venerdì 15 gennaio 2016

Liberate lo Spoiler


Se si studia filosofia estetica, o anche solo se si è familiari con la storia dell'arte contemporanea, si saprà che nel '900 lo sforzo principale vuole l'abbandono dell'immagine tradizionale.
Sintetizzo: l'immagine non vuole più essere rinchiusa nel quadro/cornice, né limitata alla prospettiva rinascimentale, all'uso della pittura, alla raffigurazione umana. Sopratutto, si cerca di far sì che l'immagine diventi immagine di se stessa; non “qualcosa” che raffigura “qualcos'altro”, non uno strumento alternativo alla fotografia, ma un'arte a sé stante.
L'immagine non deve per forza raffigurare qualcosa di realmente esistente lì fuori, né rappresentare qualcos'altro al di fuori di sé stessa, ovvero dell'immagine. Si cerca pertanto di mostrare la nuda immagine, esposta come essere puro, astratto dalla realtà.
I quadri travalicano le cornici, i muri del museo, le costrizioni delle pitture tradizionali.

Ovviamente, con il romanzo non è avvenuto nulla di altrettanto rivoluzionario o straniante: sebbene vada osservato che se la pittura esiste da secoli, il romanzo nasce appena con il capitalismo borghese del '700 (Robinson Crusoe di Defoe, Pamela di Richardson, ecc ecc). Tuttavia, nel '900 le avanguardie e numerose sperimentazioni hanno dimostrato come anche il romanzo possa superare il corsetto di convenzioni imposte nell'Ottocento, sviluppandosi a scapito di alcuni punti fissi che si riteneva fondamentali.
Non sono un laureato in lettere, ma la prima metà del ventesimo secolo, le avanguardie, James Joyce e lo stream of consciousness a mio giudizio hanno molto contribuito a liberare il romanzo dalla sua cornice, esattamente come il quadro. Questo tentativo non ha prodotto opere “leggibili”, ma sul piano delle idee si sono compiuti passi da gigante.

La Condizione Umana I, Magritte, 1933, dettaglio


Faccio questo lungo discorso, perchè l'attuale mania dello Spoiler rappresenta in tal senso un passo indietro. Mi spiego. Lo Spoiler, per com'è definito, è svelare finali e dettagli di una trama a un lettore che non l'abbia prima d'ora letta/vista/giocata. L'argomento usato è che gli si rovina “la sorpresa”. Tuttavia, non è fare Spoiler descrivere i sentimenti dei personaggi, così come gli ambienti, o le musiche (se ce ne sono) o la grafica (nei giochi). Limitandoci ai romanzi, lo Spoiler è solo svelare porzioni della storia. E' chiaro dunque che lo Spoiler esiste solo limitatamente alla storia.
I sentimenti, le psicologie, l'aspetto dei protagonisti non costituiscono uno Spoiler, così come non lo sono gli argomenti discussi nel romanzo. In effetti, non si parla mai di Spoiler a proposito di un saggio in uscita in libreria, o di un libro d'attualità.
Colpo di scena nella Trama = Spoiler.
Ma alla fine, questa “Trama” è tanto importante?
E' mai possibile che in quest'era di Spoiler Alert, conti così tanto la storia?
Ricordo raramente di aver apprezzato un film per la sua trama e così con i romanzi. Ho spesso apprezzato i personaggi, le scene, le descrizioni. In tutto ciò la trama svolge una ben misera parte.
Sopratutto, è ironico che si urli tanto “allo Spoiler” se consideriamo che in tutti i recenti blockbuster al cinema la Trama era “semplice” (cit. Frusciante) o appena sufficiente (l'ultimo Star Wars) o ancora semplicemente stupida (film della Marvel docet). In questi casi, l'unica cosa che rovina lo Spoiler è l'Oooh! di sorpresa al cinema, il rovesciamento delle parti, quei neanche dieci secondi d'incredulità dello spettatore.
Dopotutto, non dovremmo nemmeno discuterne: il film è un medium basato sulle immagini, bisognerebbe criticarlo su quell'aspetto e solo in secondo luogo per la storia. Un film la cui visione artistica è interessante e anticonvenzionale risulta preferibile a un film girato e fotografato come tanti altri, ma dall'incredibile trama.
Ma ancora una volta, cosa intendete per una buona trama?
Esistono film, così come romanzi, dove personaggi bene caratterizzati fanno cose stupide in storie stupide.
Esistono film, così come romanzi, dove bellissimi paesaggi vedono storie del tutto stereotipate.
Credo sia necessario incominciare a dare meno importanza a questo feticcio chiamato “storia” e criticare maggiormente un prodotto d'intrattenimento per le sensazioni, le scene, la serietà con cui si svolge.
La narrativa umoristica non ha mai avuto trame forti: la bravura dell'autore si basa sul gestire delle “scenette”. E allora? Funzionano alla grande, anzi meglio se non fossero appesantite da un intreccio complicato e astruso.
I migliori horror hanno da sempre avuto trame deboli. Tutta la scena dell'orrore è flagellata da storie scarse, dove le scene appaiono scollegate. Ripeto: e allora? Forse certi mostri incutono meno terrore o ci affezioniamo meno a certi personaggi?
Un horror dove il lettore è spaventato e inquieto, ma la trama ha buchi di sceneggiatura va benissimo. Un horror dove la storia è perfetta, ma (forse proprio per questo) il lettore si annoia è un disastro.
La fantascienza si basa sul sense of wonder, non sulla storia. La novità fantascientifica può essere introdotta in modo rozzo e la storia può avere stupidi colpi di scena, e allora? L'importante è la meraviglia scientifica del lettore.
Dobbiamo proprio parlare del Fantasy? Il genere è già stereotipato di suo e le storie nella Cerca dell'Eroe e nello scontro Bene vs Male da sempre sono lo zimbello degli intellettuali. Ma come con l'horror, non importa. Ci sono romanzi fantasy eccellenti, dove la trama è debole, debolissima.
Il Signore degli Anelli, come storia, non funziona. Sul serio, fa schifo. 
Frodo e Sam si dirigono verso Il Monte Fato e intanto tutti gli altri personaggi della “storia”, cosa fanno? Vagano a caso con Gandalf tra Rohan e Minas Tirith, combattendo le orde del male di Sauron. Ha senso, nella storia, che metà dei personaggi sia sprecata così a macellare orchi presso il cancello nero quando l'anello è a chilometri e chilometri di distanza? Non importa, ovviamente. Perchè quella volpe di Tolkien descrive un mondo particolareggiato e credibile, con belle scene di battaglia e personaggi cui ci affezioniamo. Certo, la trama è stupida. Come in tutto il Fantasy.

