venerdì 18 luglio 2014

La foresta dei Mitago, di Robert Holdstock


Alcune storie hanno la magica capacità di funzionare indipendentemente dal loro recipiente, di variare forma e stile ma restare ugualmente meravigliose. 
La foresta dei Mitago tecnicamente è un fantasy, scritto dal buon Robert Holdstock negli anni Ottanta con lo stile che ci aspetterebbe da uno scrittore di vent'anni fa e dallo stile caratteristico dei libri per l'adolescenza. Mai stupido, ma ciò non di meno piuttosto semplice, lineare. Siamo in prima persona nella testa del protagonista, abbondano le spiegazioni a ogni voltar di pagina e di tanto in tanto quando l'azione si fa concitata, la telecamera scende a inquadrare il furore del combattimento.

Tuttavia, non sarebbe difficile immaginare un'uguale storia scritta a fine settecento da un illuminista francese, o ancor più vergata da un simil-Dickens nel periodo tardovittoriano. Esempi abbozzati per spiegare quanto l'avventura di Holdstock funzionerebbe pur variando elementi e stile, a conferma della bontà della storia. Dopotutto, questo è quanto dovrebbe caratterizzare ogni classico che si rispetti e in misura maggiore ogni Fantasy: una storia che resti avvincente nonostante il passare delle generazioni. Non sono mai le opere letterarie dallo stile aulico e dai sottili messaggi politici a sopravvivere, quanto piuttosto quelle dalla storia migliore. Nel darwinismo letterario, lo Hobbit continua a essere letto proprio perché allegramente slegato da ogni metafora legata al 1937 in cui veniva scritto; e ancor più perché scritto per intrattenere prima di tutto e solo secondariamente per educare.

Cos'è il Mitago?
Citando il diario del padre del giovane protagonista, i Mitago sono entità reali che nascono per azione della magia del bosco e che sono tanto più solide quanto più affondano negli archetipi della cultura del protagonista. La forza primigenia del bosco attinge dalla mente del visitatore modelli culturali e antichi miti, che col tempo se si risiede a sufficienza nel bosco generano queste entità in carne e ossa, i Mitago. 
E' un po' come se Jung avesse deciso di darsi al fantasy!

Chiamo questi periodi particolari interfacce culturali; formano delle zone, limitate nello spazio dai confini del paese, naturalmente, ma limitate anche nel tempo; periodi di alcuni anni, di circa un decennio, in cui le due culture (quella dell'invaso e dell'invasore) si trovano in una fase estremamente angosciosa. I mitago nascono dalla forza dell'odio, dalla paura, e prendono forma nelle aree boscose, da cui possono uscire (come la forma Artù, o Artorius, l'individuo possente dalle doti carismatiche di capo) o in cui possono rimanere, costituendo una forma nascosta di speranza (la forma Robin Hood, Hereward forse, e naturalmente la forma-eroe che io chiamo Twigling, spina nel fianco per i romani in moltissime parti del paese)
(…)
- Secondo il vecchio, tutte le forme di vita sono circondate da un'aura di energia; l'aura umana si manifesta come debole bagliore in presenza di particolari condizioni di luce. In questi boschi antichi, boschi primitivi delle origini, l'aura combinata forma qualcosa di molto più potente, una specie di campo creativo che può interagire col nostro inconscio. Ed è nell'inconscio che si trova quello che lui chiama pre-mitago... Il termine deriva da mito e imago, l'immagine della forma idealizzata di una creatura mitica. L'immagine si materializza in un ambiente naturale, acquista consistenza, sostanza... carne, sangue, indumenti, e come hai visto armi. La forma del mito idealizzato, la figura eroica, muta coi cambiamenti culturali, assumendo l'identità e la tecnologia del tempo –

Stephen è figlio di un bizzarro professore sempre assorto nei suoi studi e vive assieme al fratello Christian a Oak Lodge, una casa di campagna nelle vicinanze di un boschetto che si dice assai antico. Alla chiamata di leva, nel 1944 Stephen è chiamato a combattere in Francia e ritorna in patria solo dopo una lunga convalescenza, dovuta a una ferita di guerra. Sia la madre, che qualche anno dopo il padre, sono deceduti dopo un periodo di follia e meditazione ai margini del boschetto; nel frattempo Christian s'è legato a una ragazza del luogo, una certa Guiwenneth, e leggendo il diario del padre ha scelto di continuare gli esperimenti. Tornato a Oak Lodge, Stephen vi trova suo fratello in uno stato di abbrutimento ai limiti della follia, e scopre che Guiwenneth è una Mitago, un'incarnazione del bosco. La ragazza era la personificazione della ribellione dei celti contro l'oppressore romano, una sorta di Boudicca. Un altro Mitago l'ha uccisa, ma Christian afferma che può farla risuscitare, ritornando nel cuore del bosco e risvegliando il suo archetipo...

