitica edizione della Fantacollana, di conseguenza analizzeremo prima le avventure del Conan giovane, poi del Conan mercenario, re, pirata ecc ecc
Andremo pertanto in ordine di anzianità. Non mi limiterò a citare i racconti howardiani puri, ma andremo a leggere anche le rielaborazioni e pastiche di Sprague de Camp&soci. Sono normalmente contrario alla fan fiction, ma Sprague de Camp è tanto bravo quanto deplorevolmente ignorato dai lettori.
Questa prima tappa coprirà pertanto le avventure del Conan giovane e inesperto, che s'improvvisa ladro e confida nella pura forza e istinti del barbaro per raggiungere la vittoria.


La Cosa nella Cripta
La Cosa nella Cripta introduce un Conan sedicenne, ancora inesperto.
Dopo essersi unito a una banda di predoni Aesir, depreda un avamposto aquiloniano e viene catturato prigioniero. Non resta tuttavia schiavo a lungo, perché immediatamente fugge nella foresta – una foresta innevata, percorsa da branchi di lupi affamati di carne umana. Alla disperata ricerca di un rifugio, il giovane cimmero entra in una grotta che si rivela la tomba di un antico re. La mummia ancora stringe una splendida spada. Ignaro della blasfemia dell'atto, Conan l'afferra e immediatamente una diabolica scintilla compare negli occhi dello scheletro. E' la “cosa nella cripta”: il primo duello di Conan contro un nemico sovrannaturale.
Il racconto è di Lin Carter e Sprague de Camp e soffre di conseguenza di una prosa forse un po' troppo ricca per un personaggio diretto quale il cimmero. Intendiamoci, è uno splendido racconto. Tuttavia manca dell'immediatezza degli originali howardiani. Inoltre siamo a tal punto assuefatti dai classici topos del fantasy, che un duello contro un non-morto ci appare normale business. Per l'epoca in cui veniva pubblicato (postumo nel 1967) poteva ancora essere un'idea fresca.


La Torre dell'Elefante
Primo racconto in cui compare Conan, La Torre dell'Elefante è un magnifico esempio di trama in crescendo. Si parte da un luogo basso quale una locanda, per salire – letteralmente persino – in tensione e tematiche. Dapprima Conan entra nel giardino del mago Yala, poi incontra Taurus il principe dei ladri. Segue uno scontro col leone, un'intrepida scalata (che vi dicevo dell'altezza?), la sorpresa (la morte di Taurus!) E infine bang! Lo scontro col primo miniboss del racconto, un ragnaccio infame.
Yag-kosha è un personaggio interessante. Il semi dio è una creatura millenaria, ma l'aspetto cthuliano viene smentito dal parlare gentile. Sarebbe interessante tentare un confronto tra Conan e l'usuale protagonista lovecraftiano, l'erudito alle prese con terribili rivelazioni. Conan non dubita di quello che vede: la realtà è quanto lo circonda. Yag-kosha non può essere che Yag-kosha. L'idea stessa della follia, di poter essere ingannato nei suoi organi sensoriali gli è totalmente estranea.
C'è una perfetta fusione (mens sana in corpore sano?) tra corpo e mente. Al contrario, l'essere civilizzato, l'artista lovecraftiano per dirne uno, non può che impazzire perché troppo legato alla realtà convenzionale. La civiltà è un intralcio, alle prese coi mostri. La stupidità di Conan, la sua “purezza”, come la definisce Yag-kosha, torna a suo vantaggio. (2)
Quando Conan entrò e il suo sguardo fissò l'idolo immobile, gli occhi della statua si spalancarono! Il cimmero rabbrividì. Non era un simulacro, era qualcosa di vivo, e lui era intrappolato nella sua camera!Il fatto che Conan non esplodesse in un accesso di frenesia omicida dà la misura dell'orrore che lo aveva paralizzato. Un uomo civile che si fosse trovato nelle sue condizioni avrebbe trovato un discutibile rifugio nella convinzione di essere pazzo; ma al cimmero non venne in mente di dubitare dei propri sensi. Capiva di essere faccia a faccia con un Demone del mondo primevo, e questa consapevolezza lo aveva spogliato di ogni sua capacità, lasciandogli solo la facoltà di guardare.

Durante l'intero racconto, Conan agisce e si salva per puro istinto. Non c'è il minimo ragionamento, nessuna scelta razionale nelle azioni del barbaro: nel finale semplicemente esegue le istruzioni di Yag-kosha. Conan vuole diventare ricco, ubriacarsi e fottere quante più donne possibili: il suo orizzonte – per il momento – si limita a questo. E' un cambiamento radicale, rispetto ai protagonisti fantasy tradizionali, il più delle volte cavalieri buoni in tutto e per tutto, Lancillotti da discount. Conan invece è un barbaro e come tale spezza certe catene benpensanti.

