martedì 5 marzo 2013

Uno starnuto.


Non sono un grande fan della televisione.

Non intendo demonizzarla, giacché troppi apocalittici ingombrano le discariche di giornali e siti web, lamentando i molteplici pericoli della rete, dei videogiochi, della televisione. 
Non ritengo che spegnendo la televisione si giunga a meravigliose scoperte sulla natura del cosmo, o a improvvisi scoppi di vitalità repressa dal behemot catodico. 
Lo spettatore dal cervello atrofizzato passando dalla televisione a Internet non realizzerà grandi progressi, se le sue attività si limiteranno a interminabili ore di cazzeggio sui social network, 
o a (in) esauste seghe su you porn.

Se non cambiano le modalità di fruizione del medium, dal passivo di cinema&televisione, 
al più attivo ruolo svolto con la rete serve poco rottamare il cubo nero.
In altre parole, senza cambio di mentalità non c'è reale progresso.


Tuttavia, ogni volta che in casa d'altri fisso costretto qualche rozzo programma, 
non posso sfuggire alla totale sensazione d'irrealtà di reality e telegiornali. 
Non sembra reale, quella roba. 
Non c'è alcun nesso fra quanto la giornalista televisiva afferma e quanto conosco. 
C'è una totale dissonanza cognitiva. Il mondo presentato dalla televisione puzza di realtà alternativa.
Ucronia. Matrice spiazzante. E la pulizia dei volti? La perfezione dei movimenti?
Le notizie vengono trasformate, mutate. Bianco diventa nero, nero diventa bianco. 
La natura della trasmissione catodica distorce la natura stessa della realtà. 
O meglio, come ogni medium crea la sua piccola porzione di realtà, al cui interno domina con sovranità assoluta. Well, il 99% delle volte, almeno.

Avete mai visto Matrix? Avanti, certo che l'avete visto.
Dopotutto sono scribacchini nerd come il sottoscritto a leggere questo blog, chi altri? ^__^
Nell'istante prima che Neo combatta per la prima volta, avviene quanto Trinity definisce un deja vu.
Un gatto compare due volte. Impossibile rifrazione di specchio. Matrice spezzata. Imperfezione. 
Appunto: Deja vu. E Neo per l'ennesima volta, comprende: non è reale quanto stiamo vivendo. E' una finzione, un teatrino truccato, pieno di trappole e porte segrete.
Realizza un'epifania, capovolge l'immagine.

Prova a schivare questa cazzata, Derrida ^__^

Lo so, lo so!
E' difficile da credere, a vedere la recitazione di quella maschera di cartapesta chiamata Keanu Reeves.
Ma quanto volevo evidenziare, è la frattura. 
L'epifania. La rivelazione. 
Un singolo, innocente dettaglio. Che sconvolge la matrice.

Tornando al sottoscritto, stavo guardando un'intervista all'orrido Spring Breakers, che coinvolgeva tre scialbe attrici che per l'occasione si fingevano adolescenti, raccontavano interessi e passioni delle rispettive protagoniste nel film.
Notevolissimo martellamento di coglioni.
Ambiente bianco, asettico. Sedie retrofuturistiche anni sessanta, invisibili voci in sottofondo che ponevano domande. La macchina da presa zoomava sulle labbra perfette, sui nasini all'insù. 
Velava le gambe pudicamente (s)coperte. 
Pelle color alabastro, in alcuni casi. Perfetta abbronzatura manualistica. Miracoli dei filtri della macchina da presa, vantaggi del ritocco digitale. 
E poi! Bam! Inaspettata epifania! Nei pochi secondi che precedevano la partenza di uno stacco pubblicitario, l'attrice a sinistra starnutisce. E non uno starnuto di quelli leggeri leggeri, un 'invisibile soffiata di naso. Assolutamente no! Uno starnuto di quelli pesanti, da doppie mani sulla faccia. 
Mi è persino sembrato d'intravedere un moccio che volava per l'ambiente altrimenti pulito all'esasperazione.
E sono rimasto basito, stupefatto.
Quindi quelle attrici erano di carne, erano vive! Starnutivano, respiravano.
Magari chissà, mangiavano persino. La serietà era partita, l'assurdità di quanto vedevo si palesava in tutto il suo orrore. Mezz'ora d'interminabile intervista sulla mediocre creazione di un demiurgo annoiato, pronto a fornire i soliti "alternativi" modelli alle razzolanti galline quattordicenni.
Finzione che raccontava finzione. 
Cos'ancora più grave, finzione mediocre.

Possiamo considerare questo "starnuto" come un microscopico, ma buon esempio di decostruzione. 
Intesa in senso derridiano, come processo che svela quanto nascosto dall'argomentazione dominante, che svela conflitti e contrapposizioni alla base della realtà imposta.
Come processo che si può riconoscere- lo starnuto- ma del tutto involontario dalla nostra volontà.

Come distruzione, nel senso che in questo caso viene smentita l'implicita idea che per non so quale fottuta ragione, un attore sia un essere superiore. Che possa quindi sancire giudizi e opinioni, perché semplicemente famoso. Che sia in altre parole una casta inumana.

Ma al contempo come Costruzione; nel chiedersi se nello scrivere una simile sceneggiatura non commetterei gli stessi errori. Dopotutto, è facile scrivere un plot sull'attuale gioventù che non sia il solito, trito&ritrito appello conservatore? Che non sia quel continuo rimembrare i "bei vecchi tempi" (sic)?

Non è una domanda da poco.

6 commenti:

Alessandro Forlani ha detto...

Questo mi sa che lo condivido urbi & orbi...

Coscienza ha detto...

Onorato :-)

Daniele Tredici ha detto...

Ti consiglio la visione di Antiviral (opera prima del pargololo di Kronemberg) nel caso non l'avessi già fatto...estremizza proprio questo concetto di Star come divinità, osannata in modo quasi religioso, magari la sua visione ti inspirerà un altro post su questa tematica!!

Coscienza ha detto...

Di Antiviral ne aveva anche parlato il mio idolo Bittanti o__o A questo punto devo assolutamente vederlo, sperando di superare una mia mezza paura per aghi e punture, che da quanto ho sentito abbondano nel film :-D

Daniele Tredici ha detto...

Ops, si mi sa che la paura degli aghi e quel film non siano una buona combinazione!!...puoi sempre usarlo come terapia d'urto!

Coscienza ha detto...

Vada per la terapia d'urto, allora XD