lunedì 1 aprile 2013

Cuore dell'Impero (Bryan Talbot)


Cuore dell'impero è quel genere di fumetto che può venire classificato con difficoltà.
Le più vecchie recensioni si calano con sicurezza nell'etichetta di fantascienza, nella wikipedia più recente viene classificata come ucronia vittoriana, nostalgico controverso inno all'impero britannico.

Io, dal mio canto, definirei Cuore dell'Impero come un'opera Storica, che richiede al lettore un'attenzione e una conoscenza della storia inglese notevoli, a partire dalle premesse, imperniate sulla reggenza di Cromwell, verso la metà del seicento.
Impaludate le vesti di lord Protettore, iniziò una dittatura precocemente spenta dalla sua morte, che permise l'instaurarsi della dinastia Stuart. L'abolizione della dittatura cromwelliana coincise con un esodo di massa di puritani e oppositori, che andranno a costituire il nucleo essenziale degli Stati Uniti. E' forse ardito, ma si può dire che senza quella linfa vitale e messianica dei padri missionari e dei puritani difficilmente il continente americano sarebbe stato colonizzato con tanta rapidità e pragmatica efficienza.

Nell'ucronia di Bryan Talbot succede il contrario: Cromwell riesce a trasmettere il potere ai figli, ed è solo diversi secoli più tardi che una rivoluzione monarchica riporta sul trono i suoi legittimi eredi.
Il danno intanto, è fatto; gli Stati Uniti sono ancora piccole colonie oltreoceano, mentre l'impero britannico si è allargato a occupare Europa e Asia, giungendo a competere come macropotenza solo con una Russia "comunarda" che rimane sullo sfondo e con diversi staterelli frammentati.

Londra, intanto è diventata una metropoli steampunk ipertrofica e gigante, dove una moda neo-vittoriana-elisabettiana-restauratrice si accompagna a braccetto con odii razziali, patriottistimo idiota e sorde proteste di masse di poveri.

Alan Moore- sì di nuovo lui- consiglia Cuore dell'impero definendolo un'opera ancora al passo con i tempi, che anzi li supera, sia nella storia che nell'uso dell'inquadrature, impressione che confermo: sembra di leggere un fumetto all'avanguardia, quasi sperimentale.

I dialoghi affilati come rasoi arredano una complicata struttura a chiocciola di rimandi e flash back, che vengono a costruire un'opera ipertrofica, che propone una storia che non concede al lettore stanchezze o esitazioni. I diversi piani temporali vengono volutamente confusi, incrociati in complicati arabeschi di citazioni e riferimenti alla cultura britannica, al New age, alle religioni orientali. C'è anche un bel po' di brutalità, di sesso (nei fumetti consigliati da Moore è una costante, lol) e qualche tocco splatter.

Di fronte alla merda superoistica che invade gli scaffali librari, ravvivata nei migliori dei casi da qualche esperimento di crossover- ma sempre all'interno dei canoni "facili" di Marvel & DC- l'opera di Bryan Talbot spicca per dinamismo e coraggio.

E' triste che un fumetto degli anni novanta "osi" più dei fumetti odierni, dove se non cacci in gola la pappa pronta al lettore sei automaticamente "fuori". Dove se non tratti strisce umoristiche e/o con il solito Uber Mensch che salva il sacro potere capitalista americano, non ricevi ne fondi, ne lettori.

Ma diamo un'occhiata ai personaggi.
  • Barberini, francescano killer al servizio di sua Santità.
Talbot parte con una scena di una certa banalità, almeno per noi italiani abituati ai malvagi complotti del Vaticano: un papa morente convoca al suo servizio il suo amato fido, Barberini: ambasciatore della santa sede, massiccio francescano dalle coltivate abitudini di paesano buono a nulla: in realtà l'uomo- un colosso di muscoli- è un efferato assassino. La Roma di Talbot è una roma rinascimentale, dove domina arretratezza e miseria, un piccolo stato a cui la regina Anna ha graziosamente concesso autonomia.

Un cliché,  l'idea che siamo niente più che un paesello di pecore che belano agli ordini del pontefice? Certamente, ma guardando la reazione di pura esultanza all'elezione del nuovo papa, considerando la massiccia campagna marketing che ci gira attorno, sospirando quando cinque pagine del tuo quotidiano vengono occupate per descrivere le nuove rivoluzioni nell'abbigliamento di papa francesco...
Beh, forse ammetti che un piccolo fondo di verità C'è.

Adoro questo personaggio <3 <3
Barberini viene mandato in Inghilterra, come sicario con il compito di uccidere e sottomettere la ormai anziana regnante e la sua unica figlia bastarda, princess Victoria: un compito reso possibile dal "miracolo" del frate, in grado di offuscare a volontà le menti altrui, cancellando ricordi e memorie. Non svolge un ruolo chiave nella vicenda, ma fornisce la spinta al vortice di eventi che travolgeranno la protagonista, ovvero...
  • Principessa Victoria, figlia bastarda della regina, appassionata di meccanica e ingegneria.

