La ragazza
che sapeva troppo è un esempio perfetto di un libro ben scritto, ma
uscito nel peggior momento e con il peggior marketing possibile.
Quando si
verifica una moda culturale, un trend, se volete, assistiamo
alla classica curva sinusoide: all'inizio le opere sono poche, ma
buone, magari con un paio di classici di riferimento e un paio di
nuovi romanzi/film a guidare il revival. Seguono le prime imitazioni,
un'apertura mainstream, magari il passaggio dalla carta alla
celluloide, con una nuova ondata cinefila. In un periodo del genere,
basta che compaia la parola chiave nel testo e ci si auto-garantisce
vendite superiori a quanto lo scrittore meriterebbe: un anno fa
bastava citare l'aggettivo “lovecraftiano”, per garantirsi un
retweet, una condivisione, una pubblicità entusiasta. Il Solitario
di Providence raccoglieva entusiasmi. All'alba di questo 2017, la
popolarità di H. P. accusa stanchezza, anche se un'opera come
Providence gli garantisce fiato sufficiente per correre ancora
qualche anno. Inizia la discesa lungo la curva; le recensioni
diventano cattive, i critici si dichiarano “stufi”, la qualità
scende per colpa di ultimi arrivati che cercano rapidamente di farsi
una fama.