venerdì 7 novembre 2014

Due etti di Lovecraft, mezzo chilo di S.T. Joshi e un pizzico di Pietro Guarriello, grazie


Giudicare la qualità di un saggio è affare difficile. 
Esistono molti, troppi saggisti che conoscono l'argomento ma non sanno esporlo, confezionando così trattatelli insipidi e insulsi. Esistono al contrario pubblicisti e scrittori che possiedono le necessarie doti per accattivarsi il pubblico, ma che per forza di cose non vogliono usare gli strumenti necessari per un lavoro scientificamente valido
E' una considerazione valida in particolare se ci spostiamo dal campo scientifico a quello umanista. Quanti critici usano la penna con la delicatezza di una vanga per contadini? E quanti scrittori e/o giornalisti mettono assieme discorsi impeccabili ma contraddetti dalla realtà oggettiva di fonti e documentazione?

Nel caso della saggistica su Lovecraft, credo che ci si debba porre il problema.
L'unica infatti biografia che ho trovato su Lovecraft in italiano è “Contro il mondo Contro la vita” di Houellebecq, che per quanto impeccabilmente scritta è carente sul piano di fonti e documentazione. Houellebecq in sostanza rimane un bambino narcisista, che qualunque sia l'argomento non resiste a parlare di sé e dei suoi problemi. Azzeccata in alcuni punti, la biografia mi è parsa fin troppo falsa quando sono passato a leggere S.T. Joshi.
A Dreamer and a Visionary: H. P. Lovecraft in His Time era esattamente quello che cercavo: un lavoro imponente ma fluido sulla vita di Lovecraft dalla genealogia agli ultimi giorni in ospedale. Joshi non passa sopra nessuna questione, né cerca perversamente di esaltare certi aspetti di Lovecraft a scapito di altri: lo sforzo mira sempre a mostrare un Lovecraft “umano” che cambia idee, fedele a certi suoi principi senza risultare fanatico. Un inglese abbordabile completa un'opera che mi ha accompagnato per una settimana di letture, mentre navigavo sempre più a fondo nella mente del Solitario di Providence. Le 422 pagine dell'opera costituiscono in realtà l'edizione ridotta e condensata se confrontate con H.P. Lovecraft: A Life (704 pagine!) o ancor più I Am Providence. The life and Times of H.P. Lovecraft (1200 pagine!).
Avevo involontariamente pescato la pagliuzza corta...

Con la fiera di Lucca Comics ho continuato la ricerca, comprando “Parola di Lovecraft. Tutti gli scritti autobiografici del maestro della letteratura fantastica.” a cura di Pietro Guarriello.
E' un saggio piuttosto breve, di centocinquanta pagine, che presenta un'esile successione delle diverse autobiografie scritte da Lovecraft nel corso della sua vita. L'opera è accompagnata da qualche foto e una doppia prefazione, scritta nel primo caso da Gianfranco de Turris e nel secondo da S.T. Joshi.
In realtà, per quanto valide (ci mancherebbe!) aggiungono poco alla sostanza del saggio. La vera gemma sono invece il sistema di annotazioni e bibliografia in coda al libro, curate all'inverosimile da Pietro Guarriello.

Lovecraft che parla di sé stesso in via “ufficiale” (ed escludendo dunque le lettere) può risultare un compito piuttosto difficile. Oltre che una comprensibile riluttanza, il Solitario esibisce una fortissima umiltà, che spesso e volentieri sconfina nel masochismo puro. Se c'è un fattore accomunante in queste biografie è un'auto-denigrazione schiacciante, una fiducia nelle proprie capacità pari allo zero virgola infinito.
Proprio per questo motivo, le biografie ufficiali, dove Lovecraft parla di sé, sono poche e stringate.
Si passa dal conservatorismo sdegnoso della gioventù – Breve autobiografia di uno scribacchino – al paganesimo scientista di Confessioni di un uomo privo di fede, per approdare alla mediazione stanca di Alcune notazioni su una Non-entità.
Per quanto tutte interessanti, senza dubbio Confessioni di un uomo privo di fede risulta la maggiormente pittoresca. Lovecraft ripercorre con affetto la sua infanzia, dalla scoperta delle Mille e una notte, allo stimolo incredibile del paganesimo classico di Age of Fables, di Bulfinch, all'approdo nostalgico nel XVIII secolo per lui autentica età dell'oro (e ammettiamolo: non aveva tutti i torti...).