    Progetta a dieci anni il nuovo sistema fognario londinese, ed è sul punto di completare il Crystal Palace per celebrare gloria e tecnologia dell'impero britannico, quando la storia ha inizio.

    Il riferimento al Crystal palace permette una collocazione temporale nel 1851 (anno del'inaugurazione), sebbene altri riferimenti temporali collochino la storia in un 2007 retrofuturistico.

    Soffre di un continuo mal di testa, di natura ignota.
    Il suo migliore amico e confidente è l'anziano mago John Dee, medico di corte caduto in disgrazia. Un riferimento al Dee presente in Gloriana di Moorcock, romanzo con cui Talbot condivide sia molti temi (intrigo, inghilterra alternativa, estrema attenzione ai costumi) che atmosfere (ricche e barocche, spesso elisabettiane). La principessa si rivelerà- ovviamente!- una predestinata, mantenendo una personalità "giovanile" che rende facile l'immedesimazione, ma che al contempo non è troppo originale.
Victoria e Dee che disquisisono sulle reciproche abitudini personali (lol)
  • Rose Wylde. Cambio d'ambientazione! In una Londra futuristica, un misterioso laboratorio coordina i "multiversi", impedendo eventuali catastrofi. Un'ambientazione alternativa che si mantiene criptica per gran parte delle puntate, svolgendo il ruolo di chiave per comprendere cosa avvenga alla principessa Victoria e all'Inghilterra alternativa di Talbot. Fornisce inoltre una spiegazione "scientifica" alle molte magie presenti nel volume.
  • Hiram e Angela. Un giornalista americano in vacanza a Londra e una dattilografa di pelle nera che lo accompagna, Angela. Forniscono un punto di vista alternativo alla protagonista nobile (aka Victoria), sebbene la "buona e tollerante democrazia ameriCana" viene celebrata dall'autore con eccessiva enfasi. Particolare interessante, la società neo-victoriana di Talbot mostra una lussu(ria) sfrenata, che cozza al contempo con leggi draconiane sul matrimonio e sull'unioni inter-razza (sono presenti influenze darwiniane abbinate a un culto della superiorità dell'englishmen).
Londra, nuova Babilonia >_>
  • Colonnello Eugene Kray, duca di Northumberland, capo della polizia segreta.
    Un nobilotto piuttosto viscido, con il compito di coordinare le forze dell'ordine, sventando le numerosissime congiure dei puritani a danno della regina Anne. A sua volta, meditando una "rinascita nel sangue del popolo britannico" prepara un colpo di stato che permetta di deporre la monarchia.
    Forse la migliore incarnazione del "nazismo inglese" che tanto paventa Talbot nelle sue opere.

  • Anne, la regina d'Inghilterra. Un' Elisabetta crudele e anziana, che governa con pugno di ferro l'impero britannico. Ritorna come nel duca di Northumberland l'ossessione per la purezza della razza inglese, mentre le continue campagne militari vengono giustificate con "il bisogno di espansione e spazio vitale" che definisce caratteristico del popolo anglosassone.

    << We are not amused (cit) >>
    Se il capo della polizia segreta al di sotto della luccicante uniforme rivela un corpo debole e gracile, artificialmente trasformato da bustini e copri-spalle, la regina d'Inghilterra è un autentico mostro di malvagità, una regina delle fiabe con forza e altezza disumane, che si mantiene eternamente giovane risucchiando l'energia vitale delle vittime.
    Antagonista contorto e geniale, oltre che buon esempio dello spirito dissacratorio, - punk nella critica di un establishment che si presentava a una prima occhiata così sfavillante e luminoso.
Fonti.
Per una comprensione piena del mondo britannico di Talbot, sarebbe necessario iniziare dalla sua prima opera, le avventure di Luther Arkwright, tuttora introvabili in italiano.

Un'edizione italiana di Cuore dell'impero viene offerta da Comma 22, sebbene non garantisca sull'affidabilità delle spedizioni.

Purtroppo, anche senza inforcare gli occhialoni da hipster, è un'opera veramente, veramente di nicchia.

2 commenti:

Mario Benenati ha detto...

Gran bell'articolo. E te lo scrive una persona che conosce quasi tutta l'opera di bryan Talbot, compressa questa ovviamente.
mario benenati
Fondatore e coordinatore del webmagazine Fumettomania

Coscienza ha detto...

Un commento su un articolo di un anno fa! I miracoli esistono, evidentemente :)

Ho scoperto Bryan Talbot praticamente per caso... Molto banalmente cercavo fumetti steampunk. E' uno di quei casi che non sai cosa aspettarti e vieni letteralmente atomizzato dalla qualità del disegno, della storia, dell'uso dei colori... Di tutto. A Lucca 2013, sono poi andato a caccia di tutto quello che mi riusciva di trovarvi, fatta eccezione per Grandville che non mi entusiasma troppo ;-)