Il Palazzo dei Morti

La struttura di questo secondo racconto segue un semplice, ma efficace sistema a incastri. Dapprima Nistor, capitano delle guardie, insegue Conan per ordine del prefetto con cinque soldati al seguito. Una trappola rambesca – una frana – annienta i soldati, ma Nistor sopravvive. Il capitano sfida a duello Conan, ma il barbaro ovviamente vince. Il pov ora slitta su Conan intento all'esplorazione di Larsha la maledetta, una città fantasma. Lo scontro col boss del luogo, una lumaca gigantesca è ben descritto: dapprima rumori lontani, poi la bava, infine l'orrida apparizione! Mentre Conan fugge dall'invincibile nemico, il pov ritorna su Nistor che miracolosamente vivo s'inoltra nella città. Conan sconfigge la lumaca gettandole addosso un'intera fila di statue (!) e decide di far coppia con Nistor... niente di meglio di un bottino per eliminare le inimicizie!
Nell'insieme il racconto non è nulla d'eccezionale se messo a confronto con La Torre dell'Elefante, ma possiede tuttavia un bel colpo di scena nel finale che riscatta alcune idee un po' blande.

Il Dio nell'Urna

Racconto con la particolarità di essere un giallo, dove tuttavia il protagonista, Conan, è nel contempo ladro, innocente ingiustamente accusato e detective. Funziona così così e il disagio di Conan alle prese con quella cosa chiamata “leggi” e quell'altra cosa chiamata “pensiero razionale” rende il racconto difficile sia per lui che per noi.

Gli intrusi a palazzo
Gli intrusi a palazzo attualmente è il mio racconto preferito di questa raccolta. Certo, La Torre dell'Elefante è per certi versi un racconto perfetto, ma Gli intrusi a palazzo ha un antagonista geniale: è Thak, un uomo neanderthaliano che si ribella al suo padrone, il Prete Rosso, e trama per conquistare il potere. Mi piacerebbe dire che c'è una chiara satira dietro tutto il racconto, ovvero che persino uno scimmione può fingersi un uomo di chiesa!
Tuttavia Robert E. Howard era probabilmente affascinato dall'idea di far scontrare il barbaro per eccellenza Conan, con una creatura ancora più barbara, ovvero una scimmia sul punto di evolversi nell'uomo, una sorta di step intermedio tra l'homo erectus e l'inciviltà dei primati.
Semplicemente magnifica la descrizione del volto di Thak, quando con colpo di scena teatrale svela il suo volto nascosto nella cappa rossa:
«Conan», bisbigliò, «non era un uomo quello che stava di fronte a me! Il corpo e l'atteggiamento non erano dissimili da quelli di un uomo, ma dal cappuccio scarlatto del prete sghignazzava una faccia d'incubo e di follia! Era ricoperta di peli neri tra i quali rosseggiavano due piccoli occhi porcini; il naso era camuso con due grandi narici; le labbra aperte erano rovesciate all'indietro e si dischiudevano su enormi zanne, gialle come i denti di un cane. Le mani che spuntavano dalle maniche scarlatte erano deformi e coperte anch'esse di una fitta peluria nera. Mi bastò un'occhiata, poi fui sopraffatto dall'orrore, i sensi mi abbandonarono, e svenni.»

Segue la familiare girandola di corse e rincorse su e giù per corridoi oscuri e dungeoneschi.
Conan fugge dal carcere della città, entra nella casa di Nabonidus dal canale di scolo, rimane intrappolato e incontra Murilo. Seguono trabocchetti, giochi di specchi e l'epico scontro muscolare con la terribile creatura. Parte di questo scontro è stato ripreso nel seguito di Conan, Conan il distruttore. La camera foderata di specchi del castello incantato chiaramente cita Gli intrusi a palazzo, come la trasformazione del mago in un scimmione avvolto in una cappa rosso porpora. Divagando, non trovo che Conan il distruttore fosse un seguito tanto brutto quanto lo ritenevano i critici. Era un film curiosamente ingenuo, ma divertente, con un gusto kitsch nelle scenografie.
Alla morte di Thak, Conan paga il suo rispetto verso il nemico:
Nabonidus stava fissando la figura immobile, come se non potesse credere ai propri occhi. Nero, peloso, ripugnante, il mostro giaceva in maniera grottesca tra i brandelli della toga scarlatta; più umano che bestiale persino in quella posizione: la sua forma immota pareva qualcosa di triste, di dolente.Persino il cimmero lo avvertì, poiché mormorò, ansimando: «Ho ucciso un uomo, non una bestia, questa notte. Lo conterò tra i grandi guerrieri di cui ho spinto l'anima nel buio, e le mie donne canteranno di lui».

