In una galassia lontana
lontana, ma scientificamente accurata, l'universo di Virga
rappresenta uno dei tanti esperimenti dell'uomo nella corsa alle
stelle: una bolla gigantesca, un vivente ecosistema che spazia per
migliaia di chilometri nello spazio profondo.
Al suo interno, la
materia prima disponibile è stata convertita per creare piccoli
habitat, che ruotano intorno a soli artificiali, che forniscono
calore, vita e ossigeno alla cittadinanza.
A tutti gli effetti, un
sandbox spaziale, dove la civiltà umana è balcanizzata in
micronazioni eternamente in lotta.
Nel primo libro della trilogia di Karl Schroeder, la nazione di Slipstream è minacciata
dalla Formazione di Falcon, un impero militarista in piena
espansione. L'unica speranza consiste nell'impossibile missione di
arrivare fino a Candesce, il sole artificiale più grande di tutta
Virga e manipolarne le variabili per avvantaggiare la piccola flotta
di Slipstream.
La missione riesce, ma
la moglie del comandante, Venera Fanning, resta dispersa in azione
nella fascia di relitti e antichi abitati che circondano il sole di
Virga.
Se il primo libro di
Schroeder – Il Sole dei Soli – era una missione corale che
raccontava un'avventura piratesca attraverso tutta Virga, il secondo
– Regina del Sole – restringe invece a un'unica protagonista,
Venera Fanning e a un'unica ambientazione, Spyre.
Prima, il ritmo del
romanzo era veloce, frenetico: una successione di “meraviglie” e
combattimenti, estesi sia nello spazio che nel tempo.
Dopo, con Regina del
Sole, il ritmo si dilata, diventa lento e strascicato: una
successione di intrighi di corte, di presentazioni di
personaggi/psicologie bizzarre, di dialoghi e vendette. Spazio e
tempo si restringono a pochi lembi di terra, di edifici e di persone:
aumentando a dismisura però il livello di dettaglio e
approfondimento.
A voler esagerare, Il
Sole dei soli è un telescopio, Regina del Sole un microscopio.

