
La
migrazione dei bianchi dalle città “nere” e “liberal” verso
i suburbs, la California e le terre del sole non sarebbe potuta
avverarsi senza il refrigerio dell'aria condizionata, che rende
possibili lavori da scrivania altrimenti difficili per lunghe ore,
tra l'afa, ventilatori che ruotano lenti e rigagnoli di sudore.
L'idea è affascinante, ma come tutte le teorie incentrate sulla
tecnologia sembra dimenticare un gran numero di elementi culturali,
economici e politici.
Magari
bastasse l'aria condizionata, a elevare i ritmi di lavoro...
Ad ogni
modo, qui in Italia il caldo da luglio ha colpito duro e le mie
abitudini da bevitore di caffè ne hanno risentito. Badate, è
possibile bere caffè caldo a luglio, esattamente come si può
mangiare un gelato a gennaio: basta scegliere l'ora giusta. Se ci si
sveglia presto, diciamo verso le sei, una bevanda bollente non è
così terribile da trangugiare.
Tuttavia,
blogger masochisti a parte, l'unico caffè veramente bevibile è il
caffè freddo.
Ora, il
caffè freddo dei bar non è, a differenza di quello che si può
pensare, qualcosa d'impossibile da replicare. Anzi, con la ricetta
che vi sto per proporre, mutuata dal solito The Coffeist Manifesto,
vi ritroverete con un caffè anche migliore, certo più economico e
sano.
Il caffè
che vi spacciano come “freddo” nei bar non è che un semplice
caffè amaro sparato sul ghiaccio e ulteriormente diluito con
abbondanti dosi di acqua ghiacciata. Man mano che i cubetti si
sciolgono, il sapore del caffè eccessivamente amaro diventa
“sopportabile”, ma siamo lontani da un'idea intelligente di caffè
freddo. E' caffè normale, diluito, troppo amaro, che perciò viene
spesso affogato in creme, zucchero, panna e in definitiva qualunque
cosa zuccherosa che possa mascherarne il gusto francamente un po'
merdoso (o fangoso, se siete baristi e vi sentite offesi).
Ma perchè
pagare per una roba del genere quando potete avere a casa un ottimo
caffè freddo, in quantità e buono per giorni?
- due contenitori di vetro abbastanza grandi, diciamo le dimensioni perfette sono quei grandi barattoli della marmellata, ma vanno bene anche due bottiglie di vetro.
- Caffè fresco, almeno 100 grammi. Di solito i miei si trovano bene con il Fairtrade Arabica 100% Ecor (di solito non accettano altro caffè, ma non posso dire che mi dispiaccia l'equosolidale, nel caso in questione il gusto è "medio").Il gusto verrà diluito, per cui consiglio di usare qualcosa di non troppo delicato.
- Un filtro di qualunque tipo, io uso un passino per lo yogurt, ma vanno bene anche i filtri di carta del caffè secondo Steven Ward, o qualunque filtro abbiate in cucina che sia abbastanza sottile (non in legno e ovviamente non in uso per altro, come tè o bevande/cibi dai gusti delicati). Lo userete per filtrare il caffè, per cui si sporcherà un bel po'.
La procedura
in 7 semplici fasi:
1. Versate
100 grammi di caffè/ una tazza grande nel primo di uno dei due
contenitori.
E' un bel
po' di caffè macinato, per cui cercate di farlo mentre non ci sono
parenti/fidanzate/colleghi di stanza che potrebbero ingiustamente
obiettare a un simile “spreco”. Non serve che siate precisi al
milligrammo, dopo il primo tentativo andrete ad occhio col cucchiaio.
2. Versate
200 grammi (due tazze grandi/un pentolino piccolo) di acqua sul punto
di bollire nel contenitore col caffè macinato. Per capirci, basta
che guardiate se l'acqua presenta le bollicine che preavvertono la
bollitura; o altrimenti non appena bolle chiudete il fuoco e lasciate
riposare un minuto circa, prima di versare. Agitate e rimescolate,
stando attenti a non ustionarvi. Non preoccupatevi se l'acqua ha la
densità del fango di una torbiera, è normale.
3. Riempite
il resto del contenitore con acqua fredda (va bene anche acqua
tiepida, l'acqua fredda ha solo il vantaggio di essere più rapida).
