martedì 20 novembre 2012

Scontro al villaggio

Donne, dirigibili e brutti contadini: XVIII

Un po' d'azione! E tentacoli! (tutto migliora coi tentacoli U__u)

Katherina serrò i lacci del piastrone sul petto, mosse il braccio per controllare che l'armatura non intralciasse il movimento della spalla. Strinse con risucchio di cinghie gli spallacci, si assicurò con un'occhiata che le insegne da capitano fossero ancora dipinte sul ferro venato di fango.
Strinse nervosa le mani sulla ringhiera del ponte, spaziando con lo sguardo all'orizzonte.
- E' un errore -
- Un errore che dobbiamo correre – Ringhiò Enrico in risposta.
Il sergente controllò un passo dietro l'altro i venti soldati; grugnì soddisfatto di fronte a venti stivali lucidi. Aggiustò il colletto sciupato dell'ultimo alla fila, si voltò verso Katherina sbattendo i tacchi allineati in geometrica simmetria, alzando la mano alla fronte in perfetto saluto.
- Siamo pronti alla discesa, capitano! -

Katherina sospirò, respirò a grandi boccate l'aria gravida di fumo e cenere. Un vento carico di lacrime acide le sferzava la faccia. Il villaggio di contadini era lì distante, un ammasso raccogliticcio di casupole di fango e legno. Una strada lastricata di lamiere impediva d'affondare nel lordume dell'unica via principale. Esaminò casa dopo casa, angolo della via dopo angolo.
" Non c'è un cane per le strade. Vabbè che con questa pioggia..."
Guardò con maggiore attenzione al di là delle casupole, ai buchi scavati nel fango. Voragini tappezzate di lastre di metallo scadente, affollate all'apertura da carriole, pale, picconi, l'accenno smembrato di una macchina a vapore persino. A Katherina ricordò un contadino intravisto alle tante requisizioni. Un pazzo. Per curarlo, gli avevano perforato il cranio con un trapano. Buchi per far uscire il male, avevano detto. Il pazzo era sopravvissuto, altra follia era entrata. Quella terra martoriata, fango e cenere, gli ricordavano quel cranio.  
- Quanto carbone ci serve, macchinista? - Urlò nella pioggia. Si avvicinava un temporale.
- Posso restare in volo ancora un giorno, milady, non di più -
" Troppo poco. Non raggiungeremo neppure le miniere del Moricum, di questo passo... Dannazione ai calcoli del servizio approvvigionamento! Hanno sbagliato completamente stima! "
- Razzieremo quanta più roba possibile!  Soldati, pronti alla discesa! -
Mentre l'equipaggio si calava con corde e moschettoni, Katherina diede un'ultima occhiata alle voragini delle miniere intorno al villaggio: la scosse un brivido.
" Dritti dritti a fondo nella pazzia "
Scacciò il pensiero atterrando fino al ginocchio nel fango di quel miserabile paesino.

