Col tempo negli ultimi due anni lo
steampunk ha lentamente colonizzato ogni mio interesse per il
fantasy classico, allegramente divorando elfi hippie, nani ubriaconi
e coraggiosi uomini mortali.
Ho sorvolato le foreste di Bosco Atro
bombardando queste arretrate popolazioni elfiche con legioni
di zeppellin, portato in punta di baionetta la civiltà
dell'occidente agli arretrati orchi di Mordor; costretto alle
riserve, alla prostituzione e ai circhi questi ridicoli tapperonzoli
ubriachi chiamati nani.
Ho faticato tantissimo per terminare
l'ultimo capolavoro (?) di George RR Martin. E non certo per cadute
di stile- anche se alcuni infodump sparati inaspettatamente a metà
testo non hanno aiutato- ma semplicemente perché mi ero reso conto
di come questo violento mondo pseudomedievale non m'interessasse più.
Ma il fantasy è duro a morire.
Prima le indiscrezioni sulla produzione cinematografica de lo hobbit,
poi le prime immagini e trailer così densi del trashume firmato
Peter Jackson che tanto amo. Scriveva Tolkien:
Le
radici profonde non gelano.
Dalle ceneri rinascerà un fuoco, et cetera, et cetera...
Dalle ceneri rinascerà un fuoco, et cetera, et cetera...
Nonostante pale e piccozze dei miei
minatori e gli escavatori alimentati a vapore, le radici erano
più profonde del previsto, e così eccoci qui, a sbavare sulle nuove
avventure di piccoletti che fumano erba-pipa, vestono panciotti e si
divertono con anelli rubati ai Nibelunghi.