Occhio all'escursione termica.
4. Agitate e
rimescolate con virile energia.
5. Tappate
con fermezza.
6. Mettete a
riposare per 16, 24 ore in frigorifero (consiglio 24 ore, abbiate
pazienza).
7. Prendete
l'altro contenitore, metteteci sopra il filtro e versateci sopra il
caffè del contenitore al fresco. Gran parte dei fondi di caffè
resteranno sul fondo. Buttateli nella spazzatura, senza congestionare
lo scarico del lavabo della cucina. Se avete usato troppo caffè e
non vi sembra “puro” a sufficienza, passate col filtro una
seconda volta.
Avrete così
mezza bottiglia di caffè freddo, pronto al consumo. E' caffè
concentrato, ma risulterà molto meno amaro del caffè “da bar” e
molto più economico. Dovrebbe durare una settimana buona. Ricordate
che pur essendo deliziosamente fresco, resta pur sempre caffeina
concentrata, per cui non bevetene bicchieroni interi, specie alla
sera.
The Coffeist
Manifesto consigliava di diluire il caffè con acqua fresca, a
seconda della necessità.
Personalmente,
trovo che tolga troppo gusto al caffè: usate piuttosto latte freddo,
dando così ancora più consistenza (quasi un sorbetto?) al vostro
caffè. Anche le sperimentazioni con il latte dolce, alle mandorle o
al riso, mi hanno dato buoni risultati e possono aiutare chi soffre
di allergia ai latticini.
Finora ho
provato questa ricetta americana quattro volte e ormai vado
completamente ad occhio.
Per i miei
gusti, consiglio di abbondare sia coi 100 grammi di caffè che con i
200 di acqua calda.
Meglio
troppo, che troppo poco: al primo tentativo, il gusto del caffè era
infatti troppo debole, bisognava quasi rigirarselo sulla lingua. Un
esperimento interessante sarebbe di bollire il latte invece che
l'acqua, o di provare a mescolare al caffè freddo cacao o sostanze
zuccherose di questo genere. Vorrei anche provare a versare il caffè
freddo nelle formine per i cubetti da ghiaccio, per avere cubetti
pronti da versare nel caffè “normale”, caldo alla mattina.
Sperimentate,
andate ad occhio, vedete quale tipologia di caffè si adatta meglio
al trattamento: non è un metodo da seguire alla lettera, ma da
variare a seconda delle esigenze.
Il mio
consiglio per una perfetta degustazione è una tazza di porcellana,
una pipa accesa, una marcetta inglese e una sera tranquilla. Vi
sembrerà di essere in una colonia africana, tranne che per i
selvaggi, efficacemente sostituiti da concittadini in infradito,
canottiera e catene d'oro più offensive di qualsiasi
zagaglia&astuccio penico.
2 commenti:
Il caffé freddo mi ricorda quello shackerato, che preparavo nelle calde estati dei miei lontani trascorsi da barista, seguendo regole ferreee e sotto il controllo del "capo bar". Doveva avere almeno 1 cm di schiumetta, essere preparato in un certo tempo limite e ovviamente servito sempre col sorriso (no, non era un bar a Trieste come immaginerai).
Su quell'ultima frase poco da dire, i nostri concittadini, con quel look obbligatorio per l'estate, vengono anche in ufficio nelle stesse balneari condizioni. E siamo ben lontani dal caldo della California...
@Matteo Poropat
Diciamo che cerco sempre di avere il caffè "puro" (per quanto sia un'assurdità) mi va bene il retrogusto amaro, odio riempirlo di zucchero o schiumetta (anche se risulta molto più invitante, indubbiamente^^).
Cmq se eri barista puoi correggermi se scrivo assurdità >.<
Sull'ultima frase, era un po' da "vecchio trombone" per dirla alla Jacopo, ma credo renda l'idea: certe stagioni sono belle proprio per i vestiti che obbligano la gente a indossare (i cappelli e gli impermeabili in autunno, per dire). L'estate ahimé crea mostri in quel campo, tra canottiere o direttamente panze sudate, anche in luoghi come il museo (proprio ieri ho avuto un bizzarro esemplare di triestinus cafonis in Centrale)
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