Lo Spoiler è una mania ignorante e superstiziosa, di chi legge e guarda solo superficialmente un prodotto culturale. Un romanzo si legge anche conoscendo il finale, perchè è il viaggio a contare. Si apprezza un film per tanti fattori e davvero l'ultimo di questi è la trama. Sia Mad Max che Star Wars sono in primo luogo apprezzabili per la regia e il setting, non per la trama. La bellezza delle prime scene del Risveglio della Forza, dalle rovine delle astronavi spiaggiate e “invecchiate” alla realtà brulicante del mercato locale, prescindono dalla trama.
Ugualmente, l'impatto dei colori e degli inseguimenti di Mad Max resta anche dopo una seconda, terza visione. Il mondo è lì, sporco e vibrante.

Heavy Metal Magazine, copertina surrealista del febbraio 1980
Se non rileggete mai le vostre opere preferite, se per voi guardare un film o leggere un romanzo una volta sola è sufficiente, in effetti lo Spoiler è un pericolo.
Se considerate un romanzo o un film come una corsa sull'otto-volante, come niente di più che leggere una “buona storia” dove si ride quando si deve ridere e ci si emoziona quando ci si deve emozionare, in effetti lo Spoiler è un pericolo.
Posso comprendere che da questo punto di vista, da quello di un bruto che vuole solo divertirsi, lo Spoiler è in effetti un pericolo, perchè gli rovina l'unico triste modo che ha di apprezzare un'opera.
Non voglio nemmeno indicare col dito o rimproverare. Vi vorrei solo invitare a riflettere che così facendo, fissandovi sullo Spoiler e sulla trama, vi perdete davvero tanto. Avete lì fuori interi universi da esplorare, pieni di intelligent fun e bellezza, ma li ignorate. Non è nemmeno colpa nostra/vostra: imparare a leggere sul serio, ad apprezzare realmente un opera letteraria, andrebbe già insegnato dalle scuole medie in poi. E' nei programmi scolastici, diamine. Evidentemente però, mancanze sia da dietro la cattedra (il professore) che da davanti (gli alunni) che dall'alto (i fondi) rendono necessario tutto quest'articolo.

Vi siete ritagliati una cornice di Spoiler e colpi di scena e il quadro che vi trovate dentro invariabilmente è vacuo e insoddisfacente, come tutte le opere ridotte alla sola trama. Uscite da quella cazzo di cornice. Apprezzate un romanzo per le sensazioni che trasmette, per l'impatto delle scene, per i personaggi, per lo stile di scrittura... Lasciate perdere la “trama”.  

7 commenti:

AleK ha detto...

Su certi punti non sono totalmente d'accordo, ma sul messaggio finale sì, al 100%.

Per me se si percepisce che un'opera (film, libro, fumetto...) venga "rovinata" da un'anticipazione di trama, significa che era un'opera mediocre se non inutile.
Leggi un "giallo"e ti interessa solo sapere chi era il colpevole e come lo scoprono? Ti anticipano chi sia e ti incazzi perché ti hanno "rovinato" il libro? Non stai leggendo, stai facendo un sudoku (però tranquillo, è un tuo diritto buttare via il tuo tempo e non sarò io a rovinarti il piacere ^^).

Una buona opera può essere rivista e riletta n-volte risultando sempre godibile e interessante, mentre un capolavoro ci stupirà sempre con qualcosa di nuovo su cui riflettere.

Coscienza ha detto...