Proprio perchè barbaro, Conan comprende l'etica pagana del rispetto del nemico. Non a caso il disprezzo, che non diventa mai odio, è riservato ai praticanti delle arti magiche. Sono infatti invariabilmente vigliacchi e viziosi e l'uso delle arti magiche risultano in sotterfugi che impediscono uno scontro leale.

La Mano di Nergal

Il racconto in questione si basa su tre frammenti trovati nelle carte di Howard; arrangiati e riscritti da Lin Carter. Non è difficile comprendere perchè Howard non avesse terminato la Mano di Nergal.
Il racconto infatti soffre di un grave difetto: Conan non combina nulla, in quest'avventura.
Perde la battaglia iniziale, fallisce nello sconfiggere Munthassem Khan, viene addirittura salvato per ironia della sorte dalla damsel in distress dell'occasione: insomma è più apatico che mai. Il racconto in sé rimane carino, ma si sente come avrebbe funzionato senza Conan e ciò in un racconto con protagonista Conan è un bel paradosso.  

La Città dei Teschi

Mentre di scorta a una principessa – situazione piuttosto comune – Conan viene attaccato da una feroce imboscata dei Meru, popolo sottosviluppato che ho immaginato di etnia vagamente mongola.
L'attacco sbaraglia il drappello militare e cattura Zosara, Conan e il suo amico nero, Juma.
A sorpresa i Meru non vivono nell'altopiano ghiacciato, ma in una profonda depressione, dal clima tropicale: l'idea ricorda certe classiche tematiche della giungla all'Antartide o della terra cava.
Il re dei Meru è una creatura viziosa e orribile, che trattiene la principessa Zosara e manda Juma e Conan a faticare sulle galere. Il contrasto tra il fatalismo del popolo meru, abituato alla schiavitù, e l'amore per la libertà del barbaro cimmero è resa efficacemente. Col buddy Juma pronto a combattere, Conan fugge dalle galere e torna riprendersi Zosara. Non per amore ovviamente, ma per il ricco bottino che lo aspetta.
Il racconto non è originalissimo, ma intrattiene a dovere. La vera genialità è l'antagonista nelle ultime pagine, che senza far spoiler è una creatura colossale che sembra anticipare certi boss giganteschi dei videogiochi nello stile di God of War. Inoltre è scritto da Sprague de Camp, ma a differenza della Cosa nella Cripta non si avverte alcuna differenza stilistica con Howard. Una valida aggiunta.

Considerando l'insieme di tutti questi racconti, sono rimasto positivamente colpito dalla ricchezza nelle descrizioni. Non c'è dubbio che R.E. Howard fosse un autore rozzo e tuttavia la cura nel gusto dell'esotico è d'ammirare. Chi volesse restare fedele allo spirito dei libri, dovrebbe prepararsi a scenografie fastose e barocche, dove le porte sono d'avorio, i pavimento dorati e ogni singolo angolo delle reggie è tempestato di diamanti. Quest'aspetto finora ignorato nelle trasposizioni filmiche è invece stato reso con immensa maestria dal preraffaellita Barry Windsor-Smith

(1) Se chi mi legge è di Trieste, la biblioteca in questione è la Quarantotto Gambini, come svela una semplice ricerca via Opac.

(2) Sarebbe interessante scrivere una storia dalla prospettiva “aliena” di Yag-kosha. Esotismo, il pov di un semidio che viaggia tra dimensioni ultraterrene, fantasy induista...  

10 commenti:

Matteo Poropat ha detto...

"chissà di che biblio parla" è effettivamente la prima domanda che mi è balzata in testa :)

Io lessi poco Conan da giovane, l'ho scoperto tardi e ora mi ci dedico ogni tanto in lingua originale, un bel maxi-ebook trovato su Amazon a pochissimo, una buona soluzione per godersi la lingua originale (che col traduttore del tablet è facilmente affrontabile).

Marco Grande Arbitro ha detto...

Voglio essere sincero: di Conan ho visto solo i film con Swarzy.
E' la prima volta che leggo qualcosa di concreto riguardo la figura del barbaro.
Non ti nego che il tuo post è stato molto utile.
Mi hai messo la pulce nell'orecchio!

LorenzoD ha detto...

Mi ricordo che avevo letto i racconti di Conan pubblicati nelle Newton&Compton: c'erano anche i racconti di Kull di Valusia e altri del ciclo di Cthulhu.

Quanti ricordi!

Solo anni dopo ho visto i film e letto i fumetti di Conan

Lorenzo

Coscienza ha detto...

@Matteo Poropat
Sempre viva le biblioteche popolari! :-)
Avevo intravisto il maxi-ebook qualche anno fa, ma preferisco affrontarlo spezzettato, quel genere di edizioni (alla Mammut per intenderci) tende a scoraggiarmi un po'...

