martedì 23 ottobre 2012

Bocca da latte

Donne, dirigibili e brutti contadini: XVII

Lo zeppellin beccheggiava, ancorato alle catene dei molti tralicci e aguzze punte di torre che costellavano l'orizzonte cittadino. Il profilo a becco di corvo di una gru idraulica depositava casse di munizioni, nastri di mitragliatrice, fusti di materiale infiammabile e gas mostarda. Operai fluivano dal leviatano fuori e dentro, in un'interminabile fiumana di gabbie per corvi messaggeri, spade e baionette, calici di cristallo e vino invecchiato, gallette e sardine. Katherina guardava quello spettacolo con sorrisetto soddisfatto. Aggiustò le spalline bordate d'oro, strinse l'elsa dello stocco al fianco. " In missione, finalmente! Via da questa... Sozzura. Via da questa città mortale. Via da questi piccoli, patetici intrighi, da questi uomini che si affaccendano su e giù, frenesia da formiche impazzite. " Levò gli occhi a guardare il cielo gonfio di  nuvole rossastre, filtrato dai raggi di un sole debole e malato. Esultò. Era il cielo, dopotutto, e lei adorava volare nel cielo, librarsi lontana dagli affari di quei ridicoli terricoli. 

Nella passerella al suo fianco, passavano i soldati dell'equipaggio, sessanta soldatini nuovi di zecca, tutti ben lustrati nelle uniformi azzurre d'aeronave.
- Un saluto ai nuovi arrivati, magari? - Brontolò Enrico, che era giunto in quel momento, lieve rumore di passi di stivali perfettamente allacciati, perfettamente lustrati, perfettamente calzati. Katherina sbuffò con la pipa, esalò un anello di fumo. Sospirò.
- Enrico... Non ricominciamo con le tue ridicole idee di fraternizzare con i propri soldati, dai – Ridacchiò. - Si vede proprio che vieni dalla bassa nobiltà, con queste povere idee populiste. -
Enrico arrossì, gli occhi divennero fessura impenetrabile.
- Come vuole, milady – Caricò l'appellativo di veleno – Ma non si aspetti che combattano con ardore, una volta giunti alla battaglia, ecco. Andranno avanti, spareranno al nemico e moriranno tutti.-
- E non è forse questo che vogliamo, Enrico? Un soldato obbedisce e poi muore. - Katherina riaccese la pipa con sfrigolio di fiammifero  - Non vogliamo uomini, ma automi. -
- Siete spregevole, milady. -
- Sono un capitano di zeppellin, non l'eroina di un romanzetto rosa, Enrico. Puoi discuterne con Kelly, se vuoi. E' commissaria, no? Saprà certo alzare il morale dell'equipaggio con quel suo seno prosperoso -
Enrico nascose il sorriso con un forzato starnuto. Agitò il fazzoletto davanti al viso, gli scintillarono i denti candidi, nel viso da manifesto da reclutamento. - Questa era solo invidia, Katherina!- Sogghignò.- Solo invidia -
Un funzionario gobbo, dagli occhi incassati dietro spesse lenti cerchiate di corno controllava l'elenco dei soldati, compilava con svista di pennino i nomi che di volta in volta gli si presentavano.
Un ragazzo tremava tutto, stringeva spasmodico il fucile. Il ticchettio impazzito dei denti, gli occhi dilatati denunciavano un terrore folle. 
- Nome e cognome, prego- chiese il funzionario. Il pennino si mise in posizione sul foglio, l'inchiostro stillò la sua condanna.
- Lucas Sileno, signore - 
Il pennino andò su e giù, terminò con annoiato svolazzo la sua corsa, frenò:
- Ultimo controllo anagrafico, semplice procedura: anni? -
Il ragazzo strinse i denti, irrigidì la schiena. 
- Ventuno, signore - 
" Ventuno? " Katherina guardò quello scarno adolescente che quasi nuotava nell'ampia uniforme azzurra, intervenne. 
- Ehi, ehi! Un momento! -
Il funzionario alzò il viso, incrociò con cisposi occhi socchiusi il volto di Katherina. 
- Non voglio bocche da latte nel mio equipaggio -
- Il ragazzo è in età di arruolamento, milady. L'ha dichiarato, lo prendiamo -
Katherina guardò il ragazzo, che se già prima era nervoso, ora pallidissimo sembrava sul punto di svenire. 
- Ma andiamo, basta guardarlo! Avrà al massimo diciassette anni! -
- Ho vvventun'anni, milady -Balbettò, sguardo deciso. 
- Però, è determinato – Sussurrò Enrico, ammirato. - Potrei aiutarlo e farlo diventare un buon soldato...-
Katherina si voltò verso Enrico, soffio di rimando in un identico sussurro – Macello uomini in questa guerra, luogotenente. Non sbarbatelli -
- Sei troppo, giovane. Vattene! – pronunciò a voce alta verso il ragazzo. - E' chiaro che hai mentito sull'età... -
- Io... io credo nella Repubblica! Voglio combattere! - 
- Beh ti confesserò una cosa, Lucas - Katherina gli afferrò il mento, lo guardò negli occhi - Io nella tua patetica repubblica non ci credo-
Il burocrate la fissò con sopracciglia sollevate. 
- Depennalo dalla lista, avanti -
- Quello che ha detto, capitano...- 
- Quello che ho detto non lo dirai in giro, chiaro? E quel ragazzo verrà magicamente sostituito da qualche cadetto più anziano - Katherina afferro foglio e pennino, controllò la lista. Quando lo restituì all'uomo, all'angolo destro della pergamena brillava una banconota. 
- Intesi? -
Il burocrate sorrise. Intascò la banconota. 
- Labbra cucite, capitano -

