Prima
di accennare al libro in questione, sono necessarie delle minime
cognizioni di climatologia.
Mi
scuso con gli esperti, perché sono sicuro che in quanto sto per
scrivere vi sono se non delle sciocchezze, degli errori dovuti alla
mia ignoranza nel campo.
Mike
Davis analizza lo sviluppo di una siccità simultanea nel globo,
causata dalla natura attraverso il fenomeno di “El Nino” e
dall'Imperialismo occidentale attraverso i dogmi del Libero Mercato
applicati in tempi di carestia sia in Africa, che in India, che in
Cina, che in Brasile.
Nello specifico questi periodi di carestia
presi in esame vanno dal 1876-79 e dal 1899 al 1902.
Le colonie
risultano l'India Britannica, le Filippine, alcune porzioni
dell'Africa, il Vietnam francese e il Brasile economicamente
“schiavo” dei banchieri londinesi.
Davis inoltre, analizza la
conquista sia inglese che francese esercitata verso l'Africa piegata
in ginocchio dalle carestie, e l'atteggiamento della Cina drogata dalla corruzione occidentale e dall'oppio esportato dai
narcotrafficanti vittoriani.
In
tutti questi casi, c'è un fenomeno naturale che si fonde con un
atteggiamento politico liberale per causare quanto Davis ritiene un
vero e proprio olocausto verso le fasce più povere della
popolazione.
Il
fenomeno di El Nino prevede un riscaldamento dell'Oceano equatoriale,
che assieme agli alisei funziona da enorme caldaia che smuove
radicalmente di posto i sistemi climatici tropicali.
Per un breve
periodo di anni, il Nino a tutti gli effetti getta da una parte
all'altra i climi d'interi continenti, ridistribuendoli radicalmente.
Nel periodo di devastante siccità del 1876, vaste regioni asiatiche,
africane e sudamericane teleconnesse da El Nino subirono un caldo del
tutto anomalo.
Chiunque
conosca un minimo la geografia dell'India saprà dell'importante
ruolo svolto dalla stagione dei monsoni. Niente piogge, niente
raccolti. El Nino elimina totalmente i monsoni, rimpiazzandoli con un
cielo azzurro quanto la disperazione dei coltivatori. Ancor più
grave, nel caso del 1876 la siccità continuò imperterrita senza
interruzioni per due anni interi annientando intere fasce della
popolazione. Nel frattempo, l'azione di El Nino garantiva piogge
abbondanti e un ottimo raccolto in regioni solitamente riarse
dell'America del Nord (!).
Nel
1877, mentre El Nino preparava la più devastante siccità che non
fosse mai avvenuta in oltre duecento anni, Vittoria era incoronata
Regina delle Indie a Bombay.
La
rapidità con cui l'intero continente era stato inserito a forza nel
sistema mondiale di trasporti&traffici inglese aveva un che' di
stupefacente.
Grazie
alla manodopera dei coolies indiani, l'uomo bianco aveva steso
oltre 20000 miglia di telegrafo, costruito moderne strade ferrate
all'europea, insediato la giustizia britannica, steso ponti laddove
non c'era che natura selvaggia e ovunque promosso piantagioni
intensive per l'esportazione.
Le
ferrovie, costruite nel giro di un decennio, coprivano una buona
porzione del continente, con 9000 miglia abbondanti di traversine e
locomotive scintillanti.
Eppure,
la missione civilizzatrice era distorta dalla fame di denaro delle
banche e dei mercati londinesi. Una serie d'imprevedibili
conseguenze scaturivano dalla modernizzazione indiana.
Le
piantagioni di cotone, ad esempio nel Deccan, avevano sostituito le
coltivazioni tradizionali di sussistenza, al punto che c'era carenza
di cibo ancor prima della venuta di El Nino. La guerra civile
americana aveva creato un'improvvisa necessità di cotone, che fino a
quel momento era fornito dalle ricche piantagioni negriere del sud
degli Stati Uniti. Il mercato globale aveva risposto con cotone
egiziano, cinese e sopratutto indiano. Nel momento in cui la guerra
finì, questi mercati finirono in bancarotta: l'Egitto non poteva più
pagare i suoi debiti con le potenze europee e il contadino del Deccan
divenne un contadino povero.
Il
ricordo del Grande Ammutinamento a metà secolo era ancora vivo nella
mente sia dei colonizzatori che dei colonizzati. Mentre i libri di
storia persistono a definirlo il primo fermento di ribellione del
popolo indiano, in realtà l'Ammutinamento era il canto del cigno
della casta guerriera – una guerra, per così dire, nel nome
dell'Ancient Regime indiano. La repressione fu brutale, persino per
gli standard inglesi. I prigionieri erano legati ai cannoni e fatti
esplodere in nuvole di frattaglie, interi villaggi di contadini
vennero impiccati a mo' di rappresaglia.
