venerdì 12 ottobre 2012

Teddy bear detective e altre storie: una recensione trasversale



Questa sarà una recensione trasversale. Trasversale nel senso che mi propongo di superare il trito binomio SI'/NO che caratterizza televisione e giornali, e proverò a spingere l'asticella della valutazione qualche pollice più in su, sia nel senso che allargherò la recensione a temi paralleli, se non per l'appunto trasversali, includendo non dunque solo la sola produzione cinematografica – o letteraria- ma spingendomi fino ai campi del fumetto, o del videogioco.
L'intento della recensione trasversale è decostruire; smontare il tradizionale, nauseante impianto della solita recensione, frutto di medium ormai sorpassati- La televisione, mostro a occhio solo, il giornale, antiquato pezzo di carta emittente- destinatario privo d'ogni discorso con il lettore.

L'oggetto della recensione trasversale di oggi è il Teddy bear. Scendendo nel particolare, il Teddy bear "cattivo"; che trascende il semplice pupazzo di peluche e diventa (s)politically correct.


domenica 7 ottobre 2012

Bella la vita con Adblock


Con il mese di ottobre, è ormai un anno che ho installato Adblock sui miei browser.
Saggissima decisione: dal momento in cui l'ho fatto la mia navigazione è diventata leggera, veloce e piacevole. I video su YouTube si caricano con velocità apprezzabile; siti e blog non sono infestati di pubblicità malevoli, fastidiosi pop pup e donnine- bot che ti aprono noiose chat.

Mi sento un po' come alcuni sindaci in età vittoriana, che pur ammettendo la prostituzione, obbligavano al pudore e al rispetto, nascondendo bordelli, mendicanti e bische dove non potessero turbare la nostra delicata sensibilità. Come affermava John Stuart Mill, con assai senso pratico:

mercoledì 3 ottobre 2012

Scambio di vedute


Donne, dirigibili e brutti contadini: XVI

Capitolo leggero, un po' breve, di collegamento all'ultima parte del racconto, che sarà piena d'azione
(a meno di drastiche modifiche dalla scaletta iniziale).

- Katherina! Calma, cazzo! -
Accoccolata in fragili lenzuola imbevute di sudore, urlava. Si calmò con un profondo sospiro. 
Sprofondò lenta la faccia fra le mani. 
- Un sogno. Tutto un maledettissimo sogno -
- Sei svenuta, Kathy. - Kelly indicò con la mano la stanza d'albergo – Mi sono fatta dare una mano da un paio di giovani volenterosi, e ti abbiamo riportata al tuo albergo – Aguzzò gli occhi, la fissò con mezzo sorriso – Deliravi a più non posso, mia cara. Ho sentito cose molto interessanti...-
Katherina si morse il labbro, tirò su le lenzuola. La stanza era come la ricordava: sporca, intrisa di fumo e tabacco. Diede una furtiva occhiata intorno, alla ricerca dei vestiti. 
- Oh, non ne dubito, commissaria. Intanto, gradirei  sapere dov'è finita la mia gonna...-

mercoledì 26 settembre 2012

Il movimento Chap: anarco dandismo in panni di tweed


Princess Crocodile

Mi sono per la prima volta imbattuto nel movimento Chap cercando adeguate immagini per futuri articoli dedicati a pipa&affini. A prima vista il movimento Chap può sembrare una versione seriosa del tradizionale cosplay, in questo caso rovesciato all'età vittoriana o spaziando, in particolare nel caso delle donne, all'età del jazz degli anni 20. Gente che si veste come raffinati gentlemen, fumando la pipa e atteggiando sguardi altezzosi; ma già nelle immagini si nota un pizzico di follia tutta inglese, un eccesso che lascia trasparire qualcosa di più serio della semplice rievocazione.

non so voi, ma lo trovo inquietante ^^

venerdì 21 settembre 2012

Primi due mesi da fumatore di pipa: qualche riflessione


Let Me Smoke My Pipe

Affermano i veterani del tabacco: si diventa fumatore di pipa al compiersi del terzo mese. Dall'acquisto nell'antiquario, al mio primo, sventurato tabacco- un gustoso ma oltremodo pesante tabacco aromatizzato- sono ormai passati due mesi e non cessa la mia voglia di fumare la pipa.
Insinueranno i salutisti: è la droga della nicotina, il lento scivolare di quest'individuo nel baratro della dipendenza- degradazione. Può forse essere, effettivamente. Ma della pipa, quanto più mi affascina, è la profonda aura di tradizione che l'avvolge. C'è storia, in questo piccolo oggetto di metallo e legno.
Tanta storia, tanto amore.
La sigaretta viene gettata via dopo secondi di fumata, condannata all'accartocciarsi sul marciapiede, bruciata fino all'osso. La pipa, viene tenuta, e si arrichisce lenta di fumata in fumata. Ho acquistato una pipa di seconda mano; in questo senso avevo già un pezzo di storia in mano nell'istante stesso in cui l'antiquario la rivestiva di fogli di giornale.
Il tipico filtro in metallo, sembra anni 80.
Profonde scalfitture come di coltello ai lati.
L'usura insignificante a dir poco, bene denunciata dalla cenere assente, e dal bocchino appena toccato dai denti.
Un buon affare, insomma.