- Ma bene, bene -
Katherina era tornata sul ponte, lontana dalla passerella con la sua interminabile folla di soldati e operai, quando dalle ombre si staccò Kelly Champs, intenta ad arrotolarsi una sigaretta.
- Corruzione di pubblico funzionario, bestemmia della Repubblika, tendenze monarchiche. Come pensa suonerebbe, in un rapporto ufficiale, capitano? -
- Non suonerebbe, commissaria, perchè Non lo invierà -
La commissaria tossì, pestò i resti color cenere della sigaretta col tacco dello stivale. Per la partenza, si era vestita in completa uniforme da commissario. Un ampio cappotto nero in pelle le cui falde svolazzavano al vento. Alla cintura, il rigonfiamento di una pistola. Kelly si sistemò i capelli, diede a Katherina l'impressione di un corvo che si lustrasse le penne. 
- E' vero, non lo invierò. Anche perchè trovo curioso il suo comportamento. Tanta spietatezza, e poi giunge a sacrificare quel poco dei suoi soldi per salvare un ragazzo -
- Non voglio deboli, nel mio equipaggio. Abbiamo una missione impegnativa, nel caso non se ne sia accorta - 
- Una missione suicida, vorrà dire -
- Questo me l'hanno detto molte, altre volte, commissaria – Katherina s'accarezzò la cicatrice sulla guancia, sogghignò – Mi creda, la parola suicida non ha più molto significato, nel mio caso -
- Ho sentito che voi soldati di zeppellin vi considerate morti che camminano -
- E ho sentito che voi commissari siete belve assetate di sangue. E' la verità? -
- La verità? - Kelly accese l'ennesima sigaretta, contemplò la città persa nel suo fermento. Un operaio aveva smesso di lavorare, giaceva su un cumulo di funi, tossendo sangue. Ratti attaccavano un gattino bianco- prezioso giocattolo di qualche signorina per bene- lo divoravano morso dopo morso. Il cadavere di una giovane prostituta si dissanguava in un vicolo, la gola tagliata. - La verità è morta in un fosso, molto, molto tempo addietro. E più che nella Repubblika- Kelly fissò Katherina, profilo scolpito nella pietra.- Io credo nella brutalità della stessa. Nella sua forza. Non  esiste, altro, capitano. Ci divoriamo l'un l'altro, il forte sul debole. -
- Vede, commissaria. - Katherina battè una pacca sulla spalla di Kelly – Non siamo poi così diverse, in fondo -

