martedì 15 ottobre 2013

Guerriere fantasy e uniformi americane



Brienne di Tarth
C'era un tempo in cui non si poteva accedere alla bloggosfera senza trovare qualche discussione (troppo seria) sulle donne guerriere nel fantasy. Fisica, scienza, storia; di tutto per giustificare l'improbabile immagine della tradizionale guerriera fantasy che gnocca e prosperosa mulina (il verbo stesso mi fa rabbrividire) gigantesche spade a due mani, che tira con archi lunghi, il tutto ovviamente a cavallo di un drago, in armatura pesante o completini fetish. 
Ora, intendiamoci: nell'immagine Heavy Metal Style della guerriera fantasy non c'è nulla di male. Ma giustificarlo come "realistico" pone qualche oggettiva difficoltà. Col senno di poi, la Brienne di Tarth di George rr Martin risolve facilmente la situazione: ma lo scrittore quattordicenne, Paoliniano, mi verrebbe da definirlo, non vuole un personaggio brutto e complesso psicologicamente. Vuole una fantasia sessuale, che alimentata da Mmorpg e D&d difficilmente sarà interessante. Questo per dire che non c'è nulla di male nemmeno nelle fantasie, se ahimè un minimo originali. Sulle vecchie enciclopedie di racconti della Marion Zimmer Bradley, molti scrittori erano maschi, ad esempio.
A voler distruggere definitivamente l'argomento, per avere un personaggio femminile carino e grazioso che combatta con l'abilità di un maschio basterebbe spostarsi nel 600, nel 700; fioretto e armi da fuoco e già (un minimo) di realismo l'abbiamo raggiunto. Ma ancora una volta Paolini lo scrittore quattordicenne, non vuole un fantasy originale: vuole il fantasy medievale, con la santa trinità di elfi, umani e nani. 
Eowyn nel cartone animato pre-Peter Jackson
Quest'idea, che basta vestire una donna da maschio per farla combattere come un maschio sembra aver investito l'esercito americano, che solo dopo dieci anni di conflitto s'è accorto che in effetti le uniformi di guerra maschili non andavano bene per le donne.
La Maggiore Kathleen Yankosev, combattente in Afghanistan  ha infatti rispettosamente fatto notare che più che combattere il nemico, spesso combatteva contro la sua stessa uniforme. Il massiccio gilet in kevlar la sommergeva con le sue 100 libbre di piastre. Tutte le volte che si sedeva, il gilet le finiva sul mento- un fenomeno che le soldatesse chiamano "tartaruga" (turtling).
Ogni volta che doveva correre o marciare il gilet le sbatteva contro i fianchi, regalando dolorosi ematomi alla notte, mentre la piastra di protezione per l'inguine, progettata con in mente i genitali maschili, finiva per colpirla alle ginocchia. I giromaniche erano così distanti che trovava difficile persino appoggiare l'arma sulla spalla. 
Scocciata, la Yankosev ha contattato infine un amico, Archambault, collega al Natick Soldier Systems center, che l'ha informata che una nuova uniforme era già in via di fabbricazione. 
" Sembra che tutto sommato le donne non siano piccoli uomini " Argomenta Archambault " Hanno spalle meno larghe, il torso spesso ha differente lunghezza "
Nelle prove, l'uniforme ha passato il vaglio, dimostrando che forniva maggiore protezione rispetto ai precedenti modelli, garantendo un minimo di agibilità.
Per il momento, il Pentagono ha ordinato 24000 uniformi. 

1- Un incavo nella parte posteriore del colletto del corpetto in kevlar garantisce spazio per un eventuale coda di cavallo o crocchie, assicurando che l'elmetto rimanga in posizione.
2- Spalle e giromaniche ridotte garantiscono un più ampio raggio di azione. 
3- Una serie di pinci costruite in diverse sezioni del vestito facilitano la vestizione.
4- Il girovita del gilet in kevlar è stato accorciato di due pollici. La nuova versione è più corta, permettendo di superare l'inconveniente della tartaruga e delle abrasioni. 
5- Il girovita ha meno piastre in kevlar e pesa 25 libbre, cinque in meno rispetto alla versione maschile. 

Fonte: Armor All: New Body Armor Design Issued for Women in the Military

5 commenti:

Alessandro Madeddu ha detto...

Ho sempre tifato contro l'armatura pesante, a favore del completino fetish. Le eroine ringraziano!

Coscienza ha detto...

Per restare in tema "Copertina fantasy nostrano" non dimenticare lunghi capelli fluenti e frustino (sic!) >_<

Alessandro Madeddu ha detto...

Argh, il frustino proprio non si può vedere...

La "Copertina fantasy nostrano" potrebbe diventare un vero e proprio canone.

Alessandro Forlani ha detto...

...è che mica tutte sanno indossare un bikini in maglia di ferro come lo indossa Red Sonia... ;-)

Coscienza ha detto...

Sono anni che aspetto che facciano il film su Red Sonya... Sarebbe un remake certo più meritevole dell'ennesimo sequel dello sfigato occhialuto... emh dell'Uomo ragno ^__^