La classe
intellettuale (la lobby intellettuale?) possiede sempre un set fisso
di eroi e personaggi che vorrebbe che il “popolo” studiasse e idolatrasse, che variano a seconda del periodo storico e della classe dirigente.
Durante la
Restaurazione, la storia proiettava un raggio glorioso sull'ancient
regime e sulle monarchie, contrapposte al terrore giacobino e
alla tirannia di Napoleone. Gli eroi erano i martiri passivi
trucidati dalla Rivoluzione e i generali e i re che avevano sconfitto
Napoleone, principalmente inglesi come Wellington e Nelson.
Ovviamente,
quanto gli intellettuali vogliono e il popolo desidera, è tutt'altra
cosa. Nessuno ricorda per davvero gli eroi in salsa liberal del '60,
come nessuno ricordava per davvero nel 1820 Napoleone come un
“tiranno”. Al contrario, fin dai primissimi anni, il personaggio
di Bonaparte conobbe un'immensa popolarità, una fama che resiste
tutt'ora caparbia ai revisionisti, ai monarchici, ai liberali, ai
pacifisti: Napoleone è, piaccia o meno, ancora un personaggio
storico positivo.
Se si
domanda a un ragazzino chi è Wellington, difficilmente saprà
rispondere.
Ma il Bonaparte? Egli mantiene un'aura grandiosa,
impossibile da dissipare.
E' quella
che chiamo la “vitalità” dei personaggi storici: alcuni sembrano
destinati a scomparire, altri riemergono nei modi e nelle finalità
più inaspettate. E ovviamente c'è uno scontro (odio?) tra chi i
giornalisti e i demagoghi della classe dirigente vorrebbero “famosi”
e chi invece ricorda e preferisce la gente. I sondaggi in Russia che
rivalutano Stalin e Breznev tra larghe fasce della popolazione, o
l'attaccamento verso eroi, pardon attivisti, come Snowden o Manning,
ritenuti pirati, “pericolosi” idealisti, ladri di informazioni
“segrete”.
E Radetzky?
L'austriaco generale è un esempio di strategia di sopravvivenza al
suo massimo livello, l'equivalente di un trilobita nel campo della
storia. Un uomo dalla parte dell'Austria, un generale, corpacciuto e
conservatore, che combatté in un anno, come il 1848, che vedo
dimenticato persino dagli insegnanti delle Superiori. Eppure il
trilobita Radetzky si fa ancora strada non sui libri, non sui
giornali, ma sulla televisione: il primo dell'anno è La Marcia di
Radetzky a erompere dallo schermo, in un inno che non ha nulla,
assolutamente nulla di moderno.
E' Radetzky,
cazzuto e semplice.
Certo, è
Strauss, è Vienna... eppure non sarebbe così strano che di tempi
così progressisti, tecnologici, fissati col nuovo si scegliesse
qualcosa di più “chic”, più adatto.