In altri tempi, dichiarare il proprio
amore per H.P. Lovecraft era un atto temerario.
Le reazioni erano principalmente due: la “scrollata di spalle” di chi non conosce e non vuole conoscere (Lovecraft! Chi era costui?) e nel caso peggiore il disprezzo del lettore intellettuale, che rifiuta di considerare qualsiasi cosa non sia puro mainstream (Lovecraft? Poe? Una lettura malata, di “genere”: per lettori imbambiniti cui piace alimentare perversioni malate).
Le reazioni erano principalmente due: la “scrollata di spalle” di chi non conosce e non vuole conoscere (Lovecraft! Chi era costui?) e nel caso peggiore il disprezzo del lettore intellettuale, che rifiuta di considerare qualsiasi cosa non sia puro mainstream (Lovecraft? Poe? Una lettura malata, di “genere”: per lettori imbambiniti cui piace alimentare perversioni malate).
Lovecraft nell'immaginario Pop
americano è penetrato tuttavia da un pezzo, spinto da
quell'irresistibile Gioco di ruolo che risultò essere Call of
Cthulhu, diffondendosi poi su Internet a macchia d'olio, in forme
sempre più stilizzate; slogan Cthuloidi condensabili in pochi
elementi facilmente riconoscibili dai diversi “fan”.
In questo processo, un 80% dell'H.P.
Lovecraft originario è andato desolatamente perso.
Cthulhu stesso è un amalgama riconosciutissimo di elementi che difficilmente erano tanto “dogmatici” nell'opera originaria: la silhouette a dinosauro, il barbaglio di tentacoli alla bocca, il colore verde squamoso della pelle. Sono elementi tanto codificati che metterli in discussione esporrebbe al ludibrio, eppure basti guardare agli anni ottanta, e più nello specifico allo Speciale Lovecraft dell'Ottobre 1979 dell'Heavy Metal Magazine per rintracciare una ricchezza e un'inventiva che vengono oggigiorno eliminate.
Cthulhu stesso è un amalgama riconosciutissimo di elementi che difficilmente erano tanto “dogmatici” nell'opera originaria: la silhouette a dinosauro, il barbaglio di tentacoli alla bocca, il colore verde squamoso della pelle. Sono elementi tanto codificati che metterli in discussione esporrebbe al ludibrio, eppure basti guardare agli anni ottanta, e più nello specifico allo Speciale Lovecraft dell'Ottobre 1979 dell'Heavy Metal Magazine per rintracciare una ricchezza e un'inventiva che vengono oggigiorno eliminate.
Nei
giochi da tavolo, o nel surrogato ora più diffuso, il videogioco, i
Miti di Cthulhu hanno molto sofferto per quest'ambiguità di base,
questa tensione fra il pessimismo dell'opera originaria e la
tentazione del pastiche
fracassone. Come analizza magistralmente Matteo Poropat nel saggio “I
giochi di Cthulhu”, il genere più volte ha subito la furia
unidirezionale dello Sparatutto classico e solo in rari casi, sono
state sperimentate soluzioni in grado di calcolare Salute mentale e
Paura del personaggio, dando bene l'impressione della “passività”
del protagonista giocante di fronte alla minaccia aliena. E' il caso
della Frictional Games, che aveva già un suo predecessore spirituale
nell'ottimo Dark Corners of the Earth.
Un giro su Kickstarter evidenza bene
l'attuale bipolarismo del gioco lovecraftiano attuale, continuamente
preso da roboanti dichiarazioni di amore nei confronti dell'opera
“originaria” ma sempre pronto a snaturarla con passo deciso,
picchiando nell'unica direzione che garantisca un congruo numero di
clienti: azione sfrenata, tanti dadi, eventi casuali. Sconfiggere
Nazisti alleati con gli Uomini-pesce di Dagon, abbattere con raffica
di missili teleguidati un Cthulhu-Godzilla che infuria a New York.
Meccaniche soddisfacenti, dall'azione caciarona; ma sotto sotto
giochi di una ripetitività straziante.
Così, quando l'occhio (il tentacolo?) mi è caduto su Kingsport Festival, ennesimo gioco da tavolo dall'ennesimo sfondo Cthuliano, non ero entusiasta. Fino alla sinossi, almeno (pagina facebook):