Qualche giorno fa da una condivisione sui social di Fra
Moretta ho letto una recensione inglese piuttosto aguzza dell'ultima
antologia collettiva di George RR Martin, “The Book of Swords”. L'autore criticava come molti dei fantasy attuali siano
disinteressati all'azione e preferiscano inserire elementi
contemporanei su cui discutere dentro setting fantastici.
E' una critica che ho preso a
cuore, perchè la riconosco come autentica; con gli
autori stranieri ormai lo scrittore sembra francamente disinteressato
a quanto scrive: non vuole tanto narrare, quanto argomentare. Questo
è più che legittimo quando svolto con intelligenza, ma nello spazio
della storia breve e dentro una cassa di risonanza che tende ad
avvalorare sempre le stesse idee, sfocia rapidamente nello
stereotipo.
Come alternativa agli scrittori di punta, il recensore della Castalia
House menzionava una serie di autori che nel campo della
Sword&Sorcery sembravano promettenti, prima di venire eclissati
vent'anni fa dallo juggernaut low fantasy di George RR Martin.
Tra questi, ha catturato
la mia attenzione il nome di Richard Scott Bakker, che ho ricordato
decenni fa doveva essere tradotto dalla Gargoyle con il primo volume
della sua saga, “In principio furono le tenebre”. Sulla pagina wiki era linkato tra le fonti un suo saggio del 2006, “The
Skeptical Fantasist: In Defense of an Oxymoron”, sulla rivista
“Eliotrope”.