@MarcoGrandeArbitro
Se riesci a recuperare i libri meritano parecchio. Almeno La Torre dell'Elefante e un paio dei racconti più famosi. Il Conan "letterario" è decisamente più intelligente del Conan "tedesco" di Milius :-D

Coscienza ha detto...


@LorenzoD
Intendi quell'edizione "Tutti i cicli fantastici", quella col bordino nero? Può essere?
Nel caso in biblioteca trovi anche quell'edizione! ^^

Dovrò prima o poi recuperare Kull di Valusia, se non altro perchè il nome viene poi plagiato nell'universo di warhammer fantasy degli anni 90'...

AndreaP ha detto...

Seguirò questi tuoi post su Conan con molto interesse. Se devo dire la mia, come molti altri sono cresciuto con la Fantacollana, ma non rileggerei mai quei libri oggi se non come curiosità storica.

Tendo a ignorare completamente la razionalizzazione compiuta dagli epigoni di Howard, ritenendola un danno nei confronti del canone howardiano stesso, dato che egli intendeva le cronache di Conan come racconti orali di tempi antichi, frammentari e incompleti.

Dato che i racconti sono (più o meno) liberi da diritti le edizioni pullulano ovunque, ma l'unica degna di nota è quella critica e filologicamente corretta, redatta dalla Del Rey/Ballantine pochi anni fa.

Coscienza ha detto...


Grazie della precisazione (e benvenuto sul blog, by the way)

Capisco quanto dal punto di vista filologico la Fantacollana possa risultare datata. Tuttavia il lavoro di ricostruzione di Lin Carter&Sprague de Camp mi sembra svolto nel rispetto del canone (?) howardiano. Il discorso dell'oralità è corretto, ma non mi sembra d'aver visto "distorsioni" nelle tematiche di Howard. A voler fare un confronto, non abbiamo come con Derleth la trasformazione dei mostri di Lovecraft in scontri Bene Vs Male, col rovesciamento dell'ateismo originario.

Inoltre per quanto sia solo un dettaglio, trovo che l'impostazione grafica in volumetti e copertine della Fantacollana rimanga insuperata, nonostante gli anni.

AndreaP ha detto...

Grazie del benvenuto. Seguivo questo blog da tempo da lurker, ma ho deciso di scrivere qualcosa solo adesso. Sfondi una porta aperta sulla Fantacollana, per me è una delle migliori serie mai uscite nel nostro paese!

Resta però il fatto che i Conan seguivano i tascabili Lancer, e da allora per fortuna sono stati fatti grossi passi in avanti nell'analisi dei testi Howardiani. Anche il fatto che i racconti siano stati riordinati secondo l'età di Conan è una questione critica che è stata a lungo dibattuta e per esempio l'edizione più recente sceglie la data di pubblicazione come unica via razionale. Scelta, a mio parere, del tutto condivisibile.

Sicuramente per REH non sono stati fatti gli scempi che citavi relativi a Lovecraft. Le distorsioni principali che io vedo in questo caso sono l'arbitrarietà delle cronologie, la voglia di completare frammenti minuscoli con idee personali e la razionalizzazione della cronologia stessa per rendere il tutto un lavoro uniforme e sequenziale, idea contraria a ciò che pensava Howard. A questo bisogna aggiungere tutte le modifiche testuali a cui sono stati sottoposti i racconti originali di REH per "armonizzarsi" con la cronologia "ufficiale".

Fu certo lui ad approvare il draft la prima cronologia (quella di Miller/Clark) ma fu un evento esterno, solo un omaggio, che certo non prefigurava un'operazione così totalizzante.

"In writing these yarns I've always felt less as creating them than as if I were simply chronicling his adventures as he told them to me. That's why they skip about so much, without following a regular order. The average adventurer, telling tales of a wild life at random, seldom follows any ordered plan, but narrates episodes widely separated by space and years, as they occur to him."

Un saluto

Coscienza ha detto...


Wow! Non avevo idea che avessero messo mano anche ai racconti originali per "armonizzarli" alla cronologia.
In effetti in questo Conan! c'è proprio la lettera di cui citi il passaggio in inglese. L'aspetto anarchico e disordinato delle avventure di Conan non si presta molto a un riordino, da quel punto di vista.
Grazie della spiegazione. Di rado mi capitano commenti che davvero aggiungano qualcosa di "nuovo" all'articolo :-)

AndreaP ha detto...

Grazie a te della lettura, mi stavo per scusare per l'eccessiva lunghezza del post precedente :)

Per quanto riguarda Kull, l'edizione italiana uscita per Urania pochi anni fa è fortunatamente riferita all'edizione critica Del Rey di cui parlavo prima, quindi è l'edizione da avere, sebbene per ovvi motivi manchi l'appendice finale coi riferimenti filologici americani.

Lì si possono apprezzare racconti come By this axe, I rule!, "riciclato" poi da Howard proprio per Conan.