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venerdì 19 gennaio 2018

Perché leggere fantasy? L'opinione di uno scettico.


Qualche giorno fa da una condivisione sui social di Fra Moretta ho letto una recensione inglese piuttosto aguzza dell'ultima antologia collettiva di George RR Martin, “The Book of Swords”. L'autore criticava come molti dei fantasy attuali siano disinteressati all'azione e preferiscano inserire elementi contemporanei su cui discutere dentro setting fantastici. 
E' una critica che ho preso a cuore, perchè la riconosco come autentica; con gli autori stranieri ormai lo scrittore sembra francamente disinteressato a quanto scrive: non vuole tanto narrare, quanto argomentare. Questo è più che legittimo quando svolto con intelligenza, ma nello spazio della storia breve e dentro una cassa di risonanza che tende ad avvalorare sempre le stesse idee, sfocia rapidamente nello stereotipo.
Come alternativa agli scrittori di punta, il recensore della Castalia House menzionava una serie di autori che nel campo della Sword&Sorcery sembravano promettenti, prima di venire eclissati vent'anni fa dallo juggernaut low fantasy di George RR Martin.
Tra questi, ha catturato la mia attenzione il nome di Richard Scott Bakker, che ho ricordato decenni fa doveva essere tradotto dalla Gargoyle con il primo volume della sua saga, “In principio furono le tenebre”. Sulla pagina wiki era linkato tra le fonti un suo saggio del 2006, “The Skeptical Fantasist: In Defense of an Oxymoron”, sulla rivista “Eliotrope”.

lunedì 1 gennaio 2018

Gli italiani non leggono (e fanno bene)


La settimana scorsa l'Istat ha rilasciato il suo rapporto sul 2016, “Produzione e lettura di libri in Italia”, dove analizza acquisti e abitudini di lettura del popolo italiano. 
I siti di news hanno sintetizzato le notizie e dal web il dibattito è passato ai “commentatori”, ovvero siti indipendenti, blog e socialOvviamente, si sono spalancate le cateratte del cielo.

Forza italiani, non facciamo le capre!
Tutto colpa degli analfabeti funzionali!
Noi lettori forti siamo una minoranza!
In compenso guardano Il Grande Fratello!
La lettura è sacra! Io conservo ancora il primo libro che mi hanno regalato!
Tutto colpa della pirateria!
Ma perchè leggono gli ebook! E' così bello leggere su carta!

C'mon.
Quando andavo alle scuole elementari, a fine anni '90, sentivo gli stessi, piagnucolosi lamenti dalle maestre. Quando andavo alle scuole medie e consumavo una media di due romanzi alla settimana, i giornali impazzivano sulla scomparsa della lettura, la chiusura delle librerie e la minaccia dei videogiochi. Alle superiori, sul web e sui giornali non ne parliamo: diluvio d'analfabetismo, apocalisse letteraria, la scomparsa del romanzo come forma d'intrattenimento.
All'università, in area umanistica, ogni studente(ssa) è convinta d'essere un guerriero in trincea, pronto a combattere per il diritto di leggere quanti più libri possibili.

lunedì 21 settembre 2015

Leggere? Roba da mocciosi.


Uno degli ultimi articoli della Leggivendola dava di che pensare.
La blogger argomentava nel primo punto che leggere è un legittimo hobby, di cui non ci si dovrebbe vergognare; è giusto potersene vantare, così come poterlo citare come attività da svolgere nel tempo libero. L'argomento era trattato in modo passeggero e la vignetta incriminata convinceva più della tesi contraria sostenuta dall'autrice.
L'argomento mi lasciava piuttosto indifferente, ma un commento di Athenae Noctua prendeva una posizione decisamente più estrema. 
Come vi sono accaniti tifosi di calcio, così vi sono accaniti lettori, e non dovrebbero vergognarsi di più i primi che i secondi, essendo leggere un'attività molto più elevata e nobile?
Perché un lettore italiano, in mezzo a tanti analfabeti funzionali (curiosa definizione del tutto anti-scientifica, questa), dovrebbe vergognarsi di voler entrare in club di lettura e dedicare quel poco tempo che lavoro&vita sociale ci lasciano per leggere dei bei romanzi?
Dall'opinione di passaggio della Leggivendola, si veleggiava in territori già più radicali e insicuri, pericolosamente vicini alle rapide distruttive della vignetta incriminata.
Se ovviamente la lettura è una bellissima attività, è altrettanto vero che difficilmente la si può categorizzare come hobby.
L'hobby riguarda un'attività che si caratterizza per essere specifica di un dato ambito e materia, rigorosamente circoscritto nello spazio e nei modi.
C'è chi per hobby colleziona: ma non si limiterà mai a collezionare “solamente”. Collezionerà qualcosa di specifico, possibilmente di raro.
Colleziono... francobolli del secondo dopoguerra.
Colleziono... bustine di zucchero dei bar.
Colleziono... fossili rari.
C'è anche chi per hobby pratica uno sport: ma non si limiterà mai semplicemente a “fare” uno sport. Farà corsa agonistica, tennis competitivo, calcio con gli amici, ping pong con l'amico cinese ecc ecc
Cerchiamo allora un hobby che sia il più generico possibile.
Il signor Rossi per hobby guarda la televisione. Quando non sa cosa fare accende il capezzolo di vetro e guarda che di bello c'è in tv. Tuttavia, di nuovo: il signor Rossi sarebbe una scimmia lobotomizzata, se guardasse un po' tutto, senza sviluppare uno specifico gusto.
C'è quindi chi per hobby guarda la televisione, ma il più delle volte avrà l'hobby di guardare una data trasmissione, serie tv, cartone ecc ecc
Non si può pertanto difendere la lettura come un hobby con una sua dignità, perché non è né un hobby, né un passatempo. E' un'attività che svolgiamo ogni giorno, assolutamente generale e ancora molto richiesta nel lavoro, nella vita sociale e nell'attività umana dalle piccole città alle megalopoli.
Il neonato impara a camminare, a parlare. E nei primi anni delle elementari impara a scrivere e leggere. Lo ripeto, nel caso vi fosse sfuggito il concetto: impariamo a leggere quando siamo bambini con il grembiule sporco di cibo e l'altezza di un hobbit rincoglionito.
Leggere non è qualcosa di speciale, è un requisito fondamentale della civiltà moderna.

(Norman Rockwell)