Lo zeppellin ebbe un sussulto, poi un secondo. Sembrava un gigantesco animale, una balena che liberasse la coda, ansiosa di tuffarsi nell'oceano. A Kelly la sigaretta sfuggì di mano, cadde nel vuoto: strinse le mani sulla ringhiera, per poco non scivolò. Katherina passeggiava sul ponte come se niente fosse. Gli operai staccavano le catene, funi saettavano, schioccavano quando venivano liberate. Il colosso di tela e idrocarburi verniciato di azzurro rombò in avanti, sfiorò di un palmo gli esili tralicci in acciaio. Il telo bianco con cui era stato coperto quando n'era stato decisa la riparazione scivolò via, espose l'araldica feroce della Repubblika. 
Katherina immaginò il macchinista spingere le leve del motore a tutta potenza, quando con sbuffo di vapore nerastro lo zeppellin s'alzò in cielo, quasi inclinando la prora in alto, dritto nelle nuvole. 
Un paio di reclute vomitarono. Tutte stringevano la ringhiera d'acciaio con nocche bianche dalla paura. Katherina guardò in basso. Aveva la bizzarra sensazione d'allontanare l'occhio da un cannocchiale. All'inverso case e persone rimpicciolivano, diventavano ridicoli cubetti di pietra e mattoni. Le ciminiere che pompavano smog nero non erano altro che sbuffi innocenti, lassù.
Katherina infilò le mani sotto le ascelle, rabbrividì quando lo zeppellin oltrepassò il primo stadio di nuvole. Le poche reclute che avevano scelto di non entrare nella già affollatissima stiva tossirono, a contatto con le nubi dense di cenere e fuliggine delle fabbriche. L'esalazioni velenose erano gelide, presto la pelle si ricopriva di brina, mentre un freddo umido penetrava nel velluto delle uniformi. Salivano, in alto nel cielo. 
Katherina spazzò via un po' di brina dall'uniforme, camminò su e giù per il ponte ormai deserto. 
Aspettava. Inconsciamente, trattenne il respiro. 
Adesso, adesso, adesso...
Nuvole bianche dominavano il cielo. Bianche cordigliere di lenzuola bianche, castelli spumeggianti una purezza che feriva gli occhi. Un primo soldato uscì dalla stiva, azzardò un passo sul ponte. Occhi affollavano gli oblò, teste premevano per guardare. Altri soldati si unirono al primo coraggioso. Si schermavano gli occhi dal sole accecante, fissavano spaesati quel paradiso bianco in cui lo zeppellin navigava, lento saggio leviatano azzurro. Katherina respirò a pieni polmoni quell'aria pura, quasi rarefatta. Sentì i muscoli del collo allentarsi, rilassò la schiena.
Era tornata a casa, finalmente. 

5 commenti:

Ilaria ha detto...

Clap, clap, sono incuriosita :)
sviste da correggere: di una gru idraulica (non idrauliche penso); poi ne ho viste altre due tre ma non le trovo :)

Coscienza ha detto...

Corretto la gru ^^

Daniele Tredici ha detto...

Superba l'introduzione descrittiva e ben scritto anche il resto, nonostante non vi siano grossi sviluppi il capitolo è molto piacevole da leggere. Quello precedente invece l'ho trovato un po' sotto tono rispetto al livello generale. Ma come hai specificato è solo un brano di collegamento.

Coscienza ha detto...

Nessuna scusa di "capitolo di collegamento", se è sottotono verrà riscritto ^^ felice che ci sia ancora qualcuno che segue il racconto, ultimamente non avevo troppo tempo per scrivere i nuovi capitoli, purtroppo

Daniele Tredici ha detto...

Allora attendo la riscrittura, perché a mio modesto parere questo racconto merita veramente tanto!