Da un lato,
il suo essere un'interfaccia tra reale e virtuale ha creato
alcuni paradossi, alcuni orrori che erano già stati anticipati dalla
narrativa cyberpunk: tra gente investita con lo smartphone nel
pugno e rapinatori che usano i Pokemon Stop per trovare vittime
inconsapevoli siamo in pieno Charles Stross, o Neal Stephenson.
Come sempre
nel caso di giochi/tecnologie del genere, le loro deviazioni,
usi&abusi, difetti da
“giocattolo rotto”
contano più del gioco stesso, in sé stupido.
Da considerare con particolare attenzione il caso dell'etica della
caccia al Pokemon, con il dibattito (unilaterale) se si
dovrebbe proibire la “cattura” in alcuni luoghi, per rispetto
verso la loro funzione (chiese, luoghi pubblici, case private, musei
ecc ecc). Unilaterale, perché vietare l'app significherebbe mettersi
contro il mercato, che si sa deve restare libero e incontrollabile:
niente interventi statali, ne con i Pokemon, ne con l'economia!
Le istituzioni si rivelano anche in un ambito triviale quale
il Pokemon Go impotenti, incapaci di mettere in atto anche la
più minima imposizione al free Pokemon trade.
Il
divieto di usare la app dagli americani viene visto come una
violazione dei diritti umani, una schiavitù inconcepibile. Il
secondo giorno c'era già chi catturava Pikachu&Cazzomon vari all'Holocaust Museum di New York (!) Alle proteste dei
curatori, i giocatori protestavano che non era un'offesa alla
Memoria, ma una celebrazione dei valori americani, perchè...
… il nazismo avrebbe vietato Pokemon Go, pertanto giocarci nella ricostruzione di un campo di sterminio non è solo possibile, è anche necessario per ribadire la nostra libertà contro ogni totalitarismo...
Non trovo le
forze per smontare un simile magister cazzarum, se non per
ribadire ancora una volta il solito nesso identificativo tra libertà
di mercato, libertà di giocare e libertà di consumo.
