Non sono esperto di videogiochi al
punto d'affermare se è stata una presentazione epocale, ma
sicuramente il valore delle nuove consolle è stato per una volta
efficacemente dimostrato.
In attesa che l'E3 termini, ho pensato
di vivisezionare il trailer del maestro Kojima, che si è finalmente
degnato di presentare il suo ultimo lavoro, con cui ci aveva tanto
stuzzicato negli ultimi anni. Siamo finalmente in presenza di
gameplay, e particolare ancor più interessante, gameplay cazzuto, e
per molti versi innovativo, seppur nei canoni dello stealth.
Ma non sono qui per discutere sui
possibili risvolti in termini di gameplay, né di storia,
considerando che non sono un seguace della saga di Metal Gear.
Certo,
ne conosco i capisaldi, ma non voglio commettere gaffe in fatto di
trama e personaggi.
Certamente Kojima ha pestato duro. E
non solo in termini di "gioco", o trama: ha pestato duro
anche in termini di coraggio e brutalità. La versione del trailer
presentata all'E3 era impressionante, e non esente da crudezze, ma
l'extensive trailer mira al brivido, e sembra consapevolmente
sfiorare, se non abbracciare con presa spezzaossa, temi scottanti,
attraverso immagini di notevole violenza.
Abbiamo nei primi secondi una donna
torturata, a cui seguono bambini soldato, a cui seguono
waterboarding, esecuzioni a sangue freddo e uno strambo intervento a
stomaco aperto... E senza anestesia, a giudicare dalle urla.
Questo pone un dilemma, perché non è
la prima volta che contenuti forti vengono presentati ai pad di
giocatori di tutto il mondo.
Tuttavia, si era sempre trattato di
produzioni indie, limitate a veterani e interessati, solitamente
presenti sul pc.
Kojima rischia, più che le accuse dei
moralisti, un'assuefazione alla violenza, trainata dal suo esempio.
E' indubbio che per molti sia un modello, ed è indubbio che il gioco
sarà (spero!) un buon successo. Tuttavia non gradirei che
l'esasperazione del male e della disperazione presentata nel trailer
venga subito presa di mira e imitata, o se possibile surclassata, in
un continuo tentativo di alzare l'asticella del moralmente
accettabile.