@AleK
Dipende in ultima analisi da quant'è "ampia" la definizione di trama che possiede il lettore. Io l'ho intesa in senso molto ristretto, altri potrebbero includere lo sviluppo dei personaggi e del setting come parte integrante di una buona storia.

Il paragone coi sudoku è davvero calzante. Adesso che ci penso, oltre ai gialli, gli horror la cui trama è particolarmente sviluppata di solito si rivelano nel finale dei thriller (conta ancora una volta, la "sorpresa").

Marco Grande Arbitro ha detto...

Capisco quello che dici. Tempo fa la pensavo come te, poi per forza di cose mi sono adattato. Mi sono sottomesso alla parola "Spoiler"... Non dico più nulla e mi faccio i 'zzi miei ahaha

Marco Straforini ha detto...

I miei romanzi e film preferiti li rileggo e riguardo con passione, perché non è certo la sorpresa finale che è importante. E quando sono fatti bene, non è tanto cosa succede, bensì come succede. Tutte le volte che vedo Roy Batte salvare Rick Deckard sul tetto del palazzo è come se lo vedessi per la prima volta. Altre opere invece mi dovrebbero pagare se vogliono che le riguardi.

Coscienza ha detto...

@Marco Grande Arbitro
Ci si adatta, ma a malincuore...

@Marco Straforini
Benvenuto sul blog! :-)

E' un esempio interessante, perchè proprio Blade Runner è un buon esempio di un film dove l'ambientazione supera di gran lunga l'interessa per la trama, che è assai esile (ma i cui dialoghi, e personaggi sono indimenticabili)

Timetrapoler ha detto...

Gran bell'articolo. Sono d'accordo con tutto, specialmente se l'intento era polemico (ma no, dai, pedagogico) nei confronti degli ossessionati dagli spoiler di Star Wars. Di quelli che si pestano le orecchie con le palme e fanno ba-ba-ba-ba quando qualcuno comincia a parlare di Sua Maestà la Trama.

D'altra parte, giustamente osservavi che al centro della questione c'è anche ciò che si dice quando si dice 'trama'. Ho pensato alla fantascienza, la mia letteratura di genere preferita. In particolare a quella speculativa. Il piacere di scoprire la prima volta un concetto, una bella idea - dicono che l'idea sia protagonista della narrativa breve di fantascienza - un'estrapolzione, è cosa a sé. A rileggere la seconda volta un racconto, a rivedere la seconda volta un film, non si provano le stesse cose. Non dico che la soddisfazione sia minore, ma diversa. La sorpresa diventa un altro tipo di appagamento: se il "colpo di scena" ha funzionato bene, se ne apprezzano le anticipazioni, il disvelamento parziale per cui dici "potevo capirlo, ma no l'ho capito". L'entusiasmo per un idea geniale si tramuta in soddisfazione per il fatto che sì, l'idea regga; in stima per lo scrittore o il regista.
Voglio farti un esempio. Forse avrai visto 'Predestination'. Ecco, secondo me è uno di quei film che provocano quel frastornamento affascinante e irripetibile legato alla trama (nel senso della parola che preferisci tra quelli che contemplano tale esperienza)

Coscienza ha detto...

@Timetrapoler

Rassicurati: l'intento era polemico, non pedagogico :-D

Il discorso sulla trama funziona bene negli horror (specie il cinema, più che la narrativa) e nel genere umoristico (dove più che una buona trama, conta saper dosare le battute e il ritmo, particolare che i cinepanettoni non hanno mai appreso, ad esempio). Nei romanzi horror Clive Barker è un esempio lampante di un autore che della trama se ne frega, ma che riesce a scrivere ottime opere.
Rimango più insicuro sul fantasy e la fantascienza. Su quest'ultima AleK aveva svolto un buon dibattito su Facebook e credo sia corretto ritenere che il sense of wonder da solo non basta. Il Fantasy, invece, ha brutte trame perchè è un genere che purtroppo annovera molto cattivo ciarpame tra le sue fila, dalle "imitatio Tolkien" in poi...

Mi hanno consigliato Predestination, ma devo ancora recuperarlo. I viaggi nel tempo di solito si basano molto sulla storia, per ovvi motivi (paradossi temporali, linee alternative...)

Non credo tuttavia che "scoprire" per la prima volta una bella idea in un bel romanzo di fantascienza sia una sensazione che scompaia rileggendolo. Confesso però che mi ritrovo più nei generi spuri come il cyberpunk che nella fantascienza classica basata su un'unica, grande "idea scientifica".
Ad esempio, Snow Crash, di Neal Stephenson, possiede così tanti spunti, e un'ambientazione così ricca che lo rileggo sempre volentieri, anche se la trama è quello che è, anzi... O se vuoi un esempio "steampunk", vale lo stesso per La Macchina della Realtà, di Gibson&Sterling.

Non vorrei, leggendo anche le reazioni sui social, trasmettere l'idea che sia "contrario" alla trama. E' chiaro che una buona storia è un punto a favore di un'opera, ma è altrettanto chiaro che non bisognerebbe considerarla come elemento indispensabile, ma piuttosto come uno dei tanti fattori, assolutamente il meno importante...