- A ventaglio! Lanciagranate al centro, fucili pronti! -
I venti soldati s'allargarono a formare una mezzaluna di fucili puntati e stivali che sciaguattavano nel fango del villaggio. Per l'ennesima volta Katherina imprecò contro gli dei per gl'impiegati che avevano sbagliato il calcolo degli approvvigionamenti; il carbone andava finendo con rapidità terrificante, e non sarebbe certo bastato nemmeno per raggiungere il Moricum.
" E il viaggio di ritorno, Katherina? Ti consideri già carne morta, come desidera il senatore? "
Silenziò la voce salendo sulla prima lastra di lamiera, finalmente all'asciutto.
- Enrico, prendi due uomini, e tirate fuori un contadino dalle baracche, abbiamo bisogno ci mostri dov'è la gran parte del carbone! -
Il sergente annuì, bussò con le nocche un paio di volte, urlò:
- Aprite, subito! Ispezione repubblicana! -
Rispose un gemito d'animale strozzato, un raggelante rantolo soffocato. Katherina agitò il braccio verso Enrico, indicò il fucile: Enrico annuì, e presa la mira colpì con il calcio dell'arma la porta della baracca, spaccando le assi marce in tanti frammenti.
Il sergente entrò. Kahterina lo vide mettere piede nella baracca, e nello stesso istante sparare, indietreggiare, poi fuggire per pochi metri.
" Qualunque cosa ci sia in quella dannata baracca, deve avergli messo addosso un dannatissimo terrore! " pensò Katherina, correndo verso l'amico.  
Quasi in ginocchio, una mano sul fucile piantato nel fango come un'improvvisata stampella, Enrico vomitava, e con improvviso- ridicolo- shock, Katherina si rese conto che vedeva per la prima volta Enrico con l'uniforme macchiata.
- Che succede, maledizione, che c'è in quella baracca, un orso? -
Enrico alzò il viso, terreo in volto, balbettò:
- Vada a vedere lei stessa, capitano. -
- Ma...-
- Vada, e poi richiami i soldati...- Un singulto lo ricacciò faccia a faccia col fango- Dobbiamo andarcene, e subito! -
Katherina avvertì quella fastidiosa sensazione di deja vu dell'incontro con il bambino mutante della mendicante, e prima ancora del sanguinoso duello coi membri della setta, e prima ancora dell'occhio rovinato dalla cataratta del prete. Una fastidiosa sensazione di vertigine l'avvolgeva, la percezione che ai margini del suo pensiero s'annidasse qualcosa di mostruosamente alieno, lontano da ogni possibile definizione di umano. Controllò che il fucile fosse carico e quasi correndo, entrò nella baracca.
Nel povero quadrato di terra della casa, giaceva la carcassa di un contadino. E nelle viscere dilaniate del cadavere, un mostruoso fiore di carne ondeggiava come un blasfemo danzatore infernale alle folate di vento della porta. " E' come se ... E' come se un fiore alieno avesse sfruttato il corpo del contadino come vaso, come terra sui cui nutrirsi... terra di carne e sangue, ossa e tendini..."
Un tentacolo rosa lucido dallo spessore di un polso cresceva dalla pancia dell'uomo, una miriade di gangli della sottigliezza di una ragnatela ancoravano il fiore al cadavere, pompavano nelle carni traslucide sangue rosso, vitale. All'entrata di Katherina il tentacolo si voltò verso il capitano, la pelle viscida s'incurvò nella parodia deforme d'un punto interrogativo. Per un istante umano e alieno si fissarono, immobili. Raggelata, Katherina scivolò lenta le dita sul fucile, alla ricerca del grilletto.
Il tentacolo fiore ondeggiava, mostruoso cobra in attesa d'attaccare. Alzare il fucile e mirare non avrebbe richiesto che pochi secondi, ma per il tentacolo attaccare sarebbe stato un attimo. Poi, guizzò fulmineo, il mostro attaccò. Katherina alzò il fucile. Il tentacolo colpì al ginocchio. La ventosa aderì con nauseante risucchio, tirò indietro. Katherina imprecò, scivolò a terra mentre il tentacolo la tirava dentro la baracca, verso il cadavere. Puntò in un millisecondo il fucile verso il tentacolo. Sparò. Boato assordante. Aroma di polvere e bossoli. Katherina urlò. Lo stivale era aperto in due, vedeva il suo piede dilaniato a pezzi. Quarto e quinto dita del piede erano partiti, dilaniati.
Sangue gorgogliava. Il tentacolo ondeggiò, colpì il soffitto della baracca, poi ruotò impazzito a colpire la parete. L'impatto del fucile aveva sfracellato stivale e ventosa in un'eruzione d'acido e sangue. Katherina ricacciò un singulto, strisciò verso la porta. Mezzo metro, un altro. Si girò sul dorso, inquadrò il tentacolo. Il fiore cannibale schizzò verso il bersaglio, arrotolò il tentacolo monco sulla gamba. La trascinò indietro. Katherina ansimò, trafficò alla cintura. Pugnalò con la baionetta il tentacolo. Una, due, tre volte. Alla quinta coltellata la baionetta tranciò il tentacolo in due: con strepito di sirena impazzita il tentacolo sferzò il soffitto, proiettò nel cielo tegole e paglia. Katherina si levò in ginocchio, gattonò fuori. Mentre i soldati le bendavano i monconi sanguinanti al piede, s'accorse che le tremavano le mani: quando l'aveva ucciso, il mostro aveva urlato. E non un gemito inintelleggibile, un acuto alieno, bensì un urlo umano, di puro dolore.
" Quel cadavere... muoveva le labbra, urlava! "
Una realtà di raffinata simbiosi fra uomo e mostro si palesò in tutto il suo orrore. 

6 commenti:

Daniele Tredici ha detto...

Bello come sempre, devo dire che il mio interesse s'impenna quando spuntano queste puntate con contenuti alieni e un po' di sana action. Detto questo vorrei farti notare che da quel che ho capito io ( e potrei sbagliarmi) fino ad ora non hai approfondito una vera e propria storia, una trama, ma più che altro hai inanellato vari episodi uno dopo l'altro, pensi che in futuro si approfondirà un po' il lato intreccio, creerai una sorta di filo conduttore? (ad esempio un antagonista ben preciso da sconfiggere, un mondo da salvare o robe simili).

Coscienza ha detto...

è il problema dei racconti costruiti al momento: non c'è un vero antagonista; solo il filo rosso della missione e delle creature lovecraftiane e/o aliene che attentano alla realtà della repubblika. in generale l'antagonista può essere individuato in loro. Un'idea su come concludere il finale c'è, vediamo adesso se riesco ad arrivarci.
Cmq finche il racconto vi diverte... ^___^

fraflabellina ha detto...

Ah, non ho letto le puntate precedenti, appena ho tempo provvedo, ma il "fiore" e' una figata. Mi piace che la capitana ci perda un piede e l'urlo finale del cadavere m'ha fatto rabbrividire. Fico.
Potresti fare un revisioncina tecnica, certi passaggi possono venirti meglio. Espressioni tipo "quasi correndo", "in tanti frammenti", "impacciata corsa", oppure quando ripeti due volte che non c'e' abbastanza carbone per arrivare a Moricum, cose cosi'.

Coscienza ha detto...

Grazie! felicissimo sia piaciuto il fiore di carne, non cessavo di chiedermi quanto cattivo gusto avessi ;) Tira via l'ina. Ci vuole un'abbastanza grossa revisione, in alcune parti. Tutto il racconto è paragonabile alla versione alpha di un videogioco, cioè in altre parole è strapieno di bug e difetti da correggere ^___^

Ilaria ha detto...

orridamente bello :D concordo con fraflabellina urlo finale da brividi!

Coscienza ha detto...

Grazie carissima ^^