Due fattori fondamentali
concorrono nella scrittura fantasy, accanto alle elementari norme
dello stile e della storia: equilibrio e convinzione.
Sono convinto, in quanto blogger e lettore di lunga data, non scrittore, che la qualità di
un'opera fantasy dipenda dall'abilità di giocoliere con la quale lo
scrittore gestisce gli elementi fantasy al suo interno. Non solamente
nell'effetto a catena secondo cui quanto più prevalente è il
fantasy, quanto più diventa facile scadere nella contraddizione e
nell'improbabile, ma anche nella misura in cui il fantasy viene
gestito di per sé stesso.
Ovvero: si può avere un elemento fantasy
considerato seriamente (Tolkien) o a effetto comico (Pratchett). Si
può scrivere un libro come Il Signore degli Anelli solo per avere un
veicolo con il quale mostrare i propri studi linguistici, o si può
procedere a creare un mondo fantasy per dimostrare la propria geniale
verve satirica. Il secondo non è più improbabile del primo, né
meno erudito. Tuttavia sono forme diverse di approccio al fantasy.
Quindi, accanto all'elemento della qualità, andrebbe fatto risaltare
il tono del fantasy, quale approccio prediligere. Si può disporre di
un elemento fantastico mutuato dalla fantascienza, come con la
narrativa di Andre Norton recensita su Heroic Fantasy Italia, o
mutuato dalla mitologia, o ancora inventato da zero, o animato da
un'ideologia politica di base (China Miéville).