Già da questo maldestro tentativi di sinossi dovreste comprendere quanto sia complessa l'opera di Holdstock. Tutto ruota attorno ai Mitago, questi archetipi redivivi, che pensano e agiscono (e amano!) come reali persone. Man mano che Steve giunge a conoscere i poteri del bosco, la situazione s'affolla e complica, in un intreccio di mitologie, ricordi e frammenti di diario. Compaiono gli archetipi più famosi, come re Artù o Robin Hood. Ma Holdstock sembra avere un debole per le popolazioni più antiche, dai villaggi del Neolitico, ai Celti, ai sassoni invasori del V secolo. A loro volta, questi Mitago, queste “mitologie viventi” raccontano altri miti e altre storie, che Holdstock abilmente mantiene astruse e difficili, comunicando efficacissimamente la lontananza dell'uomo moderno dai suoi antenati primordiali. Prima della spazzata pragmatica del Cristianesimo, il paganesimo era un affare complesso e astruso.

L'oggetto più bello era un piccolo cavallo d'avorio, molto stilizzato, col corpo stranamente grasso e le gambe sottili ma scolpite splendidamente. Da un foro nel collo si capiva che si trattava di un ciondolo. Sul cavallo era incisa l'immagine inequivocabile di due esseri umani che copulavano.
“Il Tempio del Cavallo è ancora deserto; ormai, definitivamente, credo. Lo sciamano è tornato nelle terre centrali, oltre il grande fuoco di cui ha parlato. Mi ha lasciato un dono. Il fuoco mi rende perplesso. Perché lui aveva tanta paura del fuoco? Cosa c'è oltre il fuoco?”


I Mitago che più svolgono un ruolo nel plot della storia sono tuttavia due: Guiwenneth e Urscumug.

Guiwenneth, come detto, è il Mitago della resistenza celtica. 
Creata in origine dalla mente del padre di Steve, viene da questi immaginata come l'archetipo della fanciulla bella e indifesa, la personificazione del sole e della primavera.
Dopo la sua uccisione per mano di meno pacifici Mitago, la seconda Guiwenneth, creata dalla mente del figlio, Christian, accentua gli aspetti guerrieri del personaggio. 
Più Boudicca che boutique, si direbbe. Il nuovo Mitago, che dalla nascita dal ventre del bosco acquista un suo carattere e una sua personalità, s'innamora di Christian, che decide di sposarla. Tuttavia, ancora una volta un Mitago ostile la uccide, conducendo il fratello del protagonista alla follia. Nonostante le proteste di Stephen, Christian s'addentra nel boschetto, alla ricerca di un modo per ritrovare l'amata.
E si giunge alla terza incarnazione, la Guiwenneth di Stephen, che congiunge i due aspetti opposti, guerra e amore. Ripetendo un copione già visto, la Guiwenneth compare presso Oak Lodge, acquista una sua indipendenza e fatalmente innamora Steve.

La difficoltà di giudicare questo personaggio è data dall'essere incarnazione dei desideri e dell'archetipo culturale dei diversi creatori. Così la prima Guiwenneth, che conosciamo dal solo diario del padre, è una ragazza indifesa perché la mente del suo creatore è ancora tardovittoriana e di conseguenza per un gentleman la donna non può che essere oggetto di desiderio da salvare.
Nel caso di Stephen, la terza Guiwenneth che vediamo agire e parlare sotto i nostri occhi è di gran lunga più attiva e indipendente, quasi selvaggia. Progressivamente stringerà un forte rapporto col protagonista, fino al ritorno di Christian che la scambierà per la sua Guiwenneth, resuscitata.
Un bel pasticcio...

E' chiaro che ogni critica verso il modo con cui Holdstock tratta Guiwenneth sarebbe tranquillamente giustificabile affermando che eventuali difetti o stupidità sono attribuibili a Stephen. 
Tuttavia, verso metà del libro c'è un paragrafo che stona con quanto detto. La Guiwenneth di Steve, fino ad allora descritta come una donna intelligente, s'innamora e progressivamente viene descritta sempre più stupida e sciocca. Holdstock addirittura la fa retrocedere dal cacciare cinghiali, all'occuparsi della cucina di casa! Com'è possibile che un'incarnazione della cultura celtica trovi entusiasmante il ruolo di casalinga
E' una nota stonata di piccolo conto, ma che mi ha dato parecchio fastidio. Abbiamo un personaggio indubbiamente “forte” (e anche simpatico, cosa piuttosto rara) che viene lobotomizzato per “l'amore”. Da lì in poi, Guiwenneth verrà rapita da Christian e diventerà la classica fanciulla da salvare, un meccanismo narrativo senza più ruolo nella storia. Diventa solo una ricompensa, il loot per la quest di Steve. 
In altre parole, solo un obiettivo da perseguire.