mercoledì 12 settembre 2012

Il primo uomo che ho ucciso

Donne, dirigibili e brutti contadini: XV

Nuovo capitolo, più intenso del solito, almeno nelle mie intenzioni U_u
E' un frammento onirico, un flashback nel passato della protagonista.
Se possibile sangue e violenza sono presenti più del solito, quindi le gentili donzelle sono avvisate ^__^

- Lo scopo di un buon soldato è uno solo: obbedire. Qualunque sia l'ordine, obbedire! Non è l'uniforme a tenere un bravo soldato in vita! Non è il fucile carico! E' la disciplina! Obbedire e combattere! Non esiste reale differenza, cadetti! -

lunedì 3 settembre 2012

Ciarpame steampunk


Spesso indicati come sinomini, spazzatura e ciarpame mantengono tuttavia sottili differenze, a livello di significato. E' indubbio quanto ciarpame abbia una sua valenza affettuosa, a indicare non certo scarto d'eliminare, quanto interessante materiale, sorpassato, forse ridicolo, ma con un suo fascino retrò.
La bottiglia ai margini del sentiero E' spazzatura.
Un vecchio giradischi fracassato E' ciarpame.

Il ciarpame è il petrolio dello steampunk. A osservare illustrazioni e cosplay, il più recente steampunk si nutre letteralmente d'ingranaggi abbandonati, catene, bulloni, frammenti d'orologio... Insomma spazzatura metallica riutilizzata ad hoc.

Il buon Sterling- padre del cyberpunk sia tu benedetto nell'alto dei cieli dell'iperspazio- vedeva nel riutilizzo della spazzatura elettronica uno dei fondamentali motivi d'attrazione della moda steampunk.
Il motivo?
Il cittadino del ventunesimo secolo è di fatto circondato da vecchio materiale inutile, residui abitudinari del dopoguerra che va continuando a utilizzare, pur conscio della loro profonda- intrinseca- inutilità.
Ad esempio? Abbiamo davvero davvero bisogno della radio? Della televisione? Del telefono?
Sono dispostivi nati nel tardo ottocento, o cara eredità del secolo breve.
Verranno- stanno- venendo sostituiti da più moderni apparecchi, che siano computer multimediali, o il semplice cellulare. Only a matter of time.
E' quindi naturale che i giovani inconsciamente si sentano attratti dallo steampunk, da questa moda che si nutre d'esuberanze e inutilità, tutte finalizzate a una ruvida funzionalità che facilmente sfigura le orrende estetiche minimaliste made in Apple.
Per chi voglia approfondire, l'articolo di Bruce Sterling QUI

Ritornando al discorso iniziale, se vedete un cosplay che vi sembra una gigantesca calamita dopo un giro in discarica, ecco quella roba è spazzatura, non ciarpame.
Se invece il cosplay è riuscito nel riutilizzare materiale altrimenti destinato al macero...
Tanto di cappello (con occhialoni): hai vinto la definizione di steampunk.

spazzatura...
steampunk^^

I fumetti che vado presentando, sono dunque ciarpame. Affascinante, ma pur sempre ciarpame.
Non siamo ai livelli di capolavori assoluti, come The league of Extraordinary Gentlemen.
Al contempo, sono presenti idee interessanti, questo è indubbio.

martedì 21 agosto 2012

Una birra di troppo

Donne, dirigibili e brutti contadini: XIV

Uff, faticaccia, scrivere quest'altro capitolo. Come al solito, se vi va commentate: impressioni, imprecisioni, errori di battitura, sano trollaggio, insomma fatemi sapere ^___^
Avviso: mi sono concesso un po' di fan service. Spero me lo perdonerete, fedeli lettori ^^

La stanzetta d'albergo puzzava di tabacco da pipa, erba, vestiti non lavati. Katherina arricciò il naso, rimpianse di non aver potuto affittare stanza più consona al suo alto grado.
Erano ormai otto mesi che non le giungeva la regolare paga da capitano; ma nel vasto labirinto di scartoffie e lettere della burocrazia repubblikana non era poi così strano. Sopravviveva come il resto dell'equipaggio razziando contadini e villaggi, sottraendo continue quote al raccolto ufficiale. 
Enrico lo definiva "rubare", Katherina, come molti altri, preferiva la più morbida definizione di "prestito". 
- Insomma Milady! Trattenga il fiato, le ho detto! Pancia in dentro!-
- Ma è proprio necessario stringere fino a questo punto?- disse, e con sorpresa si accorse che stava sussurrando. Respirò. Sentiva il torace costretto nella gabbia metallica del corsetto.
Il cuore accelerò i battiti. Tentò un sospiro, mezzo rantolo soffocato.
- Breathing is unimportant, milady! -

mercoledì 8 agosto 2012

Fight for space

 We choose to go to the moon. We choose to go to the moon in this decade and do the other things, not because they are easy, but because they are hard, because that goal will serve to organize and measure the best of our energies and skills, because that challenge is one that we are willing to accept, one we are unwilling to postpone, and one which we intend to win, and the others, too.

(J.F. Kennedy)

Un nuovo robottino è arrivato su Marte.
Rotelline per muoversi, bracci meccanici per cogliere i delicati fiori pietre del deserto marziano.
Impiantata nella testolina metallica istruzioni di cercare la vita.
Forse metano, forse resti fossili. Senza dimenticare la favoleggiata acqua.