La madre spesso bistrattata in molte biografie, incoraggiò tuttavia molto le attività del figlio, permettendogli ad esempio di vestire da arabo...

Negli anni successivi aggiunsi alle mie credenze sovrannaturali le favole dei Grimm e le Mille e una notte; e prima dei cinque anni, a dire la verità, avevo poca scelta tra queste speculazioni, sebbene per attrattiva preferissi le Mille e una notte. Una volta allestii una collezione giovanile di ceramiche orientali e objects d'arts, proclamandomi un devoto musulmano e assumendo lo pseudonimo di “Abudl Alhazred”.
Nome come intuiranno gli appassionati con futuri, terrificanti riutilizzi...
Ma non tardò molto prima che Lovecraft scoprisse l'Odissea e l'affascinante mitologia greco-romana. Fu il momento di una conversione non solo infantile, ma intellettuale. La principale fonte per Lovecraft era The Age of Fables, or Beauties of Mythology, di Thomas Bulfinch, pubblicato nel 1855. L'aspetto veramente divertente della faccenda, come notano Guarriello e S.T. Joshi nelle note a piè di pagina, sta nella dichiarazione di Bulfinch nella prefazione:

Le religioni dell'antica Grecia e Roma sono estinte. Le cosiddette divinità dell'Olimpo non hanno un solo fedele tra gli esseri umani.
In barba a tutto ciò, Lovecraft intanto dimostrava con infantile cocciutaggine che un credente ancora respirava...

A sette-otto anni ero un autentico pagano, talmente ebbro della bellezza della Grecia che acquisii una credenza sincera negli antichi dei e negli spiriti della natura. Ho davvero costruito altari dedicati a Pan, Apollo, Diana e Atena, e al tramonto ho tenuto gli occhi ben aperti per scorgere driadi e satiri nei boschi. Una volta ho persino creduto d'aver intravisto alcune di queste creature silvane danzare sotto le querce d'autunno (…)

Per arricchire la raccolta, i curatori hanno aggiunto oltre all'appendice diversi testi collaterali, finora inediti. Oltre alla rubrica della United Amateur Association, che svolse un ruolo sottaciuto ma fondamentale per Lovecraft e il suo isolamento, un inserto inedito sono delle pubblicità commissionate a metà anni venti. Sempre in cerca di lavoro, Lovecraft accettò una commissione di cinque brevi pezzi pubblicitari, per conto di Yesley, un amico di Arthur Leeds. Gli articoli non vennero poi pubblicati e il povero H.P. non venne retribuito, un copione già visto e stravisto.
Sono affascinanti perché non essendo Lovecraft un pubblicista si concentrano sul passato coloniale degli oggetti. L'effetto è (quasi) trash, perché sono pubblicità scritte con stile terribilmente erudito e ampolloso, dove l'unico pregio del prodotto sembra derivare dalla sua ripresa di modelli antichi. Abbiamo dunque porcellane, robuste ed efficienti perché ispirate al 700', l'orologio a pendolo “vero orgoglio yankee”, le poltrone imbottite e gli sgabelli nello stile dei “Padri pellegrini”.
Cosa non si deve scrivere per un tozzo di pane...

Con questa azienda possiamo attraversare a piacimento l'epoca coloniale, scegliendo uno specchio Regina Anna, una sedia a dondolo tappezzata di chinz, una credenza Plymouth, un cassettone a sei gambe, un secretaire Chippendale nello stile di Salem, o un delicato letto a baldacchino Impero, con la medesima sicurezza nella fedeltà degli articoli ai loro modelli e predecessori. I mobili Darnesk, in breve, sono una legittima continuazione del buon spirito Yankee piuttosto che semplici riproduzioni; e forse costituiscono gli unici prodotti contemporanei in stile coloniale che un intenditore preparato potrebbe scambiare per veri oggetti del diciassettesimo, diciottesimo e primo diciannovesimo secolo.

