mercoledì 12 settembre 2012

Il primo uomo che ho ucciso

Donne, dirigibili e brutti contadini: XV

Nuovo capitolo, più intenso del solito, almeno nelle mie intenzioni U_u
E' un frammento onirico, un flashback nel passato della protagonista.
Se possibile sangue e violenza sono presenti più del solito, quindi le gentili donzelle sono avvisate ^__^

- Lo scopo di un buon soldato è uno solo: obbedire. Qualunque sia l'ordine, obbedire! Non è l'uniforme a tenere un bravo soldato in vita! Non è il fucile carico! E' la disciplina! Obbedire e combattere! Non esiste reale differenza, cadetti! -

A Katherina rimbombavano le orecchie, tanto forte il caporale urlava. Un bulldog umano, un tozzo gigante dai lineamenti schiacciati e il naso rotto. Fumo del sigarozzo che teneva fra le dita tozze e pelose le fluttuò in faccia: corrugò il volto, irrigidì le labbra. Con sforzo sovrumano evitò di starnutire. Pianse un paio di lacrime, occhi rossi. 
Il caporale passò avanti. Katherina tirò un leggero, silenziosissimo respiro di puro sollievo.
Fissò stanca il quadrato di cemento del muro della caserma. Nel sole del primo mattino il cemento sfrigolava. Il primo condannato passò davanti all'ordinata fila di soldati. Uno sciancato che si trascinava stanco, le catene alle caviglie. Passò un secondo, poi un terzo. Un vecchio dalla mano che tremava. Ictus, terminale. Una grassona dalla parrucca bianca lorda di fango, la gonna in seta verde sporca e lacera. Katherina battè le palpebre, irrigidì la presa sul fucile. 
"Marchessa , cospirazione e tentato assassinio del senato della repubblika." Deglutì, ricacciò l'improvvisa sensazione di nausea. "Quei fascicoli, che distribuivano ieri a colazione. Imparare a memoria, per qualche grande prova". Katherina occhieggiò intorno. Il resto dei cadetti manteneva la formazione, ma avevano tutti gli occhi spalacati, e sudavano più di quanto fosse normale per una fredda giornata di novembre. La fila di prigionieri continuava, ammassati come pecore, all'estremità del piazzale. Katherina riconobbe dal fascicolo un altro paio di nobili controrivoluzionari, e decine di contadini. Donne smagrite, vecchi che avranno avuto vent'anni, imbruttiti dalla vita dei campi. 
- Soldati! - Il caporale aveva raggiunto l'estremità della linea. Schiacciò il sigaro sotto il tacco dello stivale, prese fiato.
- Paaasso in avanti!- 
Obbedienti, avanzarono a passo d'oca. Katherina affondò lo stivale nella ghiaia. Appoggio sicuro, posizione ferma, ricordò dal regolamento. Puntò il fucile in avanti, e tanta sicurezza svanì. 
"Un addestramento, nient'altro che l'ennesimo addestramento." Si morse le labbra. "Ma dove sono le sagome in paglia e stracci? E perchè i prigionieri?" Sottili gocce di sudore le scesero dalla fronte, le bagnarono gli occhi. Desiderò ripulirsi la fronte col dorso dalla mano. Staccò un dito dal fucile, poi si ricordò dello sguardo arcigno del caporale e mantenne la posizione. 
" Di solito, a questo punto spariamo alle sagome. Non vorranno..."
Ginocchio a terra! Miraare! - il caporale sbraitò. Agitò la verga, trenta centimetri di legno crudele.
"No, non può essere, no!"
Katherina avvicinò l'occhio al mirino, inquadrò la schiena del prigioniero di fronte. 
Giacca blu sporco, spalline da ufficiale sventrate da carcerieri beffardi. Un disertore. 
Dilatò l'occhio, lo socchiuse. Con sforzo immenso, lo paragonò ai fantocci delle esercitazioni. 
Il bersaglio oscillava, sfuocato, nitido, di nuovo sfuocato. Un fantoccio, si ripetè. Nient'altro. 
I millesimi di secondo che separavano dalle successive parole del caporale si dilatarono all'infinito. Poi...
- Fuoco! -
Katherina premette il grilletto. Automatismo, riflesso (in)volontario, mortale spasimo nervoso. E in quell'istante, il fantoccio si voltò.
Un volto giovane, increspato dalle rughe dell'ansia. Gli occhi dilatati, la bocca aperta in una O d'infinito terrore. Katherina strinse i denti, quando il familiare rinculo del fucile scosse la spalla. 
L'uomo aprì la bocca, urlò un ovale di puro terrore.
 "Un bersaglio! Doveva essere solo un fottuto bersaglio! "
Katherinà gridò. Familiare odore di cordite e polvere da sparo, dritta su per il naso nel cervello, a segnalare, che sì il colpo era stato sparato correttamente. Fumo nero si levò dalla canna del fucile.  Una buona mira, anzi ottima. L'uomo indietreggò di un millesimo di passo. Il proiettile entrò in bocca. Siluro metallico. La pelle all'impatto rimbalzò per un effimero istante, prima di lacerarsi, come un pallone gonfio di sangue. Il proiettile perforò il labbro, demolì incisivi e molari. Saltarono uno dietro l'altro, come tasti bianchi di pianoforte. Schizzarono via. In un'orgia di plasma rosso. Poi i muscoli, la gola. Pirahna di puro metallo, il proiettile masticò, risputò. Folle corsa. Vertebre cervicali, last stand. L'osso si sbriciolò all'impatto, schegge d'osso schizzarono via impazzite, molle gelatina bluastra saltò in aria. Con ultima trionfale doccia rossa, il proiettile uscì.
Katherina sentì le gambe piegarsi, allo spettacolo. Cigolò sulle ginocchia malferme, poggiò una mano a terra. La nausea... Vomitava ancora, quando il caporale la raggiunse.
Le alzò il mento con la mano gigante, sorrise d'un brutto sorriso di denti spezzati e mozzicone di sigaro.
- E' stata brava, cadetto -
Katherina lo fissò, perplessa. I conati non accennavano a placarsi. 
- Si guardi intorno, Katherina – La donna alzò cauto il viso, guardò il resto dei cadetti. Molti sedevano sconsolati sulla ghiaia, la maggior parte ancora stringeva i fucili, senza tuttavia sparare. Solo un altro paio ricaricavano il fucile. Riconobbe quel tronfio fanatico del regolamento, Enrico. 
- Avete sparato solo in tre, Katherina! - Il caporale sorrise, riaccese il sigaro con secco colpo d'accendino – Succede sempre così, lo sai? Solo quelli che hanno fegato- Si battè il pugno sul petto- Obbediscono! - Annuì col capo. - Un ottimo battesimo del fuoco, Katherina. Darò ordini che tu venga promossa, in futuro -.
Katherina ascoltava, capiva senza capire realmente. 
"C'era possibilità di scelta, nascosta, ma c'era. Ma ho scelto d'obbedire, e uccidere. E ho scelto la morte. " 
Si rialzò a fatica e imitando Enrico, prese a ricaricare il fucile. 

1 commento:

Daniele Tredici ha detto...

Un flashback di tutto rispetto. Mette un pezzo di puzzle in più nulla complessa personalità di Katherina e lo fa con stile. Molto apprezzata la descrizione del proiettile che uccide l'uomo iper-dettagliata e spezzettata in frammenti come in un rallenty!