La tolleranza della Compagnia delle Indie, che mirava nel Settecento a conciliare tradizione occidentale e orientale, attraverso la figura del monarca illuminato comune a entrambi i popoli, scomparve. L'indologia ridivenne un hobby per appassionati, alla collaborazione con le caste subentrò un razzismo scientifico nel migliore dei casi paternalista. Per la nobiltà inglese, l'Ammutinamento aveva dimostrato l'immaturità del popolo indiano. L'indiano non era più un uomo da “civilizzare”, ma un pigro selvaggio da spremere fino all'ultima goccia. A tutti gli effetti, negli scritti successivi all'Ammutinamento, si avverte negli inglesi in India un handicap psicologico, la paura di un nuovo tradimento dei propri “servi”.
La tolleranza della Compagnia delle Indie, che mirava nel Settecento a conciliare tradizione occidentale e orientale, attraverso la figura del monarca illuminato comune a entrambi i popoli, scomparve. L'indologia ridivenne un hobby per appassionati, alla collaborazione con le caste subentrò un razzismo scientifico nel migliore dei casi paternalista. Per la nobiltà inglese, l'Ammutinamento aveva dimostrato l'immaturità del popolo indiano. L'indiano non era più un uomo da “civilizzare”, ma un pigro selvaggio da spremere fino all'ultima goccia. A tutti gli effetti, negli scritti successivi all'Ammutinamento, si avverte negli inglesi in India un handicap psicologico, la paura di un nuovo tradimento dei propri “servi”.
Con il
passaggio dell'India alla Corona, la semplificazione amministrativa
mirò a obbedire al Liberalismo selvaggio dei mercanti, più che al
colonialismo positivista. I villaggi avevano tradizionalmente ampie
riserve di grano da utilizzarsi in caso di carestia. Gli inglesi
eliminarono queste riserve, preferendo sostituirle con risparmi
monetari.
Si recintarono le foreste, ora di proprietà di Vittoria, ma nella tradizione indù territorio comunitario per i contadini che ne ricavano legna da ardere e piccola selvaggina. Di conseguenza il contadino medio aveva sì del denaro, ma doveva usarlo per acquistare o legna, o grano (entrambi soggetti alle fluttuazioni del mercato!).
Si recintarono le foreste, ora di proprietà di Vittoria, ma nella tradizione indù territorio comunitario per i contadini che ne ricavano legna da ardere e piccola selvaggina. Di conseguenza il contadino medio aveva sì del denaro, ma doveva usarlo per acquistare o legna, o grano (entrambi soggetti alle fluttuazioni del mercato!).
Il
positivismo inglese privilegiava le ferrovie (e come dargli torto?).
I territori aridi dell'entroterra indiano, tuttavia, avrebbero avuto bisogno più dell'irrigazione che del vapore. Nel settecento, come in Cina, i vari principati indù avevano creato una complicata rete di canali, serbatoi e recipienti per l'acqua piovana. Il sistema garantiva sempre una costante riserva di acqua. Manco a dirlo, nel 1877 grazie al disinteresse inglese verso tutto ciò che era “indiano”, il sistema era decaduto fino a diventare largamente inutile. L'acqua veniva persa, o avvelenata. Gli agricoltori giunsero a dipendere totalmente dai monsoni.
Strade moderne, ferrovie e telegrafi acuirono inoltre le fluttuazioni del prezzo del grano. Anziché regolarsi sulle necessità dei singoli villaggi, come nel Settecento, gli inglesi imponevano con la forza i prezzi altissimi stabiliti dal “libero” mercato: i contadini se volevano comprarlo, dovevano lavorare di più. Il paragone di Davis delle ferrovie come “volano dei prezzi” rende bene l'idea.
I territori aridi dell'entroterra indiano, tuttavia, avrebbero avuto bisogno più dell'irrigazione che del vapore. Nel settecento, come in Cina, i vari principati indù avevano creato una complicata rete di canali, serbatoi e recipienti per l'acqua piovana. Il sistema garantiva sempre una costante riserva di acqua. Manco a dirlo, nel 1877 grazie al disinteresse inglese verso tutto ciò che era “indiano”, il sistema era decaduto fino a diventare largamente inutile. L'acqua veniva persa, o avvelenata. Gli agricoltori giunsero a dipendere totalmente dai monsoni.
Strade moderne, ferrovie e telegrafi acuirono inoltre le fluttuazioni del prezzo del grano. Anziché regolarsi sulle necessità dei singoli villaggi, come nel Settecento, gli inglesi imponevano con la forza i prezzi altissimi stabiliti dal “libero” mercato: i contadini se volevano comprarlo, dovevano lavorare di più. Il paragone di Davis delle ferrovie come “volano dei prezzi” rende bene l'idea.