Di maggiore interesse invece una biografia spuria verso la fine del saggio, tratta da una lettera di Lovecraft del luglio del 1929, intitolata semplicemente Parla HPL, Un abbozzo autobiografico (tit. originale “Ec'h-Pi-El Speaks: An Autobiographical Sketch”). Parla HPL ricapitola le precedenti biografie, ma essendo scritta ormai a quarant'anni contengono annotazioni curiose.
Oltre alla già citata umiltà, Lovecraft giunge a considerasi mostruosamente vecchio; scrive infatti:

Devo infine scusarmi per questo flusso di loquacità senile! Questo è il modo in cui si manifesta la vecchiaia quando le si dà l'occasione di rammentare i giorni andati – in particolare il paesaggio circostante provoca immancabilmente la suggestione del passato, proprio come la riva boscosa di questo fiume.
Questa e simile annotazioni, come detto, lasciano piuttosto perplessi perchè Lovecraft aveva appena quarant'anni (39, per l'esattezza) che sarebbe un'età straordinaria per definirsi addirittura “senili”. Senza dubbio un po' si scherza, ma viene da domandarsi quali vette di depressione e scoraggiamento doveva provare, per definirsi tanto anziano. 

Utilissima, per concludere, la bibliografia al termine.
Guarriello raggruppa in due categorie le biografie di Lovecraft; dalle edizioni estere vecchie e nuove alle edizioni nostrane. Era quello che cercavo da un bel po' di tempo e chiamatemi folle ma costituisce la parte più in assoluto utile del saggio. E' quel genere di catalogo che ai lettori casuali può sembrare inutile, ma che in realtà si rivela, e si sta rivelando, utilissimo sul piano pratico.
Per i curiosi, ho individuato una biografia assolutamente da possedere in inglese....

A Haunted Mind: Inside the Dark, Twisted World of H.P. Lovecraft, di Bob Curran (New Page Books, 2012, pp. 288).
Tra storia e mito, folklore e biografia, la vita personale di HPL viene esplorata per scoprire quali sono le motivazioni da cui nasce la sua opera. I misteri che avvolgono la figura dello scrittore prevalgono sui fatti reali, e si riporta Lovecraft in quell'aura di leggenda messa in secondo piano dalla critica più accorta.
Si direbbe poverissimo materiale per la critica, ma ottimo per la narrativa! 
E per par condicio una in italiano...
Lovecraft e le ombre, di Frank Belknap Long (Profondo Rosso, 2011, pp. 224). Traduzione italiana del volume H.P. Lovecraft: Dreamer on the Nightside, pubblicato nel 1975 dalla Arkham House, in cui Long, che fu per lungo tempo amico personale e corrispondente di HPL, riversa tutte le sue memorie su Lovecraft “uomo”. Pur se dispersivo e privo di rigore sistematico per essere una vera biografia, è una vivida, diretta e anche commovente testimonianza di un lungo e intimo rapporto di amicizia. F.B. Long scrive con la discrezione di un amico personale e concentra la sua biografia sopratutto sugli aspetti intellettuali legati ai suoi ricordi di Lovecraft.

Fonti:
Parola di Lovecraft. Tutti gli scritti autobiografici del maestro della letteratura fantastica, Editrice La Torre.

3 commenti:

Andrea Bonazzi ha detto...

Il libro di Bob Curran è totalmente inaffidabile come "saggio" su Lovecraft, e puro intrattenimento su tutto il resto. http://weirdletter.blogspot.it/2012/10/a-haunted-mind-nel-mondo-oscuro-e.html

Pietro Guarriello ha detto...

Ottima recensione, grazie. Lovecraft è sempre una lettura sorprendente, anche quando scrive testi di pubblicità commerciale...
Se poi ti piace il mio sistema di annotazione, prova anche questo:

http://weirdletter.blogspot.it/2012/05/il-libro-dei-gatti-di-hp-lovecraft.html

Coscienza ha detto...

Benvenuti! :-)

@Andrea Bonazzi Eh, immaginavo, inoltre le recensioni anglofone su Goodreads giustamente lo massacrano. L'idea era di trarne spunti per racconti in generale, più che utilizzarlo come fonte.
Ottimo articolo!

@Pietro Guarriello Grazie per aver commentato sul blog, lo considero un grande onore :-)
Il libro dei gatti è già nella mia lista di compere, essendo poi Trieste letteralmente inondata di questi magici felini >.<