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lunedì 16 febbraio 2015

Pashazade, di Jon Courtenay Grimwood


E' ormai moda affermare che per descrivere in modo efficace un'ucronia l'infodump è indispensabile. Che si tenti un dialogo o un'intromissione del narratore omnisciente, l'infodump risulterà inevitabile, perchè un'ucronia storica presuppone un cambiamento talmente profondo, talmente radicale che il lettore rischia di restare spiazzato, confuso. Non avendo il background di studio e/o documentazione che possiede lo scrittore, il lettore fatica a farsi strada e dev'essere “imboccato” con un bell'infodump all'inizio del libro. Potrà poi procedere tranquillo nella storia, passato l'olio di ricino di uno stile tanto rozzo.

Ovviamente, è tutto falso.
L'infodump danneggia l'attenzione del lettore ed è una tecnica brutale e becera, che dà la fastidiosa impressione di sentire un professore che ti parla all'orecchio, discorso noioso dopo discorso noioso. Ma sopratutto la necessità dell'infodump in un romanzo di fantascienza ucronica viene contraddetta in continuazione. Il romanzo Pashazade, ad esempio, è un'ottima dimostrazione che un'ucronia non deve per forza spiegare tutto e subito, ma anzi farsi forza proprio del mistero della sua ambientazione.

Nell'ucronia di Jon Courtenay Grimwood, la prima guerra mondiale è terminata bruscamente nel 1915, attraverso un accordo diplomatico negoziato dagli americani. Di conseguenza quella che conosciamo come “Grande Guerra” è in realtà una delle tante guerre balcaniche d'inizio Novecento; l'impero germanico è forte e vigoroso, l'Austria-Ungheria continua a duellare con un Impero Ottomano tanto gigantesco quanto frammentato. Di conseguenza il Medio Oriente e i territori del Nord Africa risultano aree sì sottosviluppate, ma pacificheperché l'attenzione politica e militare del mondo occidentale risulta concentrata altrove. 
Nella provincia egiziana dell'impero ottomano, El Iskandryia (abbreviata per semplicità in Isk) è una città portuale ricca e fiorente, uno scalcagnato aggregato di arabi, ebrei, greci e occidentali. Il giovane governatore la dirige sotto pesanti influenze del Kaiser.
Quello che fa Grimwood è prendere l'instabile situazione dell'impero ottomano di fine ottocento/inizio novecento e stabilizzarla nei suoi fermenti interni, dalle spinte nazionaliste alle spinte religiose. L'impero viene poi congelato e trasportato di peso nel futuro del ventunesimo secolo, arcaismi religiosi e slanci tecnologici tutto incluso nello stesso pacchetto.
Il lavoro di ricostruzione fantascientifica funziona sotto un profilo romanzesco. L'abilità di Grimwood di coniugare introspezione psicologica, azione e descrizione del setting è impressionante. Arriviamo a sapere che la prima guerra mondiale non è terminata nel 1918 solo tramite un dialogo casuale a metà libro, ma da tanti, tantissimi dettagli sappiamo fin da subito che siamo dentro un'ucronia storica, una realtà alternativa pseudo ottocentesca. L'ambiente in cui si muovono i protagonisti viene lentamente “infiltrato” da piccoli dettagli che discordano dai nostri studi di storia. La meravigliosa Isk si colora di arabesco in arabesco un passo alla volta e la sensazione del lettore è di scuotere una fotografia fresca di fabbrica, intravedendo i colori che lentamente “emergono” dalla carta.
- No, – rispose Raf. - Linee temporali alternative. Vanno alla grande negli Stati Uniti. - Era vero. – Servono a capire cosa è successo, analizzando quello che invece non è successo, ma sarebbe potuto succedere... Per esempio, se l'America avesse partecipato alla terza guerra balcanica...- Ma è rimasta neutrale, come noi.- Non nel conflitto del 1966-1975, – disse Raf. – Parlo della terza guerra balcanica, 1914-15. Mettiamo che Woodrow Wilson non avesse strappato un accordo tra Berlino e Londra ma avesse inviato le sue truppe a fianco di quelle britanniche. Londra avrebbe potuto vincere. Il Kaiser ne sarebbe uscito indebolito in modo decisivo...- Il Kaiser avrebbe vinto comunque, – disse categorico Hamzah. – La storia è scritta da Dio.Raf sospirò. – Sì, ma immaginate, – disse. – L'impero prussiano crolla nel 1923, com'è quasi successo a quello austro-ungarico. In tal caso, gli ottomani avrebbero seguito la stessa sorte? Cosa sarebbe successo al Khedivé egiziano?