Sono contrario alla caccia, ma non
certo perché la reputi un'attività particolarmente crudele.
Diciamo
che in tempi di collasso ecologico andarsene in giro per foreste
sovraffollate di quei peculiari animali chiamati “vacanzieri”, con
una doppietta sulla spalla non evoca immagini di grande eroismo.
Non
ha molto senso impallinare alberi e occasionali lupi smagriti.
Posso però capire il fascino che
quest'attività esercitava nei secoli passati.
Nella Prima Guerra
Mondiale gli Imperi centrali conquistarono un'iniziale vantaggio in
termini di fucili e mirini di sniper proprio per l'amore della
caccia che nutrivano i giovani Junger, dalla mira infallibile
allenata a colpire nel folto delle foreste del nord. La caccia era
propedeutica alla guerra, un'attività di fianco a tante altre, tanto
naturale quanto respirare.
In campo inglese, la vastità dei
territori coloniali, a stento tallonata in terra d'Africa dai
successi francesi, garantiva un ampio territorio di safari
esotico. Sareste persone terribilmente tristi
per considerare “brutta” l'immagine di guerrieri indigeni che
scudo e zagaglia in mano “battono” la giungla per stanare la
terribile preda che il cacciatore bianco, rossa uniforme in velluto
dai ricami d'oro, punta col fucile, con glaciale freddezza.
Uno sbuffo di fumo, un acclamare di
lance e urla tribali. E una nuova pelle decora la grande Hall di
qualche club londinese, memento di quanto sottile sia il confine tra
coraggio e temerarietà.
Bellissima, bellissima scena!
Tigre! Tigre! Divampante fulgore Nelle foreste della notte, Quale fu l'immortale mano o l’occhio Ch'ebbe la forza di formare la tua agghiacciante simmetria? (cit. Blake)
![]() |
| La tigre di Blake. Non proprio un cucciolo. |
Ovviamente, non esisteva solo l'Africa.
In India, il Bengala fu tra le prime zone che venne colonizzato dagli
Inglesi nella prima metà del XVIII secolo; l'influenza olandese e
portoghese andava scomparendo lasciando ampia rivalità al crescente
antagonismo Anglo-Francese.
Verso la metà dell'Ottocento, L'India, più che una colonia inglese era un continente talmente vasto da
costituire uno stato inglese a sé, il più eminente gioiello
dell'impero Britannico. A questo proposito è interessante notare
come nel 1700, per quanto cominci a delinearsi un progetto
imperialista, ancora il termine "impero" non è in uso, mentre domina invece
il lessico d'età vittoriana...
E ovviamente in questo fiore
all'occhiello le prede abbondavano, e su tutte la più ambita era la
Tigre mangiauomini...
E' in un contesto di questo genere e con questo spirito d'animo che dobbiamo inserire l'avventura del Luogotentente Colonello Frank Sheffield, che scrisse nel 1902 un piccolo libro che raccontava un suo sfortunato incontro con la Fauna locale del Bengala.
Il mio principale proposito nello scrivere questo libriccino era di porre a testimonianza scritta una descrizione della mia stupefacente conservazione dalla morte in un incontro causale con una Tigre Reale del Bengala. La mia vita era a tal punto avventurosa a quei tempi. Ho partecipato a diversi grandi safari di vario tipo. Ma quest'episodio, talmente bizzarro in sé, risultò fondamentale per la mia vita in seguito e per il mio carattere; segnò inoltre la fine della mia carriera come cacciatore di grossa taglia.
Il 25 gennaio 1871 il nostro Frank Sheffield scelse di andare a caccia nei pressi di Palaspai, nel Midnapore, uno
dei più importanti e ricchi distretti del Bengala britannico. Passò la mattina “a sparare” e sulla via del ritorno ebbe un incontro che difficilmente avrebbe dimenticato a breve.
Il nostro cacciatore, bisogna dirlo,
apparteneva la genere degli improvvisatori.
Contrariamente a quanto si pensa, i
Kattivi Bianchi Kolonialisti non cacciavano sempre contro il parere degli
indigeni, ma spesso erano gli autoctoni stessi del luogo a richiedere
cacciagione. In questo caso, un nativo chiese al nostro Sheffield se volesse
abbattere una tigre. Sheffield aveva solo un vecchio fucile per la caccia agli uccelli, ma scelse comunque di tentare il colpaccio. Aveva
infatti due proiettili esplosivi nella tasca e li sagomò per poterli
inserire nel fucile. Era inoltre convinto che la superstiziosa plebe
del luogo avesse scambiato un piccolo leopardo per una tigre. Un
errore di malafede non indifferente...














