lunedì 7 aprile 2014

A caccia di Tigri Reali del Bengala a (quasi) mani nude


Sono contrario alla caccia, ma non certo perché la reputi un'attività particolarmente crudele. 
Diciamo che in tempi di collasso ecologico andarsene in giro per foreste sovraffollate di quei peculiari animali chiamati “vacanzieri”, con una doppietta sulla spalla non evoca immagini di grande eroismo. 
Non ha molto senso impallinare alberi e occasionali lupi smagriti.

Posso però capire il fascino che quest'attività esercitava nei secoli passati. 
Nella Prima Guerra Mondiale gli Imperi centrali conquistarono un'iniziale vantaggio in termini di fucili e mirini di sniper proprio per l'amore della caccia che nutrivano i giovani Junger, dalla mira infallibile allenata a colpire nel folto delle foreste del nord. La caccia era propedeutica alla guerra, un'attività di fianco a tante altre, tanto naturale quanto respirare. 
In campo inglese, la vastità dei territori coloniali, a stento tallonata in terra d'Africa dai successi francesi, garantiva un ampio territorio di safari esoticoSareste persone terribilmente tristi per considerare “brutta” l'immagine di guerrieri indigeni che scudo e zagaglia in mano “battono” la giungla per stanare la terribile preda che il cacciatore bianco, rossa uniforme in velluto dai ricami d'oro, punta col fucile, con glaciale freddezza.
Uno sbuffo di fumo, un acclamare di lance e urla tribali. E una nuova pelle decora la grande Hall di qualche club londinese, memento di quanto sottile sia il confine tra coraggio e temerarietà.
Bellissima, bellissima scena!
Tigre! Tigre! Divampante fulgore Nelle foreste della notte, Quale fu l'immortale mano o l’occhio Ch'ebbe la forza di formare la tua agghiacciante simmetria? (cit. Blake)

La tigre di Blake. Non proprio un cucciolo. 
Ovviamente, non esisteva solo l'Africa. In India, il Bengala fu tra le prime zone che venne colonizzato dagli Inglesi nella prima metà del XVIII secolo; l'influenza olandese e portoghese andava scomparendo lasciando ampia rivalità al crescente antagonismo Anglo-Francese.
Verso la metà dell'Ottocento, L'India, più che una colonia inglese era un continente talmente vasto da costituire uno stato inglese a sé, il più eminente gioiello dell'impero Britannico. A questo proposito è interessante notare come nel 1700, per quanto cominci a delinearsi un progetto imperialista, ancora il termine "impero" non è in uso, mentre domina invece il lessico d'età vittoriana...
E ovviamente in questo fiore all'occhiello le prede abbondavano, e su tutte la più ambita era la Tigre mangiauomini...

E' in un contesto di questo genere e con questo spirito d'animo che dobbiamo inserire l'avventura del Luogotentente Colonello Frank Sheffield, che scrisse nel 1902 un piccolo libro che raccontava un suo sfortunato incontro con la Fauna locale del Bengala. 
Il mio principale proposito nello scrivere questo libriccino era di porre a testimonianza scritta una descrizione della mia stupefacente conservazione dalla morte in un incontro causale con una Tigre Reale del Bengala. La mia vita era a tal punto avventurosa a quei tempi. Ho partecipato a diversi grandi safari di vario tipo. Ma quest'episodio, talmente bizzarro in sé, risultò fondamentale per la mia vita in seguito e per il mio carattere; segnò inoltre la fine della mia carriera come cacciatore di grossa taglia.

Il 25 gennaio 1871 il nostro Frank Sheffield scelse di andare a caccia nei pressi di Palaspai, nel Midnapore, uno dei più importanti e ricchi distretti del Bengala britannico. Passò la mattina “a sparare” e sulla via del ritorno ebbe un incontro che difficilmente avrebbe dimenticato a breve.

Il nostro cacciatore, bisogna dirlo, apparteneva la genere degli improvvisatori.
Contrariamente a quanto si pensa, i Kattivi Bianchi Kolonialisti non cacciavano sempre contro il parere degli indigeni, ma spesso erano gli autoctoni stessi del luogo a richiedere cacciagione. In questo caso, un nativo chiese al nostro Sheffield se volesse abbattere una tigre. Sheffield aveva solo un vecchio fucile per la caccia agli uccelli, ma scelse comunque di tentare il colpaccio. Aveva infatti due proiettili esplosivi nella tasca e li sagomò per poterli inserire nel fucile. Era inoltre convinto che la superstiziosa plebe del luogo avesse scambiato un piccolo leopardo per una tigre. Un errore di malafede non indifferente...



In lontananza i nativi, una piantagione di gelsi e il fiume. Un autoctono del luogo informa maliziosamente il cacciatore Sheffield (l'uomo col fucile in giubba da soldato). L'uomo in vestito bianco era invece un amico che l'accompagnava nella caccia. 


La tigre era nascosta in un campo di gelsi




Entrambi i colpi sembrarono mancare l'obiettivo...




La tigre tentava di mordergli la testa, ma riuscì a colpirla con la canna del fucile sul fianco.
Così finì per azzannargli la spalla.



Puro eroismo europeo totalmente senseless 


Sembrava dovesse mangiarlo da un momento all'altro, ma si rialzò e fuggì via.


Qualche piccolo graffio...



Recuperate la mia tigre reale, dannazione! 


In seguito si scoprì che la tigre in realtà era stata colpita in pieno da entrambi i proiettili che le avevano ridotto in gelatina gli organi interni. Ciò nonostante, il terribile animale aveva comunque avuto sufficiente forza d'assalirlo.


Voi cosa fareste, se foste stati appena assaliti da una gigantesca tigre? Fumereste una pipa, ovviamente! Che domande sono? U__u

Per rassicurarvi, che no, questa non è un'invenzione, buona metà del “libriccino” racconta le vicissitudini mediche che seguirono all'incidente, dalle prime medicazioni effettuate dallo stesso (garza imbevuta di brandy per bloccare l'emorragia) all'interminabile periodo di ricovero, dove l'uomo per lunghi periodi rimase paralizzato, delirante dal dolore e continuamente drogato di laudano (assunsi 120 gocce di laudano per dormire...) Il nostro eroe ovviamente alla fine sopravvisse per quanto i suoi nervi non recuperarono mai del tutto.


Fonti:
L'opuscolo che racconta l'incredibile avventura è in inglese e in Public Domain. Venne scritto nel 1902, ma è facilmente leggibile. Dopotutto scriveva un militare, non un letterato. Spero di non aver commesso errori nella traduzione, nel caso segnalatelo via commento.
Presente anche un'appendice su usi, costumi e storia dell'India coloniale.


Storia del colonialismo di Wolfgang Reinhard
Sniper Rifles. From the 19th to the 21st century. (Osprey)

2 commenti:

Alessandro Madeddu ha detto...

Così impara e molestare la tigre che dorme.

Coscienza ha detto...

Sì, in effetti Sheffield se l'è andata a cercare, per di più con un vecchio fucile e poche munizioni... ^^