Per il Capodanno appena
trascorso, ero a Bassano del Grappa in visita a un mio collega di
studi universitario, cui avevo promesso di venire un giorno. Come ogni volta che viaggio in qualche luogo nuovo, la prima cosa da fare è cercare quant'è, per noi nerd, un rifugio sicuro per un alpinista disperso in montagna: una fumetteria, una libreria, un negozio di
giochi.
C'è stato un qui
pro quo, per cui il negozio di Atom Plastic che pensavo, dal
titolo, essere un negozio di modellismo, si è rivelato un'ottima
fumetteria. L'autobus partiva, aveva ricominciato a nevicare, mi
rifiutavo di uscire a mani vuote: così ho comprato il primo fumetto
che attirasse la mia attenzione, ovvero questo "Il Mastino e
Altre Storie", di Gou Tanabe.
Ciò per spiegare che
normalmente non ho i soldi per comprare fumetti a scatola chiusa, né
per altro l'abitudine di comprare al volo, solo perché attirato
dalla copertina. Leggo volentieri i manga ( a proposito, potremmo
davvero chiamarli “fumetti giapponesi”, esattamente come esistono
i fumetti francesi, invece che relegarli nel recinto dei termini
esotici!) ma li compro e li assaporo comunque raramente. Va da sé,
che se siete di chi è convinto che il fumetto orientale sia
inferiore e ridicolo per principio perché non imita l'assoluto
(ir)realismo degli universi Marvel e Dc Comics, potete anche
sgombrare, passate a leggere altro. Altrimenti, Il Mastino e Altre
Storie è un buon libro.
Gou Tanabe ha scelto
per questa raccolta di storie strettamente fedeli ai racconti di
Lovecraft tre episodi piuttosto iconici: il Tempio, il Mastino (in Italia noto come Il Cane) e La Città senza Nome.