L'Urscumug è il Mitago più terrorizzante. E' l'archetipo più antico di tutti, l'Estraneo. Non lo straniero amichevole a cui dare asilo o con cui commerciare, ma l'invasore, possessore di una tecnologia (o di una cultura: stessa cosa in fondo) che minaccia la comunità. Già presente nel Neolitico, l'Estraneo è inoltre l'unica vera creazione del padre di Stephen; è un essere brutale, mostruoso, nato non dalla speranza, come Guiwenneth, ma dall'odio, dalla frustrazione immensa di un vecchio che non vuole morire. Più in generale nel romanzo è il padre cattivo, che minaccia e soffoca sia Stephen che Christian. Mentre leggevo, lo immaginavo come il Cerv(uomo) prutrefatto di molti Horror nella foresta. Un buon esempio di cos'intendo è il mostro del racconto Una facile preda, di Malpertuis.

Il romanzo di Holdstock, anche soprassedendo sulla povera Guiwenneth, è tutt'altro che perfetto.
Nella prima metà, la vicenda si dipana lentamente, immersa nelle meditazioni del protagonista. L'elemento fantastico è ridotto al minimo, inframezzato dalle pagine del diario del padre.
Noi scrittori fantasy inoltre siamo tutti un po' luddisti e Holdstock non fa certo eccezione.
Steve nonostante sia circondato di selvaggi Mitago dell'età della pietra non usa armi da fuoco.

(…) presi la massiccia lancia con la punta di selce che avevo costruito durante le settimane di dicembre. Era uno strumento di difesa rudimentale e primitivo, però dava un senso di sicurezza soddisfacente, più di qualsiasi arma da fuoco. Che altro dovevo usare contro entità primitive, se non uno strumento primitivo!

Stronzate! Dovessi affrontare creature fantastiche come minimo mi attrezzerei con un fucile per la lunga distanza e una mitraglietta per la breve. Ma non sarebbe risultato altrettanto romantico, suppongo...

Se riuscite a stringere i denti e superare i paragrafi dell'idillio con Guiwenneth, il viaggio di Stephen ripaga ampiamente le fatiche. 
Più ci si avvicina al centro del bosco fatato, più il senso di Wonder s'accentua, anzi straripa senz'argini. I Mitago non sono più semplici persone, diventano interi villaggi, addirittura edifici d'altre epoche. 
Torri del periodo dell'incastellamento, ville romane abbandonato nel V secolo, residenze in stile Tudor... 
Mitologie e popoli si susseguono e sovrappongono l'uno sull'altro, in una confusione di culture straordinaria. Significativamente, Holdstock lascia da parte le religioni del libro. 
Sarebbe stato interessante inserire nella storia un eremita santone in meditazione, o una chiesetta “miracolata” fonte di pellegrinaggio (potente archetipo!). Tuttavia, l'immaginazione di Holdstock è risolutamente pagana. Nonostante i tentativi di amalgama, infatti, il monoteismo male si concilia con gli dell'antichità e con il tipo di mitologie panteiste che ricerca Holdstock. Questa non è una critica a nessuna delle due parti, s'intenda! E' chiaro però che se credi che il bosco abbia una sua “magia” non puoi al contempo ospitarvi dentro una religione che perseguita la magia, è tipica delle città e nasce in opposizione alla natura.

Devo ammettere, che più ci ripenso, più mi rendo conto di quanto mi sarebbe piaciuto un romanzo del genere da bambino. Nonostante i difetti, è da tanto che non leggevo un fantasy così originale sul piano delle idee e della documentazione. Holdstock aveva tutte le carte in regola per diventare un classico; ora invece gli scaffali che dovrebbero ospitarlo vomitano spazzatura firmata Christopher Paolini e Stephenie Meyer. 
Nulla di nuovo sul fronte occidentale del Fantasy!

2 commenti:

Salomon Xeno ha detto...

Tempo fa (ho controllato, esattamente un anno!) un tizio mi suggerì questo libro, commentando un mio post in cui... sai, quei soliti post in cui si parla di tropi e cliché, ecco. Insomma, me lo consiglia e io me lo dimentico, complice anche il fatto che o vado in cerca del tal libro oppure in libreria incappo solo in una marea di fuffa e poche novità significativa. Grazie per avermelo ricordato!

(Comunque anch'io voto per le armi da fuoco. La prima critica "estetica" che faccio ad Abercrombie, il cui rinascimento ha il sapore di chi osa troppo poco per abbattere il cliché della spada e quant'altro.)

Coscienza ha detto...

Un articolo davvero provvidenziale, allora! Purtroppo la saga dei Mitago meriterebbe una ristampa, trovarla in cartaceo non è facilissimo...

Il problema delle armi da fuoco affligge anche Dimitri. Mi ricordo sia in Pan che nell'Età sottile diversi passaggi Wtf contro le pistole. "Ai maghi non servono queste cose!" ecc ecc