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martedì 5 marzo 2013

Uno starnuto.


Non sono un grande fan della televisione.

Non intendo demonizzarla, giacché troppi apocalittici ingombrano le discariche di giornali e siti web, lamentando i molteplici pericoli della rete, dei videogiochi, della televisione. 
Non ritengo che spegnendo la televisione si giunga a meravigliose scoperte sulla natura del cosmo, o a improvvisi scoppi di vitalità repressa dal behemot catodico. 
Lo spettatore dal cervello atrofizzato passando dalla televisione a Internet non realizzerà grandi progressi, se le sue attività si limiteranno a interminabili ore di cazzeggio sui social network, 
o a (in) esauste seghe su you porn.

Se non cambiano le modalità di fruizione del medium, dal passivo di cinema&televisione, 
al più attivo ruolo svolto con la rete serve poco rottamare il cubo nero.
In altre parole, senza cambio di mentalità non c'è reale progresso.


Tuttavia, ogni volta che in casa d'altri fisso costretto qualche rozzo programma, 
non posso sfuggire alla totale sensazione d'irrealtà di reality e telegiornali. 
Non sembra reale, quella roba. 
Non c'è alcun nesso fra quanto la giornalista televisiva afferma e quanto conosco. 
C'è una totale dissonanza cognitiva. Il mondo presentato dalla televisione puzza di realtà alternativa.
Ucronia. Matrice spiazzante. E la pulizia dei volti? La perfezione dei movimenti?
Le notizie vengono trasformate, mutate. Bianco diventa nero, nero diventa bianco. 
La natura della trasmissione catodica distorce la natura stessa della realtà. 
O meglio, come ogni medium crea la sua piccola porzione di realtà, al cui interno domina con sovranità assoluta. Well, il 99% delle volte, almeno.

venerdì 14 dicembre 2012

Pipe of the week (8)


Ho scoperto con gioia che per l'impossibile esame che sto affrontando, fumare la pipa è un autentico balsamo per lo studio. Ancor più quando investigando sul filosofo oggetto del corso (filosofia teoretica, Derrida) scopro ch'era un accanito fumatore di pipa.
Certo, dopo che leggi cose del genere...


<< Imene: Nello stesso tempo (e, naturalmente, nè... nè...) verginità del velo e consumazione, velamento e svelamento, distanza e prossimità, differenza e confusione, fuori e dentro, ecc..., l'imene disfa, insieme al valore di verità (svelamento), ogni opposizione binaria e ogni riconciliazione dialettica. La scrittura, precisamente, è ciò che mette in opera questo imene fra l'uno e l'altro. >>

O quest'altra roba...

<< Può chiarire ciò che lei chiama, con una parola che potrebbe essere buona a tutti gli usi, fallogocentrismo? Qual'è la sua portata nel lavoro generale di decostruzione che lei pratica? 

- Con la parola "Fallogocentrismo" tento di assorbire, facendo inghiottire perfino il trattino che li rende reciprocamente pertinenti, da un lato ciò che ho chiamato logocentrismo, e dall'altro lo stratagemma fallocentrista, ovunque esso operi. Si tratta di un unico e medesimo sistema: creazione del logos paterno ( il discorso, il nome proprio dinastico, re, legge, voce, io, velo dell'io-la-verità-parlo, ecc) e del fallo come "significante privilegiato" (Lacan). >> (cit. Posizioni)

Cosa ci fumavi in quella dannata pipa, Derrida? Tabacco, davvero?


Al di là di tutto, la sua decostruzione spakka, onde per cui ne parlerò in futuro.
Anzi, scriverò.
Perchè devo superare la posizione metafisica logocentrica.
Quindi dovrò scrivere e non scrivere, inscrivendo fra le righe la tesi della decostruzione, che ovviamente non è una tesi altrimenti risulterebbe logocentrica, e totalitaria, come totalitario è ogni -centrismo e dunque...Sigh.
E visto che sono contrario al -centrismo del logos, alla voce viva, e al maschile che a esso associato, e che elimina ciò che è non-occidentale e femmineo, ecco a voi una donna che fuma la pipa (LoL)