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venerdì 18 novembre 2016

Sull'elezione di Trump e su Obama "santo peccatore"


L'elezione di Trump, per quanto inaspettata, non era impossibile: era successo lo stesso con Al Gore e Bush junior a inizio '2000; aspetto interessante, anche Bush aveva dichiarato all'inizio della sua legislatura, prima dell'attentato dell'11 settembre, di voler fare una politica isolazionista.

A stomaco, non penso che Trump si rivelerà diverso da uno dei tanti, tantissimi repubblicani arrabbiati”: in linea di politica estera è legittimo sperare in una collaborazione con la Russia in Siria, in politica interna riempirà di spazzatura religiosa e anti-evoluzionista i programmi delle scuole, con il rischio d'avere Ministro dell'Istruzione Ben Carson, candidato che all'elezione, è bene ricordarlo, era fermamente convinto che le piramidi fossero “depositi per il grano”.

“The Wall”, di Peter Kuper, dall'Heavy Metal Magazine del Luglio 1990

lunedì 29 giugno 2015

Siamo tutti neocon, ora


La sempre maggiore disponibilità di documenti pubblici e al contempo la sempre maggior facilità d'accesso ai suddetti documenti, rende il lavoro dello storico sempre più facile. Ad esempio, studiando storia della Francia, sono rimasto sorpreso di come intere annate di archivi e dibattiti parlamentari del periodo rivoluzionario siano state interamente scannerizzate e rese disponibili allo studio di esperti e (non) esperti, con tanto di motori di ricerca appositi (semantic web&compagnia).
Annotazioni d'incidenza di nomi, lessico e statistiche che normalmente avrebbero richiesto anni di lavoro nell'archivio vengono ora realizzati nell'arco di un pomeriggio. Gli stessi giornali, riviste normalmente disponibili solo attraverso una ricerca in loco possono venir consultate da chiunque abbia un minimo di accesso a Internet e un minimo di capacità di ricerca.
Senza drammatizzare, il passaggio dell'archivistica ( e della diplomatica, e della storiografia) al supporto digitale, sta permettendo passi da gigante. Magari ininfluenti per chi di storia o d'umanistica non s'interessa, ma comunque impressionanti. Un professore che conoscevo paragonava questo passaggio all'introduzione delle macchine tessili nell'industria inglese di fine 700' (regione del Lancashire, ad esempio) che permisero di centuplicare la produzione di tessuti fino ad allora realizzati a mano.
Come sa bene chiunque frequenti i blog di “storia” (obbligatorie le virgolette), tanta facilità d'accesso (1) non si traduce automaticamente in prodotti di qualità. Spesso la mancanza di metodo porta semplicemente a inseguire le proprie personali manie, nascondendole dietro la cortina fumogena di scan e vecchi documenti. Manca totalmente l'idea che un'esposizione dovrebbe procedere usando i dati con accortezza e inserendoli nel contesto, che si dovrebbe rispondere alle critiche argomentate con altre critiche argomentate e non appellandosi a un'inesistente superiorità di uno studio autodidatta rispetto al “politically correct” (?) studio universitario.
Questa facilità d'accesso, può tuttavia venire applicata senza problemi a documenti anche più recenti, potendo infatti disporre di maggior materiale su cui azzannare i denti. Trovo particolarmente interessanti i quotidiani e le riviste, specie degli anni ottanta e novanta, relativamente all'area americana. Le dichiarazioni e le riflessioni che vi sono dispiegate continuano a stupirmi per la loro ingenuità e candore; la concezione di geopolitica che vi si nutre è talmente netta, talmente semplicistica nel contrapporre il sistema americano (sempre nel giusto, nel buono, nel divertente, nel sacro) a qualunque altro sistema, automaticamente assimilato al male. Un male, va da sé, canaglia, inumano, a cui viene sempre negato lo status di nemico “onorevole”.

L'effetto risulta grottesco, specie quando si leggono e si guardano gli articoli e le trasmissioni tv che seguirono alla conquista dell'Iraq nel 2003 – dopo tre settimane vittoriose di guerra in aprile – in maggio si agitavano le bandierine della vittoria: un malvagio tiranno era caduto, un altro sistema si apriva al “buon” liberalismo, pa-pa-pa-ra! Viva Bush figlio, Viva il Bene Assoluto! Per noi che non siamo più nel 2003, e neppure nel 2006, ma nel 2015 inoltrato (!) leggere queste testimonianze lascia straniti: sembra di stare su un altro mondo.

Dopo una falsa partenza che lasciava sperare una conclusione rapida del conflitto, la “pulita” guerra in Iraq sarebbe degenerata in un conflitto di guerriglia confuso e sanguinoso, dove l'assoluto disinteresse Usa a studiare l'area, a procurarsi interlocutori che parlassero arabo, a sottovalutare i conflitti etnico-religiosi del paese avrebbe portato a una balcanizzazione dello stato, a un disastro sia monetario, che politico, che religioso. Con la conclusione nel 2011, la guerra in Iraq ha distrutto a tutti gli effetti la popolarità americana nel Medio Oriente, con l'unico fine raggiunto di aprire il paese al liberalismo occidentale... Mentre intanto l'area del Golfo Persico continua a bollire come un calderone infernale.

I seguenti estratti non hanno valenza di uno studio accurato, ma esplicitano con efficacia l'ubriacatura vittoriosa di quegli anni – che prendeva a calci chi si opponeva la guerra e proponeva come sempre una soluzione “concreta” e “pragmatica” a problemi che in realtà richiederebbero tutt'altre soluzioni che semplicistiche “crociate”.
Il Presidente incontra membri dell'equipaggio della nave USS Abraham Lincoln, dopo esser sbarcato sulla S-3B Viking. Annuncerà la fine della guerra in Iraq, dopo una guerra lampo per il possesso della capitale.