Mi viene da pensare che spesso il
giudizio che ci affrettiamo a dare sui siti e sui social sia viziato
senza speranza dal contesto e dall'ambiente in cui viviamo.
E' chiaro che un conto è leggere un
libro sul bus verso lavoro, un altro è gustarlo nella comodità
della propria poltrona, un altro leggerlo accoccolato sotto le
lenzuola in attesa di morfeo, un altro ancora leggerlo per lavoro allo scopo
di dedurne punti di forza e difetti...
Non ho dubbi che sul libro di oggi,
questo “Irradiazioni. Diario 1941 – 45”, il peso del luogo e
delle circostanze abbia influenzato a fondo il giudizio finale. Nella (unica) versione cartacea, sono oltre seicentotrenta pagine di
diario scritte negli anni più sanguinosi di un secolo già
eccezionalmente sanguinoso, intervallate d'aforismi, riflessioni
erudite, filosofismi molto lontani dal nostro pensiero.
E' una lettura insomma difficile, molto
difficile: adatta a una lettura “lenta”, che soppesi parola per
parola, disposta a concedere a uno Junger ormai adulto e pienamente
filosofo qualche “libertà” in termini di quanto consideriamo
dati&verità assodate.
Non posso non osservare che se non
fossi andato a Praga e se non ci fossi andato in pullman, non sarei
mai riuscito a leggere questo “Irradiazioni”. Mai più a casa o
in bus sarei riuscito a digerire un diario così ricco, l'occhio come
una mina vagante verso altre forme di distrazione.
Il pullman invece si è rivelato una
perfetta alcova per la lettura del diario: tante ore di viaggio,
l'unica compagnia del lettore ebook, il cullare del motore a scoppio all'assalto della strada. Senza voler offendere chi soffre di
mal d'auto, leggere in pullman offre un ottimo allenamento visivo;
dopo infatti aver letto per mezz'ora, un'ora, basta levare lo sguardo
verso il finestrino per distendere gli occhi verso paesaggi lontani.
In biblioteca l'unica distensione sarebbe quella di un muro crepato,
o dell'ennesima tuta da ginnastica dell'ennesima studentessa col naso
giù a studiare. Al contrario, per tutto il viaggio di ritorno, dove
divorai oltre trecento pagine del diario, potevo riflettere su quanto
appena letto guardando il paesaggio austriaco: paesini ordinati,
trenini e montagne, boschi e cime innevate. E' un po' naif
sottolinearlo, ma la differenza si sente, eccome!
Nelle tempeste d'acciaio era uno
splendido spaccato della prima guerra mondiale, scritta da un giovane
il cui culo fortuna l'aveva portato a prendere la Pour le Mérite, al
termine d'un percorso degno di un eroe dell'antichità classica.
Irradiazioni, al contrario, ribalta
totalmente il diario della prima guerra: Junger ormai ha
quarant'anni, è sposato, ha figli nell'esercito. Ha terminato da
nemmeno un anno il romanzo Sulle scogliere di marmo, che circola negli
ambienti dell'esercito: per quanto lo permetta un partito nazista
sempre più burocratico e insofferente del “vecchio” eroe di
guerra, Junger è uno scrittore con il suo pubblico, con i suoi
lettori. Il valore nelle precedenti battaglie assieme al fascino
contorto di Hitler per Le tempeste d'acciaio salveranno Junger dalle
grinfie dai cani rabbiosi delle SS e della Gestapo. In cambio, il suo
atteggiamento ambivalente verso il nazismo gli causerà problemi col
governo alleato. Sorvolerò sul perchè Junger non abbia tradito il
regime nel 1945, quando l'esito del conflitto era ormai chiaro. Il
problema non m'interessa. La fedeltà – fedeltà a denti stretti,
fedeltà indifferente – è un concetto che non entra nel cervello
italiano, talmente abituato a saltare sul carro del vincitore da
considerare scemo o fanatico chi preferisce mantenere l'obbedienza
che deve in quanto membro dell'esercito. “Fare i furbi” è un
modo di dire italiano, intraducibile nella lingua (ma anche
nell'etica...) tedesca. Per Junger, specie nel biennio 1944-45,
continuare a vestire l'uniforme di ufficiale è una scelta di puro
pragmatismo. Col potere che gliene deriva potrà se non altro
attenuare le durezze dei soldati al suo comando, limitare gli abusi
di una polizia ormai fuori controllo e salvare quel poco che si può
salvare. Scelta discutibile, come molte altre del libro: ma più che
comprensibile, venendo da un uomo che perde in questo quinquennio sia
il padre che il figlio, ammazzato in Italia.











